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Intervista di Luigi Tedeschi a Enrica Perucchietti, autrice del libro “Cyberuomo”, Arianna Editrice 2019

  • Gli orizzonti della tecnologia avanzata del XXI° secolo potrebbero condurre alla trasformazione antropologica dell’essere umano. Le prospettive del transumanesimo si evolvono fino ad inaugurare una nuova era, quella del post – umanesimo. Tuttavia transumanesimo e post – umanesimo si differenziano nei loro fondamenti e nei loro obiettivi. Il transumanesimo vuole sviluppare le potenzialità dell’uomo e, oltrepassando i limiti della natura, tende ad una evoluzione emancipatrice dell’umanità. Il post – umanesimo presuppone invece una scomposizione dell’essere umano attraverso l’interazione con l’apparato tecnologico. Transumanesimo e post – umanesimo sono tra loro in contraddizione? Nel transumanesimo l’uomo trascende sé stesso, nel post – umanesimo invece l’uomo viene decomposto e le sue funzioni fisiche e cognitive sono progressivamente sostituite da protesi tecnologiche. Oppure transumanesimo e post – umanesimo sono due ideologie tra loro perfettamente compatibili e coerenti nella loro successione temporale e consequenziale, in quanto il post – umanesimo rappresenta l’esito finale nichilista di quella “volontà di potenza” che costituisce il fondamento e la ragion d’essere del transumanesimo?

Sono due ideologie compatibili che camminano insieme verso l’obiettivo dell’ibridazione uomo-macchina, sebbene con sostanziali differenze. Il fine del transumanesimo è elevare, migliorare, potenziare la natura umana; esso mantiene pertanto una prospettiva umanista e antropocentrica, mentre il postumanesimo ha una visione post-dualistica e post-antropocentrica, volta a ridefinire l’umano in senso plastico, dinamico, relazionale, persino ibridativo. In questa visione, l’umano perde la totale preminenza ontologica, epistemologica, etica sul non umano e viene interpretato come un prodotto storico mutevole e liquido, plastico. Anche numerosi sostenitori del transumanesimo, che si divide in diverse correnti culturali, aspirano però a portare l’evoluzione umana talmente in là da far divenire l’uomo pura mente in grado di colonizzare l’universo… e di fatto mirano a estinguere l’umanità come la conosciamo.

  • Il transumanesimo trae origine dal darwinismo sociale. Trattasi di una ideologia ottocentesca che consisteva nell’applicazione della teoria darwiniana dell’evoluzione della natura alla dimensione storico – sociale dell’umanità. Il darwinismo diviene pertanto il necessario rispecchiamento culturale del dominio economico e politico del capitalismo anglosassone che comportava la negazione della trascendenza, l’esaltazione del progresso tecnologico, l’eugenetica e il sorgere del positivismo che eresse con Comte la scienza a “nuova religione dell’umanità”. L’ideologia del progresso illimitato nacque con il capitalismo. Il suo sviluppo fu ed è tuttora coerente con il dominio capitalista su scala globale. Qualora le ideologie novecentesche, sorte in contrapposizione al sistema capitalista, avessero prevalso, il progresso tecnologico avrebbe avuto delle fasi evolutive ed obiettivi diversi da quelli attuali? Le mie perplessità in merito sono avvalorate dal fatto che le ideologie novecentesche non rinnegarono il credo nella scienza e postularono esse stesse l’avvento dell’ “uomo nuovo”.

Come già spiegavamo con Gianluca Marletta in Governo Globale, la spinta per il rinnovamento universale e l’imposizione di un novus ordo, un nuovo governo globale da imporre a tutte le genti in contrapposizione al veuts ordo rappresentato dalla Chiesa cattolica e dall’impero asburgico, nasce e si concretizza durante la riforma protestante, trovando poi terreno fertile alla corte reale di Elisabetta I: semplicemente le velleità anche messianiche in ambito religioso protestante finiscono per convogliare, a partite da autori come Comenius e Francis Bacon con La nuova Atlantide al darwinismo sociale nell’esaltazione della scienza e della tecnica, portando oggi alla divinizzazione del progresso e dell’innovazione. Allora come oggi si voleva creare un “uomo nuovo”, perfetto cittadino di quell’ordine nuovo che si sarebbe creato e imposto alle genti.

