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Draghi. Stato d’emergenza finito… per il Covid, ma inizia… per la crisi Ucraina.

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La situazione interna dell’Italia si è pericolosamente deteriorata con questa svolta autoritaria del governo Draghi, che, senza autorevolezza, ha portato contrasti, divisioni, danni morali ed economici a milioni di italiani.

In un panorama politico sconvolto dalla crisi internazionale a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, viene facile poter affermare che l’emergenza Covid è improvvisamente scomparsa, per lo meno dalle prime pagine dei giornali e dai talk-show televisivi. Tuttavia il 23 Febbraio, prima del, purtroppo, prevedibile precipitare degli eventi nell’est europeo, il Presidente del Consiglio Draghi dichiarava solennemente, dal palco del Teatro del Maggio Musicale fiorentino: “Voglio annunciare che è intenzione del Governo non prorogare lo stato d’emergenza oltre il 31 marzo”.

Neanche il tempo per gioire della fine di una situazione straordinaria, durata straordinariamente 2 anni e due mesi, che tale affermazione viene contraddetta, due giorni dopo, viene dichiarata l’esigenza di reiterarlo per ulteriori tre mesi, proprio a causa della crisi ucraina e della necessità di attivare interventi di “Protezione Civile”. Passano ancora quattro giorni e il 28 Febbraio, il Consiglio dei Ministri decide di prorogare lo stato d’emergenza fino al 31 Dicembre 2022 al fine di “assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto”.

Sembrerebbe proprio che lo stato d’emergenza e il relativo conferimento del potere di ordinanza in deroga alle leggi vigenti, stia diventando sempre più una misura fin troppo “ordinaria” e prospettata la sua uscita dalla porta, ce lo vediamo immediatamente rientrare dalla finestra, quasi a conferma di una ormai irreversibile svolta autoritaria del sistema democratico parlamentare di tipo liberale, ormai palesemente in crisi di rappresentanza e rappresentatività, in cui i reali momenti di partecipazione degli elettori si stanno veramente riducendo ad eventi eccezionali e in cui la volontà popolare non viene più presa in considerazione da parte di elites autoreferenziali, che governano con l’arroganza di chi sa quale è il bene supremo della Nazione che eufemisticamente dichiarano di rappresentare, bene al quale i sudditi…ops scusate i cittadini tutti si devono obbligatoriamente conformare. Nella citata dichiarazione fiorentina, il Presidente del Consiglio affermava “Metteremo gradualmente fine all’obbligo di utilizzo del certificato verde rafforzato, a partire dalle attività all’aperto – tra cui fiere, sport, feste e spettacoli. In seguito, quindi, il super green pass dovrebbe poter essere tolto anche dai ristoranti e dai bar. Resterà, invece, il green pass base. Nel contempo, il Governo portava a casa la conversione in legge del Decreto Covid a colpi di voto di fiducia, dopo essere andato sotto svariate volte sull’ennesimo Decreto Mille Proroghe e, cosa ben più importante, a fronte di un emendamento, da parte della Lega, sempre più schizofrenica al pari del suo “Capitano”, che richiedeva l’archiviazione del green pass stesso, per poi, dopo questa sortita, tornare nei ranghi della maggioranza votando tutto quello che il Governo ha pensato bene di proporre.

In effetti il vulnus della questione gira proprio intorno al certificato verde, considerato antiscientifico e privo di qualsiasi rilevanza medico – sanitaria, anche da quella parte dei cosiddetti esperti, che hanno a mani basse approvato la campagna di vaccinazione di massa. In buona fine si tratterebbe esclusivamente un azione finalizzata ad agevolare la “volontaria” adesione al ciclo vaccinale, evitando una obbligatorietà ex lege, come prevista dall’articolo 32 della Costituzione, con conseguente assunzione di diretta responsabilità politica, sociale e sanitaria da parte del Governo stesso. Un’azione esclusivamente coercitiva e in linea con le affermazioni di alcuni membri dell’Esecutivo, che, tra l’altro, ritengono giusto e conforme al dettato costituzionale “rendere la vita difficile” a quanti a torto o a ragione non ritengono aderire ad una indicazione, che nella forma e nella sostanza mantiene le sue caratteristiche di volontarietà. Ritornando alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, vediamo che si parla di abolizione delle zone bianche, gialle arancione e rosse, che verranno annullate le quarantene nelle scuole, l’obbligo delle mascherine all’aperto e di quelle FFP2 nelle classi, “pannicelli caldi” che attualmente poco impattano sulla popolazione nel suo complesso e anzi forse, almeno per alcuni “scienziati”, potevano ridurre la possibilità di contagio.

