Trump nuovo presidente USA: la vendetta dei “miserabili”

E’ bastato un Trump qualsiasi per sconfiggere la Clinton e l’establishment di Wall Street

Colpo di scena: il cafone, ignorante, puttaniere Trump ha vinto! La democrazia è tale in quanto legittima l’oligarchia e non la volontà popolare: in questo dogma non scritto, ma ampliamente diffuso nella cultura massmediatica dell’Occidente americano si riflettono le cause della sconfitta della Clinton. E con la Clinton, sebbene maggioritario alla Camera e al Senato, il grande sconfitto delle ultime presidenziali americane è il partito repubblicano. Infatti Trump ha vinto da solo, in quanto sconfessato da un partito repubblicano, i cui più autorevoli esponenti, oltre ad invocare la sua rinuncia alla candidatura, in alcuni casi avevano espresso il loro voto a favore della Clinton.
Non sarà certo Trump a risolvere le problematiche di una crisi sistemica (perché non solo economica, ma anche morale e politica), che dal 2008 affligge gli USA e l’intero Occidente ed è ben lungi dall’essere superata. Il distacco tra istituzioni e società civile si è dimostrato incolmabile. In realtà nelle istituzioni politiche è stata progressivamente emarginata la partecipazione democratica. I mercati finanziari hanno invaso le istituzioni, che sono divenute appannaggio delle classi dominanti.

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Il gigantesco apparato mediatico (oltre 300 testate giornalistiche hanno sostenuto la Clinton, neanche 10 Trump, – la Clinton ha raccolto $ 687 milioni contro i $ 307 milioni di Trump per la campagna elettorale), mobilitatosi in massa a favore della Clinton ha fallito, in quanto si è dimostrato incapace di percepire una mutata realtà sociale ormai insensibile alle parole d’ordine di una classe dirigente elitaria ed estranea alle profonde trasformazioni prodotte dal capitalismo globale.

Il fallimento di Obama
E’ stato sconfitto l’establishment e la sua cultura. La cultura liberal simboleggiata dalla immagine della prima donna presidente, dall’individualismo consumista ed edonista, dai diritti civili, dal moralismo laicista del politically correct. Infatti nella cultura progressista liberal si riconosce la classe dominante, quale fonte di legittimazione del suo primato oligarchico. Il capitalismo globale ha creato una global class che, attraverso il dominio dell’economia finanziaria, ha generato una cultura a sua volta dominante, ma elitaria. Così come nel capitalismo assoluto non si da luogo a redistribuzione dei redditi, la stessa cultura è autoreferenziale, non si estende alle classi subalterne.
L’elezione di Trump non è davvero una rivoluzione. L’America rimarrà il paese guida dell’Occidente capitalista. Il paventato isolazionismo di Trump è impensabile per la superpotenza americana, fondata sul dogma ideologico del primato morale nel mondo. Il fatto sensazionale, non è tanto la vittoria di Trump, ma la sconfitta della Clinton e soprattutto il palese fallimento della presidenza di Obama. In queste ultime presidenziali americane sono emerse le profonde trasformazioni subite dalla società americana e di tutta la società capitalista occidentale. I conclamati successi della politica economica di Obama, con la crescita oltre il 3%, la creazione di 20 milioni di nuovi posti di lavoro, nella società americana si sono rivelati assai aleatori.
Dalla crisi del 2008 è emersa una società sempre più stratificata: le diseguaglianze sociali si sono largamente accentuate, ad una ristretta classe oligarchica dominate, fa riscontro la scomparsa dei un ceto medio sempre più proletarizzato. I nuovi posti di lavoro sono per lo più precari e a bassa redditività: alla crescita non corrisponde una adeguata redistribuzione dei redditi, un evidente senso collettivo di smarrimento morale, di abbandono e frustrazione pervade le masse. Le borse invece sono tornate ai valori pre 2008 e la classe manageriale non ha mai smesso di percepire bonus milionari.

Il popolo contro Wall Street
Le diseguaglianze accentuate hanno fatto venir meno la mobilità sociale e hanno determinato nella società americana rifiuto e protesta generalizzata. E’ bastato un….. Trump qualsiasi, ignorante, rozzo e narcisista, per sconfiggere una classe politica subalterna a Wall Street. Dalle ceneri della crisi del 2008 emerge quindi la devastazione degli equilibri sociali preesistenti alla globalizzazione, che ha comportato la finanziarizzazione dell’economia e la progressiva delocalizzazione industriale. Non è un caso che Trump abbia avuto questo straordinario successo soprattutto nella classe operaia e agraria, un elettorato tradizionalmente democratico.
E’ stata sconfitta una classe dominante, che già in occasione della Brexit, oltre a minacciare scenari di tempeste finanziarie apocalittiche in caso di pronunciamenti popolari contrari ai propri interessi, non ha mai fatto mistero della propria concezione oligarchica della politica. Così come la Brexit veniva presentata dai media controllati dalla classe dominante come un tema troppo complesso per essere soggetto ad un referendum popolare, allo stesso modo la Clinton ha definito “miserabile” l’elettorato di Trump. Il popolo dunque, secondo i dogmi del politically correct, in sede elettorale non è in grado di scegliere, ma può solo acclamare le scelte della oligarchia dominante.

