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IL TRATTATO DEL QUIRINALE: luci ed ombre

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Potrà, l’unione di due debolezze, sancita dal Trattato del Quirinale, apportare qualcosa di positivo per le Nazioni firmatarie, benefici per la vera Europa? L’Italia andrà, quasi sicuramente, ad interpretare il ruolo del “parente povero” sedutosi ad un tavolo di lavoro troppo grande e forse troppo impegnativo, soprattutto in rapporto alle reali capacità della nostra classe dirigente, della nostra classe politica, priva di forti personalità, di uomini di statura  

 

Si è molto parlato in questo periodo del Trattato del Quirinale tra Italia e Francia, firmato a Roma, il 26 novembre scorso. Il Trattato è stato presentato, soprattutto dagli ambienti giornalistici, con molta enfasi e mobilitando, per l’occasione, non poca retorica.

Alcuni commentatori hanno evidenziato che l’Accordo si pone saldamente nella cornice di un rilancio del processo d’integrazione europea. Altri, hanno ipotizzato l’affermazione di una nuova dimensione europea franco-italiana che andrebbe ad affiancare l’esistente sodalizio franco-tedesco quale fulcro della stabilità e del rilancio del disegno comunitario, non si sa bene come e perché; altri ancora, hanno impropriamente ed inopinatamente cianciato addirittura di “sovranità europea”, senza poi spiegarne termini e ragioni.

Per chi scrive, sembrano per lo più, affermazioni azzardate, che denotano un’evidente esaltazione dell’evento sull’onda della cronaca mediatica, soprattutto giornalistica… magari degli auspici, nella migliore delle ipotesi.

Ma cerchiamo di capirne di più, procedendo con ordine, esaminando le varie situazioni sottostanti, tentando di rimanere ai fatti, alla realtà vera, senza poi dimenticare che non è possibile intendere gli eventi storici, le grandi competizioni nazionali e internazionali, senza considerare la geopolitica e gli aspetti economico-finanziari sottesi. Tuttavia, è necessario comprendere che quest’ultimi sono dominati dalla dimensione geopolitica e non viceversa.

Ma passiamo ora ad esaminare, sotto questa (nuova) luce, il Trattato del Quirinale, non senza averne illustrato prima, premesse e principali finalità e rilevando che dalla nascita (nel 1957, a Roma) di ciò che oggi chiamiamo Unione europea, esiste un unico precedente in tal senso. Il riferimento è al Trattato dell’Eliseo tra Francia e Germania del 1963, rinegoziato come Trattato di Aquisgrana, nel 2019 (entrambi firmati il 22 gennaio).

Premesse

Non si può non rammentare come, nel recente passato, i rapporti italo-francesi non sembravano certo improntati ad una grande comunanza e niente faceva preludere ad un deciso cambio di rotta e ad un positivo rilancio diplomatico tra i due Stati: reciproche diffidenze in campo economico (come nel caso della vicenda dell’acquisto dei cantieri navali di Saint Nazaire da parte di Fincantieri, con le forti resistenze francesi); le polemiche con il Governo italiano dopo le elezioni politiche tenutesi in Italia, nel 2018, che avevano addirittura condotto al richiamo dell’ambasciatore francese in Italia, tanto per citare alcune situazioni.

Fatta questa premessa, non si può non rilevare come la ripresa dei rapporti tra Roma e Parigi, sia fondata su aspetti piuttosto rilevanti: è forte, infatti, la presenza di diversi gruppi industriali a partecipazione mista franco-italiana in settori strategici come quello spaziale, navale, aeronautico, elettronico, automobilistico e ottico, che nel complesso impiegano oltre 600.000 lavoratori. A fronte, poi, di un considerevole numero di Gruppi economici italiani operanti in Francia (nel settore assicurativo, turistico, alimentare e della ristorazione, con circa 240.000 dipendenti), ben più cospicua e forte, è la presenza di aziende francesi, operanti in Italia, nel campo finanziario e bancario, della moda, della telefonia, della grande distribuzione, presenza che complessivamente impiega circa 1.700.000 addetti.

