Il filosofo e gli “scambisti”

L’impianto teorico del libro di Fusaro “Il nuovo ordine erotico – Elogio dell’amore e della famiglia”, stabilisce una perfetta corrispondenza tra nuovo ordine capitalistico e nuovo ordine erotico nel segno della totale e globale mercificazione della sfera dei rapporti amorosi.

Qualche settimana fa, la trasmissione televisiva “Non è l’arena” di Massimo Giletti, in una sua sezione dedicata allo “scambismo” (una delle manifestazioni ritenute più trasgressive dell’erotismo dei nostri tempi), ha visto ospite Diego Fusaro, la cui presenza è stata evidentemente suggerita al brillante conduttore dall’ultima opera del giovane filosofo, Il nuovo ordine erotico – difesa dell’amore e della famiglia. Ma, considerando la disinvoltura e persino l’abilità acquisite nella sua ormai lunga consuetudine col mondo mediatico (di cui acutamente ha saputo accettare la sfida, lasciando che si giovasse anche a fini di spettacolo della sua forbita ed ostentata cultura) il professore torinese è sembrato in questa occasione come sotto tono, talora quasi impacciato nel difendere una causa forse ritenuta già persa in partenza nel confronto con due coniugi, non spavaldi a tal punto da rinunciare a nascondersi dietro vistose maschere e tuttavia fermi nel difendere da critiche, liquidate come moralistiche, una pratica erotica libera e condivisa, un particolare “gioco” tale da rinsaldare, a loro dire, in uno spirito di eccitante complicità, lo stesso solido rapporto di coppia, già caratterizzato dal sentimento e da una forte attrazione.

Inevitabile, in un frizzante contesto televisivo quale quello ricordato, l’esito di una tale “partita” tra l’erudito e serioso ragazzo (capace con indubbia audacia intellettuale di difendere mediante sofisticati argomenti una visione della vita oggi con faciloneria giudicata all’antica, segnata da costumi sorretti da serietà e responsabilità) e una matura coppia con figli, ma giovanilmente in linea col frivolo spirito dei tempi, pronta a giustificare, in nome dell’intoccabile valore della libertà individuale, i suoi gaudenti modelli di comportamento presentati come rispettosi dei modi di vita di segno opposto, e ad additare come intollerante, invece, forse più dello stupore e dell’indignazione di scandalizzata gente comune, l’attento esame critico da parte di uno studioso.

Un confronto, in ogni caso, improprio e persino fuori luogo, tanto più che certamente non era nelle intenzioni di Fusaro, nonostante il sottotitolo del suo libro potesse indurre a pensarlo, di tentare di ricondurre alla sana “moralità”, con i suoi argomenti, i praticanti dello scambismo o di altre forme di trasgressione, bensì di proporre ad un pubblico colto e interessato, anche attraverso le modalità mediatiche dell’intrattenimento, un volume di sicura originalità teorica dotato di forte carica contestativa nei confronti del presente mondo omologato, di cui la coppia mascherata che egli si trovava di fronte era una semplice e momentanea manifestazione.

Mettendo ora in secondo piano la circostanza da cui hanno preso le mosse le presenti considerazioni e venendo invece all’impegnativo studio di Fusaro, esso si caratterizza per una decisa e articolata utilizzazione, nell’esame dello stato dei rapporti amorosi ed erotici dei nostri tempi, del marxiano nesso tra struttura e sovrastruttura (ovvero tra il fondamento economico-sociale dei rapporti umani e la correlata nonché dipendente dimensione “ideologica” in cui essi si svolgono), ritenuto imprescindibile al fine di decifrare il senso dei drastici cambiamenti intervenuti in questa fondamentale sfera dell’esperienza umana. Un ambizioso progetto che, com’è evidente, presuppone una lucida e incisiva rappresentazione delle dinamiche dell’economia capitalistica globalizzata, già oggetto di precedenti scritti del giovane filosofo, dalle quali discenderebbe, in base al suo approccio al tema in oggetto, il drastico cambiamento dei costumi e della mentalità di cui ognuno può facilmente rendersi conto.

