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SONO SOLO CANZONETTE?

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il palco di San Remo è il nuovo pulpito della catechesi mondialista. Un festival radical chic all’insegna del genderismo finto trasgressivo, tema caro al mainstream, in un crescendo di orrore postmoderno e di imbarbarimento degli spiriti. 

 

Non è ozioso occuparsi talvolta di temi che possono apparire frivoli ma che, alla luce della complementarietà del reale e del simbolico, come strategia di occupazione integrale del mondo da parte della dittatura liberista, rivestono invece importanza non trascurabile.

L’osceno carrozzone sanremese del politicamente corretto ed eticamente corrotto, come ogni anno, è andato in scena, tra nani e ballerine, mentre l’Italia va a picco tra invasione incontrollata a mezzo sbarchi e apartheid contro gli italiani, ad opera di un governo di corrotti le cui fila sono tenute da quel padronato cosmopolitismo che soggiorna tra le fredde brume di Bruxelles, con la benedizione di uno share del 54% che ha fatto sognare tutto l’establishment, in un tripudio di autoconsacrazioni e celebrazioni che non finiscono mai, quasi si fosse trattato di una sorta di consultazione elettorale.

Ed ecco accendersi il palco di San Remo come nuovo pulpito della catechesi mondialista da parte di quella sinistra che oggi è portatrice degli interessi del finanzcapitalismo globalitario, gran galà dei radical chic nostrani, passerella delle star di regime, corte dei miracoli autocelebrantesi, occasione mediatica per imporre il modello culturale e antropologico unico a tutti i cittadini.

E poiché le chiese si sono svuotate, le vecchiette residue dal fazzoletto in testa e rosario tra le dita pian piano richiamate dall’Altissimo, il balcone di San Pietro rimasto vuoto e le prediche dei sacerdoti stancamente echeggianti lungo le navate romite, ecco il nuovo clero secolare, il conduttore consacrato della TV di regime nei quiz serali, in smoking con tanto di lustrini, affiancato dalle neo suore in abito lungo, spaccato e scollato, presiedere a tutti gli effetti, con risonanza mediatica nemmeno lontanamente paragonabile a quella del vecchio pulpito, la “messa” in scena.

La funzione è officiata da un personaggio del clero artistico di regime, che indossando le vesti talari, inscena un sermone dissacratorio rivolto alla risata facile e alla battuta scontata contro l’avversario politico, quello rude con la felpa, che rappresenta il “popolaccio” di gramsciana memoria, costituito dagli incolti, coloro che secondo l’attrice inesorabilmente passata col trascorrere degli anni, dal set cinematografico bollente ai vacui salotti televisivi, afferma candidamente che gli ignoranti non dovrebbero votare! Sì, così ora dovremo paventare lo svolgimento di un bel test d’ingresso alla cabina elettorale, con votanti a numero chiuso e soglia di.. sbarramento!

Ma la finestra di Overton ci ammonisce e ci mette in guardia…
Ed ecco giungere prontamente quella battuta che risveglia la risata post democratica in sala, “Dal Papa al Papete”: loro col Papa dell’accoglienza, che significa deportazione e invasione, il tutto a nostre spese, noi al Papete coi pochi euro che ci restano in tasca, nella gitarella domenicale al mare, col frigobar e l’aperitivo in spiaggia, prima di riprendere la nostra panda inquinatrice e metterci ordinatamente in colonna lungo la Romea, per essere a casa all’ora di cena. Ma purtroppo nessuna voce della replica può giungere sul palco glitterato del festival: “Dalla Bibbia a Bibbiano”potrebbe replicare la mamma in difficoltà economica alla quale il team della connivenza tra una certa politica e l’assistenza sociale ha strappato per anni i bambini, su quel palco però lei non c’è! La sua voce è stata soffocata in fretta, il coperchio del pentolone chiuso alla svelta; e, come dice il guru delle Sardine, basta parlare di Bibbiano!

Intanto la catechesi sanremese prosegue: ecco giungere la vestale del mondialismo fasciata di lustrini bianchi, e propinare al pubblico, quello colto e sensibile, un bel sermone contro la violenza sulle donne, propalato urbi et orbi dalla TV di Stato, finanziata col canone in bolletta Enel che i futuri non aventi diritto al voto, volenti o nolenti, devono pagare, gli abbonati, come la neolingua li chiama, nonostante siano essi soggetti ad una vera e propria imposta. E tra un crescendo di melliflui accenti e lacrime ad hoc, complice la musica suadente, ecco che ex moglie del banchiere ortopedizza le coscienze e si pone in una zona franca, inattaccabile, ad attendere la pioggia di consensi che la inonderà e la consacrerà nel suo sidereo ruolo.

