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UCRAINA: CHI VINCERA’ QUESTA GUERRA

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Gli Stati Uniti, attraverso questa guerra per procura, i loro obiettivi, li hanno già ampiamente raggiunti: 1) Hanno attirato in una trappola la Russia. 2) Hanno compattato i membri europei della Nato potenziando le basi americane in Europa, e ne hanno installate nuove ai confini con la Russia. 3) Hanno reciso, i legami di interdipendenza economica ed energetica che la Russia aveva con la Germania, 4) Hanno privato la Cina del suo unico strumentale partner nella partita del secolo per il primato planetario.

A distanza di dieci mesi dall’inizio del conflitto, la guerra in Ucraina vive una fase di stallo. L’argomento ha perso d’interesse per i media che non gli dedicano più gli spazi e le attenzioni dei mesi scorsi, infondendo nella gente l’errata impressione che i combattimenti abbiano perso d’intensità. In realtà ancora si soffre, si spara e si muore. E’ una tragedia enorme, abbattutasi sull’incolpevole popolo ucraino che continua a mietere vittime innocenti. Al momento, nessuno dei due contendenti appare in grado di vincere sull’altro e questo equilibrio dovrebbe spingere verso una soluzione negoziale del conflitto, lasciando che le armi cedano il passo alla diplomazia. A parole tutti auspicano che si avviino delle trattative di pace, nei fatti si verifica esattamente il contrario.

Ad ottobre, il Governo di Kiev ha approvato con un decreto, la decisione del Consiglio di sicurezza nazionale ucraino sulla “impossibilità di condurre negoziati” con il presidente russo Vladimir Putin; nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba ha dichiarato che eventuali incontri con il governo russo, potranno avvenire solo se i responsabili delle atrocità saranno sottoposti al giudizio di un tribunale internazionale per crimini di guerra. Da parte sua, in occasione della sua recente visita lampo a Washington, Volodymyr Zelensky, ha dettato le sue condizioni di pace con la Russia, sostenendo che non accetterà alcun compromesso sulla libertà, sovranità e integrità territoriale del proprio paese. Di fronte a queste rigide prese di posizione, che manifestano una vera e propria chiusura ad ogni tipo di trattativa, le speranze di porre fine ai combattimenti in tempi brevi sono prossime allo zero. I governanti di Kiev, forti del sostegno americano, fanno la voce grossa e si mostrano tanto intransigenti quanto velleitari. Le possibilità di vittoria appaiono remote e la conferma viene nientemeno che dal capo delle Forze armate americane, generale Mark Milley, il quale ha candidamente ammesso che “forse questa guerra non si può vincere per via militare”.

Incurante di questo giudizio, Zelensky insiste: nel corso dei recenti colloqui con Biden, svoltisi poco prima di Natale, ha chiesto, per l’ennesima volta, un aumento della fornitura di armamenti, sia nelle quantità che nella qualità degli stessi. L’Amministrazione americana ha stanziato un pacchetto da 1,8 miliardi di dollari, che per la prima volta includerà i missili Patriot in modo da proteggere dagli attacchi aerei russi le infrastrutture dell’Ucraina che hanno subito pesanti danni lasciando gran parte del paese al buio e senza riscaldamenti proprio in concomitanza con l’arrivo dell’inverno. L’obiettivo di Washington è quello di fornire una difesa contro gli attacchi di missili da crociera e droni russi. Zelensky, però, non si è accontentato ed ha chiesto con insistenza armi offensive quali missili a lungo raggio Atacms in grado di raggiungere il territorio russo. A Kiev sostengono che l’unico modo per fermare i raid aerei russi è colpirli dove hanno origine. Ciò significa attacchi combinati contro gli obiettivi fissi del nemico, quali basi aeree da cui partono gli aerei russi e aree delle postazioni di lancio dei missili balistici e da crociera. Oltre a questi missili a lunga gittata, il presidente-comico ha anche chiesto tanks di ultima generazione: M1 Abrams dagli Stati Uniti e, possibilmente, carri armati tedeschi Leopard e Marder. Dall’invasione russa a febbraio, gli Stati Uniti hanno già fornito 22 miliardi di dollari in assistenza militare, mentre il nuovo pacchetto di aiuti prevede uno stanziamento per un totale di 47 miliardi di dollari per tutto il 2023. Biden vuole procedere con cautela in quanto, deve incassare il sostegno del Congresso che, da gennaio, sarà a maggioranza repubblicana e non vuole correre rischi di tagli a queste spese.

