Se fossi tedesco avrei votato AFD

Le elezioni della Germania appena concluse, a trazione Merkel, suonano a morto.

 

L’Est, un tempo comunista, come storia insegna, si sta progressivamente spostando sulla rive droite, quella estrema, come già si era visto con il movimento Pegida, fondamentalmente antislamico.

Quell’Est annesso a calci nella Grande Federazione, che sembrava rimpiangesse i tempi della STASI, ha snobbato pesantemente i socialisti dell’SPD e tutto il loro ciarpame melting polt, scegliendo l’AFD, non a malincuore, senza tapparsi il naso e malgrado i dissapori interni della compagine oltranzista, tra i duri e i morbidi.
Il terremoto è in atto e le scosse proseguiranno ininterrotte fino alla prossima legislatura e non saranno di assestamento.

La Merkel fallirà ancora, questo è pacifico, perché non ha nessuna intenzione di capitolare sull’identitarismo nazionale, in quanto non vuole ri-consegnare la Germania ai suoi legittimi possessori, i tedeschi, ceduta alle cieche forze del mondialismo.
Non le si può dare torto.
Dobbiamo prendere atto che le teste quadre non possono diventare tonde e il guinzaglio che le stringe il collo ha forti braccia che la strattonano.
La sua ricetta è il peggio che si possa mettere in campo per garantire la futura autodistruzione economica tedesca e lo spaccamento della divisa monetaria in euro 1 e 2.

Di contro, dopo gli inaspettati risultati elettorali germanici, l’Italia pddiota delle prossime elezioni 2018 teme l’avanzata di un nuovo Fuhrer dai Land di Cacania (R.Musil), sapendo di non avere una coalizione maggioritaria e nemmeno un partito di maggioranza.
Schiava dei Signori della Truffa europoide spera nelle dimissioni di Draghi prima dello scadere naturale del suo mandato che dovrà ratificare previa letterina a Matteo Renzi – che sarà scelto da Mattarella per formare un governo di transizione dopo il prossimo fallimento elettorale – nella quale esplicherà tutta la retorica da banchiere che lo contraddistinse all’epoca del GOLPE contro Berlusconi, per favorire l’insediamento alla Presidenza del Consiglio dello psicopompo Monti.

Draghi si dovrà dimettere perché il duo Merkel-Macron richiederà un rientro immediato delle situazioni debitorie dei PIIGS che continuano a soffrire della doppia crisi 2008-2011, non prima che i Mercati (leggi Soros&Co) abbiano iniziato il malefico attacco ai debiti pubblici periferici a suon di innalzamento dello spread, e che il Quantitive Easing venga stoppato, per garantire un subitaneo rialzo dei tassi e un rafforzamento dell’Euro a favore, come sempre, dell’economie centrali.

La Merkel chiederà la testa del Sud Europa – con la solita “delicata attenzione” alla Grecia, il suo masso al collo – e spingerà per un ulteriore affossamento del nostro Made in Italy, opponendosi alla riduzione dei flussi migratori sulle nostre coste, accampando le solite scuse cristianpolcor.

La risposta a questo trastullarsi con “Le vite degli altri”(per citare un gran film tedesco), è che AFD ha messo più di un piede nel Reichstag, democraticamente e di certo non lo si può cacciare o spacciare per partito autoritario, antidemocratico, urlando da radio Berlino: “Lui è tornato” (Timur Vermes docet)
L’ Alternativa per la Germania è riuscita ad attirare anche e non solo voti di delusi, incazzati, riportando alle urne una buona percentuale di astensionisti. (77% i votanti)
A parte il solito starnazzare di populismo e l’attacco del circo mediatico che vorrà ridurre l’elettorato di estrema destra alla solita accozzaglia di ignoranti, beceri, antimodernisti, filonazisti – diventati tali per mancanza di strade asfaltate (così cercano di spiegarsi la debacle i DEMenti) – ci sarà la seria possibilità di una saldatura con il Front National della Le Pen.

Da noi, solo LegaNord e qualche partitino sarebbero i candidati giusti per una coalizione europea antieuropeista (attendendo la scissione del M5S), sempre che riescano nel compito, quasi impossibile, di attrarre pezzi di quella maggioranza silenziosa che presta il fianco all’indifferenza elettorale in mancanza di leader a cui dare la propria fiducia o per atavico individualismo piccolo borghese provinciale.
Ma i dubbi che l’impresa possa riuscire, permangono, visti i colpi sotto la cintura portati dalle élites finanziarie e dal Vaticano che altro non rappresenta se non la sua banca offshore.(vedi caso IOR- Milone)

Come mai 6 milioni di tedeschi non hanno esitato a schierarsi con l’estrema destra?

Non certo per motivi ideologici.
Il nazismo non c’entra nulla, né tantomeno il populismo: termine ormai abusato per gettare fango su ogni movimento che aspira a un ritorno di un vero potere nelle mani di quei popoli – e sono ormai l’intera umanità sepolta dal 10% di chi possiede oltre la metà delle ricchezze del pianeta – schiacciati da forme sempre più estese e odiose di controllo capillare della libertà di espressione, obbligati a socializzare le perdite del capitalismo iperfinanziario di rapina, ammansiti da quelle sinistre conniventi con i plutocrati che una volta si dicevano difenditrici del proletariato e che ora si stracciano le vesti se la plebaglia vota le estreme destre.

 

Gli elettori dell’AFD sono stati decisi, virili, hanno sfidato il senso di colpa che lega il pensiero di destra tedesco a un passato, i cui misfatti – che dovrebbero essere ridimensionati sulla scorta di un sano revisionismo storico senza censure, che esiste, ma viene imbavagliato, ridicolizzato, ostracizzato e incarcerato da parte dei think tank politicamente corretti, sempre saturi di giustizia e giustizieri, mai di autocritica – sembra debbano ricadere ad libitum, sulle generazioni post-nazionalsocialismo.

 

Si sono costituiti parte civile contro un’economia asfissiata dall’export totalitario che ha distrutto buona parte del mercato interno tedesco, disintegrando la classe media, delocalizzando nei paesi PECO, risucchiando immigrati a basso costo, concorrenti temibili sul piano dell’occupazione giovanile, della demografia e della convivenza sociale.

 

Ecco spiegati i minijob, le truffe industriali (caso Wolkswagen), lo sforamento dei parametri di Maastricht – imposti soltanto agli Stati del Mediterraneo, sporchi, brutti, cattivi e ladri – il controllo sulla BCE da parte della Bundesbank, il generoso rifinanziamento degli Istituti di Credito caduti nella trappola dei subprime, a detrimento dei risparmiatori che hanno perso casa e lavoro e ai quali si è chiesto il sacrificio più opprimente: quello di non essere più tedeschi ma accessori passivi dell’ultraliberismo transnazionale che non ammette confini politici, sociali e geografici e usa le persone come merce di scambio, di qualunque colore e provenienza siano.

 

La Germania ai tedeschi è il grido che fa paura.
A quando una vera Alternativa per l’Italia che urli l’Italia agli italiani?

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