Elezioni 4 marzo: l’Europa ha già votato per se stessa e contro il popolo italiano

Nelle elezioni del 4 marzo non sarà il popolo a decidere, perché l’Europa ha già abrogato il suo futuro. 

 

Le elezioni del 4 marzo saranno decisive per l’appartenenza dell’Italia all’Europa? Le elezioni italiane vengono infatti considerate dall’establishment della UE come un referendum pro o contro l’Europa. Il significato politico del voto del 4 marzo non consiste dunque nella contrapposizione tra coalizioni di centrodestra, centrosinistra e M5S, ma nel confronto tra due schieramenti trasversali: l’europeismo e il sovranismo. La ragion di stato della UE prevale sulla politica italiana e prove inconfutabili di tale supremazia sono il sostegno dichiarato della Merkel a Berlusconi e le assicurazioni fornite qualche giorno fa da Gentiloni al dominus germanico, circa la continuità della politica di integrazione dell’Italia in Europa e la prosecuzione della politica di riforme in senso liberista già imposto dalla UE.

Come mai per Pamela Mastropietro le piddine non urlano al femminicidio?

Perché nessuno urla nelle piazze “IO SONO PAMELA”?

 

C’era d’aspettarselo, non poteva che essere prevedibile il comportamento femminista che pesa e misura gli omicidi di donne per opera di uomini bianchi, ma non neri, e men che meno islamici, tutti atti di sadismo di genere.

Al di fuori di quanto emergerà dalle indagini in corso e di quale sarà l’entità della punizione inflitta ai nigeriani assassini da parte del giudice – e qui gli italiani che non ci stanno al compromesso polcor, filoimmigrazionista, temono una risoluzione penale piuttosto blanda – sembra proprio che la sventurata Pamela sarà trattata come una donna declassata a vittima comune e non elevata agli onori del femminicidio: categoria elitaria che attiene solo a determinate donne, secondo la vulgata intransigente delle compagne che vogliono la distruzione socio-antropologica del maschio e di tutto il nazifascismo che, secondo il loro strabismo etico-legale, essere virili comporta.

Continuità e governabilità in Italia

Continuità e governabilità in Italia, ossia Berlusconi ha fottuto Salvini e Meloni 

 

L’ultra-ottantenne sex maniac/burlesque/sparaballe, in grande rispolvero mediatico, domina il disgustoso teatrino elettorale italiano, cercando di adombrare tutti gli altri, a un mese e uno sputo dall’appuntamento elettorale più atteso del 2018. Ce l’ha fatta a ritornare sulla breccia, a costo di leccare anche le suole delle scarpe dei potentati finanziari sopranazionali e dei loro valletti, dalla Ue alla Merkel, da Juncker e affini ai suoi cari popolari europei.

Forca Italia, il partito personale degli esordi (il Pdl era un episodio, un calderone tenuto insieme con la saliva), a dar retta ai sondaggi è in salita e mangia voti su voti alla Lega in formato Salvini. Quel che conta è che la riedizione crepuscolare del centro-destra potrà avere una quasi-maggioranza, o addirittura la maggioranza dei seggi in parlamento. Ma è proprio per questo che Berlusconi ha rimesso in piedi il centro-destra, preparando nel contempo un trappolone per Salvini e Meloni.

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