Se tanti altri nemici di Putin non lo erano affatto e ora lo sono diventati, perché il ripensamento o la precisazione delle sue posizioni devono essere rimproverate come politicamente false e incoerenti al solo Salvini?
Premesso che da diverso tempo non ho particolare simpatia politica per Salvini (fin da quando, sulla base di sballati calcoli, fece cadere il primo governo Conte; ma non solo per questo), trovo però senza fondamento la denigrazione ed il sarcasmo con cui viene giudicato il suo modo di porsi di fronte alle tragiche vicende ucraine.
Intanto vorrei che qualcuno dei severi critici di Matteo mi spiegasse perché, fino ad epoca recentissima, dovesse risultare inammissibile esprimere positivi giudizi su Vladimir Putin: egli si è mostrato politico abilissimo e deciso nel salvare il suo paese dalla catastrofe, a tutti i livelli, determinata dalla implosione dell’Urss. Certo, non poteva farlo assecondando le manifeste mire predatorie americane; instaurando, per esempio, un quadro istituzionale del tutto identico a quello occidentale, in cui certi subdoli giochi si sarebbero espressi in tutta la loro efficacia.
Ma, a parte questa sua pragmatica azione, spesso egli ha anche, in termini più “ideologici” e culturalmente tutt’altro che sprovveduti, indicato i limiti della democrazia nella sua formula “liberale”, ormai un dogma in Occidente. Perché non condividere tale formula fin nei minimi dettagli dovrebbe voler dire cieco autoritarismo o dittatura, come per i gonzi predicano i tanti soloni in malafede della politica italiana? E tra questi anche gente, dall’estrema destra all’estrema sinistra, che una volta seguiva con convinzione modelli di democrazia che la qualificavano come socialista, o cristiana, o nazionale, o corporativa, eccetera. Ora tutti, invece, convertiti alla “democrazia liberale”, perché?… A chi giova l’esasperata “libertà” (intesa sempre a senso unico)? Chi ci sguazza dentro a suo piacimento? Ovviamente, domande che mandano all’inferno chi si permette di formularle!
Ed ancora, perché, diciamo fino ad un mese fa, doveva essere improponibile apprezzare i continui tentativi di Putin di stabilire rapporti reciprocamente vantaggiosi sia con i singoli paesi dell’UE che con questa nel suo complesso? Perché una simile politica doveva significare per forza un suo diabolico appoggio al tanto vituperato e falsamente rappresentato “sovranismo”? Forse perché, in effetti, così facendo, indirettamente egli favoriva una visione dell’Europa non assoggettata al padrone americano e capace quindi di autonomia nei vari ambiti in cui un serio progetto federale o confederale dovrebbe esprimersi: un disegno che non può andar bene per coloro che vogliono, al contrario, l’Italia colonia americana per sempre e una Europa senza identità e volontà, mero strumento di strategie economico-finanziarie.
Analoghe considerazioni circa la Nato, di cui si ammette, di solito, la sua singolare, strana continuazione in forma ampliata ed operativa in ogni parte del mondo, anche dopo la fine dell’Urss nei confronti della quale era nata come strumento militare di contenimento. Eretico pensare che tale alleanza continua e deve continuare, ormai, solo come potente salvaguardia della egemonia americana? Ma come può nascere e crescere allora un’autentica, autonoma Europa politica (e quindi anche militare) senza liberarsi da questa che è una pericolosa gabbia (primo bersaglio, tra l’altro, di eventuali missili) piuttosto che una sicura protezione? Ultracomprensibili, inoltre, le sempre dichiarate ma inascoltate preoccupazioni di Putin per il costante allargamento ad Est della Nato stessa, incurante di mandare all’aria in tal modo ogni precedente intesa per la reciproca sicurezza.
Dunque, tornando a Salvini, cosa c’era di strano, fino a non molto tempo fa, nella sua politica attenta a questi temi e per giunta protesa a favorire, con un amichevole atteggiamento verso la Russia (pur nella sempre dichiarata piena appartenenza all’Occidente) gli interessi industriali e commerciali italiani?
Ora, descritto questo quadro, veniamo all’invasione russa dell’Ucraina, ovvero ad un Putin ben più cattivo, e stupido, di quanto tutti noi, ed anche Matteo, avremmo potuto immaginare: “cattivo”, non lo si può giudicare diversamente, in quanto non è possibile ad un comune, normale essere umano quale ognuno di noi è, entrare nella sfera psicologica personale di chi guida gli Stati e giustificarlo nella decisione della guerra, cioè della sicura morte di chissà quanti innocenti. Cattivi, dunque, per fare qualche esempio dal ’45 in poi, Truman delle due bombe atomiche, o Johnson del Vietnam, o più tardi i Bush padre e figlio, Clinton, Obama (lista molto incompleta), così “attivi” in altre parti del mondo; e quindi cattivissimo, ora, anche Putin, senza appello. E pure stupido, in quanto, pur con tutte le sue ragioni, così operando avrà ora, presumibilmente, ancora più Nato a fronteggiarlo ed una Ucraina ancora più protesa di prima verso l’Occidente.
Allora, di fronte agli avvenimenti che stiamo vivendo e alle diffuse reazioni che stanno suscitando, perché le ultime comprensibili prese di posizione di Salvini di fronte all’invasione e alle devastazioni della guerra dovrebbero stupire e suscitare divertite considerazioni, ironia, sarcasmo, invettive? Se tanti altri che, per i motivi prima esposti, nemici di Putin non erano affatto, lo sono in diversa misura diventati, o comunque gli indirizzano ora forti critiche, in seguito a quanto accaduto, perché il ripensamento o la precisazione delle sue posizioni devono essere rimproverate come politicamente false e incoerenti al solo Salvini? Dico “politicamente”, perché le sue intime, personali idee su questa o quella cosa non possiamo, né ci serve, conoscerle; ma questo vale per ogni protagonista della vita pubblica.
Perciò, pur con grande rispetto e tanta comprensione per il sindaco (per quello che il suo paese sta attraversando), il quale si è rivolto a Salvini nel modo che sappiamo, osannato dalle folle del conformismo nostrano, è lecito ritenere che egli avrebbe potuto più civilmente dirgli, rappresentando meglio la realtà: “caro onorevole, siamo contenti di vedere che lei, in seguito a quello che noi stiamo da lui subendo, si è ricreduto sul lusinghiero giudizio che aveva di Putin”. Sarebbe stata una posizione più serena e più giusta, meno funzionale, come è potuta a qualcuno sembrare, alle piccole e meschine guerre della politichetta italiana.