La dissoluzione della UE e le incognite del sovranismo

La gabbia eurocrate della austerità ha condannato l’Europa alla marginalità nella geopolitica mondiale

 

 

 

 

 

Le elezioni europee incombono, con uno scontro frontale tra europeismo e sovranismo che sembra decisivo per il futuro dell’Europa. Negli stati europei si è ormai evidenziata la fine della stagione politica dominata dai partiti tradizionali europeisti. Il successo dei partiti populisti inaugura negli stati europei un periodo di transizione epocale con crisi politico – istituzionali dagli esiti non prevedibili. L’ondata populista rivendica la sovranità statuale e il primato della politica rispetto al sistema tecnocratico – finanziario imposto dalla UE. Lo schieramento europeista è sostenuto dall’asse franco – tedesco e dalle elites economiche e culturali neoliberiste che hanno presieduto alla fondazione della UE e alla creazione della moneta unica. Il fronte europeista sostiene la necessità storica irreversibile della unione europea, che oggi è minacciata dalla ondata popolare sovranista. L’oligarchia al potere teme che un successo dei populisti condurrebbe alla dissoluzione della UE.

 

Per lo schieramento europeista la UE è una struttura irrinunciabile, onde preservare l’indipendenza, la stabilità monetaria, la solidarietà, lo sviluppo e il progresso dell’Europa. Ma gli argomenti addotti a difesa dell’unità europea, si identificano invece con le cause che hanno generato non l’unità, ma la disgregazione della unione e l’esplosione del populismo. Infatti la UE è venuta meno ai suoi principi fondativi, realizzando una costruzione europea non indipendente, conflittuale, instabile, retta da parametri finanziari che si sono tramutati in strumenti di dominio economico e politico per l’asse franco – tedesco sul continente europeo.

Elezioni europee: vietato disturbare i (soliti) manovratori

L’alleanza tra Socialisti, Popolari e Liberali potrebbe depotenziare la temuta avanzata sovranista e continuare a relegare l’euroscetticismo ai margini del Parlamento di Strasburgo. Col favore, in Italia, di una legge elettorale compiacente e di una Corte costituzionale simpatizzante

 

Mai come stavolta, ad animare paure e speranze dei soggetti politici appartenenti agli Stati dell’Unione europea è la competizione elettorale, di fatto già iniziata, che interesserà il prossimo 23-26 maggio 2019 il rinnovo del Parlamento europeo. Sarà quella, infatti, la prima occasione in quarant’anni – da quel lontano 10 giugno 1979, data delle prime elezioni europee a suffragio universale – nella quale le maggiori famiglie politiche continentali – socialisti e popolari – con ogni probabilità usciranno sensibilmente ridimensionate nei numeri e nelle rappresentanze istituzionali.

Oligarchia per popoli superflui

Intervista di Luigi Tedeschi a Marco Della Luna, autore del libro “Oligarchia per popoli superflui” Aurora Boreale 2018, pagg. 320 € 20,00 

 

 

 

 

 

 

1) Nel tuo libro si manifesta esplicitamente un profondo scetticismo riguardo alla reale possibilità di sussistenza di un ordinamento democratico. Infatti nel governo reale degli stati si impone sempre una oligarchia, con la falsa legittimazione democratica. Nel XXI° secolo ha avuto luogo una rivoluzione oligarchica, attuata dalle classi dominanti mediante la tecnologia avanzata e la conseguente manipolazione delle masse. Organismi sovranazionali oligarchici, sottratti al consenso democratico hanno esautorato la sovranità degli stati. L’ordine democratico è sempre eterodiretto da poteri oligarchici esterni ad esso.

R. Io non sono “scettico” circa la possibilità di un ordinamento democratico reale: dico che non ne è mai esistito alcuno e non vedo come potrebbe esistere. E il carattere elitario si fa tanto più forte, quanto più cresce la distanza tra gli strumenti tecnologici di punta in mano alla classe dominante e quelli disponibili alla popolazione generale. E oggi il grosso della ricerca scientifico-tecnologica avviene sotto il segreto militare o corporate. Ciò che cambia, sul finire del XXI° secolo, è che la popolazione nazionale diviene sempre meno importante per la produzione del potere e del profitto, dato che il profitto si produce sempre più con mezzi finanziari e non con la fabbricazione e vendita di beni reali a lavoratori-consumatori; e che la fabbricazione può essere delocalizzata liberamente nel mondo. Perciò le classi lavoratrici hanno perso molto potere di contrattazione e di conseguenza larghe fette di reddito, di diritti ai servizi, e di partecipazione alla vita pubblica. In questo senso affermo che la rivoluzione di fine secolo è stata che i popoli sono divenuti superflui.

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