La nuova geopolitica mediorientale

Intervista di Luigi Tedeschi a Giacomo Gabellini autore del libro “Israele – geopolitica di una piccola grande potenza” Arianna Editrice 2017

 

 

 

 

 

 

1) L’Isis è stata sconfitta e la Siria ha riconquistato i propri territori. Tuttavia il dopoguerra siriano si presenta assai denso di incognite. Infatti la Siria è oggi un paese, oltre che materialmente distrutto, assai mutato. Quali sono le più rilevanti trasformazioni subite dalla Siria a seguito della guerra, dal punto di vista etnico, religioso e politico?

 

La Siria come l’abbiano conosciuta finora probabilmente non esisterà più. Le componenti cristiana e alawita del Paese hanno subito pesanti perdite ad opera dei gruppi islamisti intenzionati a rovesciare il governo di Bashar al-Assad, consapevoli che uno dei principali punti di forza della struttura politica baathista è dato dalla capacità di tenere gli innumerevoli gruppi religiosi in equilibrio attraverso il bilanciamento (con nomine di cristiani, alawiti, drusi, ecc. nei ranghi dell’esercito e della burocrazia statale) della schiacciante preponderanza della compagine sunnita. Gli Stati Uniti mantengono proprie forze speciali nell’area orientale del Paese, mentre la Turchia non sembra affatto disposta a rinunciare al controllo delle zone che corrono lungo il confine con la Siria. I russi sono invece ben presenti nelle aree nevralgiche della nazione, In tali condizioni, il recupero di una piena sovranità da parte del governo in carica sembra molto difficile da ottenere. Lo scenario più probabile consiste nell’applicazione alla Siria di una soluzione di tipo iracheno, basata cioè sull’attribuzione di una larga autonomia alle varie regioni di cui si compone il Paese a seconda della loro composizione etnica e demografica.

Populismi da burletta nell’Evo Neocapitalista?

Agenti strategici neocapitalisti, si nascondono dietro ai mercati e alle sedicenti istituzioni europee

 

 

 

Populismo e antipolitica sembrano essersi fatti largo in Italia, negli ultimi dieci anni, a suon di gomitate e quozienti elettorali. Le due cose sono andate a braccetto, almeno per quanto riguarda il 5S, anche se al momento attuale le presstitute/media servi hanno smesso l’espressione antipolitica, riservandosi di conservare, però, il populismo come minaccia antiliberista, antieuropea e antidemocratica.

Nel 2012 definii come segue l’antipolitica, di cui ci si riempiva la bocca in difesa della “casta”, dell’euro, dei mercati sovrani e dell’intero “sistema di alleanze occidentali”: «Antipolitica è tutto ciò che si muove, politicamente critico ma non autenticamente rivoluzionario, al di fuori dei cartelli elettorali del sistema liberaldemocratico, e che potrà a sua volta diventare interno al sistema stesso in seguito ad affermazioni elettorali, assegnazioni di seggi in parlamento e cooptazione dei nuovi arrivati nella sub-dominanza politica nazionale.»

Sovranismi nazionali e conflittualità europea

Il governo giallo – verde non è una rivoluzione. Ma si imporrà una nuova dialettica del conflitto tra oligarchie e popoli che segnerà il sorgere di nuove prospettive per l’Europa

 

 

Il governo giallo – verde non è una rivoluzione. Costituisce semmai un laboratorio politico volto a elaborare progetti al fine di rimuovere uno stutus quo italiano ed europeo che ha instaurato un ordine totalitario di natura finanziaria. Esso è espressione di un movimento di rivendicazione popolare che si oppone allo stato di subalternità in cui le elites tecnocratico – finanziarie hanno confinato i popoli in tutto l’Occidente. Esso è sorto sulla base di una necessità politica, in mancanza di qualsiasi alternativa di governo del paese, se vogliamo, esso rappresenta la somma delle contraddizioni di natura politica e sociale esistenti nella società italiana, generate dall’imposizione di un modello neoliberista che ha prodotto povertà generalizzata e disgregazione sociale.

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