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Europa: non ci resta che il caos?

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Le “geniali” manovre politiche di Macron hanno prodotto solo lacerazioni profonde nel paese e quindi una incipiente crisi istituzionale della Quinta Repubblica. Il “fronte repubblicano” ha avuto la sua ragion d’essere nell’assicurare l’Europa alla sfera atlantica in funzione russofoba e filo – sionista.

In Francia la difesa dell’identità si è tramutata in islamofobia. La conflittualità sociale – identitaria tra le classi subalterne si è rivelata uno strumento di dominio per le classi dominanti e funzionale alle strategie occidentali di sostegno alla guerra di sterminio di Israele contro i palestinesi a Gaza. 

In questa crisi, che prelude ad uno stato ingovernabilità permanente in Europa, si manifestano i chiari sintomi di una incipiente dissoluzione della stessa civiltà occidentale. L’Occidente ha identificato con se stesso la storia universale. Ma la “fine della storia” di  Francis Fukuyama si identifica invece con la fine dell’Occidente. 

Elezioni francesi: ha vinto l’ingovernabilità

La vittoria del Nuovo fronte popolare è stata resa possibile dal patto di desistenza tra tutte le forze politiche contrarie alla Le Pen. Macron ha creato uno schieramento unitario costituzionale in difesa della Republique, che definiremmo come un arroccamento istituzionale, una blindatura del sistema atta a scongiurare eventuali alternative che possano emergere dal voto popolare.

Rileviamo comunque, che quando un soggetto politico si qualifichi come unico legittimo detentore del copyright della democrazia, l’ordinamento democratico è destinato a degenerare in oligarchia, se non in totalitarismo.

L’iniziativa di Macron di indire elezioni politiche anticipate, spacciata dal mainstream come una mossa “geniale”, ha condotto alla polarizzazione dell’elettorato francese nelle opposte fazioni di destra e sinistra: è questa una evidente dimostrazione che il dissenso popolare contro le politiche macroniane è rimasto inalterato. La sconfitta di Le Pen è tuttavia dovuta, non ad un calo di consensi nel ballottaggio, ma al sistema elettorale francese maggioritario, che ha favorito la coalizione di desistenza. R.N. ha riscosso in sede di ballottaggio il 32% dei consensi e resta il primo partito in Francia. Quindi, con un sistema elettorale proporzionale, l’esito di queste elezioni sarebbe stato del tutto diverso. Si registra dunque una preoccupante divaricazione tra le percentuali dei voti conseguiti dalle singole forze politiche e la ripartizione dei seggi in parlamento: una netta cesura tra la classe politica e il popolo, che denota la crisi di rappresentatività in cui versa la Quinta Repubblica.

Le coalizioni elettorali non implicano programmi politici convergenti e non prevedono nemmeno la formazione di compagini governative corrispondenti alle alleanze elettorali. Macron mirava alla costituzione di una grande coalizione che assicurasse la continuità della sua linea politica, ma le sue speranze sono state vane, data la frantumazione del quadro politico francese risultante dalle elezioni. Non è emersa alcuna maggioranza assoluta nel nuovo parlamento, sia in termini numerici che in tema di programmi politici. Anzi, tra il Nuovo fronte popolare e Macron sussistono visioni politiche opposte sia in economia che in politica estera. Macron millanta il successo politico del suo partito che, sebbene risuscitato dalla coalizione di desistenza, ha perso oltre 80 seggi.

In una Francia dilaniata da contrapposizioni politiche estreme, è prevedibile l’intensificarsi di conflittualità esasperate, nel contesto di una situazione politica di progressivo degrado sociale ed economico. E’ prevedibile uno stato di ingovernabilità, in cui la crisi istituzionale potrebbe accentuarsi, in vista delle prossime elezioni presidenziali che implicherebbero scelte radicali tra opposti estremismi. Le “geniali” manovre politiche di Macron hanno prodotto solo lacerazioni profonde nel paese e quindi una incipiente crisi istituzionale della Quinta Repubblica. E’ altresì prevedibile che tali scenari si riproporranno in tutta l’Europa.

