Per evitare una nuova guerra mondiale, occorrerebbe costruire un progetto di Europa indipendente dai due imperialismi che da oltre un secolo se la vogliono spartire, comunitaria, federale e rispettosa di tutte le etnie e culture che la popolano.
Nel suo capolavoro Apologia della storia o mestiere di storico, scritto nel 1940 dopo l’invasione nazionalsocialista della Francia, Marc Bloch analizza il lavoro dello storico e soprattutto il senso della storia. A differenza di come viene solitamente studiata, la storia non dovrebbe essere una banale cronologia di date ed eventi da imparare a memoria, ma dovrebbe essere un metodo per analizzare il presente avendo studiato e compreso il passato, e così facendo potersi immaginare il futuro, attraverso la “memoria collettiva”. Ecco, penso che in questo momento, a conflitto ancora in corso, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia possa fornirci l’occasione di applicare il metodo proposto da Bloch per capire cosa sia successo e cosa potrà accadere nel prossimo futuro. Come? Paragonando la genesi della II Guerra Mondiale con quella dell’attuale invasione russa.
E’ ormai assodato che le cause della secondo conflitto mondiale non siano attribuibili a una sorta di cattiveria assoluta di Hitler ma che esse vadano ricercate nelle conseguenze della fine della I Guerra Mondiale. A seguito della sconfitta degli Imperi Centrali, venne stilato il Trattato di Versailles col quali le potenze vincitrici del conflitto imponevano alla Germania sconfitta pesantissime riparazioni di guerra, con cifre impossibili da saldare, e concessioni territoriali (oltre alla perdita delle colonie) a favore dei Paesi dell’Intesa. Solo in Europa, la Germania fu costretta a restituire l’Alsazia-Lorena alla Francia; a cedere lo Schleswig alla Danimarca e gran parte della Posnania e della Prussia occidentale e parte della Slesia alla Polonia; nonché, la città di Danzica, venne definita “città libera” sotto controllo della Società delle Nazioni e della Polonia, cosa che contestualmente privava la Germania anche del controllo sul delta del fiume Vistola sul Mar Baltico. Tale situazione fece esplodere il già pauroso debito pubblico della Germania e la privò di territori e accessi al mare strategici per la produzione industriale e il commercio estero. Tutto questo portò al crollo della già fragile Repubblica di Weimar e all’ascesa al potere del Nazionalsocialismo. Una volta andato al potere e rimesso in ordine il bilancio dello Stato, Hitler aumentò notevolmente gli stanziamenti per l’esercito e la produzione di armi fino al momento in cui in grado di poter schierare una delle forze armate più potenti al Mondo decise di mettere in atto una politica di rivendicazioni sui territori persi abitati però ancora da popolazioni tedesche o comunque germanofone, spesso vessate dai “nuovi padroni”, come il caso dei Sudeti in Cecoslovacchia. Dalla invasione della Cecoslovacchia stessa da parte delle truppe tedesche, avvenuta il 15 Marzo 1939 senza praticamente sparare un colpo, Hitler maturò di attaccare la Polonia per riappropriarsi di Danzica, in contemporanea a un’operazione analoga condotta dall’Unione Sovietica, e questa decisione portò poi alla II Guerra Mondiale.
Fatto questo breve ripasso, vediamo se questa operazione di “memoria collettiva”, per dirla appunto con Bloch, può esserci utile per capire l’invasione della Ucraina e le sue possibili, ma direi probabili o inevitabili, conseguenze. Come sappiamo tutti, alla fine della II Guerra Mondiale l’Europa è stata spaccata in due e messa sotto il tallone dei due imperialismi usciti vittoriosi dal conflitto: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Da qui è nata la Guerra Fredda che si è conclusa con la rovinosa sconfitta dei Sovietici rappresentata plasticamente dalla caduta del Muro di Berlino eretto, è bene ricordarlo, per volontà del governo della comunista della Germania Est al fine di impedire la fuga di milioni di tedeschi che non volevano sottostare alla dittatura filo-sovietica. Con l’URSS è scomparsa anche la Cortina di Ferro e praticamente la totalità di tutti i Paesi dell’Europa Orientale hanno, nel tempo, deciso di schierarsi con l’Occidente, aderendo alla NATO, l’alleanza atlantica che prevedeva l’installazione di basi e truppe statunitensi in Europa e l’obbligo di mutuo soccorso in caso di aggressione da parte delle truppe sovietiche. Questo ha portato le truppe statunitensi – indubbiamente in modo democratico, pacifico e con l’appoggio della quasi totalità dei popoli coinvolti – a ridosso dei confini russi, cosa che Mosca ha sempre visto come un’aperta provocazione dei suoi avversari. Il paragone, seppur evidentemente forzato, con la situazione post-Versailles appare chiaro a tutti. Ora che la Russia di Putin ha una forza militare, almeno nella sua visione, in grado di attaccare un Occidente dissoluto e vigliacco, sempre nella sua visione, ha iniziato una riconquista dei territori sottratti all’ex impero sovietico, partendo appunto dall’Ucraina, nella certezza che l’Occidente lo avrebbe lasciato fare, al massimo invocando una neutralità per lavarsi la coscienza. Motivazione per attaccare un Paese indipendente? I soprusi subiti dalla minoranza russofona in Ucraina nelle province del Donbass e di Lugansk, nonché la perdita di accesso al mare della Crimea. Nuovamente, il parallelo con i Sudeti e Danzica è evidentissimo. Putin era, e forse lo è ancora, convinto che l’ingresso a Kiev sarebbe stato velocissimo e semplicissimo e che l’Occidente intimorito dalla forza delle truppe russe non avrebbe mosso un dito. Esattamente ciò che riteneva Hitler con la sua Blitzkrieg.
