Il governo dell’Alta Finanza e gli elettori coglionati

Saranno i poteri forti dell’Alta Finanza e della UE ad imporre all’Italia un nuovo governo tecnico contro il popolo degli elettori

 

 

 

Chi è che decide il governo, nella democrazia italiana, prossima, come un frutto troppo maturo, quasi allo sfacimento?
Aristotele, in veste di costituzionalista ateniese nel mondo degli Elleni al crepuscolo, riteneva che solo i governi espressione dei possidenti di medio bordo potessero dare stabilità a uno stato sovrano, sebbene limitato a una illustre città.

Oggi che lo stato unitario, nazionale e sovrano è al crepuscolo, come la Polis ateniese al tempo di Aristotele, il governo democratico lo decidono pochi attori di una nuova classe dominante, al di fuori dello stato e sopra di lui.

Da noi non è passato Filippo II il Macedone, re conquistatore padre di Alessandro il Grande e distruttore di città, vittorioso nella battaglia di Cheronea, ma si è verificato qualcosa di peggio, dagli anni novanta a oggi: il dominio del sopranazionale e dell’Alta Finanza.

China for Africa

 

Il fantasma di Kilamba, la città vuota costruita dalla Cina in Angola, come in tutta l’Africa, è soltanto una garanzia collaterale enorme, l’equivalente di una megagalattica cambiale firmata in cemento e vetro.

 

 

 

Se pensate che vi voglia riproporre il solito copia-incolla di una vecchia storia che ha i suoi esordi in Angola nel 2012 e per la sceneggiatura si è valsa dell’investimento di 3,5 mld di dollari ad opera della China International Trust and Investment Corporation, vi sbagliate di grosso.

La Cina ha un sacco di oro fisico, dollari – 2/3 del debito pubblico americano sottoforma di obbligazioni che tengono per il collo gli USA… altro che guerra dei dazi! – e una liquidità quasi senza limiti.

Quindi, non è un mistero per nessun attore dell’alta finanza speculativa internazionale – competitor in neolingua – e non vi è nessuna reazione indignata dovuta al fatto che Pechino si possa permettere di costruire dal nulla, in Africa, città, che per ora o per sempre, sono disabitate.

 

Lega e M5S preferiscono spartirsi il futuro

L’elezione dei presidenti di Camera e Senato non sarà il precedente per formare il governo

 

Conclusa la vicenda delle presidenze dei due rami del Parlamento, la partita politica (e mediatica) ora verte sulla definizione della base parlamentare del nuovo esecutivo. Tutti scommettono sull’asse Lega-M5S, prefigurando una proiezione dell’accordo per i vertici delle Camere su un’intesa di governo. Di Maio, al proposito, ha più volte precisato di tenere distinti i due aspetti, così non dando per scontata la citata continuità.

Powered by WordPress
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: