Verso la fine dell’Occidente?

Con l’implosione dell’Occidente finirà anche l’Europa?

 

La decisione di Trump di far ritirare gli USA dall’accordo sul nucleare con L’Iran, con il relativo ripristino dell’embargo economico, può determinare una frattura gravida di conseguenze nei rapporti tra Europa e Stati Uniti. Probabilmente la rottura di Trump, con la dottrina dell’America First, rispetto alla politica estera di Obama, comporterà la fine dello stesso Occidente, come area geopolitica che si è identificata nell’alleanza atlantica tra USA ed Europa occidentale, sorta alla fine della seconda guerra mondiale.

Con Trump si riafferma l’unilateralismo americano in politica estera e tramonta il multilateralismo di Obama, quale fase della geopolitica americana caratterizzata dal declino del primato mondiale degli USA, dovuto all’emergere di nuove potenze continentali, quali la Russia, la Cina, l’India e in misura minore dello stesso Iran. Le potenze emergenti hanno determinato la fine dell’epoca dell’espansionismo americano su scala globale, affermatosi a seguito del crollo dell’URSS.
Lo stesso ruolo dell’Europa nel mondo ha subito un drastico ridimensionamento, sia economico che politico. L’Europa infatti non è una istituzione politica unitaria, ma solo una unione economico – monetaria, che dal punto di vista geopolitico non è stata in grado di affrancarsi dal predominio americano. Pertanto l’Europa è rimasta fortemente coinvolta nel declino americano nel mondo, scontando le conseguenze della propria subalternità.

 

Lo strappo di Trump potrebbe costarci 30 miliardi

 

Le conseguenze dello strappo degli USA sull’accordo con l’Iran potrebbero rivelarsi per l’Italia e per l’Europa assai gravi dal punto di vista economico. L‘Italia ha programmato investimenti di grandi imprese per il prossimo futuro per 30 miliardi, che potrebbero essere pregiudicati dalle sanzioni americane.
Le Ferrovie dello Stato hanno concluso accordi per 1,2 miliardi per la costruzione di linee ferroviarie in Iran. Alla Airbus era stata commissionata dalla Iran Air la fornitura di 100 aerei.

L’attuale export italiano in Iran ammonta a 2 miliardi, le importazioni di greggio iraniano sono state nel 2017 pari a 3 miliardi.

Gli USA, ripristinando l’embargo verso l’Iran applicheranno il “principio della extraterritorialità” sancito dalle leggi americane. Gli USA cioè potranno sanzionare paesi terzi che intrattengano rapporti economici con l’Iran, qualora abbiano rapporti con gli Stati Uniti o usino il dollaro nelle transazioni commerciali. Pertanto le sanzioni americane sul nostro export verso l’Iran per 2 miliardi, potrebbero mettere a rischio le esportazioni italiane verso gli USA che ammontano invece a 40 miliardi. Secondo le leggi americane, gli USA possono sanzionare i paesi che abbiano che abbiano rapporti economici con l’Iran e che usino il dollaro, che è valuta di riserva negli scambi internazionali e l’autorizzazione alle transazioni possono effettuarla solo le banche americane.

Tuttavia in Europa, nel 1996 fu emanato un regolamento, in occasione delle sanzioni economiche comminate dagli USA relativamente alle violazioni commesse da paesi europei per gli embarghi verso Cuba, la Libia e l’Iran, che vieta alle imprese europee di pagare sanzioni emesse dagli USA in base a leggi americane. Furono sanzionati BNP Paribas per 9 milioni e Intesa San Paolo per 3 milioni di dollari. Le sanzioni invece comminate alle imprese sono devastanti, perché impediscono di fare e ricevere pagamenti in dollari e inibiscono l’erogazione del credito. Quindi il regolamento europeo non rappresenta una adeguata forma di difesa dinanzi alle sanzioni americane, in quanto non vengono tutelate le imprese a cui viene inibito l’accesso alle linee di credito e dunque impediscono ogni attività verso paesi sottoposti a embarghi americani.

L’Europa può esercitare qualche forma di reazione a tali embarghi, attraverso il sostegno finanziario degli stati alle imprese, e a tal fine, dovrebbe introdurre deroghe alle normative UE riguardo agli aiuti di stato. Si auspicano in sede europea nuove trattative con gli USA al fine di ottenere mutamenti delle regole sugli embarghi ed eventuali esenzioni dalle sanzioni americane, come del resto hanno tentato di la Merkel e Macron nei colloqui con Trump nei giorni scorsi, ma senza successo. Tale vicenda costituisce una ulteriore conferma della debolezza e della irrilevanza europea nella geopolitica mondiale.

 

Il prezzo dell’alleanza atlantica

 

In realtà l’Europa paga oggi, come sempre, le conseguenze della sua scelta atlantica, della sua perenne vocazione alla negazione di se stessa. L’Europa non ha mai realizzato la sua unità politica, ma è e resta una unione economico – monetaria. Avrebbe dovuto infatti costituirsi come una entità geopolitica indipendente e alternativa agli USA. Invece la UE è stata costituita nell’ambito dell’Occidente e quindi con la esplicita accettazione del primato americano nell’alleanza atlantica. L’Occidente nacque come blocco contrapposto all’URSS nel mondo bipolare della guerra fredda sorto nel 1945, con la fine del secondo conflitto mondiale.