Come si capisce da tutti questi parallelismi a mio avviso lo scoppio della III Guerra Mondiale è inevitabile e quasi certamente non a lungo rimandabile. Una volta conquistata l’Ucraina, così come Hitler conquistò la Cecoslovacchia, Putin attaccherà un altro Paese limitrofo, così come la Germania invase la Polonia. Quale? Evidentemente sarà uno tra la Georgia o la Moldavia, entrambe non coperte dell’“ombrello” della NATO. La Moldavia è con ogni probabilità il prossimo obiettivo russo, e le operazioni preparatorie sono già cominciate. Mentre Chisinau chiede l’entrata nell’Unione Europea per non fare la fine di Kiev, la regione della Transnistria (autoproclamatasi “nazione” ma a tutt’oggi non riconosciuta come tale neppure dall’ONU) ha chiesto a Mosca di intervenire in suo soccorso. A tempo debito, scoppieranno disordini in quella zona, e Putin invaderà la Moldavia a difesa della Transnistria appunto. Poi sarà la volta della Georgia, e così le repubbliche baltiche si troveranno accerchiate, ma quest’ultime sono nella NATO e quindi Washington non potrà restare a guardare e quindi sarà la guerra mondiale. Continuando col parallelo, abbiamo anche il soggetto che farà il ruolo del Giappone “obbligando” gli USA a muoversi militarmente: la Cina, visto che Mosca invade chi e come gli pare, invaderà rapidamente Taiwan, creando il “casus belli” riprendendo il “caso Pearl Harbor”.
E’ un destino inevitabile? A mio avviso, guardando la storia, si, ma esistono ancora un paio di piccolissimi e flebilissimi “ma” che potrebbero impedire uno scontro stavolta nucleare che porrebbe fine all’umanità così come la conosciamo, o forse all’umanità tout court.
Primo, che l’eroica volontà del popolo ucraino riesca a rallentare (impossibile che Kiev resista), la Blitzkrieg di Putin. Tale eventualità farebbe riflettere Mosca su nuove avventure militari, da dovere poi spiegare anche internamente a una popolazione che comincia anch’essa a mobilitarsi contro la guerra.
Secondo, che la risposta dell’Occidente sortisca un qualche effetto deterrente sugli oligarchi miliardari che rappresentano il vero potere in Russia e che rischiano di vedersi isolati e impossibilitati a muovere le loro fortune a loro piacimento. Per questo, è necessario rifornire Kiev di soldi, aiuti umanitari e soprattutto armi e munizioni e al contempo applicare ogni sorta di possibile sanzione alla Russia.
Una domanda rimane da porsi infatti: se la Cecoslovacchia avesse rallentato l’occupazione tedesca e invece dell’imbelle Conferenza di Monaco si fosse scelta un’altra linea più attiva, la II Guerra Mondiale sarebbe scoppiata lo stesso? Come dicevano i Romani: si vis pacem para bellum.
Ma questo tempo non dovrebbe andare sprecato; anzi, andrebbe sfruttato al massimo per cominciare a costruire un progetto di Europa indipendente dai due imperialismi che da oltre un secolo se la vogliono spartire, comunitaria, federale e rispettosa di tutte le etnie e culture che la popolano.
Se fossimo in un tale contesto, probabilmente neppure staremmo parlando dell’invasione dell’Ucraina!