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Il nichilismo geopolitico italiano ed europeo

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Ma che altro vuole l’Europa, se non il procurato suicidio dell’Italia? L’Europa non ha una geopolitica autonoma e unitaria, perché non è stata concepita come uno stato unitario e nemmeno come una confederazione di stati. 

 

L’Italia ha scoperto, con sommo stupore di tutti, di non avere una politica estera! Nell’attuale contesto politico globale, uno stato che non abbia una politica estera è una entità inesistente. L’Italia ha quindi scoperto il suo non essere. Una inesistenza che, se storicamente ha avuto inizio con lo status di paese occupato dalle potenze occidentali, e a sovranità limitata dalla fine del secondo conflitto mondiale, dal punto di vista geopolitico si estende alla intera Europa. Infatti nelle aree del Medio Oriente (conflitto USA – Iran), e nel mediterraneo (guerra in Libia), in cui le tensioni internazionali raggiungono i massimi livelli, l’Europa, che si è distinta per il suo assordante silenzio, si è rivelata una fantasmatica entità geopolitica.

L’Europa: una proiezione espansionista dell’asse franco – tedesco

“L’Europa non esiste”, è una affermazione di sconcertante ovvietà. L’Europa, nell’identificarsi con l’Occidente americano, dopo la fine dell’URSS e l’avvento dell’unilateralismo degli USA nel nuovo ordine mondiale, ha messo in atto il proprio suicidio geopolitico. Occorre tuttavia rilevare, che la UE, se non sussiste come soggetto geopolitico autonomo nel contesto globale, come organismo sovranazionale cui è stata devoluta la governance economico – finanziaria del vecchio continente, ha invece imposto la sua struttura totalizzante, con parallela dissoluzione progressiva degli stati nazionali.

Pertanto, l’Italia, se nell’ambito internazionale è un paese irrilevante, quale membro di una Europa inesistente nella geopolitica mondiale, all’interno della UE è invece un paese subalterno. Con il Trattato di Maastricht, l’Italia è stata espropriata sostanzialmente della propria sovranità politica, che è stata devoluta all’Europa.

L’era della globalizzazione ha determinato una sempre più accentuata interconnessione economica e politica tra gli stati, con conseguente depotenziamento di tutti gli stati europei, il cui confronto, con le nuove potenze di dimensioni continentali si era reso improponibile. Pertanto, dopo la fine del bipolarismo USA – URSS, si rivelò necessaria la creazione di una unione europea, onde realizzare una integrazione tra gli stati al fine di far fronte alle nuove sfide geopolitiche ed economiche del mondo globalizzato del XXI° secolo. L’interesse nazionale dell’Italia avrebbe potuto essere salvaguardato solo in un contesto europeo.

L’Europa avrebbe dovuto implementare una politica estera comune, creare una struttura di difesa e di sicurezza unitaria, imporre l’euro come valuta di riserva internazionale alternativa al dollaro, assumere un ruolo autonomo nella geopolitica mondiale, affrancando il vecchio continente dalla subalternità nei confronti dell’Occidente americano.

Lo sviluppo interno e il ruolo internazionale dell’Italia si sarebbe dovuto identificare con quello dell’Europa. Ma tale prospettiva si è rivelata del tutto infondata. L’Italia attuale è infatti un paese irrilevante nel contesto internazionale ed ha subito il colonialismo economico dell’asse franco – tedesco all’interno della UE.

All’integrazione europea ha fatto riscontro la destrutturazione politica ed economica dell’Italia. L’adesione alla UE ha comportato riforme strutturali che hanno depotenziato le istituzioni democratiche, condannato l’economia alla stagnazione / recessione, distrutto in larga parte lo stato sociale. Non si può rilevare l’incapacità italiana di far fronte a situazioni di conflittualità in politica estera in cui vengono coinvolti gli interessi nazionali dell’Italia, senza tener conto della conflittualità interna ad una Europa dimostratasi sempre espansionista e predatrice nei confronti del nostro paese. Come si può sostenere retoricamente che “l’Europa deve parlare con una voce sola”, quando le potenze ostili e devastanti della nostra sovranità debbono essere individuate nella Francia e nella Germania, negli stati dominanti cioè dell’Europa stessa?

E’ facile inoltre ironizzare sulla incapacità e sulla cialtroneria della attuale classe dirigente. Essa è solo il risultato di quell’europeismo acritico e subalterno assunto ad ideologia di legittimazione di tutti i governi che si sono succeduti nella seconda repubblica. Si sono imposti trattati e riforme con effetti devastanti dal punto di vista economico e sociale per l’Italia, quali il pareggio di bilancio, il fiscal compact, il bail in, in nome dell’Europa, con l’ossessivo refrain “ce lo chiede l’Europa”. Ma che altro vuole l’Europa, se non il procurato suicidio dell’Italia?

La stessa struttura dell’Europa, sin dai suoi atti fondativi, non è stata concepita nell’ottica dell’unificazione, della solidarietà e dello sviluppo degli stati, ma come una proiezione delle espansione delle potenze dominanti, quali sono la Francia e la Germania.

