Globalismo o sovranismo

La Sinistra e la Destra hanno uno scopo comune: la distruzione del concetto di Patria. Ma la corsa irrefrenabile verso il globalismo sembra aver ricevuto qualche battuta d’arresto.

 

 

Nella galassia globalista convivono tutta una serie di gruppi o movimenti, di estrazione culturale ed ideologica apparentemente molto diverse tra loro.

Una parte importante di questo fronte è formata dalla destra ultraliberista, dai settori bancari e finanziari internazionali e dai grandi gruppi industriali che mirano all’abbattimento delle frontiere ed al libero scambio delle merci senza alcun tipo di ostacolo o di vincolo. Gli stati nazionali rappresentano delle sovrastrutture da abbattere proprio perché limitano questa libertà. È il mercato a dover decidere, in tutta libertà, in quale luogo trasferire la produzione sulla base dei minori costi della stessa. Il piano di favorire in tutti i modi l’immigrazione di massa, è finalizzato a far crescere in modo esponenziale l’offerta di lavoro con conseguente riduzione dei salari ed abbattimento vertiginoso dei costi. Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda il business dell’accoglienza che rappresenta una fonte di guadagno di dimensioni colossali.

Stato – Nazione ed Europa delle Patrie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’alternativa all’Ue, in mano a banchieri e finanzieri, è rappresentata da un’Europa delle patrie, ognuna con pari dignità.

 

Quello che, dagli osservatori e dai media, viene comunemente definito campo sovranista è rappresentato da partiti e movimenti che propugnano delle politiche sociali rivolte prima di tutto a favore dei propri connazionali ed, eventualmente, solo in seconda battuta, degli immigrati. E’ la sana filosofia del buon padre di famiglia il quale prima ha il dovere di mantenere moglie e figli e solo se avanzano delle risorse può devolverle in beneficienza. Ragionamento, questo, apparentemente ineccepibile ma che non piace alla cosiddetta intelighentia, serva di quei poteri economico-finanziari favorevoli all’immigrazione incontrollata che definisce sprezzantemente questi movimenti “populisti”.

Tagli ai fondi per l’editoria: articolo 21 a rischio

 

 

 

 

 

L’esecutivo gialloverde taglia i fondi all’editoria invocando logiche concorrenziali e finge di non accorgersi che così pregiudica la libertà di stampa e il diritto al pluralismo dell’informazione

 

Tra le principali misure adottate dal governo Lega-M5S nell’ambito della recente manovra finanziaria figura a pieno titolo il taglio del contributo pubblico all’editoria e all’informazione. Il provvedimento presenta un carattere di progressività temporale: nel 2019 la sforbiciata sarà pari al 25%, nel 2020 al 50% e nel 2021 al 75%, così da ridurre a zero i fondi nel 2022.

La norma, pluriennale cavallo di battaglia dei 5 Stelle, si incardina in quel disegno di altrettanto progressiva disintermediazione sociale e politica teorizzata dai neo corifei dell’alienazione rousseauiana: il superamento di qualunque corpo intermedio – dai sindacati ai giornali, dalla magistratura alle aule parlamentari – che possa frapporsi alla sostituzione della democrazia rappresentativa con quella diretta gestita da piattaforme on-line.

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