Putin, lamenta Berlusconi, non si è comportato da moderato e accomodante democratico, mostrandosi diversissimo da come gli era apparso meritandosi perciò la sua giusta indignazione di uomo del “mondo libero”.
Diversamente da chi del “cavaliere Silvio” tiene costantemente sotto osservazione la focosità (attualmente orientata verso la compagna “papaniciara”), io mi accontento di giudicare, ogni tanto, qualche sua teatrale esternazione politica.
L’ultima, di ieri (che tanta esplicita soddisfazione e persino giubilo ha suscitato, specie a “sinistra”), riguarda il suo vecchio ex amico Vladimir, verso il quale ha espresso parole di addolorata delusione. Putin, lamenta Berlusconi, non si è comportato da uomo di buon senso, da moderato e accomodante democratico, mostrandosi diversissimo da come gli era apparso in allegre e disinibite giornate di comune divertimento, meritandosi perciò la sua giusta indignazione di uomo del “mondo libero”. Che peccato, egli esclama!
Ora, mettendo da parte ogni pur comprensibile ironia, conviene seriamente osservare come le sconfortate parole di colui che ancora si propone come il leader della Destra italiana manifestino o una genuina e sincera ingenuità politica o piuttosto una nascosta malafede; in perfetta sintonia, del resto, col modo in cui sono presentate le vicende ucraine da parte dei governanti occidentali e della martellante propaganda della loro allineata informazione.
Intanto, solo un sempliciotto, privo di qualsiasi elementare cultura storica e politica, potrebbe ritenere che le decisioni di un Paese come la Russia si lascino spiegare semplicemente da un supposto cambiamento di personalità e psicologia del suo “autocrate”, secondo le impressioni di un ospite spiritoso ed esuberante quale il nostro ex Presidente del Consiglio di molti anni fa. Ma, non essendo affatto Berlusconi uno sprovveduto, è impossibile non consideri, invece, realisticamente, che la Russia, non certo nella sola persona di Putin, abbia ritenuto (magari sbagliando) di non avere altra alternativa, pena la sua stessa esistenza in prospettiva, all’intervento militare in una Ucraina ormai pienamente catturata nell’orbita americana e occidentale.
È molto verosimile, perciò, che l’allegro Silvio, da pessimo politico facilone, davvero ritenesse di poter “occidentalizzare” la Russia insieme al suo Presidente, con la suggestione degli aspetti anche deteriori della cosiddetta democrazia liberale, stabilendo con lui una complice intesa tra persone gaudenti. Passando ai grandi scenari, d’altronde, non diversa dalla piccola e goliardica strategia berlusconiana verso Putin è stata, nel corso degli anni, la grande strategia occidentale verso la Russia: coinvolgerla in tutti i modi inizialmente, ma non nel reciproco rispetto, ma solo per “democratizzarla” e per ciò stesso piegarne i legittimi interessi e renderla permeabile all’egemonia americana, snaturarla e disintegrarla (con le solite lusinghe di ipertrofiche illusorie dosi di “libertà”) nel suo più profondo spirito identitario, indurla ad abdicare dal suo ruolo di grande Paese consapevole della sua storia e orgogliosamente attento al suo destino.