La Francia concepì l’Europa come l’occasione di riviviscenza della propria potenza a livello continentale dopo la perdita dell’impero coloniale. Oggi Macron vuole riaffermare il ruolo politico dominante della Francia, quale unico paese della UE dotato di armamento nucleare e membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla UE a seguito della Brexit. La Francia, oltre ad essersi appropriata di numerose e rilevanti imprese italiane, si rese protagonista della guerra contro Gheddafi in occasione delle “primavere arabe”, con il dichiarato intento di estendere la propria area di influenza alla Libia, sostituendosi all’Italia. Allo stato attuale la Francia sostiene Haftar in aperta ostilità con l’Italia, che vede minacciati i propri interessi economici in Libia, rappresentati dalla presenza dell’ENI. Non è davvero pensabile che la Francia, tuttora potenza neocoloniale nell’Africa sub sahariana, possa condividere con l’Europa, in nome dell’unità europea, la propria politica di dominio nel continente africano.

La Germania ha imposto il proprio dominio economico sull’Europa, attraverso l’euro e il suo sistema di cambi fissi e una politica di rigore finanziario che ha determinato l’appropriazione di rilevanti asset economici dei paesi più deboli, condannati alla destrutturazione produttiva e all’indebitamento, se non al default.

La potenza tedesca si è resa protagonista di una politica di espansionismo economico verso l’Europa dell’est. Attraverso le delocalizzazioni industriali, le acquisizioni di larga parte delle imprese strategiche dei paesi dell’est europeo, ha affermato il proprio primato.

L’Europa non ha una geopolitica autonoma e unitaria, perché non è stata concepita come uno stato unitario e nemmeno come una confederazione di stati. La UE è infatti un organismo sovranazionale di carattere finanziario e tecnocratico, che domina l’Europa, una proiezione della politica di potenza continentale di Francia e Germania.

Il ruolo destabilizzante della Nato in Europa

La geopolitica europea si è sempre identificata con quella dell’Occidente atlantico. Sebbene gli interessi europei ed italiani si sono dimostrati generalmente in conflitto con quelli americani, questo status di sovranità limitata ha favorito lo sviluppo economico dell’Europa, che tuttavia non ha mai assunto una soggettività geopolitica autonoma nell’ambito della politica internazionale. La politica trumpiana di disimpegno dalla Nato ha fatto emergere l’inconsistenza geopolitica della UE.

Non si deve comunque pensare che l’annunciato disimpegno americano in Europa e in Medio Oriente implichi l’abdicazione degli USA dal ruolo di prima potenza mondiale. Infatti l’America di Trump vuole limitare l’impegno militare diretto degli Stati Uniti nel mondo, ma nello stesso tempo, vuole esercitare la propria influenza dominante mediante il sostegno militare e finanziario delle potenze regionali alleate, quali sono l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi e Israele in Medio Oriente in funzione antiraniana.

I paesi europei membri della Nato, ritenuti dagli USA alleati poco affidabili, se non irrilevanti nel confronto con la Russia di Putin e la Cina, sono stati declassati ad un ruolo geopolitico marginale. Ma la Nato si è rivelata un elemento di destabilizzazione e generatore di conflittualità anche all’interno dell’Europa stessa.

L’estensione della UE ai paesi dell’Europa dell’est, ha coinciso con l’espansione della Nato in quei paesi già membri del patto di Varsavia, con conseguente istallazione di basi militari americane ai confini con la Russia. La Nato si è resa responsabile di una costante politica di aggressione nei confronti della Russia, come nel caso della guerra in Ucraina, di cui la UE si è resa partecipe. Le successive sanzioni imposte dagli USA alla Russia hanno prodotto rilevanti danni economici all’export europeo, specie al settore agroalimentare italiano.
La politica sovranista dei paesi del patto di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), ha determinato una drastica spaccatura interna della UE. Tali paesi costituiscono un’area dominata economicamente dalla Germania. La loro crescita economica si è potuta realizzare grazie all’accesso ai fondi strutturali europei, quali aree economicamente depresse (a danno di altre aree europee economicamente arretrate quali il Mezzogiorno italiano che si è visto ridurre drasticamente ridurre i fondi europei per lo sviluppo). Tali fondi europei sono stati impiegati dai paesi dell’est europeo per ridurre ai minimi la pressione fiscale, al fine di incentivare la delocalizzazione produttiva in questi paesi di grandi imprese dei paesi europei più industrializzati. L’economia italiana ha subito rilevanti perdite di quote di produzione a causa della politica di dumping fiscale messa in atto dai paesi dell’est.

Ma la dipendenza economica dalla Germania dei paesi del patto di Visegrad non trova riscontro nella politica. Infatti i governi sovranisti dell’est europeo perseguono una politica di aperto contrasto con la UE, in tema di recepimento di direttive di ordine giuridico e di politica migratoria. Il blocco dei paesi di Visegrad afferma il proprio sovranismo contro la UE, privilegiando la politica espansionista della Nato verso l’est in funzione antirussa. I paesi dell’est europeo sono quindi antieuropei in quanto soggetti alla diretta influenza statunitense, in termini di dipendenza energetica e di armamenti, con l’istallazione delle basi militari della Nato più importanti in Europa sul loro territorio.