Corsi e ricorsi storici capovolti

La Ue non è uno stato, ma un organismo sovranazionale che non ha alcuna soggettività geopolitica autonoma. E, poiché la UE sussiste quale piattaforma territoriale strategica della Nato, le decisioni relative alla sua politica estera sono appannaggio di Washington. Pertanto, ogni governo, sia francese che europeo, è soggetto all’imprimatur americano. Il “fronte repubblicano”, quale unione istituita da Macron per opporre un “cordone sanitario” all’ondata lepenista, ha avuto la sua ragion d’essere nell’assicurare l’Europa alla sfera atlantica in funzione russofoba e filo – sionista.

Sono stati evocati quindi i fantasmi di Vichy, onde conferire una legittimità storico – ideologica a questo schieramento del “fronte repubblicano”, di per sé assai diversificato e conflittuale al suo interno, ma unito sotto l’egida dell’antifascismo, per scongiurare l’assalto al potere di una Le Pen identificata come una riviviscenza della Francia di Pétain. Trattasi di una narrazione propagandistica e demagogica, ma che comunque riscuote ancora un vasto consenso, in una Europa che ha reciso la propria memoria storica e non ha mai storicizzato il novecento, salvo manipolarne continuamente gli eventi in chiave ideologica.

In realtà, assistiamo alla riproduzione dei fenomeni del ‘900 (Marx diceva che “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa” anche se l’attuale farsa europea potrebbe avere un tragico epilogo), ma in una versione del tutto capovolta. Dalla guerra di Spagna in poi, si costituirono fronti popolari unitari tra le forze antifasciste che si contrapponevano alle potenze dell’Asse. La strategia staliniana prevedeva l’egemonia da parte dei partiti comunisti satelliti su tutte le altre componenti antifasciste, al fine di istaurare regimi marxisti filo – sovietici, successivamente alla sconfitta del nazi – fascismo. Nell’attuale coalizione antifascista di desistenza anti – lepenista, come dimostrato in queste elezioni francesi, sono invece i partiti di sinistra a tramutarsi in strumenti di conservazione del sistema capitalista, accreditandosi come garanti dell’attuale assetto europeo e atlantico. Al sostegno delle sinistre Macron deve infatti la sua resurrezione politica. Identica situazione si replicherà in Germania, dato l’esplicito intento delle forze politiche oggi al governo e collassate alle lezioni europee di emarginare AfD.

Vecchi trucchi: si rievocano i mali del passato per occultare quelli del presente.

La stessa equazione Le Pen = Pétain è frutto di una narrazione manipolata e capovolta della realtà. Macron è un Rothschild Boy e il suo è un partito artificiale, inventato dalle oligarchie finanziarie al fine di imporre una forza politica centrista, liberista e tecnocratica al governo della Francia, a salvaguardia degli interessi delle élites finanziarie della UE, dopo la quasi scomparsa delle forze politiche tradizionali gaulliste, repubblicane e socialiste. Se ne deduce quindi, che, anziché la Le Pen, è stato proprio Macron a reincarnarsi nel ruolo di Pétain, quale gauleiter preposto a garantire la sussistenza di un regime di occupazione atlantica ed a preservare un sistema europeista, capitalista, antipopolare e repressivo.

Da queste elezioni non è emersa una maggioranza che abbia numeri per governare. Si profilano dunque due ipotesi, quella di un governo minoritario e quella di un governo tecnico. Quella del governo tecnico, non rappresenterebbe che la perfetta continuità dei governi macroniani precedenti, bocciati dagli elettori.

I governi succedutisi dal 2017 in poi, con la presidenza Macron, sono stati costantemente formati da tecnocrati, la cui funzione era la gestione della governance economico – finanziaria del paese. Non sono stati proprio i governi dei tecnocrati macroniani ad essersi resi responsabili di questa crisi istituzionale, prima che economica e sociale, oltre alla fallimentare politica estera di Macron, a generare questa esplosione della protesta popolare, che si è identificata con la destra di Le Pen e la sinistra di Mélenchon?

