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ITALIA: UN PAESE DIVISO

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La nazione italiana si trova in uno stato di profonda crisi che rischia di diventare irreversibile. Quando viene meno l’idea di come la nazione sia rappresentazione dell’unità di un popolo, questo cessa di esistere in quanto tale. Mattarella si è rivelato un patriota dell’europeismo e dell’atlantismo, non certo il custode dei valori della patria. La magistratura è autoreferenziale, intoccabile, perché si autogoverna ed anche di fronte di casi di errori, abusi, malagiustizia i responsabili non incorrono mai in sanzioni. I sindacati hanno da tempo abbandonato la loro funzione di tutela dei lavoratori italiani. Si sta distruggendo il concetto di famiglia attraverso la contrapposizione dei sessi. Prima di parlare di Europa delle nazioni bisogna rifare la Nazione italiana.

Con la fine del 2025, ci lasciamo alle spalle anche il primo quarto del XXI secolo, un traguardo che impone una riflessione sullo stato di salute dell’Italia e sulle sue prospettive per il prossimo futuro. In definitiva, su cosa siamo e dove vogliamo andare.

Oggettivamente, la disamina della cartella clinica del nostro paese fa emergere motivi di grande preoccupazione. La nazione italiana si trova in uno stato di profonda crisi che rischia di diventare irreversibile qualora non si prendano al più presto contromisure adeguate. Si registra un progressivo sfaldamento della coesione sociale, fondamentalmente frutto della sistematica opera di demonizzazione del concetto di nazione. L’ideologia globalista dominante, avversa con tutte le sue forze questo principio ed ha messo a punto una strategia a lungo respiro per combatterlo utilizzando le numerose e potenti armi che ha a disposizione. I mezzi di informazione, hanno da tempo bandito dal lessico comune tutti i termini che possano riferirsi, in modo diretto o indiretto, alla Nazione e non è un caso come perfino l’Inno, in occasione di partite o di premiazioni degli atleti, da qualche tempo, sia menzionato da tutti i telecronisti, evidentemente per disposizioni superiori, come il “Canto degli italiani”, titolo che gli aveva dato l’autore, Goffredo Mameli, ma mai utilizzato dal 1945. Non si tratta di un fatto marginale ma dimostra la volontà di sminuire la solennità di un brano sacro che rappresenta la Patria, esattamente come la bandiera, trasformandolo in un semplice pezzo musicale. Inoltre, è di questi giorni la notizia della rimozione, in virtù di un decreto del Presidente della Repubblica, del “sì” finale, dopo la penultima strofa che recita “siam pronti alla morte”. Sono piccoli ma significativi segnali. Quando viene meno l’idea di come la nazione sia rappresentazione dell’unità di un popolo, questo cessa di esistere in quanto tale. Le varie componenti non agiscono più per il bene comune, che deve essere sempre preminente rispetto agli interessi particolari, subentrando l’egoismo individuale che porta alla disgregazione.

L’attacco alla sovranità nazionale viene portato in diversi modi da vari soggetti e perfino da chi ne dovrebbe essere il massimo garante: il presidente della repubblica. Da quando è stato eletto, Mattarella – ancora lui – non perde occasione per dichiarare come l’Europa sia la “strada da percorrere senza ripensamenti”, insistendo in maniera quasi ossessiva e per certi versi sospetta, sulla necessità che l’Italia ceda sempre maggiori quote di sovranità all’Unione europea. Ma se la maggior parte degli italiani non sente più quei vincoli di appartenenza ad un popolo, ad un suolo, ad un passato, come si può pensare che credano all’Europa dei banchieri? Mattarella si è rivelato un patriota dell’europeismo e dell’atlantismo, non certo il custode dei valori della patria. Questa nebulosa entità non scalda certamente i cuori della gente anzi, la maggior parte delle persone prova sentimenti di avversione se non addirittura di aperta ostilità che si traducono in una sempre maggiore predisposizione dei singoli o delle varie categorie di cittadini su posizione di difesa per cercare di proteggere i propri interessi.

Qualsiasi decisione e presa di posizione si basa solo ed esclusivamente su tornaconto di parte, a cominciare dalla classe politica che vive avulsa dalla realtà, in virtù dei privilegi di cui gode ed appare incapace di comprendere i problemi quotidiani della gente comune. I nostri parlamentari chiacchieroni sono tra loro divisi su tutto, soprattutto in politica estera, materia per la quale gli interessi nazionali dovrebbero rappresentare l’obiettivo comune da perseguire, tanto dalla maggioranza quanto dall’opposizione. Invece convinzioni ideologiche e prevenzioni politiche condizionano le prese di posizione su quello che dovrebbe essere il ruolo e l’azione dell’Italia nello scenario internazionale con schieramenti divisi in modo trasversale, tanto nella la maggioranza di governo quanto nelle opposizioni, su questioni di vitale importanza, prime tra tutte: la guerra in Ucraina e la tragedia di Gaza.