Malgrado questa pioggia di miliardi, non passa giorno senza che Zelensky chieda ulteriore sostegno a questa o quell’altra nazione, lamentandosi sempre di ricevere poco e pretendendo sempre di più, in nome della difesa del sacro suolo patrio. Sorprende tanto questo suo improvviso amore per la nazione quanto la fermezza nel salvaguardare la sovranità e l’integrità territoriale del proprio paese se pensiamo come la sua elezione sia stata resa possibile grazie all’enorme aiuto ricevuto da George Soros – il grande nemico dei popoli e delle nazioni – vero e proprio burattinaio del comico diventato politico. In realtà sta interpretando una parte – da attore consumato – per accreditarsi come presidente combattente per la libertà presso i paesi occidentali al fine di ottenere sempre maggiori aiuti contro Vladimir Putin, nemico suo e, soprattutto, del suo padrone Soros, che è stato anche l’artefice, ricordiamolo, del colpo di stato del 2014, grazie al quale è stato rovesciato il governo legittimo ucraino. Zelensky, persevera nell’incitare alla resistenza anche a costo di completare la distruzione di quel che resta della propria nazione e comunque, anche  se dovesse riconquistare tutti i territori devastati dalla guerra, appare difficile credere che gli occidentali manterranno la promessa di ricostruire il paese senza ricevere in cambio nulla e tutti coloro che interverranno in questa fase avranno il loro tornaconto e la parte del leone la faranno gli americani. Da tempo si sta muovendo BlackRock, il più grande asset manager del mondo con circa ottomila miliardi di dollari in portafoglio, sceso in campo per collaborare con Kiev allo scopo di aggregare masse di capitali pubblici e privati da destinare alla ricostruzione del Paese. Questo colosso a stelle e strisce di gestione del risparmio, fondato da Larry Fink, ha la potenza di mettere al servizio del governo ucraino expertise tecnica e una rete mondiale di contatti con investitori di ogni tipo per raccogliere i fondi necessari a rimettere rapidamente in piedi il paese, una volta terminate le ostilità. Da tempo, il financial market advisory team del gestore, che lavora a stretto contatto con istituzioni finanziarie, authority e governi di tutto il mondo, sta studiando un progetto per costruire una piattaforma per raccogliere i fondi da convogliare poi alle spese post-belliche, incanalando gli investimenti nei settori più rilevanti e d’impatto per l’economia ucraina. Si partirà dunque dalle infrastrutture energetiche, dalla rete idrica e da quella di trasporto. A novembre l’asset manager e il ministero dell’Economia ucraino avevano firmato un memorandum d’intesa sulla consulenza, dopo un incontro ad hoc a settembre fra Fink e Zelensky. La ricostruzione potrebbe costare circa 350 miliardi di dollari. Lo scorso giugno l’istituto di economia dell’Università di Kiev denunciava danni strutturali per 95,5 miliardi che avrebbero avuto bisogno di 550 miliardi di fondi pubblici e 200 miliardi di fondi privati per il ripristino materiale e socio-economico del Paese. In tutto 750 miliardi.

Si può dire in definitiva che gli Stati Uniti, attraverso questa guerra per procura, i loro obiettivi, li hanno già ampiamente raggiunti: hanno attirato in una trappola la Russia, spingendola ad imbarcarsi in quella che credevano essere soltanto una “operazione militare speciale”, come l’ha definita Putin, sfociata in una vera e propria guerra che, nei fatti, ha messo in evidenza come l’Armata russa non possa più essere considerata una imbattibile macchina da guerra, visto il grado di inefficienza e corruzione esibito alla prova del fuoco.

Ulteriore risultato è stato quello di compattare i membri europei della Nato dando modo di potenziare le basi americane in Europa, e creandone di nuove ancor più a ridosso della Federazione Russa; hanno reciso, forse definitivamente, i legami di interdipendenza non solo energetica che la Russia aveva con la Germania, perdita difficilmente recuperabile, che priva Mosca del riferimento principale in Europa ma anche degli importanti rapporti commerciali che legavano la Federazione Russa alla Francia ed all’Italia; hanno privato la Cina del suo unico strumentale partner nella partita del secolo per il primato planetario.

Nel frattempo, il rafforzamento della struttura militare USA procede in modo spedito. Il Senato degli Sati Uniti ha appena approvato il National Defense Authorization Act (NDAA), già votato favorevolmente dalla Camera. Il NDAA, Il disegno di legge annuale sulla Difesa, stanzia un bilancio record di 858 miliardi di dollari per le spese militari, 45 in più rispetto a quelli richiesti da Biden. Il NDAA include un aumento salariale del 4,6% per le truppe, finanziamenti per l’acquisto di armi, navi e aerei, così come l’armamento a sostegno di Taiwan nell’ottica di scongiurare un possibile attacco da parte della Cina all’isola. Per il proseguimento dell’impegno bellico in supporto all’Ucraina, prevede tecnologie dirompenti come l’ipersonica, l’intelligenza artificiale e l’informatica quantistica, alla modernizzazione delle navi, aerei e altre attrezzature, investimenti critici in navi da battaglia, sottomarini, aerei, veicoli da combattimento, artiglieria a lungo raggio, armi ipersoniche, biotecnologie e tecnologie quantistiche. Oltre alla modernizzazione e il mantenimento del deterrente nucleare così come il rafforzamento della catena di approvvigionamento destinata a sostenere l’industria militare, prevedendo 1 miliardo di dollari alla National Defense Stockpil e per l’acquisto di terre rare e materiali critici necessari per soddisfare le esigenze delle industrie strategiche per la difesa statunitense nei vari domini militari.

Comunque vada a finire, in questa guerra hanno perso tutti; europei, russi, ucraini mentre si può dire con certezza che i veri vincitori sono gli americani.

 

 

 

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