La sovranità non si contratta

La Sovranità – questa con la S maiuscola – è innanzitutto una concezione mentale, una attitudine psicologica, un vero e proprio stile spirituale.

Una caratteristica dell’uomo è di parlare di ciò che non c’è più, e la salute ne è l’esempio più eclatante. Quando le persone si trovano mica si riferiscono i dati della pressione buona o la regolarità delle evacuazioni, ma elencano magagne, fastidi e disturbi variegati. Lo stesso identico meccanismo è in atto per altre questioni che riguardano la vita personale e collettiva.

Si sproloquia di famiglia e di educazione da quando la famiglia è stata falcidiata dall’egoismo individualista e dall’esercizio dei più disparati diritti viziosi, e l’educazione è stata scomunicata dall’esaltazione della spontaneità e indipendenza incontrollata. Si obbliga a decine di autorizzazioni e si proibiscono le foto scolastiche in nome della privacy da quando sui social network ognuno posta le rivelazioni più oscene della sua vita corporea e psichica. Si straparla di libertà e di democrazia quando le case sono trasformate in fortini e la vita del cittadino è costretta tra telecamere, inferiate e porte blindate.

Insomma, il vuoto reale è sempre riempito da un surrogato immaginario: è la legge di natura.


Questo vale per l’inflazionata questione della sovranità. A questo riguardo possiamo dire che, paradossalmente, l’attuale sinistra chic, e quella ignorante e becera antagonista, sono perfettamente coerenti nel predicare la delega della sovranità o rifiutare la sua rappresentazione identitaria, perché così fu ben prima dell’invasione anglo-americana. Quando gli emissari badogliani trattarono con i mafiosi e definirono con questi gli accordi logistici e strategici per lo sbarco in Italia, decisero già di consegnare il Paese allo straniero e di rinunciare alla proprietà territoriale e militare. Quindi è da oltre settant’anni che l’Italia non è più uno stato sovrano dal punto di vista politico.

Poi, nel corso dei decenni, al cedimento politico si affiancò aggravandolo, quello economico. Pensiamo solo ad Enrico Mattei, che si rifiutò di liquidare l’Azienda generale italiana petroli, costituita nel 1926 dallo Stato italiano e nel 1953 istituì l’Eni, puntando alla nostra indipendenza energetica. Finì come finì nel 1962, con tutti i sempre più consolidati dubbi sulla dinamica della caduta aerea. Sembra che un destino eterodiretto e distruttore remi contro il nostro Paese per impedirgli di assumere un ruolo di autonomia, di indipendenza e di prestigio dopo il breve ventennio tanto vituperato.

Con erosione costante e cinica strategia, la cessione di sovranità ha una data precisa nella sua irresistibile progressione: il 2 giugno 1992. È inquietante pensare che fuori dalle acque territoriali, in un panfilo della Regina d’Inghilterra, personaggi come Draghi e Amato discutano delle progressive privatizzazioni delle aziende italiane, senza controllo ed occhi indiscreti. Ministro del Tesoro con funzionari dell’Iri, di banche, di assicurazioni intrecciarono una ragnatela affaristica che darà il via al saccheggio della nostra economia.

Dall’alta tecnologia alla moda, dall’agroalimentare all’aerospaziale, dall’energia elettrica alle ferrovie, una progressiva man bassa di tutti i simboli della nostra prestanza politica ed economica, che fa comprendere, poi, la liquidazione di altri patrimoni attuali ai ricchi paesi arabi.

L’Italia è stata ed è tuttora, per opera dei badogliani del passato e del presente, terra di conquista e di predazione.

Tutto ciò è potuto accadere solo per interventi mercantili e attraverso operazioni di carattere finanziario e speculativo? Certamente no. Non sarebbe avvenuto se i governanti e il popolo che dovrebbero rappresentare non fossero stati psicologicamente predisposti al tradimento e alla disfatta.

La Sovranità – questa con la S maiuscola – è innanzitutto una concezione mentale, una attitudine psicologica, un vero e proprio stile spirituale. La Sovranità è come la vocazione, la predisposizione all’eroismo, la chiamata ad un senso superiore della vita e della Storia. Craxi, ad esempio, questa inclinazione la dimostrò in una notte del 1985, tra il 10 e l’11 ottobre, quando i Carabinieri con i blindati circondarono i militari della Delta Force americani che a loro volta circondavano gli avieri attorno ad un ben identificato aereo a Sigonella. L’allora Presidente del Consiglio sfidò Stati Uniti e Israele dicendo a Ronald Regan che “il popolo italiano non avrebbe mai compreso una tale rinuncia alla sovranità nazionale”.

In quella circostanza Craxi attualizzò, concretizzò il primo concetto del ‘politico’ di Carl Schmitt: “Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”. Non decide in caso di emergenza qualificata, ma predefinisce quale sia la situazione di emergenza, e poi interviene per risolverla. In altre parole, la Sovranità si fonda sulla decisione che per se stessa determina un ordine giuridico e non si adatta alla semplice normativa. Nel caso di Sigonella, la convenzione accettata è che l’Italia sia una colonia americana e che ogni atto posto in essere dagli Stati Uniti sul nostro territorio debba essere accettato e compreso: la strage del Cermis è un esempio clamoroso. Un pilota americano cretino prima e assassino dopo, per divertimento tranciò il cavo di una funivia e uccise venti persone. Accusato di omicidio preterintenzionale e colposo, tornò negli Stati Uniti e fu assolto, stracciando di fatto ogni legge e ogni nostro ordinamento. Un vero e proprio atto di sottomissione dell’Italia al padrone a stelle e strisce.

Nella notte dell’orgoglio, Craxi difesa l’Italia, prese posizione politica e militare a immagine della Nazione, stabilì il principio dell’inviolabilità del nostro onore.

Anche lui finì, per altri versi, come finì Mattei: ucciso politicamente da una inchiesta, quella di Mani pulite, che dietro ad una finta operazione di legalità e di moralità, c’era una precisa strategia di disgregazione dell’autonomia del Paese e la sua consegna ai poteri transnazionali.

Dopo di lui, i nuovi tenutari si sono rivelati con la loro assenza di personalità e il loro carattere servile. L’Italia è in balìa di ogni forza distruttiva e prevaricatrice. Dalla mafia che gestisce il traffico degli schiavi alle prescrizioni burocratiche europee, dagli strozzini della Fondo Monetario ai predicatori di Maometto che pretendono diritti e moschee, dalle comunità ebraiche che stabiliscono l’eleggibilità dei candidati alle minoranze rom che rifiutano il censimento. È un paese che sembra una terra di conquista per qualunque predatore del pianeta.

Qualcosa, però, sta cambiando, e pare che un certo orgoglio stia aumentando, e qualcuno sia portatore di istanze migliori e più consone alla dignità di una grande nazione. Ma la lotta più dura sarà contro i nemici interni, quei sabotatori della sovranità perché privi proprio di quella signoria interiore e di quel sentimento di comunità che sono i fondamenti della sovranità stessa, e che precedono tutti gli altri fattori amministrativi e burocratici. Il senso della Nazione e della Sovranità è come il coraggio del don Abbondio manzoniano: nessuno può darselo, se non ce l’ha. E questa sarà la vera battaglia da vincere.

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