  • Il progresso scientifico, dal punto di vista ideologico – politico, è indissolubilmente legato all’avvento dell’ordinamento politico liberal democratico. Progresso scientifico, evoluzione dei costumi, sviluppo economico ed emancipazione sociale vennero considerati aspetti diversi, ma imprescindibilmente connessi alla democrazia politica dello stato liberale. Ma nel sistema neoliberista attuale, si è verificata una netta, insanabile divaricazione tra sviluppo tecnologico, economia globale, emancipazione sociale e democrazia politica. L’ideologia del progresso illimitato, di radice illuminista, ha rivelato la sua natura eminentemente totalitaria. Il progresso tecno – scientifico, non necessita infatti di consenso popolare, né ammette qualsivoglia dissenso politico. La struttura oligarchica e tecnocratica che hanno assunto negli ultimi decenni le istituzioni politiche dell’Occidente ne sono la dimostrazione tangibile. Occorre pertanto elaborare una revisione storica dei fenomeni che presiedettero alla rivoluzione industriale e all’avvento del capitalismo. L’attuale totalitarismo liberal progressista, non smentisce l’interpretazione del fenomeno del luddismo ottocentesco come movimento reazionario, antistorico di resistenza al progresso e alla tecnologia? Non è opportuno invece considerare la natura umanistica e democratica del movimento luddista, quale reazione alla disumanizzazione della società, all’oggettivazione dell’uomo nella macchina? Il luddismo, come afferma J. C. Michea, presiedette alla nascita del socialismo. Occorre dunque creare un nuovo luddismo del XXI° secolo, quale forma di resistenza ad un progressismo che minaccia di distruggere antropologicamente la natura umana?

Non so se una forma di neoluddismo possa essere vincente oggi, perché siamo andati troppo oltre con l’ossessione per il progresso e risulterebbe anacronistico: l’uomo moderno non è in grado di fare praticamente più nulla senza tecnologia, è diventato una specie di idiota tecnologico. A duecento anni di distanza, il progresso sembra un’entità a sé stante che non può essere fermata né tantomeno imbrigliata; non può essere discussa né messa in dubbio senza essere accusati di essere retrogradi e oscurantisti. La priorità, in tutti i campi, è diventata l’automazione: il progresso passa per la meccanizzazione e pochi si fermano a riflettere sul destino dei lavoratori che, almeno dalle statistiche e dalle previsioni di economisti e scienziati, sembra segnare un de profundis per l’intera società. La resistenza luddista ha sicuramente qualcosa da insegnarci in un’epoca in cui la lotta simbolica per i diritti del lavoro ha ceduto il passo a un’apatia forzata dei lavoratori e alla genuflessione dei sindacati; con ciò non s’intende invitare all’azione violenta, ma mostrare come in origine il luddismo fosse una forma di contestazione che ha permesso ai lavoratori di conseguire dei miglioramenti e delle garanzie che non avrebbero potuto ottenere altrimenti.

Più in generale credo che si debba recuperare un pensiero che, fatte salve alcune innovazioni che possono essere utili alla collettività, punti a un’inversione di rotta, che recuperi il corpo e la fisicità, che scolli l’individuo dalla virtualità e dai paradisi artificiali che essa promette, che prenda in considerazione il rischio della disoccupazione tecnologica, che eviti le derive post-umane quali chip dermali, tecnosesso, ectogenesi, potenziamento cibernetico, crionica, mind uploading. Lo scopo di Cyberuomo è far conoscere al grande pubblico il pensiero transumanista, ancora sconosciuto ai più e aprire un dibattito sulle possibili conseguenze che tali ricerche possono comportare per l’intera società e che non siano dei “cavalli di Troia” per legittimare progetti ipercapitalistici volti alla reificazione e al maggior controllo dell’uomo.

  • Siamo alle soglie di una nuova era, quella della robotica. L’immissione dei robot nella produzione e nei servizi avrà l’effetto di cancellare milioni di posti di lavoro. L’innovazione tecnologica, che in passato ha avuto rilevanti ricadute sociali nel creare nuove attività e nuove professioni, oggi al contrario, sembra mirare alla sostituzione delle attività umane con l’apparato tecnologico. Lo sviluppo della tecnologia avanzata ha quindi potuto realizzarsi unicamente in quei settori che garantissero un adeguato profitto. Sorge quindi una problematica. Quanto progresso scientifico è stato sottratto all’umanità per migliorare le proprie condizioni di vita, dal punto di vista sociale, economico, sanitario, solo perché talune forme di ricerca e innovazione non erano suscettibili di creare sufficiente profitto? Secondo quanto afferma Jack Ma non si dovrebbero sviluppare “macchine come gli uomini” … “dovremmo invece essere certi che facciano cose che l’uomo non è in grado di fare”. Pertanto il ritorno del positivismo ottocentesco, non ha comportato che il progresso smentisse sé stesso e che anzi, generasse un generalizzato regresso sociale e abbia riproposto una società oligarchica, contrassegnata dalle diseguaglianze sociali, dalla povertà diffusa, dalla progressiva scomparsa della sovranità popolare?