E di più, il potere, nella sua immensa clemenza, non solo rende i sudditi partecipi dei suoi circenses televisivi, ma per la prima volta allestisce anche un palco all’aperto da dietro le transenne del quale, in piedi al freddo, una parte esigua ma fortunatissima di plebei potrà godere dello spettacolo attraverso il megaschermo in piazza! Ed esagerando, scorgere persino la sagoma di qualche vip!

Intanto all’interno del teatro, ove siedono i radical chic che contano, la catechesi continua con l’inno al genderismo finto trasgressivo, altro tema caro al mainstream.

Un attacco durissimo al sacro e alla trascendenza non viola infatti il politicamente corretto, anzi ne è parte integrante costituendone proprio uno dei presupposti poiché non deve più esserci un ultraterreno sottratto alle leggi del mercato, un sacro indisponibile alla volontà di potenza del capitalismo finanziario, ma tutto deve essere riassorbito nell’immanenza omologata e mercificata come mostra l’esibizione del novello San Francesco di Giotto che si spoglia del mantello di Gucci per restare in tutina nude look, moltiplicando però in tal modo i propri averi e il proprio successo , a differenza del santo evangelizzatore, in un crescendo dell’orrore postmoderno, dell’imbarbarimento degli spiriti e dei corpi che li incarnano. Il messaggio che il sistema vuol far passare è contro la cultura nazional popolare e identitaria di un popolo ad opera di un festival che oggi ormai non ha più niente a che vedere col nazional popolare, data la distanza siderale della massa nazionale popolare che abita il Paese e la sua classe politica che questi pseudo artisti, oggi più che mai ridotti al ruolo di giullari di corte, hanno il compito di rappresentare facendo share il più possibile, al fine di porre in essere una ortopedizzazione cosmopolita glamour volta a velocizzare la centrifugazione postmoderna della identità nazionale delle masse, mentre la musica in tutto ciò svolge un ruolo puramente ancillare.

Questa funzione paideutica in senso globalista e cosmopolita, gestita dalla classe dominante, deve essere resa più incisiva attraverso una mutazione del gusto e del sentire comune; a questo compito assolvono i circenses mediatici odierni.

Strettamente connessa, vi è la funzione di genderizzazione e rovesciamento post umano degli archetipi maschile e femminile, con uomini ornati e truccati come pavoni, e donne che si muovono sul palco come zombie oppure vestite in abiti maschili, senza ovviamente togliere del tutto di mezzo il vecchio fenotipo della donnina maggiorata di Macario, che svetta sull’uomo e mostra generosamente tutte le sue grazie gonfiate chirurgicamente, in un avvicendarsi di volti usa e getta teso a far sì che alla fine quel palco sia talmente affollato da essere vuoto.

Questa genderizzazione corrisponde alla scomparsa del vecchio capitalismo fordista antagonistico, a viso aperto, col quale si poteva combattere, sostituito dal nuovo eroe postmoderno, la vittima, ovvero chi ha subito e quindi si lamenta in modo imbelle, nella scomparsa più totale della rivolta che comunque, ove vi fosse, sarebbe immediatamente condannata come facinorosa e pertanto legittimamente repressa in quanto manifestazione di quella violenza cattiva che giustifica quella buona degli idranti e dei manganelli fugacemente mostrati dai TG di regime nelle piazze di Parigi.

Infatti la volontà dell’odierno capitalismo finanziario post borghese è quella di destrutturare l’uomo, renderlo consumatore tecno-liquido, incapace di pensare altrimenti poiché incapace di mettere la propria identità, o quel poco che di essa resta, sulla bilancia conflittuale della dialettica storica.

E lo spettacolo continua col suo rutilante ritmo volto a tenere il suddito spettatore ancora incollato allo schermo, con l’astuta mossa di affidare l’affondo globalista dell’immancabile ovazione all’accoglienza indiscriminata, alla conduttrice albanese, sorriso smagliante e capello biondissimo, da parte di quell’organo di propaganda PD che è divenuta la chermesse sanremese, salvo poi dimostrare di aver la memoria corta circa il blocco navale con l’Albania che l’Ulivo, al governo con Romano Prodi e Napolitano agli Esteri, mise in campo nel 1997.

