Una nuova crisi: siamo alla fine dell’era globalista?

E’ in arrivo una nuova crisi in Europa, ma la crisi del 2008 non è stata ancora superata. Le crisi ricorrenti sono il sintomo evidente della incipiente decadenza del modello neoliberista globale.

 

 

E’ tornata l’ombra della recessione sull’economia italiana ed europea. Si avvertono chiaramente gli effetti del rallentamento dell’economia globale. Il Pil italiano è diminuito dello 0,1% nel terzo trimestre 2018 rispetto al precedente. Si prevede per il 2018 una crescita italiana dello 0,8%, in diminuzione rispetto alle precedenti stime, che prevedevano una crescita dell’1,2%. Trattasi della prima battuta d’arresto della crescita dal 2014.

Tale inversione di tendenza è da attribuirsi non tanto alla diminuzione della domanda interna, quanto soprattutto al calo accentuato degli investimenti. Si è verificato inoltre l’aumento della disoccupazione, che è al 10,6%, la media europea è dell’8,1%.

I nazionalismi vecchi e nuovi che uccidono l’Europa

L’asse franco – tedesco è il connubio tra due nazionalismi dominanti in Europa. Al nazionalismo bellico del ‘900 si è sostituito quello finanziario dell’era globale. Si evocano e si condannano le tragedie del passato, onde occultare quelle del presente.

Giudizio dei mercati e sovranità degli stati

La UE, già data per morta o in via di dissoluzione è risorta e ha ritrovato la sua unità. La bocciatura della manovra finanziaria italiana, con relativo avvio di procedura di infrazione per deficit, ha rappresentato un momento di rinnovata unità. L’Europa è quindi unita quale istituzione finanziaria repressiva delle sovranità degli stati. La politica di espansione della spesa sociale è stata legittimata dal consenso popolare alle elezioni del 4 marzo, ma lo scontro tra una UE fondata sulla rigidità finanziaria e un governo gialloverde rappresentativo del disagio sociale attuale e del depauperamento progressivo del popolo italiano era inevitabile.

Nel 2003 sia la Francia che la Germania presentarono rispettivamente manovre che violavano apertamente il vincolo deficit/Pil del 3%, ma dinanzi proposta di sanzioni della Commissione, gli altri stati membri, conniventi con l’asse franco-tedesco, si opposero. E questo non fu un caso isolato. Tuttavia, dinanzi ad un deficit italiano del 2,4%, si è registrato un totale unanimismo nel rifiuto.

La dissoluzione della UE e le incognite del sovranismo

La gabbia eurocrate della austerità ha condannato l’Europa alla marginalità nella geopolitica mondiale

 

 

 

 

 

Le elezioni europee incombono, con uno scontro frontale tra europeismo e sovranismo che sembra decisivo per il futuro dell’Europa. Negli stati europei si è ormai evidenziata la fine della stagione politica dominata dai partiti tradizionali europeisti. Il successo dei partiti populisti inaugura negli stati europei un periodo di transizione epocale con crisi politico – istituzionali dagli esiti non prevedibili. L’ondata populista rivendica la sovranità statuale e il primato della politica rispetto al sistema tecnocratico – finanziario imposto dalla UE. Lo schieramento europeista è sostenuto dall’asse franco – tedesco e dalle elites economiche e culturali neoliberiste che hanno presieduto alla fondazione della UE e alla creazione della moneta unica. Il fronte europeista sostiene la necessità storica irreversibile della unione europea, che oggi è minacciata dalla ondata popolare sovranista. L’oligarchia al potere teme che un successo dei populisti condurrebbe alla dissoluzione della UE.

 

Per lo schieramento europeista la UE è una struttura irrinunciabile, onde preservare l’indipendenza, la stabilità monetaria, la solidarietà, lo sviluppo e il progresso dell’Europa. Ma gli argomenti addotti a difesa dell’unità europea, si identificano invece con le cause che hanno generato non l’unità, ma la disgregazione della unione e l’esplosione del populismo. Infatti la UE è venuta meno ai suoi principi fondativi, realizzando una costruzione europea non indipendente, conflittuale, instabile, retta da parametri finanziari che si sono tramutati in strumenti di dominio economico e politico per l’asse franco – tedesco sul continente europeo.

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