Saranno i popoli a far collassare la UE

Le recenti elezioni europee hanno sancito la fine dell’asse franco – tedesco, su si era strutturata da sempre l’Unione Europea. Tale asse si incardinava sul connubio tra la potenza nucleare francese, il ruolo geopolitico mondiale della Francia ed il primato della potenza economica tedesca. Con la fine della Françafrique, la Francia ha subito un drastico ridimensionamento del proprio ruolo internazionale e, con l’interruzione delle forniture energetiche russe a basso costo, unitamente al declino dell’export tedesco verso la Cina, è venuta meno la potenza economica della Germania. Pertanto, l’asse franco – tedesco si è dissolto perché non ha più ragion d’essere.

Il significato politico delle recenti elezioni europee è stato oscurato. Si è riproposta la stessa coalizione nel parlamento europeo come nulla fosse successo. La UE è un organismo tecnocratico blindato. La struttura economico – finanziaria della UE sancita dai trattati, non può avere che una rappresentanza politica ad essa conforme. Una diversa UE è impensabile, quindi il suo modello economico e politico e irriformabile. Una diversa Europa presuppone la dissoluzione della UE.

Ma la volontà popolare ignorata e scacciata dalla porta della UE, rientra dalla finestra delle elezioni nazionali. Dalle elezioni francesi, cui faranno seguito quelle tedesche e di altri paesi europei, emerge la marea montante della protesta popolare contro la UE, resasi responsabile del declino economico e sociale dei popoli, delle politiche green antipopolari, del coinvolgimento dell’Europa nelle strategie belliciste della Nato contro la Russia. Come scrive C. Caldwell sul New York Times,  “Gli europei per la maggior parte, non erano consapevoli di essere stati arruolati in un progetto che ha come punto di arrivo l’estinzione di Francia, Germania, Italia e del resto delle nazioni storiche europee come unità politiche significative. Bruxelles è riuscita a ottenere il consenso al suo progetto solo nascondendone la natura. La generazione più giovane d’Europa sembra però aver capito la dissimulazione. Siamo solo all’inizio delle conseguenze“… “Vero problema dell’Unione [non è] quello che fa, ma quello che è, … un progetto spietato di costruzione dello Stato come quello del cardinale Richelieu sotto Luigi XIII“.

E’ venuta meno l’indipendenza degli stati, la cui politica economica è imposta dalla UE, la loro politica estera è stata devoluta alla Nato e la loro sovranità è appannaggio dei mercati, unici arbitri della legittimità politica dei governi. E’ infatti al giudizio dei mercati, che possono in ogni momento provocare il default di uno stato, che compete il diritto di vita e di morte dei popoli. Ma le conflittualità sociali interne agli stati si moltiplicheranno a tal punto da determinare uno stato di ingovernabilità degli stati, che potrebbe condurre al graduale smembramento della UE.

Il fallimento delle velleità belliche di Macron

Macron con queste elezioni vuole imporre un governo che garantisca la continuità della sua linea politica, conforme alle direttive dell’establishment europeo. La grave crisi finanziaria in cui versa la Francia è evidenziata dal passivo di 900 miliardi della sua posizione finanziaria netta nel 2023. Sarebbe pertanto necessario mantenere inalterato l’afflusso attuale dei capitali dalla Germania, dagli stati arabi del Golfo, specie dal Qatar, per la sopravvivenza dell’euro e della Francia stessa.

Il declino economico – sociale francese è peraltro ben delineato in un articolo di Thierry Meyssan pubblicato su “L’AntiDiplomatico” il 03/07/2024, dal titolo “La Francia di fronte al cambiamento epocale”: Alla fine del 2023 il debito pubblico era di 3.101 miliardi di euro, ossia il 110,6% del PIL. L’amministrazione pubblica è molto costosa, ma offre servizi di qualità mediocre.”… “Le frodi, in particolare quelle previdenziali e fiscali, hanno raggiunto livelli record. La vendita illegale di droga ha un ruolo economico talmente importante (circa tre miliardi di euro) da essere inclusa nel calcolo del PIL. Le disuguaglianze sono abissali: mentre quasi tre milioni di francesi (4,25% della popolazione) sono milionari in dollari, quasi un terzo dei francesi vive con meno di 100 euro a partire dal 10 del mese”.

