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DRAGHI Vs COVID

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Il governo Draghi ha dimostrato l’estremo disinteresse per i lavoratori e per le conseguenze di scelte che sono principalmente “politiche”. Ma Draghi ci ha abituato a questo comportamento anche su temi che coinvolgono una platea ben più ampia, come nel caso delle svariate crisi aziendali che devastano e desertificano il nostro tessuto sociale e produttivo.

 

L’ultimo DPCM dell’era Draghi non ha risposto alle attese. Le molte indiscrezioni non sono state confermate e la montagna ha partorito il topolino.

Tuttavia la situazione non è delle migliori. In Italia la quarta, forse quinta o sesta ondata è in pieno svolgimento. Questo nonostante la forte pressione per la completa attuazione del piano vaccinale e l’apertura della campagna per coinvolgere anche le fasce d’età dai 5 anni in su. Purtroppo il tentativo di raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge” appare irrealizzabile e miseramente fallita, travolta dalle varianti e dalla bassa durata della copertura degli attuali vaccini. In buona fine la situazione è del tutto fuori controllo. I dati sembrano ricalcare la situazione del novembre dicembre dello scorso anno, allora in assenza totale del vaccino.

Il Bollettino sorveglianza integrata COVID19 del 21 dicembre 2021, purtroppo appare sempre più come un vero bollettino di guerra e di una guerra che non volge alla Vittoria, ma che, nonostante tutti gli interventi, sembra sempre più caratterizzarsi per una lunga guerra di logoramento. In forte aumento l’incidenza settimanale a livello nazionale: 266 casi per 100.000 abitanti rispetto a 195 casi per 100.000 abitanti della settimana precedente. Ampia la diffusione nelle regioni del Nord. In aumento l’incidenza in tutte le fasce di età. Dopo 150 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, l’efficacia del vaccino nel prevenire la malattia, sia nella forma sintomatica che asintomatica, scende dal 71,5% a 30,1%. La situazione epidemiologica attuale, in Europa, è caratterizzata da livelli di incidenza elevati e in rapida crescita, mentre il tasso di mortalità continua a crescere lentamente. Dall’inizio dell’epidemia alle ore 12 del 21 dicembre 2021, sono stati diagnosticati dai laboratori di riferimento regionali e riportati al sistema di sorveglianza integrata COVID-19 5.431.205 casi confermati e 135.187 decessi. Il Bollettino presenta inoltre una serie di grafici sull’andamento dell’epidemia. Da tali grafici possiamo estrapolare ad esempio che il tasso di letalità per la fascia di età da 0 a 19 anni è inferiore allo 0,01 % mentre per la fascia superiore ai 90 e del 26,8%. Inoltre, al 21 dicembre, in Italia, la copertura vaccinale completa (due dosi o una dose di vaccino monodose) nella popolazione di età ≥ 5 anni è pari a 80% percentuale di molto superiore a quanto previsto per il raggiungimento della cosiddetta “immunità di gregge” e si deve altresì considerare che solo il 16 dicembre 2021 è iniziata la vaccinazione della fascia d’età 5-11 anni, che, come abbiamo visto, presenta un tasso di letalità notevolmente inferiore alla media nazionale che si assesta sul 2,5%. Se si analizzano poi i dati dei contagiati, degli ospedalizzati e dei decessi balza agli occhi che il numero in valore assoluto più elevato è quello dei vaccinati rispetto ai non vaccinati: per i positivi 264.268 contro 140.677, per gli ospedalizzati 6.700 rispetto ai 5.944 non vaccinati e per quanto riguarda purtroppo i decessi 1,159 vaccinati e 839 non vaccinati, diverso il dato relativo alle terapie intensive che vede 492 vaccinati contro gli 887 non vaccinati. Si tratta ovviamente del cosiddetto “effetto paradosso” per cui il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile, se non maggiore, tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati, per via della progressiva diminuzione nel numero di questi ultimi, tuttavia il dato evidenzia che il vaccino non arresta i contagi e la propagazione della epidemia. Inoltre il Green Pass non sembra avere alcuna base scientifica e può essere invece un pericoloso boomerang creando una infondata tranquillità nel soggetto vaccinato, facendogli abbassare il livello di attenzione al rispetto delle norme personali di tutela e prevenzione. Quanto sopra viene indirettamente confermato dall’Istituto Superiore di Sanità dove afferma  che, dopo 150 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, si osserva una forte diminuzione dell’efficacia vaccinale nel prevenire le diagnosi in corrispondenza di tutte le fasce di età. In generale, su tutta la popolazione, l’efficacia vaccinale passa dal 71,5% nei vaccinati con ciclo completo entro i 150 giorni, al 30,1% nei vaccinati con ciclo completo da oltre 150 giorni.