Ben diverso, in termini di esercizio delle libertà individuali e collettive, è il procrastinare sine die l’utilizzo del green pass e il silenzio assordante sul permanere dei provvedimenti che hanno determinato la sospensione dallo stipendio e dalla attività lavorativa di centinaia di migliaia di cittadini, che si trovano attualmente privi di qualsiasi sostentamento economico per loro e per le rispettive famiglie. Su questo argomento Draghi non si è espresso anche se è ormai palese che le motivazioni addotte per il green pass, “essere sicuri di non avere, nei locali, luoghi di lavoro, ristoranti etc., contatti con persone contagiate”, è una illusione antiscientifica, visto il milione e mezzo di vaccinati positivi, gli oltre ventimila ospedalizzati, i 1.300 in terapia intensiva e purtroppo i 5.200 deceduti come appare dal Bollettino dell’istituto Superiore di Sanità del 23 Febbraio scorso.

In questo contesto, improvvisamente l’attenzione viene giustamente rivolta ad una situazione internazionale caratterizzata da venti di guerra, che traggono origine dagli equilibri scaturiti dall’epilogo del secondo conflitto mondiale e dal successivo contrasto tra Stati Uniti e Unione Sovietica, le due potenze che si spartirono il dominio del Mondo. Infatti la Nato nasce in funzione antisovietica ed anticomunista. Se già sulla adesione italiana nel dopoguerra, si potevano esprimere perplessità, con il crollo del muro e lo scioglimento del Patto di Varsavia, tale alleanza non aveva più ragione di esistere e avrebbe dovuto eventualmente nascere una alleanza militare europea, che si emancipasse dal precedente schema a blocchi contrapposti. Invece la Nato è rimasta, rimane tuttora e si è allargata ad est, in palese funzione antirussa, ma sia Putin che la Nato agiscono ancora oggi in base agli equilibri scaturiti dalla morte dell’Europa nel 1945 e grazie ai crimini che Russia e America hanno perpetrato nel tempo. La propaganda che continuano a diffondere segue gli stessi temi. Putin inneggia alla Guerra Patriottica come Stalin e gli Stati Uniti si ergono a difesa di presunte e sedicenti democrazie. Entrambi combattono contro un fantomatico nazismo, di cui si accusano vicendevolmente. Sarebbe auspicabile, da parte degli europei e degli italiani in particolare, un’analisi più pacata della situazione e non un tifo da stadio assolutamente lontano dalla realtà, incapace di evidenziare che comunque questa guerra non è la nostra, che gli interessi di Putin e della Nato non sono i nostri. Soprattutto comprendere che non abbiamo alcuna possibilità di incidere sulle scelte dei contendenti, ma possiamo solo valutare cosa può tornare a nostro favore in prospettiva, mentre tutto fa pensare che comunque l’Europa e l’Italia ne usciranno nuovamente sconfitte.

In quest’ottica non possiamo perdere di vista, annichiliti da una nuova e forse più razionale paura, la guerra, come la situazione interna dell’Italia sia pericolosamente deteriorata da una svolta autoritaria, senza autorevolezza, che ha portato contrasti, divisioni, danni morali ed economici a milioni di italiani, in attesa di un rilancio, che doveva essere veicolato dal PNRR, ma che appare sempre più sfocato all’orizzonte, con obiettivi che sempre meno sembrano avere a che fare con la pagina di storia che oggi si sta vivendo.

 

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