Tutto è diventato artificiale, la vita stessa dell’uomo, depredata del mistero della nascita e della speranza del futuro. La propaganda deformata e deformate del pensiero unico punta il dito sulla figura paterna e sul suo inesistente potere. Affermiamo, in maniera psicoanaliticamente ineccepibile, che la causa principale del disastro giovanile e familiare è dovuto proprio all’assenza del patriarcato. Il patriarcato, nel criterio della costruzione psicoanalitica, <<è la dimensione del reale>>, mentre il matriarcato rappresenta <<un mondo positivo e semplice che si immagina felice>>, e perciò irreale.
<<Vaghiamo in questa terra di nessuno circondati da ragazzi perduti, figli di padri troppo deboli o del tutto assenti>>.
Così Jack Donovan scrive nella prefazione del suo ultimo saggio, Fuochi nell’oscurità, a descrivere il contemporaneo <<Caos, sorte fatale dell’Ultimo Uomo. Desolazione di un cielo senza più aquile, abbattute per salvare un mondo di conigli, vuoto assoluto, lasciato dalla morte degli dei, dall’assassinio degli eroi>>.
Cercasi contestatori di questa descrizione apocalittica – nel senso etimologico di disastro psichico, di tragedia umana, di catastrofe etica – di questa attualità post-moderna. Chi la nega o è in malafede o è complice attivo della deriva.
Gli studi di psicologia e di psicoterapia hanno liste di attesa per adolescenti e giovani con i disturbi più diversi, dalla semplice ansia alle complicate anormalità del carattere e del comportamento. In concomitanza di ciò, ci sono coloro che fuggono dalla realtà e dal minimo impegno nell’affrontarla – la versione occidentale degli hikikomori giapponesi –, e un’altra percentuale generazionale, che Claire Fox, ex militante del Partito comunista rivoluzionario inglese ha definito “fioco di neve”, debole, emotivamente precaria, insicura, sostanzialmente fallita.
Dal punto di vista umano, con l’intervento massiccio della tecnocrazia e dei suoi strumenti individuali e collettivi, le relazioni personali e sociali si sono grandemente ridotte dal punto di vista quantitativo e deteriorate da quello qualitativo. Tutto è diventato artificiale, la vita stessa dell’uomo, depredata del mistero della nascita e della speranza del futuro, conferma ciò che il filosofo francese Gabriel Marcel scrisse a proposito nel suo L’uomo contro l’umano, parlando del rischio che << l’uomo della tecnica non finisca col]…[ considerare la stessa vita come una tecnica imperfetta>> nel materialismo generalizzato.
L’etica, poi, esiste ancora come concezione pratica che distingue il bene dal male, oppure si è dissolta insieme all’estetica, sua sorella filosofica preposta a giudicare il bello e il brutto? Non pervenute entrambe! Ruiz Portella, ex latitante quale membro del Partito Comunista spagnolo, poi rientrato dopo alcuni anni in patria, su posizioni rivedute e corrette – tanto da lanciare il “Manifesto contro la morte dello spirito della terra” – è lineare e sobrio nell’analisi della situazione attuale: << l’uomo]…[Sguazza perché]…[moderno sguazza tra il brutto e il vano nulla può sentire, perché la bellezza può solamente sfiorare l’epidermide di chi è diventato sordo e cieco dinanzi a ciò che]…[esprime la bellezza] >>.
Se è vero, come è vero, quello che dicevano gli antichi greci – Kalos kai agathos, il bello è il buono, quindi ciò che è bello è anche portatore di virtù – allora possiamo mettere una pietra tombale sulla contemporaneità.
Per ritornare ai concetti espressi da Jack Donovan, è evidente che, di fronte ai comportamenti devianti, fino a diventare criminali, delle fasce adolescenziali e giovanili, gli strumenti messi in campo per affrontarli fanno parte di un’operazione che quando va bene è soltanto costosa, ma inutile; quando va male, conferma semplicemente l’impotenza del sistema a farne fronte. È in questo clima confuse contraddittorio che si sviluppano le bande giovanili, i cosiddetti – per altro contraddittori – femminicidi, le conflittualità familiari ed altri segni e sintomi della moderna anomia.
