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L’ANNO CHE VERRÀ

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L’anno vecchio è finito e ne siamo felici ma l’anno che verrà…?

Il maledetto 2020 se ne è finalmente andato! “Annus horribilis “ durante il quale la pandemia ha provocato decine di migliaia di morti, stravolto il nostro modo di vivere e le nostre abitudini, fatto introdurre pesanti limitazioni alle libertà personali, dato il colpo di grazia ad una economia già gravemente malata. Anno nefasto, sicuramente tra i peggiori del dopoguerra, dalla cui conclusione si può trarre giovamento solo ed esclusivamente a livello psicologico in quanto rimangono sul tappeto tanti problemi irrisolti ai quali se ne aggiungeranno altri che erano stati momentaneamente accantonati.

Indipendentemente del vaccino la cui efficacia è ancora tutta da dimostrare, la prima emergenza rimane quella sanitaria provocata, ancor prima che dal Covid e dal colpevole ritardo con cui il Governo Conte ha preso atto della gravissima situazione, dai tagli scellerati apportati negli ultimi decenni in tutto il comparto per mere esigenze di bilancio. Molte strutture sono state chiuse, quelle rimaste aperte sono in gran parte fatiscenti mentre le mancate assunzioni costringono il personale medico e paramedico a turni massacranti a discapito dell’efficienza e della sicurezza. È passato circa un anno da quando è esplosa la pandemia ma il governo, malgrado le promesse, nulla ha fatto per correre ai ripari. Le poche risorse, sono state destinate solo ed esclusivamente all’emergenza Covid a discapito dei malati con patologie parimenti gravi come quelle oncologiche o cardiache e per le quali sono state sospese e rimandate sine die visite e prestazioni, con conseguente aumento dei decessi. Anche le terapie intensive sono state tutte riconvertire per il Coronavirus e da queste sono, di fatto, esclusi gli altri malati. Per questi ultimi si sarebbe potuta predisporre, almeno per determinati casi, l’assistenza domiciliare, ma nulla è stato fatto. Nei prossimi mesi forse saremo riusciti a contenere i casi di Covid ma rischiamo di veder schizzare verso l’alto il numero dei morti per le altre patologie. Dubitiamo che sul numero di questi decessi verranno emessi bollettini quotidiani e quindi nessuno se ne preoccuperà.

Alla drammatica situazione sanitaria, si aggiunge quella economica, per certi aspetti ancora più pericolosa. Già prima dello scoppio di questa epidemia, vivevamo già una crisi profonda che è stata aggravata dalle chiusure e blocchi totali o a macchia di leopardo che si sono susseguiti nell’ultimo anno senza aiuti sostanziali da parte del Governo. Le vane promesse di Conte, che parlava sproloquiando di “potenza di fuoco”, si sono rivelati dei semplici palliativi. Al di là delle idee balzane quali i bonus per biciclette e monopattini, Conte ha ripetutamente preso in giro gli italiani. Alcune categorie sono state spudoratamente ingannate: ai ristoratori, ai gestori di palestre, piscine e centri estetici era stato promesso che se avessero messo a norma i locali avrebbe permesso loro di rimanere aperti. Ebbene si è rimangiato tutto dopo poche settimane, giusto il tempo di far spendere loro i soldi per le modifiche richieste, ordinando loro la chiusura. Le zone rosse e la chiusura totale a ridosso di Natale hanno, poi, decretato la condanna a morte di tante piccole e medie attività commerciali, che in questo periodo raggiungono il picco degli incassi che li sostiene per il resto dell’anno facendo, al contempo, un enorme regalo a colossi quali Amazon. Nei prossimi mesi verranno al pettine tutti i nodi: la fine del blocco dei licenziamenti, la ripresa da parte dell’Agenzia delle Entrate dell’invio delle cartelle esattoriali sospese con relativi pignoramenti, il pagamento delle tasse, solo rimandato, la fine della sospensione degli sfratti. Siamo alla vigilia dell’esplosione di una bomba destinata a distruggere irrimediabilmente il tessuto economico-sociale della nazione.

Questa deflagrazione rischia di provocare tensioni e scontri con conseguenze imprevedibili per la tenuta del nostro ordinamento. Il Governo ha però a disposizione un’arma formidabile: il D.P.C.M. Questo è lo strumento che ha permesso a Conte di fare il bello è cattivo tempo negli ultimi dieci mesi, ha aperto e chiuso l’Italia ed ha imprigionato e liberato gli italiani a suo piacimento. Facendosi forte dei suggerimenti del fantomatico Comitato tecnico scientifico ha deliberato sul da farsi a suo insindacabile giudizio. Ha pontificato senza contraddittorio a reti unificate, vietando, al contempo, ogni tipo di manifestazione di protesta. In questi mesi abbiamo capito come la definizione del termine “assembramento“, sia del tutto opinabile, in quanto si è visto, come, nello stesso periodo, saghe di paese siano state vietate e feste dell’Unità autorizzate. È stato creato un pericolosissimo precedente nelle limitazioni delle libertà personali che difficilmente, chi è al potere, in futuro se ne priverà. Conte, poi, è anche riuscito ad alimentare una guerra tra poveri che sfrutta a dovere. Ha sobillato dipendenti pubblici e pensionati contro i lavoratori autonomi; anziani contro giovani con la più completa complicità dei compiacenti mezzi di informazione che assecondano in tutto e per tutto il governo. I media, parlando ogni giorno ossessivamente di morti, contagiati, tamponi, alimentano un terrorismo psicologico di una portata che non si era mai vista prima provocando insicurezza, paura, depressione, portando la gente ad accettare acriticamente qualunque imposizione da parte del potere per la salvaguardia della salute.

Il teatrino della politica mette in scena rappresentazioni che si succedono quotidianamente, con il guitto Renzi a fare da mattatore, ricordando l’orchestra di bordo che continuava a suonare mentre il Titanic affondava. Si litiga sui fondi europei facendo credere alla gente che noi italiani abbiamo ancora il potere di decidere come e quando impiegarli. Siamo ormai nelle mani di Bruxelles e non abbiamo neanche un briciolo di autonomia, dobbiamo ubbidire e basta. Fanno sorridere i sondaggi che ogni giorno ci informano su chi sale e chi scende nelle intenzioni di voto. Nella remota ipotesi che si arrivi alle elezioni anticipate, se anche dovesse vincere il Centro – Destra, nulla cambierebbe, come ha candidamente ammesso Carlo De Benedetti nel corso della trasmissione “8 e mezzo” della Gruber. Questi ha dichiarato di non essere preoccupato per una eventuale vittoria di Salvini, perché in quel caso, parole testuali, “l’Ue chiuderebbe i rubinetti”. Affermazione gravissima passata quasi sotto silenzio ma purtroppo vera. Se vogliamo che questi rubinetti restino aperti prepariamoci a subire una politica economica che ci farà versare lacrime e sangue.

L’anno vecchio è finito e ne siamo felici ma l’anno che verrà…?

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