Oltre l’agonia

Intervista di Luigi Tedeschi a Marco Della Luna, autore del libro “Oltre l’agonia”, Arianna Editrice, 2017

1) Nel mondo capitalista globalizzato le istituzioni politiche non necessitano di legittimazione ideologica, culturale, religiosa. Ai governi politici degli stati democratici, cui è necessaria la partecipazione dei cittadini, si è sostituita la governance dei popoli, cioè una gestione politica attuata secondo parametri economico – aziendali delle istituzioni, che prescinde dal consenso popolare. Tuttavia, alcune istituzioni degli stati nazionali in via di dissoluzione sono sopravvissute, anche se profondamente trasformate, perché rese compatibili e funzionali al capitalismo assoluto. Ai vecchi stati nazionali non si sono sostituiti dei super – stati, con regimi nella sostanza oligarchico – totalitari, di potenze neo colonialiste, quali oggi sono gli USA, la Cina, la Germania ecc…?

 

R.: Sono state mantenute, come simulacri, le istituzioni ai quali la gente è abituata a obbedire e a credere, dai tribunali ai parlamenti, e che servono a giustificare e insieme mascherare la realtà, nonché a fare da capri espiatori per gli effetti di decisioni prese sopra di esse. Mi riferisco ai miti del popolo sovrano rappresentato dal parlamento che esso sceglie ed elegge, assumendosi la responsabilità delle scelte politiche, eccetera. Non parlerei di Stati neo-colonialisti, per due ragioni principali: a) Non si tratta di colonialismo, perché non vi è assunzione diretta del governo e della responsabilità dei popoli gestiti – si tratta di una gestione anonimizzata e irresponsabile; b) Non si tratta di Stati quali soggetti dominanti, ma di una comunità oligarchica, tecnologico-finanziaria e militare, che usa gli Stati come piattaforme: lo Stato, il pubblico, è stato colonizzato da essa.

 

2) Il sistema capitalista post moderno esercita la sua tecnica di dominio attraverso la manipolazione delle masse, il controllo programmato della produzione, la pervasività della forma merce che assorbe ogni aspetto della vita dell’uomo moderno. Ma, in questa struttura totalitaria della società neocapitalista, non sono visibili tutti quei mali che la cultura liberale imputava al socialismo reale? Infatti, l’assolutismo ideologico dogmatico, il totalitarismo politico, la struttura oligarchica istituzionale, il mito del produttivismo, il monopolismo economico, l’omologazione impersonale delle masse, non costituiscono i meccanismi fondamentali mediante i quali il capitalismo riproduce e sviluppa se stesso a livello globale, con le relative tecniche di dominio? Ad un totalitarismo fallito, non se ne è sostituito uno riuscito?

 

R.: Non sono mali perché funzionano ai fini di chi li esercita – sono mali per chi li patisce. Ciò che è riuscito non è un totalitarismo, perché non fornisce una visione-narrazione totale dell’esistenza, come fanno invece i sistemi religiosi e ideologici totalizzanti. E’ una forma di gestione zootecnica del corpo sociale, che sta soppiantando la gestione economico-finanziaria di esso.

 

3) Il sistema bancario genera valore dal nulla, mediante la creazione di denaro scritturale non garantito da alcuna riserva aurea, come in passato. Il denaro creato dal nulla, assume valore in quanto oggetto di domanda. Infatti, è la domanda di denaro a produrre l’indebitamento. Il denaro scritturale, da mezzo di pagamento, si è trasformato in un bene suscettibile di scambio, oggetto di transazione finanziaria. La riproduzione incontrollata del denaro ha determinato il primato dell’economia finanziaria, con il moltiplicarsi infinito della liquidità a_ volumi multipli rispetto al Pil di tutto il mondo. Tuttavia fenomeni deflattivi hanno prodotto nell’ultimo decennio gravi crisi economiche. Alla carenza di liquidità si è fatto fronte con il QE, con risultati non del tutto soddisfacenti. Come spieghi questa evidente ed irrisolta contraddizione tra eccesso di liquidità e crisi deflattive, determinatesi proprio per scarsità di liquidità?

 

R.: Il sistema bancario non genera valore, ma strumenti dotati di potere d’acquisto simboli monetari, i quali hanno potere d’acquisto (cioè di acquistare il valore prodotto da altri) perché accettati e richiesti dallo stesso sistema bancario che li crea, e del quale tutti abbiamo necessità, a partire dallo Stato-apparato; siccome abbiamo necessità di servirci delle banche, accettiamo come denaro tutto ciò che le banche tra loro decidono di accettare come denaro. Le banche, principalmente, non sono intermediarie del denaro, ma fabbriche del denaro.