In tutto questo complicato e spesso contraddittorio quadro, la propaganda deformata e deformate del pensiero unico punta il dito sulla figura paterna e sul suo inesistente potere.
A parte qualche personaggio pubblico, con documentate competenze ed esperienze, che nega l’esistenza del patriarcato e prova, con un certo garbo, a mettere a fuoco talune cause di certi comportamenti non legate a questa fantasiosa questione, la maggior parte è appiattita su questa grottesca narrazione, fino a proporre delle lezioni sui sentimenti e l’affettività in ambito scolastico, addirittura legate a valutazione finale. Il marketing e il narcisismo hanno trovato agevolmente un altro campo commercialmente appetibile.
A questo punto, rompiamo l’incantesimo e affermiamo, in maniera psicoanaliticamente ineccepibile, che la causa principale del disastro giovanile e familiare è dovuto proprio all’assenza del patriarcato.
Non possiamo, per questioni di spazio di tempo, approfondire la simbolica della funzione paterna, in concomitanza e in sinergia con quella materna, e si rende pertanto necessario proseguire in maniera schematica.
In tutti i casi di devianza individuale e sociale, il filo conduttore della trasgressione e dell’illegalità è la mancata coscienza del limite e, con esso, della conseguente assunzione di responsabilità. Dovunque si volga allo sguardo si può constatare che non c’è nessuna autorità di riferimento e neppure un sapere normativo: tutto è relativo, tutto è percezione, tutto è soggettivo – lo stesso Papa defunto disse un giorno una frase semplicemente agghiacciante dal punto di vista teologico: “Chi sono io per giudicare?”, mettendo in discussione la sua funzione di messaggero del Dio.
Charles Melman, a questo proposito, sulla base dei suoi studi e della sua competenza come psicoanalista, non esita a denunciare come <<oggi la ci diamo da fare per castrarla, il modo in]…[figura paterna cui tale figura è sempre più interdetta, maltrattata, svalorizzata>>.
Il Padre, rigorosamente con la P maiuscola, dal punto di vista simbolico rappresenta la Legge, anch’essa con la L maiuscola: tradotto in un linguaggio semplice e concreto, la funzione del Padre è quella di educare il figlio a vivere la realtà, a prendere atto dell’esistenza di divieti e di restrizioni, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Questa operazione rompe il legame accudente e giustificante della madre, e introduce il figlio nel sistema frustrante e castrante della realtà. Due funzioni – e non ruoli, che hanno significati nettamente diversi – convergenti e sinergici, che vengono negate nell’attualità fluida e confusiva, negando il fatto che <<nessun sistema sociale finora ha funzionato senza prendere in conto la differenza dei sessi>>.
Il patriarcato, quindi, nel criterio della costruzione psicoanalitica, <<è la dimensione del reale>>, mentre il matriarcato rappresenta <<un mondo positivo e semplice che si immagina felice>>, e perciò irreale, e in esso <<ogni domanda vi trova la sua soddisfazione naturale>>.
Affrontando l’analisi degli avvenimenti di cronaca che riempiono quotidianamente le pagine dei giornali, si può ben dire che è proprio l’assenza del Padre la causa dello straripamento delle pulsioni aggressive. La stessa Simone de Beauvoir scrisse in tempi non sospetti che la violenza non è del maschio sicuro di sé, ma dell’ometto debole, imbranato e insicuro, perciò pericoloso; è del maschio mancato, dell’eterno bambino al quale <<tutto è dovuto>> e se non viene concesso lo si prende con la forza.
È evidente che per il sistema la cosa più facile è delegare – in maniera patetica e fallimentare – l’educazione al carattere e al rispetto a miserevoli corsi di formazione e gruppi di consapevolezza, piuttosto che prendere atto di decenni di disastri educativi, aggravati – in questi ultimi anni – da una diffusa falsificazione della realtà psichica sia individuale che collettiva, con la conseguenza che – per dirla con Melman – quando <<La perversione diventa una norma sociale>> la società non può che prendere atto del proprio fallimento dal punto di vista psichico, umano ed etico.
La deviazione mentale e politica insiste nel rendere tecnicamente insegnabile con i manuali ciò che è imparabile soltanto con l’esempio educativo.