Continuità e governabilità in Italia

Continuità e governabilità in Italia, ossia Berlusconi ha fottuto Salvini e Meloni 

 

L’ultra-ottantenne sex maniac/burlesque/sparaballe, in grande rispolvero mediatico, domina il disgustoso teatrino elettorale italiano, cercando di adombrare tutti gli altri, a un mese e uno sputo dall’appuntamento elettorale più atteso del 2018. Ce l’ha fatta a ritornare sulla breccia, a costo di leccare anche le suole delle scarpe dei potentati finanziari sopranazionali e dei loro valletti, dalla Ue alla Merkel, da Juncker e affini ai suoi cari popolari europei.

Forca Italia, il partito personale degli esordi (il Pdl era un episodio, un calderone tenuto insieme con la saliva), a dar retta ai sondaggi è in salita e mangia voti su voti alla Lega in formato Salvini. Quel che conta è che la riedizione crepuscolare del centro-destra potrà avere una quasi-maggioranza, o addirittura la maggioranza dei seggi in parlamento. Ma è proprio per questo che Berlusconi ha rimesso in piedi il centro-destra, preparando nel contempo un trappolone per Salvini e Meloni.


Il cinque stalle, chiaramente partito come gli altri in campagna elettorale e certo non movimento di popolo con una gamba extraparlamentare, non ce la farà ad arrivare al 40% e, forse, neppure a superare il 30. Il salto di “qualità” sognato dai capi dei grulloidi, è quello da falsa opposizione parlamentare a forza di governo … Non sgradita a troika, Cia, Pentagono e dominanti finanziari che decidono le linee politiche/controriforme/torture da infliggere all’Italia. Euro, Nato, regole europoidi e 3%, va tutto bene, pur di (s)governare … Si accontenteranno di esser primo partito e passeranno altri cinque annetti in stand-by.

Al piddì ci pensa l’amico della reginetta della Trash TV, Barbara D’Urso, quel Matteo Renzi che si mantiene tenacemente sulla breccia. Renzi sta ridimensionando il piddì come nessun altro avrebbe potuto fare, in termini di consensi e di credibilità residua. A riprova di ciò, dopo la riproposizione/imposizione della baldracca delle banche vampire, Maria Elena Boschi, è esplosa la vicenda delle candidature escludenti da lui blindate, tutte a favore dei fedelissimi e, in parte, di “estranei” al partito. Fuori dalle scatole gli “orlandiani” e diversi altri della minoranza interna, intenzionati a fargli le scarpe, ma destinati al supremo sacrificio dello scippo del seggio, nonché a diventare “marziani” nel piddì. Che questa blindatura delle candidature abbia lo scopo di poter manovrare i nuovi eletti, nella marcia di avvicinamento post-elettorale al Berlusca? A pensar male, in tal caso, si indovina … e senza far peccato!

I liberti e ungulati del nulla istituzionale Grasso, seconda carica di uno stato che quasi non c’è più, si accontenteranno – a meno di colpi di culo clamorosi, oggi non prevedibili – di qualche comodo seggio in qualità di falsa opposizione. A differenza del Cav immarcescibile che ancora incanta dal piccolo schermo folle di scemi, Pietro Grasso al 40% lo potrebbe ipotizzare solo un disturbato psichico in stato allucinatorio, o uno che vi sta prendendo apertamente per i fondelli.

Questo panorama disastrato, ma purtroppo reale, porrà dei problemi rilevanti nel dopo voto. Poniamoci un paio di domande, in proposito.

Anzitutto, si dovranno ripetere le elezioni e il quarto Quisling della troika, Gentiloni, resterà in carica ancora a lungo, sotto l’ombrello dello scialbo Mattarella? In caso di vittoria di Berlusconi, forse non al 40 o più % ma abbastanza vicino a quella soglia, sarà possibile una maggioranza parlamentare che consenta in apparenza di voltare pagina, congedando Gentiloni, ma senza cambiare nulla, soprattutto il devastante programma neoliberista?

La risposta è sì, nel senso che se Berlusconi, con il piddì e morchia centrista assortita, non avrà i numeri e non ci saranno altre combinazioni (piano B, C, D, eccetera) favorevoli all’élite sopranazionale, resterà fino a nuove elezioni Gentiloni, affidabile servo dell’allegra e mortifera finanza occidentale. Altrimenti, se ci saranno i seggi sufficienti, l’unione Forca Italia – Piddì si concreterà in un battibaleno, vomitando sul piatto di Mattarella il nuovo esecutivo.

Ci sono altre possibilità ed altre alchimie possibili, nel caso prendano troppi voti il cinque stalle e/o i liberti e ungulati, oppure, al contrario, che il piddì aumenti i voti a sorpresa, fino a non aver bisogno del Berlusca, ma le due ipotesi di pria son le più probabili, da gettonare sin d’ora.

Nel caso della permanenza di Gentiloni in attesa di nuove elezioni, c’è poco da dire, perché “continuità e governabilità”, in senso elitista, saranno da lui e Padoan garantite. Il Duca/Conte di Macerata è bene accetto, per la sua servile pochezza, dai padroni del vapore, che risiedono fuori dall’Italia e ci controllano dall’alto.

