Stato – Nazione ed Europa delle Patrie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’alternativa all’Ue, in mano a banchieri e finanzieri, è rappresentata da un’Europa delle patrie, ognuna con pari dignità.

 

Quello che, dagli osservatori e dai media, viene comunemente definito campo sovranista è rappresentato da partiti e movimenti che propugnano delle politiche sociali rivolte prima di tutto a favore dei propri connazionali ed, eventualmente, solo in seconda battuta, degli immigrati. E’ la sana filosofia del buon padre di famiglia il quale prima ha il dovere di mantenere moglie e figli e solo se avanzano delle risorse può devolverle in beneficienza. Ragionamento, questo, apparentemente ineccepibile ma che non piace alla cosiddetta intelighentia, serva di quei poteri economico-finanziari favorevoli all’immigrazione incontrollata che definisce sprezzantemente questi movimenti “populisti”.

Tagli ai fondi per l’editoria: articolo 21 a rischio

 

 

 

 

 

L’esecutivo gialloverde taglia i fondi all’editoria invocando logiche concorrenziali e finge di non accorgersi che così pregiudica la libertà di stampa e il diritto al pluralismo dell’informazione

 

Tra le principali misure adottate dal governo Lega-M5S nell’ambito della recente manovra finanziaria figura a pieno titolo il taglio del contributo pubblico all’editoria e all’informazione. Il provvedimento presenta un carattere di progressività temporale: nel 2019 la sforbiciata sarà pari al 25%, nel 2020 al 50% e nel 2021 al 75%, così da ridurre a zero i fondi nel 2022.

La norma, pluriennale cavallo di battaglia dei 5 Stelle, si incardina in quel disegno di altrettanto progressiva disintermediazione sociale e politica teorizzata dai neo corifei dell’alienazione rousseauiana: il superamento di qualunque corpo intermedio – dai sindacati ai giornali, dalla magistratura alle aule parlamentari – che possa frapporsi alla sostituzione della democrazia rappresentativa con quella diretta gestita da piattaforme on-line.

Il virus mortale della europatia

L’europatia è una patologia mortale per i popoli e gli stati. La storia recente, al pari di una diagnosi clinica, ce ne offre una evidente conferma.

 

 

La “gabbia dell’euro” compie 20 anni

L’euro ha compiuto 20 anni. Questo è tuttavia un anniversario che non ha dato luogo a festeggiamenti, ma, al contrario, induce ad analisi assai critiche su una unificazione monetaria che ha generato un’Europa conflittuale, oligarchica e marginalizzata nel contesto geopolitico mondiale. I 20 anni dell’euro non sono certo una ricorrenza patriottica per i popoli europei che hanno subito in prima persona gli effetti di un progetto di unificazione monetaria e di ingegneria sociale che ha espropriato gli stati della propria sovranità economica e politica con la devoluzione dei poteri istituzionali ad organismi tecnocratico – finanziari che esercitano oggi la governance europea. L’oligarchia ha soppiantato la democrazia, il potere dei mercati ha esautorato la sovranità popolare.
La moneta unica è infatti oggi percepita come “gabbia dell’euro”, assimilabile ad una condanna a 20 anni di carcere inflitta ai popoli privati dei loro fondamentali diritti democratici. L’euro ha rappresentato per l’Europa una svolta sistemica, che ha prodotto una società di stampo neoliberista dominata da sempre più accentuate diseguaglianze e conflitti interni tra le elites e la base, tra europeismo e populismo. Le diseguaglianze sociali interne agli stati riflettono in realtà la contrapposizione attualmente presente in Europa tra stati stessi, tra i paesi dominanti e quelli subalterni.

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