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EUROGENDFOR, lex paciferat?

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EuroGendFor, la nuova gendarmeria europea non sarà forse un mezzo nelle mani di governi, ormai totalmente asserviti all’UE, per avere a disposizione una forza da usare in caso di rivolte popolari, sommosse o criticità dei generi più svariati?

 

“Lex paciferat”, la legge porti la pace, questo il motto dell’EuroGendFor, acronimo EGF; ma quanti sanno esattamente di cosa si tratta?

La gendarmeria europea (Eurogendfor o EGF) è un corpo di polizia militare dell’Unione europea. Nata da un’iniziativa multinazionale di cinque paesi membri dell’Unione europea (Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna, ai quali si sono aggiunte la Romania nel 2008 e la Polonia nel 2011) essa è stata creata con lo scopo di provvedere ad una più efficiente gestione delle crisi internazionali fuori dai confini dell’UE. Il comando del corpo è situato a Vicenza presso la caserma Chinotto. Il suo motto è “Lex Paciferat” (La Legge porti la pace)

Così viene presentata EuroGendFor da Wikipedia, in maniera neutra e rassicurante. Un’istituzione che sembra non riguardare nessuno, lontana dal vissuto quotidiano della gente, irrilevante, se non addirittura vagamente benefica

Tuttavia, anche se i media non ne fanno praticamente mai parola, forse, o proprio per questo, non è ozioso provare ad indagare sulla questione.

Avvolta dal silenzio ne fu la nascita, oscuri ne restano funzione ed obiettivi. L’EGF ufficialmente nasce il 18 ottobre 2007, con il Trattato di Velsen, poco noto ai cittadini europei. Ne fanno parte, si diceva, non tutti i Paesi UE, ma solo quelli dotati di una polizia militare quali Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Italia; una sorta di super-polizia sovranazionale a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali. Un corpo agile, robusto e rapidamente schierabile, composto esclusivamente da elementi delle forze di polizia con status militare, preposto allo svolgimento di tutti i compiti di polizia nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi.

Dotata di una truppa di 800 “gendarmi” più una riserva di altri 1500, EuroGendFlor è mobilitabile in 30 giorni; il tutto gestito da due organi centrali: uno politico e uno tecnico. Quello politico è costituito dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa, quindi fa capo ai governi e non ai parlamenti, non è alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma si tratta di un corpo armato sovranazionale che, in quanto tale, gode di piena autonomia.

Ma se non risponde ai Parlamenti nazionali, né al Parlamento europeo, a chi risponde?

I dubbi che scaturiscono sono molteplici.

Anzitutto l’ennesimo attacco alla democrazia che si può configurare da parte di questa forza militare, la quale non risponde ad istituzioni elette ma solo al CIMIN, organismo composto da rappresentanti dei Ministeri di ciascuna delle Parti (Art. 7) che, si noti, non corrisponde a nessun Governo, ma ad una sorta di pseudo Governo esternalizzato multinazionale.

EGF ha il potere di operare con grande dispiegamento di armi, aerei, navi e altri equipaggiamenti militari all’interno degli Stati.

Ed inquieta inoltre la sua prerogativa di irresponsabilità penale e civile per cui, in caso di commissione di reati, i militari di EuroGendFor non sono perseguibili e non possono essere eseguite nei loro confronti sentenze di condanna per reati commessi nell’adempimento delle loro funzioni, né rispondono personalmente per i danni cagionati.

Estremamente imprecisa e generica, ancora, appare l’espressione “operazioni di gestioni delle crisi” di cui all’art. 1 del Trattato, data la sua ampiezza e stante l’assenza nella nostra Costituzione di indicazioni in proposito, presenti invece in quella tedesca e spagnola.

EuroGendFor può essere ingaggiata da UE, ONU, NATO, OCSE, da altre organizzazioni internazionali e da Stati terzi, e svolge anche ruoli di polizia giudiziaria svincolata addirittura dalla Magistratura inquirente in quanto gli viene attribuito il potere di individuare non meglio definiti “colpevoli” per consegnarli alla Magistratura, in violazione degli artt. 101 e 109 della Costituzione

Per le “missioni” estere (Artt. Da 4 a 7) viene inoltre violato il passaggio parlamentare di decisione di impegno bellico nonchè il ruolo del Presidente della Repubblica nella dichiarazione dello stato di guerra stabilito dagli artt. 78 e 87 della Costituzione.

Poichè Eurogendfor ha sia poteri e funzioni di polizia per l’ordine pubblico, che di polizia giudiziaria all’interno degli Stati Parti del Trattato, ecco che sorge un’altra domanda: questa EuroGendFor non sarà forse un mezzo nelle mani di governi, ormai totalmente asserviti all’UE, per avere a disposizione una forza da usare in caso di rivolte popolari, sommosse o criticità dei generi più svariati? Ad esempio Francia (Gilet Gialli)? Non potrà costituire la mano armata delle èlite mondialiste, qualora gli strumenti di violenza economica dovessero essere insufficienti a piegare i popoli?

Non dimentichiamo che qualunque violazione del principio cardine dello Stato di diritto basato sui tre poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) e sulla loro indipendenza, rappresenta una grave lesione per la democrazia, verso la deriva di svolte totalitarie.

Il pericoloso affievolimento della democrazia attraverso questa forza militare si riscontra anche nella previsione del potere di formazione degli operatori e degli istruttori di polizia secondo “standard internazionali”.