Il perseguimento degli interessi di bottega si registra naturalmente anche in istituzioni che dovrebbero essere, per definizione, “super partes”, come la magistratura. Questa categoria è autoreferenziale, intoccabile, perché si autogoverna ed anche di fronte di casi di errori, abusi, malagiustizia i responsabili non incorrono mai in sanzioni. Inoltre i suoi membri si arrogano il diritto di non applicare le leggi emanate dal Parlamento se non sono di loro gradimento ed interferiscono pesantemente sull’attività di governo. Troppo spesso indagini e sentenze sono influenzate da pregiudizi di natura ideologica. Magistrati che entrano in politica e poi tornano a fare i giudici alimentano ragionevoli dubbi sulla loro imparzialità. Le correnti sono varie ma tutte unite nel perseguire lo stesso identico obiettivo: mantenere il proprio status di privilegiati.

I sindacati hanno da tempo abbandonato la loro funzione di tutela dei lavoratori italiani per concentrarsi solo ed esclusivamente su temi quali inclusione, lotta al patriarcato, difesa delle minoranze LGBT, invocano amore anziché odio ma elevano fiere proteste se si decide di intitolare una scuola a Sergio Ramelli. Appoggiano l’immigrazione clandestina e propugnano frontiere aperte favorendo in tal modo il raggiungimento di uno dei principali obiettivi del turbocapitalismo: l’abbassamento del costo del lavoro. Non soltanto non salvaguardano più i lavoratori italiani ma agiscono fattivamente per costringerli ad accettare salari più bassi. Il luogo comune dell’immigrato che accetta lavori che gli italiani non vogliono più fare va sfatato. Non li vogliono fare a fronte di paghe da fame e di questa situazione, i sindacati sono i maggiori responsabili. Traditori di coloro che dovrebbero difendere e della Nazione.

Altro grande tema, fortemente divisivo, è rappresentato dalla guerra contro il patriarcato, ultima frontiera dell’ideologia liberista che punta all’atomizzazione della società, formata da individui-consumatori. Per raggiungere questo obiettivo, si rende necessario distruggere il concetto di famiglia attraverso la contrapposizione dei sessi. Il rapporto uomo-donna non deve essere più di attrazione e finalizzato al concepimento ma di ostilità, di lotta per la supremazia di un genere su di un altro per arrivare alla scomparsa della specificità. La forzatura di introdurre sui documenti la dicitura genitore 1 e genitore 2 ne è la dimostrazione. L’obiettivo rimane quello di formare il singolo individuo senza legami, senza radici, semplice consumatore facilmente manipolabile attraverso la pubblicità.

La divisione regina del nostro paese, rimane sempre e comunque quella Fascismo/Antifascismo. La cultura dominante neo-liberista se ne serve per screditare tutti coloro che ad essa si oppongono riuscendo ad attrarre dalla propria parte anche quei gruppi e movimenti che si proclamano suoi nemici. I No-Global che scorrazzano per le città, devastandole, gridando slogan apparentemente contro il sistema turbocapitalista, ne rappresentano, in realtà, il suo braccio armato. Sono contro la Patria, la famiglia ed attaccano, anche fisicamente, tutti coloro che difendono questi valori non riuscendo a capire come le loro azioni siano funzionali al raggiungimento degli obiettivi del Grande Capitale internazionale che combattono, evidentemente, soltanto a parole. In nome dell’antifascismo assumono il ruolo di servi sciocchi del globalismo e proprio per questo possono infrangere le leggi come infrangono le vetrine, sicuri di essere trattati con indulgenza dai mezzi di informazione, ottenendo inoltre benefici di varia natura quali sovvenzioni, concessione di stabili oltre alla benevolenza di una certa magistratura schierata politicamente. A meno che non si manifesti contro Israele ed il genocidio palestinese. In tal caso i Pro – Pal vengono criminalizzati dal mainstream e incorrono nei rigori della legge, imputati di “antisemitismo” e complicità con il “terrorismo di Hamas”.

Una nazione si regge su valori spirituali prima che materiali, se vengono a mancare i primi, si rischia di deflagrare. La coscienza di avere un destino comune, tiene coeso un popolo. La Nazione è il popolo che in essa vive. Il bene supremo deve far passare in secondo piano gli interessi particolari. Invece viviamo in una società dei consumi, una immensa massa materialista che si ingozza di prodotti inutili e vive nel confort. Un popolo ricco composto da milioni di individui isolati dall’egoismo è un popolo morto mentre un popolo povero, dove ciascuno riconosce i propri obblighi verso la comunità, è un popolo vivo. Prima di parlare di Europa delle nazioni, nella quale ciascun popolo, pur nella strenua difesa della propria identità, si fondi in un blocco europeo, bisogna rifare la Nazione italiana.

Ma chi dovrebbe far rinascere negli italiani questo spirito unitario e infondere, soprattutto nei più giovani, attraverso una Rivoluzione Spirituale, l’amore per la Patria? Forse la maggioranza di governo che si spaccia presso il proprio elettorato per sovranista mentre nella sostanza agisce né più né meno come i governi progressisti o tecnici che li ha preceduti? Qualora, poi, questo esecutivo avesse questo obiettivo, per ribaltare questa situazione, ci vorrebbero decenni. Ci vorrebbe un’azione sinergica di natura politica ma soprattutto culturale, terreno, quest’ultimo, totalmente sconosciuto ed inesplorato da parte della destra che ci governa. Considerando lo stato comatoso in cui versano i partiti di opposizione, il tempo ne avrebbe pure, quello che manca sono le capacità ma soprattutto la volontà!

 

 

 

 

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