Peraltro, proprio da parte italiana, questa forte presenza francese in Italia, è stata vista e considerata, da molti, come una sorta di “colonizzazione” economica del nostro Paese, suscitando reazioni e polemiche che si ricollegano alle frizioni tra i due Paesi, sopra accennate.

Ulteriori aspetti che potrebbero aver favorito la stipula del Trattato del Quirinale, sono quelli tesi alla stabilizzazione della Libia (aspetto questo critico, controverso e discutibile, alla luce della difesa degli effettivi interessi italiani), quelli relativi all’accettazione delle richieste italiane di consegna degli ex terroristi riparati in Francia grazie alla nota “dottrina Mitterrand”, e in particolare, sulle iniziative comuni franco-italiane, volte al reperimento di parte dei fondi per i rispettivi piani nazionali di rilancio e di resilienza (PNRR) che, dopo la crisi pandemica da Covid-19 (non ancora conclusasi), sono stati disposti da Bruxelles, attraverso l’emissione di eurobond.

Disposizioni dell’Accordo

Nel Trattato, si afferma l’indispensabilità dei progressi dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Italia e Francia ribadiscono, altresì, la loro volontà di rafforzare la difesa europea come elemento peculiare dell’apparato di deterrenza e difesa dell’Alleanza atlantica, rappresentato dalla NATO. Oltre all’attenzione verso il Mediterraneo, incluse le questioni inerenti alla sua preservazione ecologica, Italia e Francia hanno evidenziato come anche le problematiche dell’arco alpino, interessato dal riscaldamento climatico, implichino una stretta cooperazione dei due Paesi.

E poi, ancora, l’importanza della cooperazione tra i rispettivi Parlamenti; la previsione del vertice intergovernativo annuale come elemento della volontà di dialogo e concertazione bilaterale in tutti i settori.

L’articolo 1, concerne la cooperazione franco-italiana in materia di affari esteri. Gli Stati si sono impegnati a sviluppare sinergie tra le rispettive azioni a livello internazionale, al fine di stabilire posizioni comuni perfino – qualora possibile – nei consessi in cui prende parte una sola delle due Parti, poi, anche in tal ambito, la creazione di meccanismi stabili di consultazione, tanto a livello politico quanto a livello amministrativo. Ciò, in particolar modo, nei casi di crisi o alla vigilia di importanti scadenze internazionali.

Il Trattato prevede, altresì, forme di cooperazione strutturata tra le rispettive diplomazie, sia in Paesi terzi che presso le principali organizzazioni internazionali.

Per ciò che attiene il Mediterraneo, Francia e Italia hanno inteso rafforzare il coordinamento su tutte le questioni che abbiano un impatto sulla sicurezza, sullo sviluppo socio-economico, sulla pace e la tutela dei diritti umani nella regione. Includendo in tale contesto, anche il contrasto allo sfruttamento della migrazione irregolare. Per quanto riguarda ancora il Continente africano, le Parti hanno posto particolare attenzione allo sviluppo delle situazioni nel Nord Africa, nel Sahel e nel Corno d’Africa.

L’articolo 2, è rivolto alle questioni di sicurezza e difesa. Entrambi i Paesi si sono impegnati a promuovere la cooperazione e gli scambi tra le rispettive forze armate, nonché sui materiali di difesa. L’Accordo prevede lo sviluppo di sinergie sul piano operativo, in tutti gli scenari possibili, al fine della tutela dei rispettivi interessi strategici.

Il testo stabilisce altresì, che Italia e Francia agiscano con la volontà di rafforzare la comune difesa europea, ma consolidando, nel contempo, anche il pilastro difensivo rappresentato dalla NATO. Entrambi i Paesi contribuiranno, coordinandosi reciprocamente, anche alle missioni internazionali di gestione delle crisi ed alle missioni militari di peacekeeping. Anche per tale settore, sono previsti stabili incontri bilaterali e regolari consultazioni all’interno del Consiglio italo-francese di difesa e sicurezza.

