Pensare altrimenti di Diego Fusaro: considerazioni critiche

Diego Fusaro: Pensare altrimenti, 2017 Giulio Einaudi Editore, pagine 166, € 12,00.

 

Il “Pensare altrimenti” presuppone il dissenso. Tale dissenso nasce dal rifiuto di una condizione storico – politica – economica del presente. Il dissenso consiste essenzialmente nella delegittimazione di un ordinamento politico – sociale dominante. Tuttavia, a mio parere, il dissenso, che trae origine dalle carenze, dalle insufficienze, dal disconoscimento di una realtà socio – politica del presente, non può non contenere in sé una visione prospettica di una società futura. Delineare i fondamenti di una società dell’avvenire futuribile, che nasce dalla critica della negatività dello stato di cose del presente, ma la sua realizzazione ne costituisce il superamento, rende indissolubile il rapporto tra il fenomeno del dissenso e il pensiero utopico. Il dissenso, forse non si genera da quello stato prerazionale del “non ancora conscio” proprio dell’utopia?

Macron: un nuovo conservatorismo neoliberista che avanza

Macron – Le Pen: una contrapposizione pro e anti UE, tra estblishment e populismo. Si delineano nuove conflittualità sociali   

 

L’assuefazione europea al terrorismo e alla precarietà
Le primarie francesi hanno avuto un esito quasi scontato. Ha prevalso di stretta misura Macron sulla Le Pen in virtù di un sostegno mediatico che ha coinvolto tutta l’Europa. Le presidenziali francesi sono un evento che travalica la Francia, assumendo il carattere di un referendum pro o contro l’Europa.
L’effetto shock dell’attentato di Parigi da lungo tempo temuto, non si è verificato. Tutto ciò era largamente prevedibile. Il terrorismo infatti non ha determinato un dirottamento in massa dei consensi verso la Le Pen. Ma gli attentati non hanno sempre favorito il consenso delle masse a favore dell’ordine costituito, (per definizione da sempre ammortizzatore del panico di massa) garante della sicurezza e della stabilità a discapito di una opposizione foriera sempre di instabilità e imprevedibili salti nel buio? Anzi, a destare i maggiori timori e incertezze da parte dei mercati e delle classi dirigenti europee è stato il paventato successo della Le Pen, piuttosto che il terrorismo.
In questa contingenza storica si è assistito alla progressiva assuefazione delle masse alla perenne minaccia del terrorismo. Una pedissequa adattabilità all’insicurezza e alla emergenza investe ormai l’Europa, sia in tema di terrorismo che in un contesto sociale dominato dalla precarietà del lavoro. Una emergenza perpetua che suscita la propensione delle masse all’assuefazione alle condizioni del presente, vissuto in funzione di uno spirito di sopravvivenza che si traduce in subalternità dei popoli all’oggettività del presente e al dominio delle classi oligarchiche dominanti.

Voucher aboliti: intanto avanza la gig economy

La gig economy: l’ultima frontiera della flessibilità del lavoro

L’abolizione dei voucher è l’ennesima vittoria millantata da parte dei sindacati. L’esultanza dei sindacati (che tra l’altro hanno fatto largo uso ed abuso di questo strumento atto occultare il lavoro nero), e la protesta di Confindustria, rappresentano uno stanco e ripetitivo gioco delle parti mediatico, che comunque occulta la realtà del lavoro precario che continua ad espandersi a macchia d’olio.
Il capitalismo assoluto genera modelli economici che si diffondono nella realtà ed investono il mondo del lavoro, indipendentemente da una legislazione giuslavoristica che si dimostra impotente ed estranea ai processi evolutivi del mercato globale. La precarietà del lavoro, si è già imposta a livello mondiale con la progressiva liberalizzazione dei mercati. In Europa con l’abrogazione nei fatti del contratto collettivo di lavoro, il mondo del lavoro ha subito trasformazioni strutturali in senso liberista, con le riforme della Thatcher in Gran Bretagna, con la riforma Harz in Germania che ha introdotto i mini – job e la riforma Biagi in Italia con l’istituzione dei contratti atipici. Il neocapitalismo non conosce stabilità, ma è proiettato verso continue evoluzioni e quindi, di riflesso, il mondo del lavoro deve essere repentinamente riformato e reso compatibile con i nuovi modelli di sviluppo che esigono sempre maggiore flessibilità e precarietà.

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