Orbene, il capitalismo in questione, rispetto a quello che l’ha preceduto, non conosce più dei limiti in grado di difendere forme di vita ancora non stravolte dalla sua logica unidimensionale della produzione e dello scambio di merci. Esso, in quanto assoluto, si caratterizza per la disintegrazione sistematica e programmata degli elementi di stabilità (come la socialità, la solidarietà, la coscienza di classe, i principi etici, il ruolo centrale dello Stato, il primato della politica sull’economia) che ancora segnavano l’orizzonte culturale borghese o quello proletario; e, al contrario, si adopera per incentivare tutto quanto sia precario, instabile e mutevole in uno scenario dove niente più sia refrattario alla mercificazione, dove tutto sia invece interno al mercato globale e funzionale ad esso. Tale capitalismo, dalla configurazione postborghese e postproletaria, alle due storiche classi sociali e ai loro rispettivi mondi valoriali sostituisce una massa amorfa di consumatori senza radicamento comunitario e senza identità e memoria storica, di conseguenza incapace di sviluppare una qualsiasi forma di anta-gonismo.

Alla società basata sull’economia di mercato si sarebbe sostituita, cioè, in tale prospettiva teorica, una società di mercato in senso pieno, che, facendo vivere la persona in un mondo “a capitalismo integrale e mercificazione sconfinata”, è tale da coinvolgere anche la sfera dell’affettività e dell’erotismo. Un “nuovo ordine amoroso”, dunque, ossia un rivolgimento nei costumi sentimentali ed erotici che mostrano di essere la replica pura e semplice delle esasperate forme di un capitalismo davvero globale; tale nuovo ordine tendendo quindi a prendere anch’esso completamente il posto della varietà di modi in cui è stato concepito e vissuto nel corso del tempo il rapporto tra i sessi. Un pronunciato “indebolimento mercatistico dell’amore” se non una vera e propria disintegrazione di esso nella società contemporanea si esprimerebbe allora, in perfetta corrispondenza, attraverso la “sconfinata liberalizzazione dei consumi e dei costumi”, di modo che “ridisponendosi nella forma di una merce tra le merci, anch’esso consumabile e liberamente circolante, l’amore viene, così, prodotto su misura per consumatori unisex che, senza limitazioni, possono fruirne in forme liberalizzate”. Esso, cioè, “da vincolo solidale e antiutilitaristico, gratuito e relazionale, donativo ed etico, decade a merce di libero consumo per individui dal nesso intersoggettivo interrotto”: tale particolare forma di mercificazione, di sentimenti, passioni, piaceri e relazioni, venendo espressa nella ricerca del godimento istantaneo, indotto incessantemente, come nel caso di ogni altro genere di prodotto o servizio materiale, da un potente e funzionale apparato mediatico.

Come conseguenza inevitabile di tutto questo, l’attacco, ora in maniera appariscente ora in maniera più nascosta, alla sfera dell’amore (al quale Fusaro dedica un lungo e approfondito esame attraverso la filosofia e la letteratura) sia in quanto sentimento relazionale immediato sia, soprattutto, nella forma della famiglia quale comunità originaria e primo modello di società politica, in cui la stessa attrazione erotica trova la sua stabile dimensione etica, una dimensione alla quale sempre più deliberatamente viene opposto il modello delle relazioni transitorie sia etero che omosessuali e del piacere individuale mercificato e deregolamentato. Così pure ne discende la destrutturazione della figura del padre (tradizionalmente simbolo della legge e dell’ordine) e la demonizzazione di ogni modello virile, identificato in ogni caso come maschilista e omofobo; a favore, al contrario, di una eterofobia livellatrice intollerante dell’alterità e del differente, come pure di una sorta di “matriarcato psicologico” portatore di una idea pacifista e non violenta, in verità molto sospetta di fronte alla sofisticata, ma ta-ciuta violenza del supersfruttamento capitalistico globale.

In sintesi: il neoliberismo economico del nuovo ordine mondialista si esprime a livello sovrastrutturale (oltre che come disegno politico e culturale volto alla negazione di ogni radicamento identitario e di ogni simbolo diverso da quello della merce e del piacere) come neolibertinismo erotico, incontrandosi l’uno e l’altro in una rappresentazione del mondo quale unico mercato globale in cui individui atomizzati sono ormai privi di qualsiasi altra qualificazione personale in grado di contrastare quella primaria di consumatori di merci che solo in quanto tali sanno relazionarsi. Ne discende che in maniera analoga a come il neoliberismo tende a minimizzare le regolamentazioni dello Stato e a favorire così il primato dell’economia sulla politica, così il neolibertinismo non può che negare la famiglia: “il neolibertinismo distrugge la base della vita etica, di cui il neoliberismo annichilisce il vertice… La deregulation è il collegamento tra le due figure del neoliberismo poststatale e del neolibertinismo postfamiliare”. Altra ineluttabile conseguenza, allora, che, su questa strada, l’esaltazione del “nuovo ordine amoroso” venga affidata alla “ideologia gender”, diffusa in maniera pianificata e sofisticata dall’industria culturale e mediatica, tesa a negare persino la dualità sessuale della natura umana, a favore di un tipo amorfo privo di stabile identità; analogamente all’affermazione di una società sciolta e ridotta in ogni suo aspetto alla sola forma della merce e del capitale finanziario. Un quadro in cui il consumatore (sia di oggetti che di godimento) ad un tempo persegue il “proprio personale profitto economico (business is business) ed erotico (love is love)”. La sempre più pronunciata conformazione della vita sentimentale ed erotica al modello delle dinamiche capitalistiche spiega, quindi, le diverse modalità in cui l’amore si propone sia nell’aspetto di merce che di mezzo di piacere (ad esempio, con la fine del pudore e l’annullamento del senso del privato, nella “esibizione narcisistica della selfie generation che mette all’asta il proprio corpo per prestazioni occasionali”) o tanti altri comportamenti, come l’utero in affitto o la banca del seme, sorretti dalla stessa logica della mercificazione.

