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GENERAZIONE TRADITA

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La metà dei giovani vive una condizione socio – economica peggiore di quella vissuta dai loro genitori alla stessa età. La classe politica ha perpetrato un vero e proprio atto di tradimento nei confronti di un’intera generazione.

Mentre il popolo italiano vive una delle crisi economiche più gravi del dopoguerra, la Sinistra radical-chic si straccia le vesti per l’affossamento del DDL Zan. Politici e intellettuali liberal gridano allo scandalo, furiosi contro quei senatori del centro-destra che hanno esultato ed applaudito in aula al risultato della votazione che, di fatto, ha stoppato, il disegno di legge, qualificandoli come vigliacchi, miserabili, incivili, ignoranti, orribili retrogradi. Va ricordato come questo disegno di legge, puramente ideologico e con finalità liberticide, abbia impegnato le Camere per oltre due anni, in commissioni parlamentari, nelle sedute in aula, alle riunioni dei capigruppo, monopolizzando in diversi frangenti il dibattito politico, con tira e molla, tra emendamenti e discussioni interminabili. Ovviamente, l’argomento ha tenuto banco per mesi anche nei salotti televisivi, come se non ci fossero questioni più importante da trattare.

La Sinistra ha accusato i senatori contrari di non rappresentare il paese reale mentre appare evidente come sia proprio la Sinistra a dimostrarsi lontana e totalmente scollegata dalla gente comune che, vivendo con angoscia il presente e preoccupandosi per il futuro, non ha mai pensato che questa legge rappresentasse una priorità, per di più, in piena pandemia.

In realtà, il Covid ha soltanto aggravato una situazione economica già molto pesante. Dal 2000 il PIL italiano è stagnante, con un livello di disoccupazione altissimo, soprattutto tra i giovani. Nella fascia di età che va dai 25 ai 29 anni, una persona su due è senza lavoro, il dato più alto in Europa.  Il tasso di occupazione giovanile continua a calare con il passare degli anni, diminuiscono i laureati mentre aumentano gli abbandoni scolastici.  Solo il 27,8% degli italiani tra i 30 ed i 34 anni è laureato mentre la media europea si aggira attorno al 40%, peggio di noi c’è soltanto la Romania. In compenso siamo al primo posto per numero dei cosiddetti NEET (Not in Employment, Educazione or Training), cioè quelli che non studiano e non lavorano, circa 2 milioni e nella fascia tra i 15 ed i 29 anni, sono praticamente uno su quattro con il rischio concreto di rimanere definitivamente esclusi dal mondo del lavoro. Uomini e donne di oltre  30 anni, senza esperienza o competenze specifiche ne sono tagliato fuori per sempre.

Il tasso di occupazione dei nostri laureati è più basso della media europea. Questa drammatica situazione spinge molti nostri giovani a lasciare l’Italia per cercare fortuna all’estero; nel 2019, ben 70 mila italiani con meno di 40 anni sono dovuti partire; dal 2008 al 2020 sono stati mezzo milione, un terzo dei quali laureati. Emigrano perché cresciamo poco, non li valorizzato, non ci avvaliamo della loro energia e del loro talento, non gli diamo prospettive. Si è stimato che per far crescere e formare un ragazzo nei primi 25 anni di vita ci vogliono circa 320 mila euro per cui, in 12 anni, abbiamo perso 83 miliardi di investimenti sui nostri giovani, perdendo una formidabile forza lavoro qualificata, regalandola a paesi stranieri, soprattutto Gran Bretagna e Germania. Ingegneri, medici, ostetriche lasciano l’Italia per andare ad arricchire, con le loro competenze, altre nazioni che favoriscono questo tipo di immigrazione lasciando a noi il compito di accogliere disperati che provengono da regioni sottosviluppate.

Oltre a valorizzare poco le nostre eccellenze, un’altra carenza da addebitare alla classe politica che ha governato negli ultimi 50 anni riguarda il disinteresse mostrato verso l’istruzione. Edifici fatiscenti, attrezzature inesistenti oltre ad insegnanti non gratificati e per questo, molto spesso, poco motivati. La scuola e l’università sono alla base della crescita di una nazione ma i nostri politici sembra che non se ne rendano conto ed ogni riforma della scuola si rivela peggiore della precedente, l’unica degna di essere ricordata risale a quella di Giovanni Gentile. L’ultimo rapporto INVALSI ha evidenziato come la metà degli studenti delle scuole superiori, non raggiunga la soglia minima di competenza in italiano e matematica. Il rapporto ISTAT, relativo al 2020, evidenzia come il 13,1% degli studenti, 543 mila nella fascia di età 18/24 anni, abbiano abbandonato il percorso di studi ed una delle cause potrebbe individuarsi nella mancanza di certezze di trovare un lavoro che un titolo di studio dovrebbe garantire.

Il tasso di disoccupazione giovanile si aggira attorno al 30%, mentre coloro che trovano lavoro sono, per lo più precari, con stipendi bassi, sotto i 10 mila euro annui e per questo, tra gli under 30, uno su due è costretto a vivere ancora con i genitori. Da una indagine del Consiglio Nazionale dei giovani con il supporto di Eures, emerge che dopo 5 anni dalla fine degli studi, solo il 37,2% ha un lavoro stabile mentre la condizione prevalente è caratterizzata da un’elevata discontinuità lavorativa, la maggioranza ha esperienze senza contratto, in molti casi sottopagati o pagati meno del pattuito mentre il 32,5% degli intervistati ha dichiarato di non essere stato pagato per il lavoro svolto. Il 12,8  lamenta di aver subito molestie o vessazioni.

Molto spesso sono aiutati economicamente dalla famiglia. Si sposano o vanno a convivere molto tardi e solo una percentuale minima può permettersi di accendere un mutuo per acquistare una casa. Il precariato diffuso non lo permette. Fanno meno figli e soltanto quando sono sistemati, come dimostra la media di età delle neo-mamme che si è alzata a trentadue anni. Molti di loro invece decidono di non averne perché il futuro fa paura e la stragrande maggioranza è convinta che l’importo dell’assegno delle pensioni non consentirà loro di vivere una vecchiaia dignitosa.

Secondo il CENSIS, la metà dei giovani vive una condizione socio – economica peggiore di quella vissuta dai loro genitori alla stessa età e questo rappresentata un vero e proprio atto di accusa alla politica, anche se molto spesso sono i politici stessi a “rimproverarli” scaricandosi dalle loro responsabilità. Nel 2007, l’allora ministro dell’economia Padoa-Schioppa, riferendosi ai trentenni che ancora vivevano con i genitori, li definì sprezzantemente “bamboccioni”. Di recente Mattarella ha invitato i giovani a impegnarsi, a non tirarsi indietro, ad accettare il rischio di mettersi in gioco. Appare paradossale come un ministro o un presidente della repubblica si permettano di sbertucciare o lanciare accuse, neanche troppo velate, di pigrizia e scarso coraggio, verso coloro che sono vittime dell’inettitudine di chi si permette di giudicarli e condannarli.

Appartengono ad una casta privilegiata della quale fanno parte parenti ed amici che ottengono lavori o incarichi prestigiosi con il solo ed unico merito di essere raccomandati dal potente di turno e si permettono di pontificare e bacchettare i comuni mortali.

Sul banco degli accusati dovrebbero invece salire loro, i politici, rei di aver perpetrato un vero e proprio atto di tradimento nei confronti di un’intera generazione. La loro condanna, almeno dal punto di vista morale, è senza appello!

 

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