Ed ancora non si bada a spese pur di poter dispiegare sulla scena il gran guru della Cultura con la C maiuscola, colui che inneggiava alla Costituzione più bella del mondo, salvo poi essersi adoperato per snaturarla appoggiando la riforma Boschi, bocciata sonoramente dal popolo italiano. Senza averci risparmiato la spuntata battuta circa la famosa “citofonata”, l’esimio si profonde nella riproposta di un vecchio cavallo di battaglia del 2006; già, il tempo passa e con esso l’estro… l’unico che si mantiene e si rivaluta è il cachet!

https://www.bibleserver.com/text/NRS/Cantico%20dei%20Cantici7

Un tempo manifestazione canora nella quale si esprimeva il bel canto nazional popolare, passerella di canzoni che si ascoltavano e cantavano per un anno intero, che scandivano la giornata della gente, oggi lo spettacolo sanremese è ridotto a bacino di concorrenza, spartizione tra le case discografiche, e soprattutto terreno di coltura del politicamente corretto.

Basti pensare che il vincitore della scorsa edizione, esponente dei “nuovi italiani”, oltre ad aver emblematicamente rappresentato il nostro Paese all’eurofestival, già il nome è un programma, ed essersi subito classificato al secondo posto, si è esibito davanti al Parlamento europeo, ospite dell’evento organizzato dalla federazione dell’industria musicale internazionale IFPI “Friends of Music”, in occasione del quale ha incontrato i parlamentari e il Presidente David Sassoli, dichiarando poi :“Sento che con la musica si respira un’aria di apertura, l’ho sperimentato anche fuori dall’Italia. La mia prima hit in Italia lo è stata anche a livello europeo. Credo che come giovani non dobbiamo porci dei limiti” (Mahmood a Strasburgo, gli europarlamentari si scatenano sulle note di “Soldi” – La Repubblica – 24 ottobre 2019) Oltre a non necessitare di commenti la tragica comicità involontaria del titolo, il contenuto di tale dichiarazione contiene un punto sul quale è interessante soffermarsi, quello dell’illimite di cui si nutre tutto il pensiero globalista, che vede il mondo come un piano liscio nel quale merci e persone mercificate possano scorrere illimitatamente, nel quale il mercato possa finalmente farsi mondo, libero da lacci e lacciuoli, nel quale ciascuno potrà essere ad avere tutto ciò che vorrà, purché abbia il corrispettivo in danaro per poterselo permettere. E stante questa nuova fase della deportazione dall’Africa, non saranno quelle popolazioni sradicate, affamate da conflitti e orbe di ogni coscienza sociale, ad arricchirsi come promesso loro, ma il ceto medio lavoratore ad essere riplebeizzato dalla crescente polarizzazione della distribuzione della ricchezza e del benessere. Non saranno loro, che provengono da contesti di violenza, nei quali la vita vale poco meno di nulla, ed essere partecipi di una sorta di global democracy, ma saranno proprio i modelli dei regimi dai quali essi fuggono a divenire anche i nostri.

Basti pensare che il vincitore dell’edizione appena conclusasi, si era mostrato precedentemente con la maglietta recante una didascalia che non lasciava dubbi sulla sua indiscussa fedeltà alla causa del padrone.

A questo sono volti ormai tutti i messaggi provenienti dai media, all’ortopedizzazione del simbolico, affinché si accetti il reale come unica possibilità, il presente come presente eterno ed immutabile.

Ed infatti all’indomani del risultato elettorale in Emilia, ecco la Ocean Viking che con 403 migranti a bordo sbarcare a Taranto, e l’onda inarrestabile degli arrivi divenire quotidianità nel silenzio dei sudditi. Intanto si apprende che verrà consentito a Bruxelles di mettere le mani sui porti Italiani come hanno fatto in Grecia, mentre un’altra vittoria elettorale è già pronta: quella relativa al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, affinché il “popolaccio” non abbia a dire che in Italia non si vota! Ma questa al governo, che si fregia indegnamente del nome di sinistra e che intende restare in sella infischiandosene della volontà popolare, non potendo che perseguire il disegno di distruzione del popolo italiano voluto dal questa Unione europea a trazione franco tedesca, sa di non poter avere ancora a lungo il suo consenso, infatti i circenses anche a questo servono, a far sì che vengano tollerati altri quattro anni di sbarchi, i quali, unitamente all’approvazione dello ius soli, possano rendere scontato o addirittura inutile il futuro ricorso alle urne.

E nel clima di insicurezza che pandemie e tensioni internazionali recano, il suddito spettatore del grande fratello cercherà di votare come si vota, di pensare come si pensa, di divertirsi come ci si diverte… e persino di dissentire come si dissente nonché, alla fine, di morire come si muore.

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