Naturalmente, a un’analisi quale quella esposta non manca certo la consapevolezza della grande varietà di forme di trasgressione erotica costantemente presenti, in tutte le epoche, in maniera più o meno nascosta, nella società occidentale, nelle quali tuttavia si esprimevano non i tratti fondamentali del costume di una civiltà, bensì o fisiologiche ed elementari forme di evasione o più sofisticate scelte di vita anticonformistica da parte di inquiete élites culturali. Così pure, non è che manchino anche ai giorni nostri forme di relazione sentimentale ed erotica di tipo tradizionale, vissute sia con intensità emotiva che con responsabilità razionale nel segno della stabilità del rapporto, che però, per quanto forti, non riescono ad essere più il fondamento della vita associata in un clima ideologico che anzi tende sempre più a contrastarle.

Se tutt’altro che infondato ed anche molto suggestivo è l’impianto teorico di Fusaro che stabilisce una perfetta corrispondenza tra nuovo ordine capitalistico e nuovo ordine erotico nel segno della totale e globale mercificazione della sfera dei rapporti amorosi, tuttavia non mancano in esso elementi poco convincenti, come la segnalazione del 1989 quale drastica cesura non solo, com’è risaputo, nella scena politica ed economica mondiale, ma anche in relazione al tema in oggetto; quasi che alla diffusione (o alla imposizione) del neoliberismo in molteplici forme su scala planetaria, successivo alla disintegrazione del comunismo sovietico, siano seguite le straordinarie novità nel campo dei costumi di cui si sta parlando. Non che l’Autore ignori, naturalmente, il significato del Sessantotto quale manifestazione di radicalismo liberale in seno al mondo borghese, tale da anticipare fenomeni molto più accentuati due decenni dopo; e tuttavia che di nuovo ordine erotico quale manifestazione sovrastrutturale nella trattazione di Fusaro si possa legittimamente parlare solo in relazione al neocapitalismo globalizzato, sembra del tutto evidente. Ciò in quanto, probabilmente, la sua giovane età, non permettendogli di rievocare una diretta esperienza di quanto av-venuto nei decenni precedenti, lo mette nella condizione di attribuire un esagerato carattere di originalità a tendenze, fenomeni, tratti di costume a lui coevi, ma in verità con una genesi di molto anteriore. In effetti, già all’avvio degli anni Sessanta si manifestano negli atteggiamenti giovanili, nelle mode musicali, nel nuovo e più disinvolto rapporto tra i sessi quelle novità che saranno amplificate e rese irreversibili nel ’68, all’interno di una società occidentale ancora ben al di qua, in termini socioeconomici, del modello liberista deregolamentato; il che è confermato dalla letteratura dell’epoca dedita a cogliere il senso di tali mutamenti. Da sottolineare anche come, nel mondo socialista, pur in un contesto repressivo delle “diversità”, il modello tradizionale della famiglia fosse da più tempo stravolto contestualmente all’estensione delle attività lavorative maschili anche alle donne, al divorzio, all’ateismo istituzionale e quindi ad una laica vita sessuale più disinibita che in Occidente. Insomma, sia nel mondo capitalista di ieri che nell’ancora vivo sistema socialista, vistosi erano i cambiamenti nell’ambito dei costumi, ben anteriori al rivolgimento del 1989 che segna il trionfante esordio del neoliberismo e della globalizzazione; cambiamenti di cui l’ipercapitalismo finanziario senz’altro, poi, si approprierà potenziandone i tratti e ravvisando in essi potenti motori di una più accentuata mercificazione, come Fusaro giustamente rileva.