Se il Bollettino ISS evidenzia alcuni aspetti per lo meno interessanti, il DPCM natalizio Draghi Vs Covid19, nella sua effettiva pochezza, ha alcuni elementi degni di attenzione. Innanzitutto l’obbligo di mascherina FFP2 in cinema, teatri e per eventi sportivi, nonché sui mezzi di trasporto treni, aerei e trasporto pubblico locale. Ora, la mascherina FFP2 non è certo una scoperta degli ultimi mesi e i rischi collegati agli eventi sportivi e al trasporlo pubblico locale, dove gli assembramenti sono spesso difficilmente evitabili, sono dall’inizio della pandemia, posti all’attenzione generale, quindi se ci fossero voluti quasi due anni per giungere alla conclusione che la mascherina FFP2 può ridurre in maniera congrua la possibilità di contagio, in alcuni particolari ambienti, sarebbe veramente grave e fors’anche criminale, se invece questa scelta non avesse alcun fondamento scientifico e fosse suffragata da motivi non meglio precisati, questo sarebbe non solo grave ma darebbe la stura a tutta una serie di congetture, che tutti noi possiamo immaginare.

Procedendo nell’analisi del DPCM natalizio viene indicata una nuova riduzione della scadenza del Green Pass per i vaccinati, riducendone la durata a 6 mesi, ma se l’Istituto Superiore di Sanità valuta la riduzione dell’efficacia del vaccino già a 150 giorni al 30,1% di copertura, perché 6 mesi? Non si dovrebbe forse valutare l’ipotesi che allo stato dell’arte il vaccino non è panacea in ambito pandemico e quindi affrontare con spirito collaborativo l’ipotesi di possibili soluzioni complementari e/o alternative, anziché condannare la scienza al soliloquio di una parte di “esperti” propugnatori del “pensiero unico” più simile all’integralismo talebano che alla dialettica di platonica memoria. Inoltre il DPCM prevede l’anticipo della terza dose da 5 a 4 mesi e l’estensione alla fascia d’età dai 12 hai 18 anni. Se la prima indicazione ha oggettivamente una logica, fermo restando l’oggettiva difficoltà di condannare la popolazione ad un probabile tour de force vaccinale con dubbi risultati prospettici, il coinvolgere anche la fascia dei giovani ha un reale fondamento, visto il bassissimo tasso di letalità evidenziato dallo stesso ISS?

Passiamo ora ad un altro provvedimento contenuto nel DPCM che è relativo alla chiusura fino al 31 gennaio delle sale da ballo, discoteche e locali similari. Aldilà delle motivazioni che giustificano la scelta, si tratta comunque di una decisione presa a pochi giorni dal capodanno, decisione che piegherà irrimediabilmente le gambe a tutto il settore, che vede centinaia di migliaia di lavoratori ed imprenditori coinvolti, si spera che questa volta gli eventuali ristori, al momento non previsti, siano realmente congrui e non poco più che simbolici come in un recente passato. Rimane tuttavia l’estremo disinteresse per i lavoratori e per le conseguenze di scelte che sono principalmente “politiche”, ma purtroppo Draghi ci ha abituato a questo comportamento anche su temi che coinvolgono una platea ben più ampia, come, e se ne è già parlato in altre occasioni, nel caso delle svariate crisi aziendali che devastano e desertificano il nostro tessuto sociale e produttivo, una continua  estrema  disattenzione al mondo del lavoro, dall’assenza di qualsiasi politica attiva a favore della  occupazione, dalla volontà di rinviare qualsiasi decisione che possa consolidare una ripresa che allo stato attuale è solo un parziale recupero delle perdite precedenti,

In questo contesto non si vuole entrare nel merito del generale utilizzo del Super Green Pass, i cui limiti oggettivi nascono già dal fatto di essere l’evoluzione necessaria, ma probabilmente non risolutiva, del Green Pass ordinario bucato dalla drastica riduzione della copertura vaccinale delle prime due dosi e dall’esigenza, in un’ottica meramente coercitiva di limitare ulteriormente le opportunità a disposizione di non vaccinati tamponati. Tuttavia appare peraltro non comprensibile la sua estensione ai musei, che, fatte salvo alcune particolari eccezioni, purtroppo abitualmente, non hanno quel necessario rischio di assembramento che motiverebbe la disposizione. Inoltre la possibilità di acquistare il biglietto online, con eventuali indicazioni e limiti di orario, ne mitigherebbe i residui rischi, mantenendo la possibilità di presenza ad un pubblico più vasto, sempre che si voglia agevolare in qualche modo anche l’arrivo di turisti stranieri, che difficilmente possono essere in possesso di Green Pass Rafforzato. Questo ultimo aspetto, spesso sembra che non interessi granché al Governo di una Nazione che possiede una fetta consistente del patrimonio culturale mondiale.