Il sovranismo impostosi nell’est europeo ha peraltro rinverdito le ambizioni dell’espansionismo nazionalista polacco contro la Russia. Ha avuto una sua teorica riviviscenza perfino il progetto federale di Pilsudski denominato “Intermarium”, che prevedeva la creazione di una federazione di stati che si estendesse dal Mar Baltico al Mar Nero a guida polacco – lituana, costituita al fine di disgregare la Russia. Tali ambizioni nazionalistiche si rivelano del tutto compatibili, sia con i disegni americani di destabilizzazione dell’Europa, che con la strategia di espansione eurasiatica perseguita dagli USA.

L’equivoco fondamentale dell’attuale sovranismo europeo consiste proprio in questo suo atteggiamento euroscettico, cui fa riscontro un filo americanismo di fondo in chiave trumpiana, che è evidentemente incompatibile con le istanze di rivendicazione dell’identità nazionale dei popoli europei.

Il nichilismo geopolitico italiano ed europeo

Il vuoto geopolitico generato dall’assenza dell’Europa in Medio Oriente è stato occupato dal ruolo di protagonisti assunto dalla Russia e dall’Iran. Esso si è reso ancor più evidente nel mediterraneo, in cui saranno le potenze di Russia e Turchia a decidere delle sorti della Libia.

Il predominio di Russia e Turchia nell’area del mediterraneo orientale comporterà l’estromissione dell’Italia da tale area, con gravi pregiudizi degli interessi strategici ed energetici per il nostro paese. La ingombrante presenza della Turchia in Libia comprometterà la realizzazione del progetto del gasdotto South Stream già assegnata all’ENI, per connettere la Russia alla UE, con l’estromissione dell’Ucraina.

Inoltre, il ruolo di primo piano assunto dalla Turchia nel mediterraneo renderà di difficile attuazione lo sfruttamento da parte dell’ENI del giacimento di Zohr, situato nelle acque egiziane.

Gli interessi italiani nel mediterraneo si sono stati ripetutamente scontrati con l’atteggiamento ostile degli americani, dimostratisi invece assai più condiscendenti nei confronti della Germania. Afferma a tal riguardo Alberto Negri su “Il Manifesto”: “Perché come Paese contiamo poco o niente? Una delle risposte è venuta questa settimana nella stretta di mano tra Putin ed Erdogan all’inaugurazione del Turkish Stream, il simbolo del fallimento della nostra politica estera nel Mediterraneo e in Libia. Quel gasdotto con il nome di South Stream doveva costruirlo l’italiana Saipem non Erdogan ma fu bloccato da Europa e Stati Uniti per sanzionare la Russia sull’Ucraina. Peccato che alla Germania in questi anni sia stato consentito di raddoppiare il North Stream con Mosca e alla Turchia, riottoso membro della Nato, di raggiungere accordi con Putin nel gas e persino negli armamenti. Dov’erano l’Unione europea e gli Stati Uniti? Hanno contribuito a bloccare i nostri interessi nazionali ma dato via libera a quelli altrui”.

Si delinea dunque un nuovo equilibrio geopolitico mondiale ispirato al multilateralismo. Le potenze emergenti, Russia e Cina a livello mondiale, vengono affiancate da altre potenze regionali quali l’India, la Turchia e l’Iran. L’emergere di grandi stati nazionali sulla scena mondiale fa presagire un decisivo declino della geopolitica globalista unipolare dominata dagli USA.

E’ ben nota l’ostilità del mainstream occidentale nei confronti di una nuova geopolitica multipolare che abbia come protagoniste potenze rette da regimi illiberali. L’ordine mondiale neoliberista ha comportato la destrutturazione degli stati ed il primato dell’economia globale sulla sovranità degli stati. Occorre quindi concludere che la sovranità e la democrazia di uno stato sono incompatibili con il primato ideologico e politico del liberalismo.

Emergono quindi le cause del declino geopolitico europeo. Il primato tedesco sull’Europa ha generato una UE dalla struttura economico – finanziaria improntata ad un neoliberismo apolide, che ha distrutto le radici identitarie dei popoli e ha condotto ad un nichilismo geopolitico che condanna l’Europa stessa alla sua irrilevanza nel contesto mondiale e ad una sua progressiva dissoluzione interna.

L’Europa, già afflitta da una crisi demografica forse irreversibile, evidenzia una perdurante stagnazione economica e un rilevante ritardo nell’innovazione tecnologica, che accentua la sua dipendenza dagli USA e dalla Cina.

Il dominio della Germania ha estromesso l’Europa dalla storia ed il suo declassamento geopolitico ed economico è ormai evidente.

L’Europa può sopravvivere a se stessa nella misura in cui potrà affrancarsi dal neoliberismo globalista americano e saprà costruire un proprio sovranismo illiberale, che però al momento è tutto da inventare.

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