Nel caso si concretasse la vittoria di Berlusconi con il centro-destra, nonché il governo con il piddì dopo aver “sciolto” il centro-destra elettorale, qualche precisazione in merito si rende necessaria.

In particolare, dico subito che la colpa di un tale esito sarà, in primo luogo, di Salvini e Meloni che hanno accettato di rifare ciò che non doveva essere rifatto, cioè il centro-destra elettorale.
Chi è causa del suo mal pianga sé stesso? Non proprio e non soltanto, perché Berlusconi è stato molto abile a neutralizzare i due “populisti” sui generis, giocando con la loro “fame” di seggi e la mancanza di alternative paganti (Lega salviniana + cinque stalle escluso a priori!) in attesa di incularli definitivamente dopo il voto. Il “parente serpente” Berlusconi, impantanato fino al collo nella palude del partito popolare europoide, li ha attirati in una trappola dalla quale rischiano di uscire, entrambi, con le ossa rotte.

La parte di colpa dei nostri “eroi” dipinti come populisti, consiste nel fatto che non sono mai stati in grado di esprimere un’alternativa forte, credibile, agguerrita, in opposizione alle politiche neoliberiste dominanti che ciascun governo futuro dovrà applicare. In ciò, vi è in loro anche una componente di malafede e una certa, meschina “voracità” per quanto riguarda quozienti elettorali, seggi, ministeri e sotto-segretariati, mal che vada posti nelle commissioni parlamentari, che fanno bottino, in democrazia, e vengono prima delle buone intenzioni programmatiche.
Berlusconi, con la sua cerchia di consiglieri e “strateghi” della sub-politica italiana di questi anni, ha ben presente che la sua riabilitazione è strettamente legata alla fedeltà alle “istituzioni europee” e atlantiche, nonché all’accettazione delle regole europee (3% compreso) e del ricatto del debito pubblico. Però lui e i suoi consigliori (linguaggio mafioso che ci sta, visto il personaggio …), da bravi volponi immersi fino al collo nella palude democratica e liberale, hanno capito subito che senza i voti di Salvini e Meloni non sarebbero andati da nessuna parte, data la legge elettorale che loro stessi hanno voluto. Con la sola “quarta gamba” del centro-destra, infatti, si sarebbero a malapena puliti il culo, per non parlare di improponibili alleanze elettorali ”contro natura” con il pdr, cioè il piddì di Renzi …

Berlusconi e i suoi consigliori, per venirne fuori, hanno allettato Salvini e Meloni con una probabile vittoria alle politiche del 4 di marzo e un programma comune, se compatti e uniti in cartello, fidando sulla bramosia di seggi dei due, del tutto incapaci, a quanto sembra, di operare la coraggiosa scelta di presentarsi da soli, contro la liberale e liberista Forca Italia, l’unione europide, la troika e il rigore micidiale nei conti pubblici che ne deriva.

La pochezza degli “alleati” di centro-destra e la loro impossibilità di uscire dal trappolone elettorale berlusconiano, hanno messo il turbo al Cav delle Olgettine (dintorni di Milano 2) che propone candidati politicamente corretti alla presidenza del consiglio – ad esempio Tajani della commissione europide – come se fosse lui a decidere per tutti. coBerlusconi va “in Europa” ad accreditarsi con il PPE, la Merkel, Juncker e compagnia bella, come se volesse far vedere ai Manovratori Atlantici delle City Finanziarie quanto è diventato bravo, obbediente e malleabile, in qualità di nuovo argine ai populismi in Italia. I suoi attacchi sono diretti soprattutto contro il cinque stalle, meno contro piddì e sinistra … Sarà un caso?

Le bastonate che Silvio ha ricevuto dai potentati esterni alla Penisola, dal 2011 in poi, sono servite ad ammorbidirlo e a fargli abbassare definitamente la cresta, al punto che la regola del 3% può essere stupida ma va rispettata, la legge Fornero, che tanto male ha fatto a lavoratori e pensionati, potrà essere ritoccata ma non abolita, ci sarà un grande piano di privatizzazioni pari al 5% del Pil (con nuova disoccupazione e aumenti dei prezzi), eccetera, eccetera. Per non parlare dell’aliquota unica sui redditi personali in condivisione con Salvini, inferiore per iniquità fiscale solo all’imposta regressiva.

Un programma da fanatici neoliberisti, quello del Cav di Ruby Rubacuori e dei divorzi-salasso, che non confligge con gli interessi sopranazionali, gradito alla troika che lo tiene per le palle. Poi, forse, la corte europide per i diritti dell’uomo deciderà per la sua candidabilità e definitiva riabilitazione …

Avendo messo Salvini e Meloni in un angolo dal quale non potranno uscire che a giochi fatti e ad urne aperte, il Sommo Gaudente di Arcore si cuccherà i loro voti e aumenterà il bottino in termini di seggi, sbancando l’uninominale e rendendo possibile – a meno di un crollo totale del piddì, per i continui errori di Renzi – l’inciucio con l’entità collaborazionista preferita dalla troika. Si dice che Silvio dietro le quinte abbia già pronto Maroni, svincolatosi dalla Regione Lombardia, per portarsi dietro un po’ di seggi leghisti, dopo che si sarà consumata la rottura con Salvini.

