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Il coronavirus e le catene di Prometeo

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“Liberare l’uomo dal timore, obiettivo di gran lunga più importante che fornirlo di armi o provvederlo di medicinali” Ernst Junger, Trattato del Ribelle

Agli inizi della crisi per il coronavirus, il professore Galimberti fece un’osservazione illuminante: questa non è paura ma angoscia. La paura si ha per un qualcosa di riconoscibile, mentre con l’angoscia si ha paura di qualcosa di sconosciuto. Questa riflessione dovrebbe essere alla base di ogni ragionamento legato alla diffusione del virus e alla risposta che in Italia, e solo in Italia, è stata data ad essa. Da cosa è stata generata questa improvvisa ondata di angoscia a fronte di numeri di contagi (infinitesimi rispetto a quelli del raffreddore tanto per fare un esempio) e di decessi (si guardino i dati ISTAT per rendersi conto di come il numero di morti nei primi 3 mesi del 2020 sia addirittura inferiore a livello nazionale di quelli dello stesso periodo del 2019) che non la rendono giustificabile?

Il sistema liberal capitalista attuale, post-moderno per dirla con De Benoist, si basa sull’onnipresenza del mercato, in tutto, compreso l’uomo, che diventa merce in vetrina. Come scrive François Bousquet sul sito della rivista francese Elements: “Zero morti, zero danni, zero debolezze, sono i nuovi imperativi categorici. Ciò che stiamo cercando di scongiurare attraverso questo processo non è solo la visibilità della morte, è la sua possibilità. Nel suo lavoro sulla morte, il grande storico Philippe Ariès ha dimostrato come la morte sia diventata proibita, addirittura scandalosa. Non deve più disturbare la felicità dei vivi. In un mondo giocoso, non c’è più spazio per il tragico”. Il libero mercato dei corpi ci vuole tutti perennemente in un’età compresa tra i 20 e i 40 anni, per sempre e sempre in perfetta salute. La malattia, la sofferenza, la morte, tutti fenomeni che fanno parte del ciclo naturale, devono essere eliminati, nemmeno ritenuti possibili appunto.

A chi è stato dato tale potere di rimozione? Ovviamente alla scienza, che smette di essere una tecnica, per diventare una religione, incontestabile e onnisciente. Mentre nelle società tradizionali, l’Uomo fa parte della Natura, è solamente un Ente transeunte (seppur “qualificato” dalla mente o memoria), una manifestazione dell’Essere eterno, secondo l’idea di “trascendenza immanente” utilizzata da Julius Evola. Come tale, è sottoposto al ciclo della Natura, per cui la morte è elemento essenziale della vita, basti pensare all’importanza del Polemos tra gli opposti nel pensiero di Eraclito. Con la separazione dell’uomo dalla Natura e successivamente il dominio di tutti gli aspetti della vita da parte del mercato, tutto cambia. Già Aristotele individuava la dicotomia tra Physis, tutto ciò che si manifesta spontaneamente, Aletheia, e Techne, tutto ciò che è artefatto dall’uomo, e Heidegger individua il percorso del pensiero Occidentale come un decadere costante dalla meraviglia dell’uomo di fronte al manifestarsi della Physis a un prevalere progressivo della smania illimitata di potenza, Hybris, prometeica legata al progetto di dominio e sfruttamento del tutto da parte dell’uomo. Questo progetto di dominio elimina per necessità il Sacro e con esso slega la morte dalla vita, rendendola un’idea insopportabile per l’uomo, e come insegna Severino è proprio questa continua presenza del Nulla, che è la morte de-sacralizzata e considerata in-naturale, che è appunto la causa dell’inevitabile nihilismo del mondo Occidentale.

