Home politica estera OPZIONI DI GUERRA E DI PACE

OPZIONI DI GUERRA E DI PACE

724
0

Se fossi al posto di Putin, mi farei sostituire da un volto nuovo, ritirerei l’esercito su una linea ben difendibile, offrirei a Kiev di fornirle aiuti per la ricostruzione in cambio della non adesione alla Nato. Inoltre lancerei una grande operazione scientifico-culturale di informazione cercando di far capire ai popoli occidentali che le restrizioni, la recessione, e l’incertezza che devono subire sono frutto della falsità della propaganda russofoba protetta dai loro governi. 

Il progetto generale dell’oligarchia occidentale, rectius apolide, è realizzare una società globale zootecnica per l’ottimale monitoraggio, controllo e sfruttamento della popolazione e per la soluzione dell’ormai pressante problema eco-demografico: mondo quindi necessariamente unipolarizzato. Stato zootecnico quale naturale perfezionamento dello stato estrattivo già in essere: stato cioè che prepara e gestisce le crisi al fine di trasferire reddito, risparmio e diritti dalla popolazione generale ai grandi capitali che pagano la classe politica.

Strumentale a questo fine è dissodare e omogeneizzare le varie società locali, annullando le identità e le coscienze storiche, religiose, etniche, morali attraverso il loro progressivo svuotamento, l’induzione di migrazioni di massa destabilizzanti per il welfare (a cominciare dal ventre molle Italia) con relativo meticciamento, e il trattamento gender per liquidare anche la famiglia come istituzione.

Strumentale a questo progetto generale è stata e rimane pure la disgregazione e dissoluzione dell’Unione Sovietica, poi della Russia come Potenza ostacolante. Da qui l’aggressione strategica della NATO alla Russia con assorbimento dell’ex impero sovietico e avanzamento delle basi missilistiche fino a pochi minuti di volo da Mosca. La Russia ha tuttora un notevole potenziale nucleare strategico rispetto alla NATO, che però non può mantenere stante la sua piccola economia e il suo budget militare,  pari a un ventesimo di quella dei paesi NATO; mentre le sue forze convenzionali sono risultate (almeno sinora) non temibili. Bastava aspettare qualche anno e anche il suo potenziale militare relativo sarebbe stato ridimensionato dalla scarsità di fondi, sicché essa, con le sue immense risorse naturali, sarebbe stata pacificamente assorbita nell’Impero del dollaro.

Ma Washington evidentemente aveva fretta, credo non tanto per sottomettere la Russia quanto per prendersi l’Europa, come descrive Lucio Caracciolo nel suo recentissimo La pace è finita (Feltrinelli 2022). Infatti ora sta soggiogando per bene i paesi dell’Europa Occidentale rendendoli puri esecutori delle sue decisioni in ambito NATO, imponendo loro rovinose sanzioni contro la Russia, così da obbligarli a comperare il gas naturale americano a prezzo moltiplicato; onde per un verso mette in ginocchio la loro industria, che paga l’energia dieci volte quanto quella americana, e per l’altro verso attrae oltreoceano gli investimenti. Conquistando l’Europa, dividendola e indebolendola politicamente ed economicamente, e insieme isolando e schiacciando la Russia, Washington mira a farsi padrona dell’Eurasia e a prevenire il formarsi di una potenza continentale concorrente. In sostanza, noi nazioni europee siamo sotto attacco USA assieme alla Russia, seppure in modi diversi.

Contro questa generale e possente aggressione strategica, culturale e militare, Mosca, vedendosi nell’angolo, ha giocato la carta del tentativo di annessione dell’Ucraina mediante un’aggressione tattica, con una guerra-lampo che in breve si è arenata sia sul piano militare che su quello politico, non avendo suscitato l’atteso consenso degli Ucraini bensì al contrario una loro accanita resistenza in chiave nazionalistica, e poi una guerra sanguinosa che renderà i due popoli permanentemente nemici, contro il loro interesse.

Quand’anche la Russia riuscisse ad occupare tutta l’Ucraina in una ipotetica grande offensiva, poi stenterebbe a conservare il suo dominio e ad amministrarla con una popolazione contraria, che scatenerebbe una resistenza violentissima, alimentata dall’odio prodotto dall’attuale guerra e appoggiata dall’Occidente.