Del resto, ribaltare a valle il voto popolare nel sistema democratico è piuttosto facile, basta trovare un Berlusconi che “neutralizzi” i timidi populisti o presunti tali, che si renda disponibile a una Große Koalition collaborazionista dell’élite finanziaria dominante, per continuare a predare popoli e nazioni senza che sia messo in pericolo lo status quo globalista.

Che Salvini si fidi di Berlusconi meno che di un serpente a sonagli e inizi a capire di essere prossimo all’inculata post-voto, lo testimonia, ad esempio, la mancata scelta del candidato presidente di regione in Friuli Venezia Giulia (dove vive il sottoscritto). Le regionali in FVG seguiranno le elezioni politiche nazionali e Salvini attenderà di sapere cosa vorrà fare, con il governo, il vispo Cav ottuagenario, prima di impegnarsi con lui a livello locale … Come dire che subodora già il voltafaccia di Silvio!

Ne ha ben donde di temere il Cav, il povero Salvini (e così dovrebbe anche Meloni), ma ormai non riuscirà a pararsi il culo …

Infatti, la scelta dopo il voto del 4 marzo per lui e Meloni sarà fra:

(1) Andare all’opposizione, senza più prospettive dopo aver favorito il Berlusca che sposerà i resti del piddì + centristi e centrini vari, e di restare a galleggiare per un quinquennio, se il governo Forca Italia/Piddì che s’ha da fare si farà.
(2) Oppure piegare la testa e aderire al nuovo esecutivo ultra-liberista, benedetto da tutti i diavoloni finanziari, da Goldman Sachs a JP Morgan (che pregustano il piatto delle grandi privatizzazioni promesse dal Cav), andando incontro ad uno sputtanamento senza pari.

La Große Koalition in arrivo sarà più che altro una Grossa Smerdata sia per Salvini che per Meloni, al punto che i due orfanelli rischieranno di perdere ogni credibilità e una parte significativa del loro seguito. La Lega salviniana erede della Lega Nord bossiana (anche per i debiti?) diventerà un Legume salviniano, da consumare subito perché già cotto, mentre i Fratelli d’Italia si trasformeranno rapidamente in Fresconi d’Italia, con il cerino in mano, checché ne dica La Russa. Borghi e Bagnai, infine, torneranno con le pive nel sacco a far scuola ai ragazzi, in provincia, oppure se ne staranno in parlamento come salami, a prendere i soldi e scaldare i banchi.

Se Salvini e Meloni rappresentassero un’opposizione decisa al neoliberismo elitista, ancorché moderata, come Le Pen e il suo Front National, avrebbero puntato su tempi più lunghi per affermarsi e non avrebbero ceduto alle lusinghe dell’attempato Pinocchio di Palazzo Grazioli.

In prima battuta, avrebbero rifiutato sdegnosamente l’alleanza elettorale-trappola con il Cav e si sarebbero presentati al voto insieme, in coalizione populista, ben sapendo di non poter vincere le politiche 2018. Si sarebbero opposti a Forca Italia liberal-liberista, sola soletta, al massimo con qualche attendente centrista al seguito, e avrebbero finalmente “ucciso” Berlusconi, impedendogli di fare i suoi giochetti, devastanti per il paese, per restare in vita politicamente.

Avrebbero ucciso politicamente Silvio, una volta e per tutte, perché Forca Italia non avrebbe avuto, probabilmente, il recupero che gli attribuiscono i sondaggi e i trionfi attesi nell’uninominale, rendendo molto arduo al Berlusca andare al governo con il piddì, dopo il voto, se non altro per insufficienza di seggi … Quanto all’eliminazione del piddì, a quello ci penserà egregiamente Renzi, se resterà in sella ancora per un po’!

Inoltre, avrebbero mostrato una coerenza e una determinazione che probabilmente non hanno, se inghiottono anche il vincolo del 3%, da rispettare a prescindere, e il mantenimento dell’impianto penalizzante (anche per i loro sostenitori) della Fornero …

Di più, all’opposizione, mantenendo un sano atteggiamento sovranista ed anti-europeista (già oggi in discussione), avrebbero potuto stigmatizzare le malefatte del nuovo governo contro gli italiani, approfittando dell’incapacità congenita nel cinque stalle.

Così non è stato e Berlusconi, in nome della governabilità e della continuità (per non spaventare i Mercati che altrimenti gli faranno il culo!), forte dei seggi ottenuti con l’apporto di Salvini e Meloni, avrà buone probabilità d’inciucio per governare in letizia con il piddì!

Due piccioni con una fava, anzi, tre. Fatti fuori, o ridimensionati, Salvini e Meloni che insidiavano il primato del Cav, realizzato il matrimonio con il piddì in nome di “continuità e governabilità” con annesso sdoganamento, dopo un periodo di appannamento della sua figura e … calci in culo.

Sennò, attenti allo Spread!

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