Oggi viviamo nel capovolgimento del valore delle discipline, con una tecnica che per sua definizione studia l’ente, ciò che può vedere e analizzare, la scienza appunto, eretta a sapere supremo e ciò che studia l’Essere, la filosofia, il vero sapere, relegato sempre più in un angolo. Il problema è che studiando solo ciò che si vede, la scienza non può fissare verità assolute e immutabili, ma solamente modificabili, e infatti nel caso dello studio di un virus nuovo come il Covid-19 vengono enunciate affermazioni considerate assolutamente vere oggi (le mascherine non servono, i tamponi solo a chi ha sintomi, non rimane nell’aria) e considerate come assolute fesserie, fake news come si dice oggi, il giorno dopo (tutti devono usare le mascherine, tamponi necessari per tutti, rimane sulle superfici e nell’aria per diverse ore). Proprio da ciò nasce l’angoscia che ha generato la follia dei provvedimenti presi in questi mesi in Italia. Esiste la convinzione, figlia dei lumi, che la scienza troverà sempre una soluzione ai problemi dell’umanità fino a scacciare la sofferenza e la morte, regalandoci un eterno presente, da merce perfetta.

Al manifestarsi del virus, vi era la certezza che la scienza avrebbe rapidamente fornito la risposta e “sconfitto” il male. Al “non ne abbiamo idea” degli scienziati, si è scatenato il panico e l’angoscia dovuta al franare della terra sotto i piedi dell’uomo moderno messo di fronte all’ovvia evidenza che la morte è naturalmente ineliminabile e che la scienza non è in grado di fornire risposte di verità. La risposta allora si è spostata su quello che Zarelli definisce perfettamente come una modificazione antropologica dell’uomo, il quale non può vivere sotto la Gestell heideggeriana, quel sistema tecnico che vive ormai di leggi autonome aldilà del giusto e del bello. L’uomo diventa una monade, come indicava Leibniz, deve bastare a sé stesso, rinchiuso in casa, isolato in una realtà tutta virtuale e a breve controllato a ogni suo passo tramite app. Tutto questo ovviamente rende la realtà invivibile a un uomo che già Aristotele ci insegnava essere zoon politikon, animale politico, cioè un animale che si definisce all’interno di una comunità reale e abitante uno spazio comune.

Questo è chiaramente un fenomeno mondiale, la globalizzazione tende infatti a cancellare le differenze, ma in Italia ha avuto effetti ancora più devastanti a causa di una pochezza imbarazzante della nostra classe politica, presente e delle ultime decadi. La Germania, ad esempio, ha subito in misura decisamente inferiore tale situazione, non tanto e non solo perché più ricca, e ancor meno perché più egoista, come ci vogliono far creder, ma semplicemente per una idea di Stato decisamente superiore alla nostra.

Mentre nel corso degli anni in Italia si continuavano a tagliare i fondi alla Sanità pubblica e a privatizzare selvaggiamente, i due veri motivi degli effetti devastanti verificatisi in Lombardia (si veda il recentissimo caso del Pio Albergo Trivulzio), in Germania si costruivano posti di terapia intensiva. All’inizio della crisi in Germania si contavano oltre 8.000 postazioni (più molte altre che lo potrebbero diventare con una piccola modifica) a fronte dei circa 3.000 in Italia.

Ma se questo è imputabile ai Governi precedenti la pochezza, oserei dire criminale, dell’attuale Esecutivo è da addebitarsi agli “aperitivi all’involtino cinese”, alla campagna “abbracciamo un cinese” contro il “fascista” Salvini, la sicurezza con cui Conte diceva che in Italia la diffusione del virus era quasi impossibile… tutto ciò mentre la crisi si stava già manifestando. Per completare il lavoro, mentre la Merkel ha già elaborato un piano dettagliato per la cosiddetta Fase 2, a Roma ancora non hanno idea di come svolgere gli esami di maturità (neppure se alcune scuole riapriranno a Settembre), per non parlare della “ripartenza” che dovrebbe verificarsi tra qualche giorno.

Quello di cui non si rendono conto è che questo sistema si basa unicamente sul garantire una ricchezza materiale diffusa (ovviamente a scapito di una totale povertà spirituale e di vera salute personale) come forse mai nella Storia. Se non saranno in grado di garantire tale ricchezza materiale, il loro intero sistema rischia di crollare di schianto. D’altronde per giudicare la classe dirigente italiana, le parole di Junger in Il Trattato del Ribelle sono quanto mai adatte: “in questo paesaggio di officine, il potere è messo all’incanto e se lo aggiudica colui che da ali alla propria insignificanza”.

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