Quindi possiamo ben dire, come già affermato in un precedente intervento “che si procede, senza soluzione di continuità, nella dissennata gestione della pandemia, confermando gli errori del passato e nel contempo facendo un utilizzo del Green Pass massivo, allargandolo al mondo del lavoro, senza alcuna valenza scientifica, trasformando l’Italia in un laboratorio in mano a coloro che già in passato non hanno dato prova  di grandi capacità e non possono neanche annoverare risultati comunque positivi nella lotta al Covid19, cosa che purtroppo viene confermata da questa nuova ondata, che sembra procedere esponenzialmente con la prospettiva di superare i record di contagi delle precedenti. Fosse anche per colpa della variante Omicron o della recrudescenza della Delta, ma un Premio Nobel, negli ultimi tempi insultato e vituperato dai parvenu della Virologia de noantri, non aveva detto che le vaccinazioni di massa avrebbero attivato varianti che bucavano i vaccini stessi? Ma questa è un’altra storia che non abbiamo le conoscenze scientifiche per valutarla, mentre quelli che le conoscenze scientifiche le potrebbero avere, ma non concordano con il pensiero “scientifico” dominante, sono posti al confino come nelle migliori dittature.

Questa è una piccola parte di quanto si può estrapolare dal Bollettino Settimanale del Istituto Superiore di Sanità e quanto ci viene propinato dall’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio che  tra l’altro ha prolungato di altri tre mesi lo Stato di Emergenza, ma intanto cosa succede nelle città, nel paese reale? Ho scelto una piccola e quasi insignificante nota di una delle tante realtà non conformi che esistono e resistono nella nostra Nazione, non sarà certamente apparsa nei mainstream nazionali, ma è indicativa di uno stato di cose, dell’assoluto disinteresse delle Istituzioni, che sembrano operare incuranti del senso di insofferenza che serpeggia nelle strade, delle fabbriche, nei posti di lavoro:

“Controlli a orologeria in mercati e botteghe, azione vergognosa degli agenti di pubblica sicurezza. È il 24 dicembre, i mercati e le botteghe di Genova sono piene di gente che conclude gli acquisti natalizi. La clientela si accalca a ridosso dei banchi, fuori dai negozi si formano code interminabili. Ossigeno per l’economia della città, ma anche momento molto impegnativo per tutti i commercianti, alle prese con carichi di lavoro sproporzionati nel giorno che, per molte piccole attività locali, è il più intenso dell’anno.

Green Pass e documenti”: questa la richiesta perentoria che arriva il giorno della Vigilia di Natale, all’ora di punta degli acquisti, da parte di agenti in borghese che piombano addosso a decine, centinaia di lavoratori indaffarati nell’orario più assurdo.

I controlli a orologeria non stupiscono il cittadino genovese, che da sempre è abituato a un Comune interessato a far cassa sotto Natale; ma presentarsi in borghese, interrompere un commesso che di fronte ha quindici o venti clienti da soddisfare rapidamente e che non fa pause da ore per verificarne i documenti di fronte a tutti, quasi come se si trattasse di un criminale da stanare con un’operazione strategica è un modo inaccettabile e meschino di operare, che non ha nessuna attinenza con sicurezza, ordine e decoro.

Non entriamo nel merito dell’utilità dei controlli sul Green Pass, appurato che il possesso del certificato verde non garantisce la negatività del lavoratore al Sars-cov2, ma ci domandiamo come sia possibile che gli organi competenti possano avvallare un’operazione dalla tempistica scellerata, che rivela assoluto disprezzo verso il lavoro dei commercianti”. (cit. da La Risoluta Genova”).

Purtroppo non è solo l’assoluto disprezzo verso il lavoro dei commercianti, ma la disattenzione colpevole verso il lavoro in termini assoluti, l’incapacità di fare una qualsiasi valutazione che prescinda dal mero interesse di autoperpetuare ai vari livelli istituzionali, la propria leadership, il proprio potere che, seppur spesso eterodiretto e in rappresentanza di terzi, permane e rimane fine a se stesso, forte dell’appoggio di una classe politica imbelle, di una informazione asservita e di una magistratura troppo spesso latitante.

 

 

 

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