I nostri governanti stanno facendo di tutto per dimostrare alla Russia di essere i più ignobili tra i servi di Washington. E gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per far sprofondare Europa e Russia nel pantano della guerra favoriti dalla miopia e servilismo dei governati del Vecchio Continente.
La guerra scoppiata in Ucraina ha catapultato di colpo l’Italia in prima linea. Il nostro paese ospita circa 120 basi tra NATO ed americane – oltre ad un numero imprecisato di siti, tenuti segreti per motivi di sicurezza – che fungono da immediata retrovia come poli di supporto logistico per l’invio di armi e munizioni in Ucraina o aeroporti di partenza per le missioni di ricognizione ed osservazione aerea.
Strategica per la sua posizione al centro del Mediterraneo, Sigonella, vicino Catania, è tra quelle maggiormente coinvolte. Da qui, partono i droni militari Global Hawk , la cui autonomia di oltre 30 ore, permette loro di raggiungere il Mar Nero e le zone di operazione per raccogliere dati, fotografie e quante più informazioni possibili. Il suo aeroporto ospita anche quattro velivoli P72A, ricognitori marittimi le cui funzioni sono quelle di seguire le mosse della flotta russa nel Mediterraneo.
Ad Aviano, nei pressi di Pordenone, oltre ad essere schierato il 31st Fighter Wing USA con caccia F-16C/D muniti di bombe nucleari B61, è di stanza il Logistics Readiness Squadron’s (LRS) che ha compiti di rifornimento di qualsiasi genere, dai camion alle medicine, dagli strumenti per le riparazioni degli aerei ai pezzi di ricambio dei mezzi, insomma tutto ciò che possa servire per una campagna miliare. Il LRS è una gigantesca macchina di vitale importanza per le forze armate americane e rappresenta la spina dorsale logistica e di supporto per tutte le operazioni sia di terra che dal cielo che l’Alleanza Atlantica intenda intraprendere in Europa ed in questo momento lavora a pieno regime per rifornire l’Ucraina di tutto quanto sia necessario per combattere i russi.
Ghedi, in provincia di Brescia, è sede dei Diavoli Rossi del VI Stormo dell’Aeronautica Militare ma non solo. Nei suoi bunker sono custoditi almeno una ventina di testate nucleari anche se le fonti ufficiali hanno sempre smentito tale presenza. La base di Ghedi, così come quella di Aviano, è stata ristrutturata per accogliere i caccia USA Air Force F-35 armati con le nuovissime bombe “nucleari tattiche” B61-12 oltre a 30 caccia italiani F35A, sempre pronti all’attacco sotto comando USA.
Gli ordigni B61-1, di dimensioni ridotte, sono evoluti e vengono teleguidate direttamente dal casco dei piloti degli F-35. Secondo le nuove strategie messe a punto dal Pentagono e fatte proprie dal comando unificato del Patto Atlantico – al cui vertice, lo ricordiamo, per statuto, deve esserci un generale statunitense – queste armi nucleari “tattiche” possono essere impiegate per un conflitto localizzato, in Europa. Quella che alcune settimane fa poteva sembrare un’ipotesi remota, appare oggi assai concreta.
Nello scorso novembre si è svolta un’esercitazione congiunta del personale americano ed italiano, denominata “Steadfast noon”, per addestrare i nostri piloti alle tecniche di sparo di questi nuovissimi ordigni nucleari. Nella base sono state effettuate opere di restauro per la bellezza di oltre 60 milioni di euro; allestiti nuovi hangar per questi caccia di quinta generazione F35 , ampliata con altre due piste di atterraggio e decollo, costruita una nuova palazzina comando, arricchita di simulatori e di un polo tecnologico. Ghedi è sempre operativa ed il personale è pronto al decollo h 24, anche in caso di conflitto che coinvolga la NATO.
Alla luce di questa situazione, sembra evidente come l’Italia corra dei rischi altissimi perché in caso di allargamento all’Alleanza Atlantica del conflitto, scaturito magari da un errato bombardamento russo in territorio polacco, i siti indicati e le zone limitrofe, potrebbero essere tra i primissimi obiettivi colpiti. Ad aggravare la situazione ci pensa poi Draghi che fa l’amerikano che più amerikano non si può! Ha aderito per primo e con grande entusiasmo all’inasprimento delle sanzioni alla Russia, malgrado i gravi contraccolpi per la nostra economia. Ha deciso di fornire armi all’Ucraina contro l’opinione della maggioranza degli italiani, aumentando al contempo le spese militari per eseguire gli ordini impartiti da Washington. Con il suo discorso bellicoso alla Camera si è precluso poi ogni possibilità di assumere un ruolo di mediatore, consentendo peraltro ai suoi ministri, da Di Maio a Guerini, di insultare e minacciare Putin.
I nostri governanti stanno facendo di tutto per dimostrare alla Russia di essere i più ignobili tra i servi di Washington, rendendoci odiosi dopo anni di rapporti diplomatici e commerciali improntati alla collaborazione ed all’amicizia e questo voltafaccia potrebbe costarci molto caro in futuro. La scelta degli obiettivi da colpire in caso di estensione del conflitto, potrebbero dipendere oltre che da esigenze di ordine tattico anche da motivazioni politiche e/o morali.
Troppo spesso, in passato, la classe politica italiana ha lanciato le nostre Forze Armate in guerre di destabilizzazione delle frontiere italiane – dalla ex Jugoslavia alla Libia – andando contro il nostro primario interesse di sicurezza ed oggi continuiamo su questa strada.
Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per far sprofondare Europa e Russia nel pantano della guerra favoriti dalla miopia e servilismo dei governati del Vecchio Continente.
Il presidente americano Biden, parlando a Varsavia, ha definito Putin “macellaio” , ha auspicato un cambio di regime a Mosca, aprendo alla possibilità di un uso delle armi nucleari in “circostanze estreme”. Il presidente americano non lo ha detto ma è sottinteso che il teatro dove andrebbero utilizzate le armi nucleari sarebbe l’Europa. In definitiva è accertato come gli americani siano disposti a fare la guerra alla Russia combattendo, per dirla con Franco Cardini, “fino all’ultimo ucraino e magari fino all’ultimo europeo”.
Fino all’ultimo italiano, aggiungiamo noi, perché grazie ad un personaggio come Mario Draghi che, da galoppino della Goldman Sachs, è assurto al ruolo di presidente del consiglio, senza altro merito se non quello della cieca ubbidienza ai suoi padroni, ci troviamo nel mirino di possibili attacchi.