La paciosità del bene

Il flusso incontrollato di clandestini fortifica lo sfruttamento e favorisce il crimine, oltre che ad essere lo stesso crimine e lo stesso sfruttamento a favorire questa deportazione di massa.

 

 

Prendo in prestito il titolo di un articolo apparso su “L’Espresso” del 30 settembre a firma di Giuseppe Genna, però sovvertendone l’indirizzo. Lui parla della paciosità del Male, flirtando con la banalità di Hanna Arendt; io preferisco quella del Bene, visto che il male della disinformazione è ampiamente rappresentato da lui e dai suoi sodali.

Che la tecnica della confusione e della falsificazione comunicativa sia un’arte lo ha dimostrato oltre 2500 anni fa Sun Tzu affiancandola a quella della guerra: diffamate soprattutto il buono dell’avversario; impiegate gli individui più meschini e infami; siate prodighi nel pagare le informazioni, queste ed altre chicche sono state ampiamente usufruite dallo stesso Mao. Ma “L’Unione Sovietica ha fatto da caposcuola”come evidenzia Dario Fertilio in un suo vecchio saggio intitolato “Le notizie del diavolo”, nel distorcere ogni forma di verità e di etica.

UNA VERSIONE NON “UFFICIALE” DEL GOLPE ANTISOVRANISTA DEL 2011

Una storia di ordinaria follia finanziaria del golpe del 2011  

 

 

 

 

“Il mercato crede in noi, è già tornato ad investire nei Titoli di Stato italiani.”

Mario Monti, anno orribilis 2011

 

Vi racconto una storia di ordinaria lucida follia finanziaria, una novella che potrebbe essere inserita in un Decameron postkeynesiano, una sceneggiatura dietrologica per un film che non si girerà mai, che di certo, un regista del calibro di Veltroni, non potrà fare a meno di rivoltarsi tra le mani in un azzurro giorno di fine estate, presso il Country Club la Macchia di Capalbio.

 

Una storia che si avvia quando l’ineletto Mario Monti, che d’ora in poi nominerò lo Psicopompo, planò nella sede di Bloomberg a New York, in quel lontano 2011, per placare l’avidità dei mercati (così inchiostravano i giornaletti nostrani) dichiarando, per i duri d’orecchio e di cervice, : “A giudicare dall’andamento del mercato qualcuno deve aver già investito e penso che l’opinione che i mercati, così come le autorità degli altri governi, si stanno formando sulla serietà con cui l’Italia sta affrontando i suoi problemi, non possa che far aumentare l’atteggiamento positivo verso tutto ciò che è italiano, compresi i titoli di Stato”.
E sappiamo tutti come è andata a finire: il popolo ha scelto con regolari elezioni, dopo un settennato di totale blocco della democrazia, ad opera dell’unico partito che ancora si fregia del titolo di democratico (sic!), il duo Salvini-Di Maio.

Quello che la “quota 100” non dice

Quota 100: le pensioni e le loro pluridecennali riforme non hanno impatti soltanto economico-contabili, ma determinano anche conseguenze psico-sociali ed insospettabili ricadute politiche

L’imminente varo della legge di Bilancio 2019 costituirà il banco di prova della credibilità e della rispondenza tra annunci propagandistici e loro concreta trasposizione in atti legislativi da parte delle due forze politiche, Movimento 5 Stelle e Lega, fortemente competitive in campagna elettorale e poi alleate nel cosiddetto “governo del cambiamento”. I rispettivi cavalli di battaglia – reddito di cittadinanza, flat tax e riforma delle pensioni – utilizzati per la ricerca del consenso popolare ed inseriti nel contratto di governo, come ogni coesistenza forzata finiranno per costituire occasioni di attrito, a meno di un realistico depotenziamento a tutto detrimento delle sopra citate credibilità e rispondenza. Su uno di quei punti del programma, la riforma della legge Fornero, stanti le relative complesse implicazioni, intendiamo formulare alcune osservazioni.

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