Ballottaggi: prove generali di dissenso per il referendum

Ballottaggi e volontà popolare: ecco cosa vogliono gli italiani. L’analisi di Italicum.

ballottaggio italiano

I ballottaggi hanno espresso un voto di protesta, non di proposta alternativa. È stata una prova generale per il referendum costituzionale di ottobre, che segna comunque un ritorno della voce dell’opposizione del paese da lungo tempo sopita. La volontà popolare prevale sul palazzo del potere.

Il ballottaggio sembrava un copione già scritto, ma ha invece riservato delle sorprese. Dal successo del M5S è emerso un voto di protesta esteso a tutto il paese. Non è un voto che prelude in tempi brevi al cambiamento, ma comunque è espressivo di una protesta, di un malcontento generalizzato, di un elettorato non omogeneo, che si colloca al di là degli schieramenti e delle ideologie tradizionali.

Referendum – plebiscito pro Renzi? Vacillano le certezze del PD

Nel PD, che resta tuttavia il partito maggioritario su scala nazionale, sono venute meno tante certezze da lungo tempo millantate. Roma e Napoli erano già considerate posizioni indifendibili e quindi abbandonate a sé stesse, ma la roccaforte di Torino è caduta dinanzi all’exploit pentastellato della Appendino.
Queste elezioni amministrative non potranno alterare il quadro politico, il governo certo non cadrà, tuttavia gli orizzonti di gloria vantati da Renzi registrano un oscuramento. Queste elezioni erano state concepite come un banco di prova in vista del referendum costituzionale di ottobre i millantati plebisciti renziani oggi appaiono improbabili.

Il referendum costituzionale di ottobre ha oggi nei sondaggi un esito incerto. Quella del governo Renzi è una riforma costituzionale profonda, è stata concepita nell’ottica di un potenziamento dei poteri dell’esecutivo, con un senato che non viene abolito, ma diventa non elettivo, composto da esponenti delle regioni e dei comuni. Tale riforma, che è ora soggetta ad un referendum popolare, ha assunto un rilevante significato politico: è un referendum pro o contro Renzi. I ballottaggi delle elezioni comunali rappresentano invece un generalizzato dissenso nei confronti del governo Renzi, che pone una seria ipoteca sull’esito del referendum costituzionale.

I ballottaggi smentiscono le rosee previsioni renziane sull’Italicum

Le certezze granitiche del governo riguardo alla stessa riforma elettorale, per nostra sfortuna denominata “Italicum”, già definita immodificabile, che prevede un largo premio di maggioranza da attribuirsi alla lista che ha conseguito il maggior numero di voti, potrebbero sgretolarsi. Renzi e il PD hanno concepito tale riforma elettorale a loro immagine e somiglianza, in vista di un probabile plebiscito per il PD, quale partito della nazione, riformatore, modernizzatore, rottamatore. I ballottaggi potrebbero essere una proiezione di future elezioni politiche e di possibili sconfitte del PD su base nazionale.

Nulla autorizza l’ottimismo ad oltranza renziano. C’è da rilevare inoltre l’espandersi del fenomeno dell’astensione dal voto: ai ballottaggi ha votato poco più del 50% degli aventi diritto. La riforma elettorale cela quindi una pericolosa insidia: potrebbe conferire un largo premi di maggioranza e pertanto eleggere governi formati da un unico partito largamente minoritari nel paese. La deriva oligarchica della nostra democrazia è evidente.

Il classismo rovesciato del PD

Ma le cause della sconfitta renziana sono soprattutto dovute alla impopolarità riscossa dal governo presso i ceti più svantaggiati delle periferie urbane, presso i giovani, data l’alta percentuale di disoccupazione. Il PD oggi si identifica con un blocco sociale ben definito: la borghesia imprenditoriale, i gradi medio alti della burocrazia della pubblica amministrazione e soprattutto larga parte di quella borghesia benestante, che, pur falcidiata dalle tasse e dalla crisi economica, si riconosce nel PD come partito governativo garante delle proprie certezze. Le classi benestanti vogliono preservarsi da fantomatici e futuribili salti nel buio, rappresentati dai populismi pentastellati e/o leghisti, spesso demonizzati dai media.

Il PD è oggi privo di una base popolare, è un partito rappresentativo di un classismo rovesciato rispetto alle sue origini socialiste e comuniste. E’ quindi un partito estraneo alla realtà sociale delle classi subalterne e dei giovani, che hanno subito le conseguenze del riformismo renziano. Il Job Act ha determinato nei fatti la fine del lavoro fisso, ha incrementato e generalizzato la precarietà e il lavoro nero camuffato da lavoro occasionale (vedi popolo dei voucher).

Le riforme renziane sono state conformi alle direttive Ue, hanno riscosso il consenso delle banche e della grande industria. La riduzione della pressione fiscale è stata illusoria, i tagli alla sanità e allo stato sociale si incrementeranno nel prossimo futuro. La tanto decantata ripresa è evanescente e soprattutto non coinvolge la grande maggioranza della popolazione, soggetta ad un progressivo, generalizzato impoverimento.
E’ il governo garante delle oligarchie finanziarie della Ue e della BCE. Renzi è il successore legittimo di Monti e Letta, leaders di governi non eletti dal popolo e formatisi su designazione presidenziale di Napolitano.

Ballottaggi: nasce il popolo del NO al referendum

Esiste dunque un fronte di partiti disaggregato e disomogeneo che potrebbe intercettare la protesta e determinare una maggioranza contraria al referendum costituzionale di ottobre. Tale fronte trasversale è formato da un elettorato fluttuante, un fronte di protesta diversificato, ma non di proposta alternativa al governo e al potere oligarchico della UE.
Tuttavia una eventuale vittoria dei NO al referendum, potrebbe preludere a nuovi scenari che pongano fine alla palude dei governi del presidente. Soprattutto la vittoria del NO costituirebbe una affermazione del dissenso popolare, sarebbe l’espressione di una risorta volontà popolare da tanto tempo disconosciuta e tradita dalle classi dirigenti di questa decadente seconda repubblica.

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