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RIPENSARE AL NUCLEARE

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L’Italia ha rifiutato le centrali nucleari con il referendum del 1987, ma ospita nelle  basi militari della NATO ordigni nucleari dell’aviazione USA che ne possono disporre a loro piacimento e possono coinvolgerci in conflitti armati. 

Il referendum del 1987 che ha imposto la chiusura delle centrali nucleari nel nostro paese, ha condannato l’Italia a dipendere quasi esclusivamente dall’estero per l’approvvigionamento delle fonti di energia, provocando notevoli aggravi per la nostra economia. L’esito della consultazione era stato fortemente condizionato dall’ondata emotiva in seguito alla tragedia di Chernobyl che comunque aveva dimostrato come, in occasione di determinati incidenti, né la distanza né i confini nazionali mettessero al riparo gli altri paesi dall’essere investiti dalle radiazioni. Appare, per questo, paradossale aver rinunciato alle centrali nucleari nel nostro territorio ed importare energia da siti francesi situati a meno di 200 chilometri dalle nostre frontiere, correndo, ugualmente gli stessi rischi senza sfruttare gli indubbi vantaggi.

Occorre inoltre rilevare che a Krsko, in Slovenia, a 130 km. dal confine italiano è tuttora attiva una centrale nucleare costruita 40 anni fa, l’unica realizzata nella ex Jugoslavia. Nel 2008 l’impianto è stato spento a causa di una perdita del circuito di raffreddamento primario. Alle richieste internazionali riguardanti le cause e l’entità dei danni, ha fatto riscontro l’assoluto silenzio delle autorità slovene. In caso di scoperchiamento del reattore e dispersione del materiale radioattivo, in 8-10 ore metà del Friuli sarebbe contaminato. Trattasi dunque di una centrale che, oltre ad essere costruita con una tecnologia obsoleta e carente nel rispetto delle normative internazionali per la sicurezza, è situata su faglie attive a rischio sismico medio – alto. Pertanto la centrale di Kresko doveva essere demolita nel 2023. Il governo sloveno ne ha prorogato l’attività fino al 2043. La centrale inoltre, non solo non verrà chiusa, ma anzi raddoppiata. Le proteste dell’Austria ed altri paesi confinanti non hanno trovato riscontro nella UE. Afferma Marinella Salvi sul “Manifesto” del 01/07/2021: “ZITTA LA COMMISSIONE EUROPEA, nonostante più di una interrogazione sia stata presentata al Parlamento, se non la laconica comunicazione di non avere ricevuto alcuna documentazione relativa a Krško nè di aspettarsela essendo una iniziativa di competenza del singolo stato membro”. Tale questione non ha suscitato rilevanti proteste da parte dell’Italia, che, pur vantando un proprio primato ambientalista nell’essere l’unico paese europeo privo di centrali nucleari, espone tuttavia la popolazione del nord – est a tali rischi.

Il disastro di Chernobyl fu, comunque, provocato da un errore umano su di un reattore arrivato a fine vita ed oggi non si potrebbe più verificare perché non sarebbe più possibile eludere i sistemi che consentono il rallentamento dei processi di fissione come successe per il sito russo. Per quanto riguarda l’incidente della centrale giapponese di Fukushima, del marzo 2011, bisogna ricordare che il disastro fu provocato da uno Tsunami conseguente ad un fortissimo terremoto e, comunque, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, due anni dopo l’evento, dichiarò che l’incidente alla centrale nucleare non provocò direttamente delle morti.

Oggi le centrali nucleari sono efficienti e sicure e riducono la quantità di materiale radioattivo destinato allo smaltimento. In Italia ci sono tuttora siti di stoccaggio temporanei dove vengono smaltiti i rifiuti provenienti dalle attività sanitarie e dallo smantellamento delle vecchie centrali. La tecnologia nucleare consentirebbe, attraverso i reattori di quarta generazione, di abbassare la quantità di rifiuti ad alta radioattività in quanto il materiale più pericoloso verrebbe bruciato direttamente dentro il reattore stesso.

A dispetto di molti luoghi comuni, il nucleare è, delle fonti energetiche disponibili, tra le più pulite, quella con la più bassa emissione di CO2, inoltre, rispetto a quelle eoliche e solare, ci permette di disporne per tutto l’anno, sfruttando il vantaggio per cui piccole quantità di combustibile consentono grandi produzioni di energia. Bisogna sapere che per eguagliare l’energia prodotta da un reattore nucleare che può arrivare a 1.6 GW di potenza, servono 250 pale eoliche oppure 8 chilometri quadrati di pannelli solari senza dover dipendere dalle stagioni per il vento o per il sole. Va poi considerato che ogni centrale nucleare può contenere fino a 4 reattori.

Quello dell’autosufficienza energetica rappresenta un problema molto sentito dai governi delle nazioni più industrializzate e la maggioranza di queste ha puntato proprio sul nucleare per risolverlo. Oggi nel mondo ci sono 445 reattori divisi tra 32 Paesi, mentre altri 50 sono già in cantiere; in Europa sono circa 150 i reattori attualmente attivi e tra gli appartenenti al G8, l’Italia è l’unica nazione a non produrre energia nucleare.

L’Italia ha sempre fornito i migliori tecnici ed esperti nucleari. I nostri ingegneri hanno partecipato alla costruzione ed allestimento di centrali in tutto il mondo tranne che in Italia. Con L’ENEA, stiamo partecipando al progetto ITER, che prevede la costruzione di centrali a fusione che vedranno la luce tra qualche decennio. Le nostre migliori risorse in campo nucleare sono purtroppo destinare ad emigrare all’estero, arricchendo altri paesi a discapito del nostro.

Appare francamente paradossale che gli italiani accettino di ospitare nelle nostre basi militari, ordigni nucleari dell’aviazione USA che, data l’assenza di controlli,  ne possono disporre a loro piacimento, per tutelare i propri interessi magari coinvolgendoci in conflitti armati e nello stesso tempo si dimostrino contrari, probabilmente perché male informati, a rivedere le posizioni su una questione che ci permetterebbe di raggiungere l’indipendenza energetica.

 

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