Assai problematico appare comunque garantire l’attuale flusso di finanziamenti dalle monarchie del Golfo, che, con l’adesione ai BRICS, potrebbero dirottare i propri investimenti verso la Cina, con cui l’Arabia Saudita effettua le transazioni commerciali in yuan, anziché in dollari.

La politica bellicista di Macron contro la Russia, ha finalità ben precise. Oltre alla brama di vendetta contro la Russia, già responsabile della estromissione della Francia dalla Françafrique, l’intento di Macron è quello di far assumere alla Francia, unica potenza nucleare nella UE, la leadership europea ed il ruolo di potenza mondiale minore affiancata agli USA.

Ma soprattutto, la velleitaria iniziativa di Macron si colloca in un contesto strategico della Nato, in cui la guerra ucraina assume una importanza vitale per la geopolitica americana. La guerra contro la Russia è infatti strategicamente necessaria agli USA per preservare il loro dominio sull’Europa. Una eventuale sconfitta della Nato, provocherebbe una conflittualità tra gli stati europei che potrebbe condurre alla dissoluzione della stessa UE. E’ vero che gli USA, da sempre avversi a qualunque progetto di autonomia europea, potrebbero avvantaggiarsi delle conflittualità interne europee, con la prospettiva di imporre una governance politica della Nato sull’Europa. Ma, a causa del progressivo disimpegno americano dall’Europa e della sopraesposizione degli USA nei vari teatri di conflitto nel mondo, una crisi sistemica dell’Europa stessa potrebbe rivelarsi incontrollabile e comportare alla lunga anche la fuoriuscita degli stati europei più rilevanti dalla Nato.

Sovranismo e islamofobia

Il tema dell’immigrazione si è rilevato profondamente divisivo nell’elettorato francese, tanto da porre in discussione l’identità stessa della Francia. L’immigrazione, proveniente principalmente dalle ex colonie francesi, fu favorita ed incentivata per decenni, a partire dall’era mitterandiana, con ingresso nel paese di una vasta massa di manodopera a basso costo, a discapito delle classi lavoratrici francesi più disagiate. Ma soprattutto, l’apertura alla immigrazione di massa indiscriminata, rappresentava l’incipit dell’avvento della società aperta post – moderna, conformemente alla visione del mondo multiculturale e cosmopolita della ideologia della sinistra liberal radicale occidentale.

L’integrazione di masse etnicamente e culturalmente estranee alla società europea, sarebbe avvenuta attraverso un processo di spontanea assimilazione, mediante cioè l’emancipazione sociale favorita dal benessere e la contemporanea adesione degli immigrati ai valori universali della democrazia occidentale, quali la libertà, il laicismo, i diritti civili. Tale progetto si è rivelato fallimentare.

Il mito della Republique, evocato da Macron al fine di creare un argine istituzionale tra tutte le forze contrarie al populismo lepenista dilagante, è ormai una immagine ideologica virtuale. Macron, nell’identificare la Francia attuale con i valori della Repubblique minacciata dalla destra di R.N., ha effettuato una manovra politica basata sul millantato credito. La linea politica riformista macroniana non si è ispirata certo ai valori della Republique, quali le virtù civiche, i diritti individuali, lo stato di diritto (ormai quasi del tutto scomparsi in Occidente), ma ai paradigmi del neoliberismo finanziario globalista americanocentrico, da cui è scaturita una struttura elitaria della società ispirata al darwinismo sociale, che nega tali principi.

Le politiche di integrazione sono peraltro fallite, proprio nella misura in cui hanno preteso di imporre agli immigrati i principi e i costumi della società occidentale, quali valori universalmente condivisi. Gli immigrati insomma avrebbero dovuto aderire a valori etico – politici e ideologici a cui gli stessi europei non credono più da decenni. Il modello neoliberista dominante ha generato diseguaglianze, precarietà del lavoro, scomparsa dei ceti medi e distruzione dello stato sociale. Se i popoli europei si ribellano, in quanto condannati alla povertà e alla emarginazione sociale in una società senza futuro, gli immigrati, gli ultimi nella scala sociale, si sentono estranei ad un Occidente in cui non si riconoscono.