Uno dei punti su cui si concentra di più il mio saggio è proprio questo: il rischio di costituzione di una tecnoutopia. In un mondo in cui una élite, pari al 5% della popolazione, possiede oltre il 90% della ricchezza globale, la forbice della diseguaglianza continua ad allargarsi: la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi è sempre più accentuata. Rischiamo di ritrovarci nel giro pochi anni in un futuro distopico che vede convergere sempre i soldi nelle tasche di pochi super-ricchi, delineando una diseguaglianza di cui non si possono prevedere risvolti e possibili reazioni “avverse”. Non è esagerato affermare che si sta realizzando, sotto il nostro stesso naso, il sogno delle élite mondialiste: dividere la società in due livelli, da una parte il potere economico detenuto da una ristretta cerchia tecno-finanziaria di super ricchi, dall’altra la “massa” indistinta di individui sempre più poveri, soli, senza legami, diritti e senza radici, facili quindi da sfruttare e controllare per il governo globale che si sta costruendo. L’impatto strutturale della tecnologia che non solo “mangia” lavoro ma accentua la divaricazione nella ridistribuzione dei redditi è talmente evidente che sono stati gli stessi guru della Internet economy ad avanzare interventi, da Bill Gates a Elon Musk , in particolare arrivando a proporre un reddito di cittadinanza/sussistenza erogato dalla Stato a quei lavoratori che saranno lasciati indietro dalla rivoluzione tecnologica.

  • L’aspirazione all’eternità è antica quanto l’uomo. La mitologia, l’alchimia e tutte le utopie scaturite dalla cultura classica esprimono una perenne aspirazione dell’uomo di emanciparsi dalla condizione umana, un incessante anelito alla perfezione e all’eternità, un insopprimibile desiderio di elevarsi ad una condizione superiore, di assimilarsi alla divinità. Ma tali aspirazioni umane sono state sempre concepite nell’ambito di valori che trascendano l’uomo, rappresentativi di una dimensione sacra che definisse sia la condizione perfettibile dell’uomo che la perfezione divina. La sacralità della dimensione trascendente conferiva fondamento e senso alla vita umana. Il positivismo scientifico ha comportato la desacralizzazione del mondo e la negazione di ogni trascendenza e verità che non fosse compatibile con i postulati scientifici. Gli obiettivi transumanistici aspirano al prolungamento della vita e a ipotetiche forme di eternizzazione meramente biologiche di un uomo ormai privato della sua stessa natura umana. Un uomo che vuole farsi Dio, senza finalità che trascendano sé stesso, non rappresenta un non senso? Con la “morte di Dio” l’uomo non ha ucciso anche sé stesso?

La dimensione sacra, regale, soteriologica dell’alchimia è degenerata in una gretta ricerca di “sopravvivenza cibernetica”, copia e trasferimento dell’operato delle sinapsi. L’obiettivo dei transumanisti è negare, violare, violentare e umiliare la Natura per riscrivere le leggi umane e dar vita a una società antropologicamente diversa, solo in apparenza “libera” che arriva persino a immaginare di distruggere la stessa umanità, rendendola solo “mente”. Il marchese De Sade amava ricordare che «l’impossibilità di oltraggiare la natura è il più grande supplizio che sia stato inflitto all’uomo». La Natura è stata perseguitata per secoli e ora il sogno di poterla dominare e persino piegare ai propri desideri, è realtà. Le nuove tecnologie offrono all’uomo la promessa di un orizzonte post-umano, aprendo a scenari poco tempo fa inimmaginabili, quali utero artificiale, spermatozoi in provetta, androidi, chip dermali, ecc. Le neuroscienze sognano di downloadare la memoria per dar vita a un essere immortale che possa “godere” dei propri ricordi e di corpi sempre nuovi, mantenendo l’illusione dell’immortalità. Un’immortalità tutta terrena che presuppone che l’anima non esista o sia ininfluente e che riduce l’uomo alle propria memoria. Una finta immortalità, una trappola, una vera e propria gabbia per imprigionare l’uomo accecato dalla hybris.

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