Si direbbe proprio che un’apocalisse tragica, nel vero senso della parola, abbia investito l’Europa. Il progetto di creare un mondo di cyborg automatizzati dall’intelligenza artificiale, è alla portata dei sinarchi occidentali, atlantici, terzomondisti, europeisti che siano. Il pensiero tradizionale, in proposito, offre all’uomo della reazione alcune preziose armi coscienziali e ideologiche. Ciò che si chiede oggi all’uomo europeo è nulla di meno che la discesa sul terreno della controrivoluzione attiva e guerriera, usando in senso contrario, con l’intento di salvare le nazioni, i medesimi strumenti apocalittici che la setta cosmopolita impugna per rovinarle.
Coi conati bellicisti che in quest’epoca di demenza collettiva spirano sulle menti vuote delle masse, noi registriamo il definitivo avvento al potere di un pericoloso tipo di bestia trionfante. L’Europa è guidata da un nugolo di mestatori sinistri, schiavi politici che sono prezzolati dai poteri globali, decisi a rischiare tutto quanto c’è da rischiare, pur di far sprofondare il nostro continente in un caos di miserabile alterazione.
Negli ultimi tempi, la temperatura dell’impazzimento guidato dai “fanatici dell’apocalisse” ha preso ad alzarsi a dismisura, la frusta del loro potere malvagio ròtea sulle teste dei popoli, sparge paura e inganno, e sente vicina la vittoria profetizzata nei suoi decrepiti protocolli. La bestia che annusa la vittoria ormai prossima diventa ogni giorno più sfacciata e impudente, assapora un trionfo che sinora era apparso possibile soltanto nei suoi libri profetici, quelli composti nella solitudine desertica del delirio visionario, seguendo l’ossessione del dominio assoluto, del potere gigantesco che scaturisce dalla volontà di assoggettare tutto il mondo, una volta per sempre, contro tutti.
I servi di questa psicopatologia scatenata provocano crisi in serie, economiche, politiche, sociali, militari, agitano l’odio e il terrore come stracci rossi davanti al toro, aizzano governi criminali a condurre etnocidi di massa in sempre maggiore misura, sospendono i diritti, annullano elezioni non gradite, ormai fanno fuori apertamente candidati antagonisti, certissimi dell’impunità assoluta. Non conoscono più limite nella menzogna, nell’invertimento dei valori, nella volontà di erigere un regno dispotico, in cui un pugno di delinquenti di lusso dispone a proprio piacimento di moltitudini opportunamente lobotomizzate dall’intimidazione propagandistica.
Non esistono più leggi, neppure morali. Norme e costituzioni antiche di secoli vengono facilmente aggirate, sospese, rese carta straccia. Ciò che vale è il comando dell’assolutismo cosmopolita che, attraverso i suoi tirannici diktat, infrange tutti i codici che desidera infrangere, senza che alcuna volontà di segno oppositivo appaia per contrastarne il potere. Si direbbe proprio che un’apocalisse tragica, nel vero senso della parola, abbia investito l’Europa – ma non soltanto l’Europa – soffiando nei cervelli ammassati una tempesta pregna di tutte le turpitudini.
Non si esagera: a guardarla da vicino, non dubitiamo che si tratti davvero della più spaventosa rivoluzione abbattutasi su queste nostre terre, molto peggiore delle precedenti, anche le più sanguinose, poiché intesa a svellere dalle fondamenta la coscienza, la sicurezza, l’equilibrio mentale, la vita stessa di individui e popoli, sbriciolando tutte le certezze, una dopo l’altra. È una rivoluzione della psiche e nella psiche, più perniciosa di ogni ideologia perniciosa, è dello stampo totalitario intravisto da Orwell, un totalitarismo che introduce il veleno paralizzante nell’animo, percuote l’intelligenza fino ridurla a molle poltiglia di neuroni morenti. Pare la rivolta di tutti i fondali della storia, di tutte le cloache del mondo, pare il trionfo di tutte le maniacali perversioni di un Satana liberato dai ceppi. La rivolta dell’infimo e dell’inferiore, la vendetta dei chandala che hanno usurpato il potere, la minaccia del male morboso, uscito allo scoperto, traboccato dai cervelli malati e divenuto legge per i popoli. Il libro di Orwell, alla fine, è come uscito dalle sue pagine romanzate, è accaduta una metamorfosi, si è trasformato in una paralizzante realtà kafkiana, irrompendo per l’Europa come una bestia biblica vivente: la si può vedere, la si potrebbe toccare, la si sente aggirarsi tra di noi, nelle nostre case, perfino nelle nostre coscienze. Questa bestia vuole distruggere e annientare e, se nessun Sigfrido la ferma e le taglia la testa, distruggerà e annienterà ciò che rimane di umano nei nostri popoli e in noi stessi.