Sono importanti da sottolineare le disposizioni del Trattato che prevedono il rafforzamento degli scambi di personale militare, l’attività di formazione e addestramento congiunti, ma soprattutto il transito, lo stazionamento e, pertanto, la presenza delle forze armate di una Parte contraente, sul territorio dell’altra.

I successivi articoli 3 e 4, contengono disposizioni in materia di Affari europei: emigrazione, giustizia e affari interni.

Degno di nota, sul piano prettamente istituzionale, resta l’impegno di Italia e Francia, nel solco dei vigenti Trattati costitutivi dell’Unione europea, di favorire un più ampio ricorso al sistema della maggioranza qualificata per l’assunzione di decisioni nell’ambito del Consiglio dell’Unione europea, con l’intento di cercare di superare, almeno per certe materie, il principio dell’unanimità.

Per quel che attiene le politiche migratorie (art.4), Italia e Francia si sono impegnate a sostenere una politica migratoria, di asilo ed integrazione europea, basantesi sui principi di responsabilità e di solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione. Con particolare attenzione ai flussi migratori verso le rispettive frontiere marittime e terrestri, nell’ambito di accordi di partenariato con i Paesi terzi di origine e di transito dei migranti. Anche per tale settore, sarà istituito un meccanismo di concertazione rafforzata tra i due Paesi.

Nel campo dei rapporti tra rispettive polizie, sarà intensificata la cooperazione transfrontaliera tra forze dell’ordine, mirando alla creazione di un’unità operativa mista capace di sostenere le autorità di pubblica sicurezza nella gestione di grandi eventi e nel contributo alle missioni internazionali di polizia.

Nel Trattato è previsto il rafforzamento della collaborazione tra rispettive amministrazioni giudiziarie, italo-francesi e per la facilitazione dello scambio di informazioni.

Anche in tali ambiti, sono previsti regolari incontri di vario livello, tra autorità di polizia e quelle giudiziarie.

L’articolo 5, si occupa, invece, di cooperazione economica, industriale e digitale. Oltre alla collaborazione tra rispettivi operatori economici, Italia e Francia si impegnano a facilitare i reciproci investimenti, promuovendo progetti congiunti ai fini dello sviluppo di startup, piccole, medie e grandi imprese. I due Paesi hanno considerato prioritaria la loro cooperazione, soprattutto in settori strategici quali le nuove tecnologie, la cybersecurity, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei pagamenti ecc.., e si impegneranno per una migliore regolamentazione europea ed internazionale, del settore digitale e del cyberspazio.

Sviluppo sociale, sostenibile ed inclusivo (art. 6).

Sulla scia degli impegni presi dai capi di Stato e di governo dell’UE, nel Vertice di Porto del 7 maggio 2021, Italia e Francia hanno riaffermato di voler cooperare per il rafforzamento della dimensione sociale dell’Unione europea e per l’attuazione del piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali. A tale scopo, è prevista una consultazione annuale per lo scambio di buone pratiche e la preparazione di progetti e posizioni comuni. Italia e Francia si adoperano anche a favore degli strumenti multilaterali relativi allo sviluppo sostenibile, a partire dall’Agenda 2030 dell’ONU, nonché degli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici (raggiungimento della neutralità climatica europea entro il 2050), consultandosi regolarmente sui maggiori dossier in materia ambientale e climatica.

I due Paesi si sono impegnati anche per accelerare la decarbonizzazione in tutti i settori, sviluppando le energie rinnovabili e promuovendo l’efficienza energetica. Italia e Francia coopereranno, inoltre, per una riduzione delle emissioni prodotte dai trasporti, sviluppando modelli di mobilità puliti e sostenibili.

L’articolo 7, introduce la cooperazione anche nel settore spaziale. La cooperazione bilaterale si articolerà, in particolar modo, nell’ambito delle attività dell’Agenzia spaziale europea. Per quanto concerne la messa in orbita di satelliti, Italia e Francia sostengono la preferenza per i vettori istituzionali europei Ariane e Vega, e riaffermano il loro sostegno alla base di lancio europea di Kourou. I due Paesi intendono anche incoraggiare la cooperazione industriale per quanto riguarda l’esplorazione e l’osservazione della Terra, le telecomunicazioni, la navigazione per mezzo di apparati satellitari.