Ma quale il contesto in cui tale appropriazione e strumentalizzazione sono rese possibili? Sicuramente il perfezionamento della comunicazione mediatica e la repentina rivoluzione informatica, che permettono l’amplificazione a dismisura di fenomeni già evidenti e resi ora pervasivi, tali da interessare, al di là di differenze di età, sociali e culturali, un numero sempre più elevato degli utenti dei nuovi mezzi. Se pornografia, bassa letteratura destinata a procurare eccitazione e fantasie erotiche, una volta affidate a supporti cartacei e a primitivi mezzi audiovisivi, coinvolgevano un’utenza ancora nascosta e imbarazzata (ciò mantenendo quindi una barriera tra la “curiosa” trasgressione di una minoranza ed una estesa “normalità” ancora governata dalle virtù etiche o dalle norme religiose), con l’avvento delle nuove tecnologie tutto questo si mostra alla luce del sole, andando ad interessare in forma non più timida ma persino ostentata non solamente l’ambito dell’eterosessualità, ma anche il vasto mondo della omosessualità, che vede così riconosciuto il suo essere interprete di nuove e più libere forme di erotismo. Non è una novità, del resto, che il progresso conoscitivo scientifico e tecnologico, sebbene di per sé possa mostrare un senso titanico o faustiano, in chi semplicemente ne utilizza sul piano pratico le possibilità si limita a favorire, in verità, solo condizioni di vita più comode, operazioni in ogni ambito più veloci, più facili, più ripetitive, meno meditate, ovvero più automatiche; il che non aiuta certamente la tempra interiore della persona, bensì concorre al suo depotenziamento se non addirittura al suo disfacimento. Nel contempo, ed è fondamentale rilevarlo, è la stessa avanzata tecnologia, in particolare nelle sue realizzazioni informatiche, a rendere possibile il supercapitalismo globalizzato e, con questo, la dissoluzione delle forme di vita comunitarie e lo sfrenato individualismo consumista (al quale si prova a dare positivo valore presentandolo quale naturale espressione del sacro totem della li-bertà); cioè quell’ambiente che il giovane Fusaro, in esso immerso e fresco dei suoi proficui studi filosofici, si trova quasi a scoprire con occhi sorpresi, non avendo vissuto le stagioni durante le quali il “nuovo” era in verità già esploso in molteplici manifestazioni.

Ma se una tale dipendenza della possibilità stessa del capitalismo nelle sue forme odierne dalla conoscenza scientifica e tecnologica è indiscutibile, allora si delinea una relazione assai complessa in cui il presunto fattore strutturale di cui sarebbe espressione il “nuovo ordine erotico”, è esso stesso dipendente da una dinamica interna alla sfera razionale e culturale umana di cui la scienza con le sue realizzazioni è un aspetto. Una relazione invertita, insomma, rispetto a quella presa in esame da Fusaro, tale da portare a vedere il capitalismo stesso, con tutto ciò che esso implica, come una variabile dipendente, in una determinata fase storica, da un particolare orientamento del pensiero umano; a meno che non si voglia ridurre completamente (come in effetti talora è stato proposto) la stessa scienza a un aspetto ideologico di un determinato tipo di rapporti economico-sociali, rifiutando di vederla invece come l’esito di una autonoma vicenda culturale prevalentemente interna alla storia del pensiero.

Problematiche, queste, che evidentemente vanno oltre l’intento dell’opera di Fusaro, ma che sono tuttavia pertinenti al tema da lui trattato, dato che permettono di vedere lo scenario offerto dal giovane filosofo come solamente plausibile e non indiscutibilmente aderente, in maniera piena, alla realtà.

La chiara prospettiva che, comunque sia, scaturisce dalla suesposta interpretazione del mondo presente, è quella che chiama a “rieticizzare” la società, valorizzando ciò che ancora resta del “vecchio” mondo, solido e comunitario grazie al ruolo centrale della famiglia e dello Stato. Si mostrano, cioè, oggi, come rivoluzionari rispetto al nuovo ordine globale (antiborghese tanto quanto antiproletario) quei valori che in un contesto del tutto diverso erano potuti apparire aspetti di una conservazione da superare.

Per finire, pur tra gli elementi di incertezza appena segnalati, si può, sorridendo, ritenere invece come assolutamente certo (ci si può scommettere!) che la trasmissione televisiva nel corso della quale Diego Fusaro ha sostenuto l’impari confronto col nuovo che avanza, anzi dilaga, nel campo dei costumi, abbia, tra gli spettatori, stimolato grande curiosità verso le nuove disinvolte forme di convivenza delle coppie postmoderne, ma non altrettanto interesse verso le severe istituzioni etiche, che hanno attraversato la storia, oggetto della filosofia!

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