L’uomo europeo ancora desto deve guardare in faccia senza paura questa medusa perversa, sottraendosi al suo mortale sortilegio, e attrezzandosi ad armare la propria mano, al più presto. L’uomo europeo ancora desto deve affrettarsi a cercare la sua arma, a impugnarla per, con essa, uscire allo scoperto col fine primo di individuare il nemico, ovunque si trovi, per colpirlo con tutti i mezzi possibili. Se la rivoluzione in atto è terrificante, la controrivoluzione deve essere dello stesso rango. Il terrore – antica certezza europea – lo si combatte col terrore.
Il pensiero tradizionale, in proposito, offre all’uomo della reazione – che voglia e sappia reagire al turbinare di questo assalto del manicomio all’integrità dei sani – alcune preziose armi coscienziali e ideologiche. Dopotutto, è l’idea che conferisce corazzatura alla volontà, disponendo le convinzioni in qualità di organismi di fede. E fede fanatica occorre, nel momento in cui una fanatica apostasia criminale infrange tutti i codici umani, conducendo una guerra di distruzione della menzogna contro la verità.
A suo tempo, il pensiero controrivoluzionario europeo seppe ben individuare queste dinamiche dell’alterazione, esplose attraverso quella macchina dell’inferno mentale che fu nei suoi più malati sviluppi l’illuminismo, e seppe ben individuarne la patologia, al contempo predisponendo diagnosi e prognosi atte alla cura e all’eliminazione del pericolo mortale. Il pensiero forte serve ad armare la volontà, è un’arma esso stesso, e si forgia un attimo prima che parta la rappresaglia, la ritorsione, l’atto materiale di forza che occorre per sradicare la demenza e ricondurre nel mondo le leggi dell’armonia naturale e della saggezza sacra. Quando, un paio di secoli fa, qualcuno parlava del «fanatismo dell’obbedienza» che l’intellettuale settecentesco aveva iniettato nelle proprie vene, obbedienza a tutto quanto fosse rovesciamento e inversione, in quel momento il mondo si spaccava in due poli inconciliabili: il bene e il male. Chi difendeva la natura umana e chi la voleva distruggere. Da qui, da questo primo spalto di osservazione, in cui l’organismo ancora nano già lo si notava dotato degli aculei mortali, da questa postazione si vedeva già chiaro il frutto, come è stato detto, dell’oscena copula contro-natura fra l’illuminista e il profeta dell’Antico Testamento. Da questo accoppiamento è nato qualcosa di informe, da cui, come dal vaso di Pandora, dopo tanto tempo ancora non cessano di fuoriuscire tutte le sventure del genere umano. Anzi, il fenomeno essendo in accelerazione, il male che era leggibile alla fine del secolo XVIII, oggi semplicemente giganteggia e domina senza più ostacoli.
L’aspetto più spaventoso degli eventi in corso risiede nell’avvento di una nuova cricca, di un’oligarchia chiusa che replica – diabolicamente rovesciandola di segno – la struttura delle aristocrazie di comando e delle gerarchie sacre. Questo camuffamento confonde le idee, manda all’aria le vecchie categorie sull’antitesi fra élites e masse, fra aristocrazia e democrazia, e rende inutilizzabili i più collaudati parametri di giudizio. Da allora, il fenomeno che accade è la confusione dei ruoli, il basso che sta in alto e l’alto in basso, tanto che ciò che registravano i tradizionalisti del tardo Settecento osservando la rivoluzione/sovversione, cioè: «pratica dell’eccesso», «aggressività come ispirazione», «ossessione dell’unità», addirittura «idolatria del mistero», poi appunto «fanatismo dell’obbedienza», lungi dal rappresentare qualità positive della controrivoluzione, sono diventate le armi della rivoluzione, quella mondialista. Quella che sta svolgendosi sotto i nostri occhi. L’ultima rivoluzione, quella finale, che azzererà una volta per tutte l’intera intelligenza politica occidentale, portando ad esecuzione il classico colpo da maestro di Satana: utilizzare le parole del bene per erigere il male.