I restanti articoli dall’ 8 al 12, rivestono un’importanza minore ed hanno una valenza senza dubbio inferiore, rispetto alle altre disposizione del Trattato.

L’art.8, si occupa di istruzione, formazione, ricerca ed innovazione; l’art.9, tratta della cooperazione nei settori della cultura, dei giovani e della società civile; l’art. 10, di Cooperazione transfrontaliera.

Più rilevante appare, semmai, il successivo articolo 11, dedicato al quadro istituzionale della nuova cooperazione italo-francese. Detto penultimo articolo, tende a delineare il sistema istituzionale che dovrà fornire concretezza al Trattato e alla cooperazione instaurata tra Roma e Parigi. Si richiama, in particolare, il Vertice intergovernativo che sarà organizzato annualmente e nel quale si farà il punto sull’attuazione dell’Accordo e verranno esaminate le questioni prioritarie di reciproco interesse. Ai margini di tale Vertice, verranno anche tenute le riunioni di coordinamento e di concertazione di livello ministeriale, richiamate negli articoli precedenti.

Nell’ambito di tale articolo, verrà stilato un Programma di lavoro indicativo, volto a precisare gli obiettivi della cooperazione bilaterale tra Italia e Francia. Detto Programma sarà periodicamente riesaminato e, ove necessario, adattato a nuovi e più immediati obiettivi fissati d’intesa tra i due Paesi.

L’articolo 12, contiene le disposizioni finali dell’Accordo, che sono conformi alla prassi del diritto dei trattati, per quel che attiene, ad esempio, ad eventuali divergenze o controversie, sull’interpretazione o applicazione dello stesso (da risolversi amichevolmente tramite negoziati diretti tra le Parti). Il Trattato avrà una durata indeterminata.

Analisi critica del Trattato

Lo scenario

I soggetti. E’ nella storia dei trattati che quando si sottoscrive un accordo bilaterale, gli interessi afferiscono principalmente alle parti firmatarie. Nel particolare momento storico e politico, dobbiamo riconoscere che il Trattato del Quirinale coinvolge due Stati membri dell’Unione Europea, Italia e Francia aderenti entrambi all’Alleanza Atlantica (NATO), e che le finalità sono sicuramente oltre quelle di rinsaldare i rapporti tra i due Paesi, anche quelle di rappresentare uno strumento per controbilanciare la posizione di forza della Germania in seno all’Unione. Germania che ha assunto, da tempo, il ruolo di “custode” dell’austerity europea, in ciò assecondata dai c.d. Paesi frugali (Olanda, Austria, Svezia, Danimarca, Finlandia).

Quindi un’intesa, quella italo-francese che (usiamo necessariamente il condizionale) potrebbe essere stata posta in funzione antitedesca, atteso che le economie dei rispettivi due Paesi latini non godono affatto di buona salute e che la crisi pandemica in corso ha acuito, portando tuttavia con sé, e paradossalmente, una boccata di ossigeno per Roma e Parigi, attraverso le misure varate da Bruxelles, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

In definitiva, un’unione di due debolezze, sicuramente sbilanciataa favore francese – a livello di peso specifico politico al proprio interno, e che non si sa quanto potrà durare, attesa la presenza nello scenario geopolitico, di ulteriori soggetti quali la Turchia, la Federazione russa e, naturalmente gli USA e la NATO.

Alcuni analisti osservano, infatti, che la Francia, ma anche l’Italia, soffrono la crescente presenza turca in diversi scenari internazionali come il nord Africa (Libia, in particolare) e la penisola balcanica. Il trattato in parola, pertanto, potrebbe – in teoria – giocare un ruolo anche in chiave geopolitica ed in funzioni di arginamento della Turchia di Erdogan.