E l’ultima, ma non ultima, domanda che ci poniamo è la seguente: cosa resta della “sovranità” dello Stato italiano, se ha ceduto quella monetaria, se non può difendere i suoi confini – e come hanno dimostrato ampiamente i fatti, un governo che li voglia difendere non può restare in carica, e se quel che resta di quella militare è questo?!

Forse non è un caso che, dopo appena due settimane dal suo insediamento al Viminale, esattamente i 5 settembre, il neo ministro dell’Interno, l’ex prefetto Lamorgese, abbia tempestivamente riesumato un vecchio decreto, il decreto direttoriale Madia con il quale il Ministero dispone la soppressione delle squadre nautiche della Polizia di Stato, chiudendo quasi un centinaio di presidi sul litorale italiano e trasferendo il personale marittimo verso le questure e i commissariati, togliendo così i mezzi marittimi, come quelli che a luglio hanno visto protagonista il figlio di Salvini a Milano Marittima, a bordo di una moto d’acqua, cosa che aveva sollevato le furie del PD in quale, esterrefatto che i mezzi della polizia potessero essere impiegati in quel modo improprio, per bocca di Fiano e della Boschi tuonò: ” Le moto d’ acqua servono alle Forze dell’ordine per garantire la nostra sicurezza, non per giocare!”. Ora, però, che è al governo, il suo ministro ha subito provveduto ad eliminare completamente quei mezzi dichiarati così indispensabili alle Forze dell’Ordine!

E forse non è neppure un caso che, contestualmente, si levino, puntualmente represse, le lamentele degli uomini e delle donne in divisa, che sempre più spesso parlano di «scarsa sicurezza», «materiale inadeguato», «poche risorse», «addestramento insufficiente». Se l’ex ministro dell’Interno, aveva almeno investito sull’assunzione di nuovi agenti, l’attuale titolare del Viminale taglia i mezzi della Polizia nel malcontento generale, creando ancor più difficoltà tra gli agenti, che si trovano a dover lavorare in condizioni sempre più difficili, a dover fronteggiare situazioni pericolose in una realtà profondamente mutata, di fronte alla quale i mezzi già scarsi e i limitati poteri di cui sono dotati, si rivelano oggi assolutamente inadeguati. La cronaca ci presenta ogni giorno arresti di migranti che delinquono nel nostro Paese, eseguiti in flagranza di reato e poi puntualmente seguiti da immediati rilasci da parte di certa magistratura, con sentenze sbalorditive, citiamo per tutte quella che disponeva il rilascio dello spacciatore gambiano, già respinto dalla Svizzera, con precedenti per spaccio e altre denunce, in quanto spacciava per necessità poiché non disponendo di “alcun provento derivante da attività lavorativa, lo spaccio appare l’unico modo per mantenersi». .

E ora la nuova circolare Gabrielli, per indiscutibili questioni di sicurezza nazionale, dispone il divieto di avanzare critiche non solo attraverso social o giornali, ma anche attraverso i sindacati,
e viene altrersì precisato che l’agente, dentro e fuori dal servizio, deve mantenere «un comportamento idoneo a non creare imbarazzo all’amministrazione».

Persino Totò Martello, sindaco di Lampedusa favorevole ai porti aperti, punta ora il dito contro la situazione di pericolo che i clandestini, tornati a sbarcare in massa col governo Giallorosso, stanno producendo: “minacce, molestie, furti”; “Lampedusa è al collasso, le forze dell’ordine sono impotenti, nel centro ci sono centinaia di tunisini molti dei quali riescono tranquillamente ad aggirare i controlli: bivaccano e vivono per strada”. “Siamo abbandonati”. “I bar sono pieni di migranti che si ubriacano e molestano le donne. Ricevo decine di messaggi di turisti impauriti, gli albergatori, i commercianti e i ristoratori subiscono quotidianamente, non ce la fanno più”.
“Ci sono furti continui nelle botteghe di abbigliamento e di alimentari, molestie nei confronti dei turisti, non si è grado di gestire questa situazione, poiché molti di questi sono delinquenti”.

Ma il flusso intanto continua e la preoccupazione è crescente. La linea del governo “porti aperti” inquieta notevolmente le forze dell’ordine su cui ricade l’ordine pubblico, il sistema sicurezza è già in tilt. Il personale non è sufficiente per gestire la situazione, l’allarme è lanciato anche da Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) Il PD è costato 1.000 clandestini in 10 giorni «Attualmente sull’isola abbiamo 4 squadre da 10 uomini, tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. In realtà, le squadre dovrebbero essere cinque. Spesso – spiega il Segretario del Sap – una delle squadre è impiegata per gli accompagnamenti, lasciando inevitabilmente scoperto uno dei quadranti nel turno di 24 ore». «Questo – prosegue- costringe le restanti tre squadre ad effettuare doppi turni, talvolta anche in maniera consecutiva, iniziando il turno regolare alle 19, per poi giungere, tra viaggio e altro, a casa esausti alle 21 del giorno seguente. È inammissibile lavorare in queste condizioni».

Le forze dell’ordine al servizio dello Stato sovrano democratico, oggi calpestate e umiliate, vengono depotenziate e delegittimate, neutralizzate al fine di far esplodere il problema della sicurezza, l’emergenza che potrebbe far presto posto ad un’altra forza, quella al servizio della dittatura dei mercati, della desovranizzazione, della de-democratizzazione, in definitiva del Nuovo ordine imposto dall’Unione Europea, fase suprema del capitalismo finanziario no border.

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