Da allora, la struttura del potere globalizzatore/mondialista si appalesa come sistema oligarchico e autocratico, secondo il ripetersi del medesimo nucleo:
La satrapia usurocratica
La sinarchia totalitaria
La setta usurpatrice
La tirannia veterotestamentaria
La dittatura necrofora
Si capisce bene che, se un De Maistre poteva ancora combattere la sovversione rivoluzionaria del suo tempo richiamandosi all’opposizione dualista fra qualità e quantità, esaltando le minoranze e disprezzando le maggioranze, adesso questo riflesso mentale non funziona più. Ragionando sempre in termini storici, osserviamo che, per la verità, già cent’anni fa il fenomeno fascista apparso in tutta Europa recava in sé il superamento della dicotomia di cui parlavano i reazionari legittimisti, unificando aristocrazia e democrazia in un sistema – che intendeva essere nuovo – di sintesi sociale. Allora sì, che si era realizzata la creazione del «contro-sistema» – narrato dal Mannheim come momento della contrapposizione – che ci voleva per abbattere il “sistema” del potere liberal.
Si sarebbe voluto, con quella sintesi, togliere argomenti alla rivoluzione delle “sinistre”, strappando di mano agli eredi dell’illuminismo (dai comunisti ai radicali agli azionisti ai liberalsocialisti etc.) in un colpo solo l’idea del partito-guida e quella del popolo. Sappiamo com’è finita quella storia.
La narrazione presente sta velocemente correndo verso l’abbandono dei residui retorici pacifisti e democratici, andando ad abbracciare l’idea, sempre più sfacciatamente proclamata, del diritto dittatoriale della lobby e del potere sinarchico a governare con strumenti sempre meno monitorabili dalle maggioranze e sempre più indipendenti da ogni freno politico. Di questo ultimo e più terribile frutto della «unione fra l’uomo del Settecento e l’Antico Testamento», parlò anche Cioran, inserendolo nel massimo quesito politico della modernità, legato al grande scandalo della ragione umana: «lo scandalo della fortuna dei malvagi e dell’infelicità dei giusti nel mondo presente»[1].
La malvagità del presente consiste nell’inganno e nello strapotere dell’ipocrisia: i lupi travestiti da agnelli, i sepolcri imbiancati, allo stato dei fatti banda criminale assai peggiore dei più grandi dittatori del passato: «Si può dare per certo che il XXI secolo, ben altrimenti progredito del nostro, guarderà a Hitler e a Stalin come a due chierichetti», profetizzò Cioran, che studiò la cattiveria umana per tutta la vita[2].
Quando, nel 1786, in un periodo in cui la polluzione del 14 luglio dell’89 era in piena elaborazione, il massone Johann Adam Weishaupt denunciava il sentimento nazionale come perversa forma di egoismo, proponendo «l’abolizione dell’amor di patria», in quel preciso momento l’attacco all’integrità dell’uomo europeo – e dell’uomo in generale – venne allo scoperto per la prima volta nella storia. Da allora, la setta maledetta dei perfettibilisti, gli illuminati che intendono rifare il mondo a loro talento, medicalizzando la natura ed erigendo in suo luogo l’utopia psicopatica dell’individuo cittadino del mondo, ha assunto le forme più varie, come un qualsiasi rettile mutante che cambia le squame mantenendo però inalterata la sua riserva letale di veleno. Le forme assunte nel tempo da questa subumana devianza ideologica, intrisa di fanatismo biblico, sono da sempre fintamente democratiche, ma nella realtà affidate a caste rigidamente oligarchiche ed esclusive, portatrici di visioni del mondo egualitarie e libertarie, per quanto riguarda la propaganda diretta alle masse, ma fermamente autoritarie e dittatoriali di fatto.
L’erezione del tempio usurario chiamato “unione europea”, una burocrazia criminale che è il nemico numero uno dell’Europa e dei suoi popoli, non è stata che l’ultimo atto di questa tremenda saga della sovversione. Noi stiamo assistendo al finale svolgimento di un processo plurisecolare, al cui culmine si ha l’attacco diretto non più al benessere, alla libertà o ai diritti degli uomini – tutte faccende ormai superate dall’accelerazione eversiva – ma proprio all’integrità psicofisica degli esseri umani. L’Europa, nel quadro di questa Messa Nera in pieno svolgimento, recita il ruolo della cavia, sul cui corpo si finiscono di sperimentare le strategie della finale dissolvenza, fine ultimo del lavoro portato avanti dalla sinarchia mondialista. Simbolo non casuale di quanto andiamo dicendo, è stata la recente riesumazione del cosiddetto “manifesto di Ventotene”, quell’indegno e rozzo documento della doppiezza in cui furono fuse, come in un calderone stregonico, tutte le bassezze politiche degli ultimi due secoli, dal comunismo alla dittatura di tipo giacobino, dalla liquidazione dell’individuo a quella dell’identità dei popoli, fino al delirio dell’auto-esaltazione illuminista dell’imbonitore che si crede il grande architetto universale divinizzato nella loggia. Il prodotto febbricitante di qualche galeotto, cui si permise colpevolmente di vivere nell’ozio agiato, anziché avviarlo a qualche duro lavoro socialmente utile, è l’esatta fotografia di quanto sta accadendo. Quelle scariche d’odio fuoriuscite da cervelli banali e oscuri in un momento di disagio mentale, trovano il loro perfetto corrispettivo nel club della sovversione liberal-massonica che oggi da Bruxelles conduce quotidianamente la sua lotta contro i popoli.