Politically correct e “voto di pancia” 
Secondo la vulgata liberal, il popolo può esprimere solo un “voto di pancia”. Dati gli squilibri sociali prodotti dal capitalismo, l’impoverimento generalizzato delle masse ha prodotto una società assorbita totalmente dai problemi della sopravvivenza quotidiana. In tale contesto, anche i diritti sociali e politici dei cittadini vengono meno.
Riguardo questo atteggiamento cinico ed altezzoso della cultura liberal nei confronti del popolo “rozzo e volgare”, voglio citare un brano di Costanzo Preve tratto da “Storia del Materialismo, Ed. Petite Plaisance 2007” dedicato al materialismo “volgare” Di Feuerbach, che, come noto disse “l’uomo è quello che mangia”: “Ho sempre trovato insopportabilmente idiota la connotazione di “volgare” a questo ragionevole materialismo, soprattutto se pensiamo a quanta gente oggi non può permettersi una alimentazione sana e regolare, non ha accesso all’acqua potabile e più in generale non ha accesso allo “spirito”, perché come è noto primum vivere, deinde philosophari. In realtà Feuerbach ha perfettamente ragione. Il diritto a mangiare ed a bere acqua pulita è infatti un fondamento filosofico essenziale per comprendere la sensatezza della totalità sociale, ed in definitiva coincide con il diritto al metron come criterio dell’ etica, come ho già avuto modo di affermare nel mio saggio di questa trilogia dedicato all’ etica. In un mondo dominato da una crematistica smisurata ed illimitata, l’uomo o mangia troppo (jast-food imperiali con cibo spazzatura, esportati nelle province culturalmente e militarmente sottomesse) o mangia troppo poco. E questo non riguarda per nulla l’economia, il FMI o la Banca Mondiale. Riguarda la filosofia come sapere della sensatezza della totalità umana e sociale.
Viva dunque il materialismo “volgare” di Feuerbach!”

Verso nuovi orizzonti sconosciuti
Nelle elezioni americane è emersa in tutta la sua evidenza la crisi del sistema capitalista globale. Si aprono scenari nuovi, gli stati nazionali tornano protagonisti della scena mondiale. La svolta americana avrà rilevanti ricadute soprattutto in una Europa in cui la crescita è labile o inesistente, la disoccupazione dilagante. Ci stiamo avviando verso una nuova epoca di transizione, densa di instabilità e conflittualità, dagli orizzonti ancora sconosciuti ed imprevedibili.

P.S.: Anche in Italia il risultato delle presidenziali americane potrebbe essere di buon auspicio. Obama ha sostenuto Cameron sconfitto con la Brexit, ha sostenuto la Clinton sconfitta da Trump. ha dato il suo appoggio a Renzi per il referendum….. Il NO ha quindi buone possibilità di successo. Obama nuoce ai leaders, ma, suo malgrado, giova ai popoli.

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One Response to “Trump nuovo presidente USA: la vendetta dei “miserabili””

  1. Eugenio Orso ha detto:

    Una settimana prima dell'”election day” Usa, sostenevo che le élite avevano mollato la Killton perché sondaggi riservati – non divulgati al volgo e non manipolatori – mostravano la grande ampiezza della vittoria di The Donal che si stava profilando. Brogli ci sono sicuramente stati, ma sarebbe stato necessario scoprirsi – e probabilmente farsi scoprire! – con brogli a tappetto di grande ampiezza, per far vincere la strega delle élite Killary.
    Le subdole élite hanno deciso di lasciar vincere Trump e con lui il ceto medio impoverito, i lavoratori, la parte sana degli Usa, senza smettere di perseguire i loro obbiettivi strategici – fra i quali la guerra con la Russia e il controllo assoluto dell’Europa – mettendo poi davanti al fatto compiuto Donald Trump.
    Infatti, Trump entrerà definitivamente alla Casa Bianca per i quattro anni di mandato fra un paio di mesi, il 20 gennaio 2017.
    Fino ad allora e in seguito per almeno un mese, non avrà il pieno controllo della situazione e, forse, non l’avrà neanche dopo …
    Miriadi di camerieri delle élite e neocon sono incistati nell’amministrazione federale dell’Obama uscente, nel Pentagono e nella Cia.
    Non sarà troppo difficile creare un incidente militare in Siria, o nel Donbass ucraino, oppure nel Baltico, per cercare di spingere Putin e la Federazione Russa a reagire con le armi …
    In quel caso, si attiverebbe lo scontro diretto fra americani e russi e Donald non potrebbe farci nulla …

    Cari saluti

    Eugenio Orso

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