Allo stesso tempo, il nuovo asse franco-italiano potrebbe suonare come un’apertura di credito nei confronti della Russia di Putin, considerato che Roma ha una posizione favorevole al dialogo con Mosca anche in ragione della questione degli approvvigionamenti energetici (gas), e Parigi potrebbe utilizzarla strumentalmente per controbilanciare il ruolo della Germania da un lato, e riaffermare il suo senso di alternatività/indipendenza rispetto agli interessi strategici (latu sensu) statunitensi in Europa e non solo.

Stati Uniti che d’altro canto, giocano da sempre un ruolo anti-europeo e che tradizionalmente guardano con favore alla Germania, vera e propria colonia a stelle e strisce. Germania che ha recentemente visto l’insediamento di un nuovo esecutivo, formato da una coalizione governativa molto eterogenea che comprende verdi e liberali, e che vede quale responsabile degli esteri proprio un esponente dei verdi Annalena Baerbock, dalla visione politica principalmente orientata verso la tutela dei diritti umani, la qualità della vita, la transizione ecologica, ecc., il che equivale, in buona sostanza, ad un non avere una politica estera. A ciò, si aggiunga anche una posizione politica fortemente antirussa che, naturalmente, è saluta positivamente dall’amministrazione USA.

Questo, per chi scrive, sommariamente, il quadro strategico e geopolitico attuale.

Per quel che attiene gli interessi italiani anche in rapporto con il Trattato appena sottoscritto, non possiamo non ricordare e non evidenziare le sfere di influenza a cui, voglia o non voglia, l’Italia è soggetta: a) gli USA e la Nato, dal punto di vista politico-militare; b) la Germania, per quello economico; c) proprio la Francia, per gli aspetti politici, strategico-militari, industriali e commerciali, nonché per il ruolo tradizionalmente di rivalità verso il nostro Paese.

Il Trattato e l’Italia

Da osservatori politici dobbiamo, giunti a questo punto, procedere necessariamente ad una valutazione del Trattato del Quirinale, che seppur sommaria, sicuramente manchevole e forse di parte, non può prescindere dalle seguenti considerazioni che, anticipando, non possono essere ignorate e propendono tutte a favore di una sola ed esclusiva parte: la Francia.

In poche parole, quello che si vuole affermare è che l’Italia andrà, quasi sicuramente, ad interpretare il ruolo del “parente povero” sedutosi ad un tavolo di lavoro troppo grande e forse troppo impegnativo, soprattutto in rapporto alle reali capacità della nostra classe dirigente, della nostra classe politica, priva di forti personalità, di uomini di statura ( con la sola eccezione, peraltro controversa, di Mario Draghi), in cui brilla dal dopoguerra in poi, la costante assenza di visione politica, strategica e geopolitica.

Una classe politica composta, per lo più, da onesti (molte volte nemmeno tali) maggiordomi dei poteri forti, da nani, saltimbanchi e voltagabbana. Il tutto da doversi declinare in termini politici e non letterali.

Questo il quadro italiano, purtroppo, drammaticamente realistico.

Ma passiamo adesso, ad esaminare gli elementi di sbilanciamento, sopra accennati, che nel rapporto bilaterale con la Francia, peseranno tutti, è facile presumerlo, a sfavore dell’Italia, relegandola ad un ruolo dimesso e subalterno.

1° Punto. La Francia, rispetto all’Italia, piaccia o no, ha una presenza di sé, una coscienza del proprio ruolo in ambito europeo ed internazionale. Il nostro Paese, invece, come già detto, dal dopoguerra in poi, è stato relegato ad un ruolo marginale, subordinato, americano-dipendente, in costante ricerca di uditori disposti ad ascoltarla e, in qualche modo, ad “adottarla”.

Per dirla tutta, poi, l’Italia sovente ha guardato alla Francia come riferimento rispetto alle decisioni di politica estera da assumere, dei comportamenti diplomatico-internazionali da adottare.

Finiti i tempi in cui, il nostro Paese aveva coscienza della sua forza, della sua funzione in Europa e nel mondo (si pensi, dal punto di vista storico, al ruolo svolto nella Conferenza di Monaco del 1938).