Pertanto, il dissenso delle classi subalterne degli immigrati ha innescato un conflitto sociale che si è alla lunga tramutato in contrapposizione identitaria. L’ideologia globalista della società aperta ha prodotto fratture identitarie insanabili. Le tesi della destra di R.N., secondo cui la crescita demografica della popolazione arabo – islamica e africana minaccia l’identità stessa della Francia, con prospettive di pervenire alla sostituzione etnica nei prossimi decenni, hanno riscosso straordinari consensi elettorali. Una massa arabo islamica e africana, che vive secondo i propri costumi etico – religiosi, si è insediata da generazioni in vaste aree metropolitane della Francia, in cui si parla l’arabo e non più il francese.

Il sovranismo di R.N. non si basa più tanto sulla difesa del cattolicesimo e dei valori tradizionali della Francia (prossimi ormai alla estinzione), quanto sulla contrapposizione etnico – culturale. La difesa dell’identità si è tramutata in islamofobia. Il fenomeno della islamofobia nasce da una falsa interpretazione della realtà. Dall’aver concepito come una unica problematica l’immigrazione, il terrorismo e l’Islam, con conseguente criminalizzazione dell’immigrato musulmano, considerato un aspirante terrorista e potenziale seguace dell’Islam radicale dell’Isis. Questa falsa narrazione ha comunque posto le premesse per innescare una insanabile conflittualità sociale tra le classi subalterne che si è rivelata un efficace strumento di dominio per le classi dominanti.

Appare poi assai contraddittorio esorcizzare lo spettro dell’invasione islamica, contrapponendo ad essa i valori della nostra civiltà ed evocare le radici cristiane in una Europa in cui il cristianesimo stesso è in estinzione. Dobbiamo dunque imputare agli arabo – islamici la colpa di non aver rinunciato alla loro identità? O forse l’islamofobia è scaturita dalla cattiva coscienza di un Occidente che ha rinnegato i suoi valori e la sua cultura? L’islamofobia non ha la sua origine nell’inconscio dei popoli europei che vedono negli islamici una proiezione riflessa dell’immagine di se stessi, del loro “dasein” nel mondo premoderno? I popoli europei non riversano dunque sugli islamici un odio inconscio che nutrono verso se stessi?

I guasti provocati da tali orientamenti sovranisti si riflettono anche in ambito geopolitico: l’islamofobia dilagante si rivela un fenomeno coerente e funzionale alle strategie occidentali di sostegno alla guerra di sterminio di Israele contro i palestinesi a Gaza.

E’ la fine della storia? No, è solo la fine dell’Occidente

Queste elezioni, al di là del loro risultato, hanno messo in luce la crisi istituzionale della Francia, crisi che investe comunque tutti i paesi europei. L’istituzione presidenziale con Macron ha perso la sua credibilità, il paese è lacerato da contrapposizioni tra opposti schieramenti insanabili. Situazione in cui versa l’intero Occidente, in primis gli USA, dilaniati da una conflittualità interna estrema, propria di una guerra civile latente.

E’ evidente la crisi di rappresentatività del sistema liberaldemocratico occidentale. Crisi che prelude all’avvento di un’era contrassegnata dalla instabilità e dalla ingovernabilità politica e sociale permanente. Ma è proprio dalle crisi che si generano le grandi trasformazioni nella storia ed emergono nuove classi dirigenti.

In questa crisi si manifestano i chiari sintomi di una incipiente dissoluzione della stessa civiltà occidentale. L’Occidente ha identificato con se stesso la storia universale. Pertanto, la teoria della “fine della storia” di  Francis Fukuyama ha un evidente riscontro con la fine dell’Occidente, già concepitosi come il fine ultimo della storia stessa e come incarnazione del destino dell’intera umanità. Fine dell’Occidente, fine della storia. Ma alla fine dell’Occidente l’Europa può sopravvivere: non ci resta che il caos?

 

 

 

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