Allora come adesso si verifica ciò che un Ortega y Gasset denunciava come «sconfitta delle aristocrazie intellettuali» tradizionali e avvento dei semi-colti fanatizzati, giunti al potere attraverso il «dominio dell’uomo-massa» e delle relative strutture di potere, esclusiviste e sostanzialmente massoniche. Questi “fanatici dell’apocalisse” devono trovare qualcuno che li fermi. Il progetto di creare un mondo di cyborg automatizzati dall’intelligenza artificiale, secondo gli incubi spaziali transumanisti che lavorano alla prossima Metropolis narcotizzata, è alla portata dei sinarchi di tutte le razze, occidentali, atlantici, terzomondisti, europeisti che siano. Contro questa prospettiva di morte invochiamo una vendetta apocalittica. Devono sorgere, imponenti e inarrestabili, volontà oppositive che creino ciò che Karl Mannheim, addirittura cent’anni fa, già richiamava come evento epocale, in cui l’uomo della tradizione dagli stessi eventi venga «costretto ad opporre al sistema progressista un contro-sistema […] spingendolo ad essere attivo per invertire il processo storico»[3]. Sotto la pialla liberal i popoli sono diventati vili e deboli, una massa gelatinosa che non si oppone più ai disegni di annientamento orditi senza posa dalle élites mondialiste, che ormai agiscono allo scoperto e senza più reticenze. Questi fenomeni erano già stati avvertiti da molte selezionate intelligenze del secolo scorso, che nel capitalismo internazionale liberaldemocratico individuarono per tempo il cancro in grado di condurre a morte ogni sorta di identità. Ad esempio:
Così oggi, che la società è formata di una massa di individui deboli i quali, impauriti, tentano di proteggere se stessi da ogni possibile male immaginario e, naturalmente, non fanno che attrarre su di sé ogni male vero con il loro stesso timore.
C’è infatti chi vide precocemente il guasto dei guasti, la dittatura psico-morale che venne impiantata nella psiche dei popoli attraverso l’assolutismo del dio unico ed ecumenico, che preparò il terreno agli universalismi politici e alle tirannie liberali, di cui il pensiero unico imposto con la forza dalla cosiddetta UE è esempio massimo. Reso ottuso e impartecipe ogni popolo, si è attuata la magica formula dissolvente: «Ma la sensibilità al fascino dell’eroismo, il fascino dell’aristocratico, diventa sempre più debole in tutte le democrazie, col passare del tempo». Si sono svuotate le nazioni dall’interno, con la propaganda mainstream, il martello quotidiano che sospinge all’odio, ottenendo lo scopo voluto di terrorizzare gentilmente, di intimidire democraticamente. Il gioco verrà interrotto soltanto quando si alzeranno dalla massa passiva le acuminate certezze dei pochi che – come sempre accade – sanno fare della reazione la più grande rivoluzione:
Quando la volontà del popolo non è altro ormai che la somma delle debolezze di una moltitudine di uomini deboli, è tempo di reagire.[4]
Ciò che si chiede oggi all’uomo europeo è nulla di meno che la discesa sul terreno della controrivoluzione attiva e guerriera, usando in senso contrario, con l’intento di salvare le nazioni, i medesimi strumenti apocalittici che la setta cosmopolita impugna per rovinarle. Le armi pesanti di giustizia non vanno rivolte né a Kiev né a Mosca, ma a Bruxelles. E di lì, più ancora oltre.
Luca Leonello Rimbotti
[1] Cfr. Marco Ravera, Introduzione al tradizionalismo francese, Laterza, Roma-Bari 1991, p. 46.
[2]Emil M. Cioran, Il demiurgo cattivo [1969], Adelphi, Milano 1986, p. 132.
[3] Karl Mannheim, Conservatorismo. Nascita e sviluppo del pensiero conservatore [1925], Laterza, Roma-Bari 1989, p. 107.
[4] Le tre ultime cit. da David H. Lawrence, Apocalisse [1931], Il Saggiatore, Milano 1966, p. 59.