Finiti quegli anni in cui, il sistema socio-economico italiano, era visto come un modello a cui ispirarsi, anni nei quali molti uomini politici, molte personalità, pubbliche e private, anche americane, venivano in Italia a studiare la nostra organizzazione, il nostro sistema.

A quei tempi, l’Italia, possiamo dirlo, aveva una sua dignità, una sua autonomia e indipendenza, una sua forza e coscienza di sé che le venivano unanimemente ed internazionalmente riconosciute. Aveva una sua rispettabilità.

Ma non divaghiamo e torniamo agli accennati punti che sembrano spostare l’asse del Trattato del Quirinale, tutto a favore della Francia.

Il secondo (punto 2) che abbiamo individuato e che si ricollega in qualche modo al precedente, è che la Francia conserva ancora quel retaggio imperiale che aveva un tempo. Possiede colonie e territori d’oltremare. Il che, oggettivamente, rende possibile mantenerla, tuttora, nel novero delle Nazioni importanti.

Oltre a ciò, possiamo affermare (punto 3) che la Francia ha un’idea di sé, del suo ruolo e funzione, una visione internazionale ed una sua strategia, magari velleitarie, ma ce l’ha. Prova ne sono gli accadimenti succedutisi, in Libia, negli ultimi decenni.

Dobbiamo anche considerare (punto 4) che la Francia è una potenza nucleare sia dal punto di vista militare che sotto il profilo dell’indipendenza energetica da altri Paesi (si richiama quanto per l’Italia sopra accennato, che la vede dipendere sotto l’aspetto dell’approvvigionamento energetico, dalla Russia e da altri Stati del nord Africa).

Non possiamo, poi, dimenticare (punto 5) che la Francia, è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, aspetto questo non trascurabile ai fini della rilevanza internazionale, così come quello (punto 6) legato al fattore linguistico, da non sottovalutare, che colloca la Francia tra i Paesi leader a livello mondiale.

Ulteriori elementi negativi per l’Italia, sono rappresentati dallo sbilanciamento a favore della Francia nei rapporti economico-commerciali e industriali con il nostro Paese, di cui si è fatto cenno nelle premesse, rapporti che vedono una preponderanza degli interessi francesi sia in termini di flussi che di dati statistici.

Per esemplificare attraverso un caso pratico (che può valere anche per altri contesti) si prenda la questione della cooperazione militare – pure prevista dal Trattato – che prevede la reciproca presenza di militari di uno dei Paesi firmatari nel territorio dell’altro Stato.

In tale ipotesi, verosimilmente, sarà più facile assistere al fatto che truppe francesi stazionino sul territorio italiano che non viceversa.

Conclusioni

Ci si avvia a conclusione di questa nostra modesta analisi e dobbiamo ribadire, per l’Italia, come già affermato, l’inaffidabilità e l’inadeguatezza della nostra classe politica, la mancanza di una vera e lungimirante politica estera, il declino costante della Nazione in tutti gli ambiti, lo scollamento del tessuto socio-economico, elementi questi che unitamente ad altri problemi che affliggono il nostro “bel Paese”, ne determinano la sua fragilità e inconsistenza a livello internazionale.

Certo, va detto che anche la Francia non sta messa meglio, sia sotto il profilo economico che dal punto di vista della composizione etnico-sociale (problema delle banlieue) e religiosa (questione della radicalizzazione islamica) che il mondialismo ha da tempo imposto, per restare solo ad alcuni esempi.

Potrà, pertanto, e come anticipato, l’unione di due debolezze, sancita dal Trattato del Quirinale, apportare qualcosa di positivo per le Nazioni firmatarie, benefici per la vera Europa? Ma, soprattutto, ci si chiede se potrà segnare un deciso cambio di passo nello scenario internazionale che appare (per chi scrive) ingessato dal moloch rappresentato dall’Unione Europea e improntato, sino ad ora, decisamente verso un retrivo occidentalismo.

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