L’abbondanza o sovrabbondanza di denaro ha interessato perlopiù il settore speculativo mobiliare e immobiliare, e solo marginalmente l’economia reale, che invece è stata drenata di molta liquidità dal settore speculativo, quando questo è divenuto più redditizio per gli investitori dell’economia reale, quindi ha_ iniziato a toglierle liquidità.

Le deflazioni hanno peraltro molte cause: fattori psicologici collettivi (opportunamente stimolati, talvolta), saturazione del mercato per determinate merci, calo del reddito spendibile delle categorie che spendono per consumi, tagli agli investimenti pubblici infrastrutturali, e altre.

Bolle e deflazioni, come strumento per indurre gli Stati a indebitarsi verso la comunità bancaria privata e a divenir così sempre più politicamente dipendenti da essa, hanno superato il precedente strumento, cioè le grandi guerre.

4) A seguito della fine delle ideologie e del tramonto dei valori comunitari premoderni, si è affermato il nuovo ordine mondiale neoliberista. Il primato dell’economia sulla politica, avrebbe avuto l’effetto di scongiurare le guerre e porre fine a tutti quei valori di natura metafisica che avrebbero represso la libertà originaria dell’individuo e impedito la sua emancipazione socio – economica. Come mai prima, invece, l’economia capitalista del XXI secolo ha generato una società oligarchica, crisi economiche ricorrenti e declassamento sociale delle masse. Sembra essersi realizzato un processo regressivo alla società ottocentesca. La proletarizzazione progressiva delle masse non contraddice i miti fondamentali dell’ideologia liberale, quali il progresso illimitato e la identificazione del liberalismo con la democrazia?

 

R.: Liberalismo, democrazia, progresso illimitato… i fatti contrari alle promesse rivelano che essi erano miti di uno story telling. La realtà è sempre stata diversa. Anche nelle intenzioni e nelle realizzazioni. Ai popoli sono sempre state vendute grandi e nobili storie e progetti. Quella del libero mercato che previene o ripara le crisi e tende alla piena occupazione, alla massima efficienza, all’incessante crescita, è una di tali storie. I mercati non sono liberi ma gestiti da grandi cartelli. Non sono trasparenti ma basati su opacità e asimmetrie. E i mercati dominanti sono quelli finanziari, che guadagnano dalle grandi oscillazioni (boom-sboom, oum-and-dump), quindi producono intenzionalmente le crisi, e mirano alla finanziarizzazione della politica, a dirigerla rendendola dipendente da se stessi. Ci sono riusciti. Altroché democrazia liberale di mercato! Adesso tocca ad altre due chimeriche promesse: l’eguaglianza formale e lo Stato di diritto, il principio di legalità.

 

5) Nel libro “Oltre l’agonia”, al determinismo tecnocratico viene contrapposta l’immaterialità originaria della psiche umana, quale fondamento incoercibile della libertà innata dell’uomo. Ma non è stato proprio il capitalismo postmoderno a generare la dimensione immateriale e illimitata del capitale, così come la virtualità telematica a determinare gli insaziabili desideri compulsivi indotti nelle masse dei consumatori e il progresso tecnologico a comprimere, se non eliminare, le dimensioni dello spazio e del tempo, proprie della natura umana? Quindi, la sfera dell’immaginario immateriale della psiche individuale e collettiva non è stata già colonizzata da questa virtualità immanente creata dal capitalismo globale?

 

R.: Sono due infinità e immaterialità completamente diverse per essenza.

Quelle “praticate” dal capitalismo finanziario, per contro, sono puramente contabili, nozionali: si basano sulla infinità dei numeri, dei numeri rappresentanti (non l’essere, non la psiche, non la coscienza, ma)_simboli_di valori di scambio (valori che possono esistere o non esistere, come i talleri di Kant) – simboli assolutamente inerti e passivi, concetti astratti: l’infinità astratta del calcolo, l’immaterialità numerica prodotta per astrazione.

 

Per contro, l’immaterialità-illimitatezza dell’essere, della mente (o psiche, o spirito), della quale parlo nel libro, è l’immaterialità-illimitatezza dell’essere e della psiche reali. Parlo di immaterialità dell’essere intendendo non la banale smaterializzazione finanziaria e simbolica (quella mediante la quale, ad esempio, la moneta cartacea viene sostituta con moneta contabile o elettronica), ma una cosa completamente diversa, ossia il fatto che l’essere, l’ens (tò on), oramai nella stessa ricerca scientifica empirica (e non solo nella critica filosofica) risulta avere proprietà incompatibili col concetto di materia (di causa effetto, di tempo-spazio) e col dualismo ontologico materia-mente. Proprietà che non si possono delimitare e ingabbiare con qualsivoglia tecnica di dominazione.

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