L’Occidente si è sempre identificato con la Nato, alleanza atlantica rimasta in vigore anche dopo la fine dell’URSS e la UE si è estesa associando i paesi già membri del Patto di Varsavia, in concomitanza con l’espansione nell’Europa dell’est della Nato in funzione antirussa.

Oggi l’Europa è diventata il “ventre molle” dell’Occidente. Gli USA di Trump, oltre alle sanzioni sulle attività economiche europee nei confronti dei paesi sottoposti ad embargo, vogliono imporre dazi del 20% sull’importazione delle auto europee. L’Europa inoltre subisce tuttora i contraccolpi delle sanzioni economiche imposte dagli USA alla Russia.

L’Europa dalla seconda metà del ‘900 in poi, ha fatto prosperare la propria economia in virtù della accettazione / imposizione di uno stato di sovranità limitata nei confronti degli USA, cui è stata delegata la difesa con l’alleanza atlantica e la politica estera. L’America di Trump non ha però l’intenzione di sostenere ulteriormente la Nato unilateralmente. Gli USA pretendono infatti dai paesi europei dell’alleanza un contributo alle spese militari pari al 2% del Pil.

L’Europa ha pietrificato se stessa in questa condizione di subalternità agli USA, senza aver compreso lo spirito dei nostri tempi, senza cioè prendere atto delle trasformazioni avvenute all’alba del XXI° secolo e tuttora in corso nella geopolitica mondiale.

 

L’Europa vive delle sue conflittualità interne

 

Con la decadenza del primato americano è venuto meno anche il progetto strategico dell’espansione statunitense in Eurasia, in virtù del ritorno sulla scena internazionale della Russia di Putin. L’Europa si è tuttavia resa complice della politica di aggressione americana contro la Russia in Ucraina.

L’Europa si è resa prigioniera di se stessa, immobilizzata da regolamenti finanziari che ne hanno pregiudicato lo sviluppo economico. La UE ha generato solo conflittualità interne, tra stati, popoli e istituzioni europee. L’unione economica – monetaria ha incentivato l’egoismo e l’istinto predatorio della Germania e dei suoi satelliti, istituendo rapporti di dominio economico e politico sugli stati più deboli del sud europeo.

La UE, costituitasi sulla base di un modello neoliberista, non si è nemmeno dimostrata in grado di affrontare le trasformazioni economiche scaturite dalla globalizzazione. Affermò a tal proposito Giulio Tremonti: “L’Europa si occupa troppo e male del mercato e della concorrenza interna, troppo poco, ma comunque male, del mercato e della concorrenza esterna…… Abbiamo già 20 milioni di disoccupati. Poco rispetto a quello che ci aspetta. Per questa via diventeremo un museo economico. L’Europa continua imperterrita a fare troppe regole e dunque a caricare di costi artificiali le industrie e le società civili europee”.

 

Un’Europa fuori dalla storia?

 

L’Occidente tramonta in un mondo in costante trasformazione, così come la stessa globalizzazione manifesta contraddizioni sempre più evidenti, con il fenomeno del dilagante populismo e del ritorno al multipolarismo degli stati, di cui non solo i paesi emergenti, ma la stessa America di Trump ne è una chiara manifestazione.

L’Europa è ormai marginalizzata, estranea a se stessa, fuori dalla storia.

L’Occidente non è mai stato un’area geopolitica di condivisione di valori ed interessi tra Europa e Stati Uniti. Anzi, le divergenze e le conflittualità sono sempre state dominanti. L’Europa ha sempre accettato il dollaro come valuta di riserva, subendo i contraccolpi delle crisi economiche americane e non è stata capace di imporre l’euro come valuta per gli scambi internazionali in alternativa al dollaro.

I contrasti con gli USA furono assai acuti nelle due guerre del Golfo, in occasione delle invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq. L’Europa ha però condiviso l’aggressione ai paesi del Nordafrica nelle “primavere arabe”. Oggi, dopo la fine dell’ISIS e la fallita aggressione alla Siria perpetrata dagli USA, dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, con l’evidente pretesto del disarmo nucleare iraniano, pongono le basi per nuovi conflitti sostenendo Israele e l’Arabia Saudita contro l’Iran. E’ evidente la non conciliabilità degli interessi europei con la politica estera americana.

In realtà sia la politica protezionista americana con l’imposizione dei dazi e la denuncia del trattato con l’Iran sul nucleare, sanciscono la prossima fine dell’Occidente, poiché emerge una chiara contrapposizione politica ed economica tra USA ed Europa. Ma tali eventi potrebbero tramutarsi in opportunità epocali per l’Europa. La fine dell’Occidente infatti potrebbe rappresentare il definitivo affrancamento dell’Europa dal dominio americano e favorire la nascita di un’Europa indipendente e sovrana nel mondo multipolare che si sta affermando.

Ma un’Europa fuori dal contesto occidentale è attualmente impensabile. L’Europa, o meglio, le sue classi dominanti, sono avverse a qualunque progetto sovranista, il loro potere è strutturalmente fondato sulla dipendenza dal capitalismo finanziario americano.

Assisteremo dunque, con l’implosione dell’Occidente, anche alla fine dell’Europa?

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