Sul piano dell’immagine le cose vanno ancora peggio per Mosca: se prima poteva avere punti di superiorità morale agli occhi dell’Occidente, ora li ha compromessi. Il disastro sul piano dell’immagine è completato dal fatto che l’attacco a Kiev ha consolidato una identità nazionale Ucraina, prima incerta, con una precisa identificazione territoriale, e intorno alla figura di uno Zelenski che è divenuto, nell’immaginario popolare occidentale, un eroe della libertà e della democrazia, mentre nella realtà è un personaggio costruito e arricchito da Washington, che lo ha posto a capo di un regime fantoccio, autoritario, e probabilmente meno liberale di quello di Mosca. La moralità e i valori apparenti sono importanti come strumenti della propaganda della politica internazionale, che è guidata non da essi ma dalla sete di potere e da rapporti di forza amorali.

Purtroppo, quanto sopra agevola e accelera su scala globale la suddetta trasformazione unipolare zootecnica sul modello cinese di biopotere e controllo sociale, già sperimentata con la gestione della cosiddetta pandemia.

A questo punto, se fossi al posto di Putin, mi farei sostituire (per motivi di salute) da un volto nuovo e non compromesso, ritirerei l’esercito su una linea ben difendibile e fortificata, che protegga i territori a maggioranza russa, compresa la Crimea; cesserei unilateralmente le ostilità e offrirei a Kiev di fornirle aiuti per la ricostruzione e il pagamento dei debiti verso l’America in cambio del rispetto di quella linea e della non adesione alla Nato. Offrirei inoltre ai paesi europei contratti ventennali a prezzi vantaggiosi per il gas e il petrolio, in concorrenza con gli USA. Così almeno recupererei in parte la buona immagine e i buoni rapporti. Intanto continuerei a costruire, assieme ad altri paesi collaboranti (Cina, India, Brasile, Iran…), un sistema economico integrato con una moneta di scambio alternativa al dollaro.

In parallelo, lancerei una grande operazione scientifico-culturale di informazione sulla realtà monetaria e sulla sistemica falsità della contabilità delle banche, quale fondamento politico delle plutocrazie falso-democratiche dell’Occidente, cercando di far capire ai suoi popoli che le restrizioni, la recessione, la tassazione, l’incertezza che devono subire sono frutto di quella falsità, protetta dai loro governi. Proporrei loro soluzioni alternative e una moneta alternativa libera dal debito e dal signoraggio bancario privato, l’unica che possa recuperare il benessere e la stabilità. Lancerei anche una campagna di informazione e di allarme, diretta all’Occidente, contro la costruzione in atto di una società zootecnica, contro i controlli capillari, il divieto del contante, la manipolazione biologica, eccetera eccetera.

Preciserei infine che eventuali attacchi missilistici o aerei al territorio russo sarebbero puniti con rappresaglie e che eventuali attacchi di terra alla linea difensiva di cui sopra, o l’avvicinamento di forze di attacco a meno di 20 km da essa,  sarebbero respinti anche con l’uso di armi nucleari tattiche.

Oltre a porre fine allo spreco di denaro e di vite umane, questa soluzione, che lascerebbe a Kiev-Washington la scelta e  responsabilità di continuare la guerra, mi pare preferibile alle altre opzioni, ossia:

-arrendersi e rassegnarsi al potere americano;

-continuare come ora, logorando le forze armate e il consenso interno, senza prospettive di riuscita;

-consegnarsi alla Cina;

-lanciare i missili contro gli USA.

Ho sottoposto questo articolo, nella prima versione che finiva qua, a un mio lettore moscovita, che conosce sia il Kremlino che il popolo, e gli ho chiesto un suo giudizio. Mi ha risposto: “L’articolo è scritto molto bene, ma è chiaramente scritto da uno che non conosce la mentalità russa. Putin non farà mai ciò che faresti tu. Noi siamo un popolo strano: se ci sentiamo attaccati come nazione, reagiamo con i valori del sacrificio patriottico. Non vogliamo più la pace, non ci importa di morire, andiamo fino in fondo. Tutta la gente oramai sente questo. L’industria civile si sta convertendo alla produzione militare, soprattutto di carri armati. Entro Gennaio, schiereremo un milione di nuovi soldati. Prenderemo così tutta l’Ucraina fino al confine polacco, e in pochi mesi”. Ho chiesto conferma a un amico solitamente ben informato sul Mondo Russo, e mi ha risposto che i Russi faranno proprio così. Non possiamo tuttavia escludere che, accanto a una Russia tradizionale ed eroica, ne sia cresciuta una occidentalizzata e razional-opportunista, che potrebbe prevalere nelle scelte politiche, e trovare il consenso di molti giovani e giovanissimi, che, come i nostri, non hanno coscienza storica né identità etica.

 

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.