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Da giallo – verdi a giallo – fuxia: un’occasione storica persa

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L’occasione storica persa con la fine dell’esperienza “giallo-verde”, come detto, è la possibilità di dar vita a un fronte unico dei “i vinti dalla globalizzazione” (il cosiddetto popolo) che possa opporsi ai “vincitori della globalizzazione” (poteri finanziari, grandi banche, multinazionali, ecc…)

 

Anche se su molte cose si può criticare l’Italia, bisogna riconoscere al nostro Paese di essere sempre stato incubatore di grandi esperimenti politici, e in fondo la cultura politica si può dire nasca e progredisca durante i secoli nel Mediterraneo: da Platone e Aristotele, passando per Dante e Machiavelli, il Biennio Rosso e il Fascismo a inizio ‘900, continuando col più grande partito comunista del Mondo occidentale e il più influente partito neofascista d’Europa, fino al Pentapartito con tanto di conventio ad exclundedum, compromesso storico e convergenze parallele.

Dopo un tentativo di scopiazzare il bipolarismo caratteristico di altri sistemi politici e sociali, eravamo tornati a rappresentare un laboratorio politico significativo. Col governo “Conte 1”, anche chiamato giallo-verde, in Italia si era materializzato il primo tentativo di esecutivo “populista” che aveva messo i grandi poteri economico-finanziari (si legga Partito Democratico e Forza Italia) all’opposizione. Il progetto, seppur con molti limiti (ad esempio il non ingresso in maggioranza di Fratelli d’Italia) era coraggioso e portatore di belle speranze. Non è il luogo per dilungarmi sull’analisi di cosa si debba correttamente intendere per “populismo”, rimandando gli interessati alla lettura del bellissimo libro di De Benoist “Populismo. La fine della Destra e della Sinistra”, pubblicato da Arianna Editrice, ma quello che il precedente esecutivo era riuscito a realizzare rappresenta un unicum: unire in un Governo il populismo di Destra (rappresentato plasticamente da Salvini al Papeete) e quello di Sinistra (che si potrebbe sintetizzare nell’immaginaria scena di Fico senza cravatta che saluta a pugno chiuso i migranti fatti sbarcare a Lampedusa in barba alle leggi dello Stato).

Che aspirazioni avevano portato questi due partiti alla guida del Paese? Le speranze del popolo delle partite IVA e dei piccoli-medi imprenditori del Nord-Est, schiacciati da troppe tasse, burocrazia e la concorrenza sleale di Paesi cosiddetti in via di sviluppo, di avere uno Stato più leggero; la richiesta di maggiore sicurezza degli abitanti delle periferie abbandonate dai “partiti delle ZTL” di sinistra; le ennesime speranze di essere ascoltati dei disoccupati e degli abbandonati del Sud; i “Vaffa days” di chi si indigna per gli sprechi, le pensioni d’oro e il numero troppo alto dei parlamentari; le aspirazioni di chi vorrebbe una democrazia diretta fuori dalle pastoie delle “sale del potere”, ecc. Tutte richieste “sensate”? Le risposte tentate o promesse erano tutte “sensate”? Forse, anzi sicuramente, no, ma quale esecutivo è mai stato all’altezza di tale compito e quale corpo elettorale è mai stato così “illuminato” da chiedere misure serie, praticabili e concrete?

Quello che rileva nell’esperienza “giallo-verde”, come detto, è il barlume della possibilità di dar vita a un fronte unico di quelli che Fusaro chiama “i vinti dalla globalizzazione” (il cosiddetto popolo) che possa avere la forza per opporsi ai “vincitori della globalizzazione” (poteri finanziari, grandi banche, multinazionali, ecc). Certo, per proseguire su questa strada servirebbe uno statista di spessore e capacità che rinunciasse alla vanagloria personale e perseguisse un obiettivo a lunga scadenza … purtroppo a noi sono toccati Salvini (formatosi alla famosa scuola de La Ruota della Fortuna di Mike Bongiorno) e Di Maio (istruitosi allo Stadio San Paolo di Napoli).

Ci vorrebbero think thank all’americana che possano elaborare teorie e idee generali per Pensare Altrimenti (per citare un’opera di Fusaro). Servirebbe la volontà di diversi partiti politici di andare oltre il proprio tornaconto e guardare oltre il piccolo orticello di casa (penso a Fratelli d’Italia, al Partito Comunista di Rizzo, a Potere al Popolo) e provare a ragionare insieme ai due partiti maggiori (Lega e Movimento 5 Stelle).

Certo … tutto questo al momento è utopico e abbastanza irrealistico, ma rappresenta l’unica possibilità di superare schemi novecenteschi come quello che vuole la vita politica italiana schiacciata dentro un bipolarismo mai veramente esistito e che non rappresenta la situazione reale del Paese.

E’ evidente a chi guarda con occhi imparziali che c’è molta più affinità tra Berlusconi,Tajani e Renzi che tra il Cavaliere e Salvini; o tra Di Battista e Meloni che tra Potere al Popolo e la famiglia Boschi. L’abolizione dell’Articolo 18 tanto voluta da Berlusconi e alla fine realizzata dal PD è di Destra o di Sinistra? La riforma Fornero, che ha gettato nella disperazione migliaia di persone e creato il vile fenomeno degli esodati, realizzata da un governo tecnico che raccoglieva simpatie da entrambi gli schieramenti, come la classifichiamo? E ancora, il Movimento 5 Stelle in che polo rientra? Continuerà a stare in un sottovuoto spinto che porta un giorno a dire che i porti resteranno chiusi e il mese dopo dire che è doveroso soccorrere chiunque faccia anche solo un tuffo dalle spiagge libiche?

Adesso siamo al “Conte 2”, il governo giallo-fuxia – si perché di rosso qua c’è davvero poco, dal momento che la sinistra ha abbandonato le lotte anti-sistema per soccorrere ogni piagnucolante presunta minoranza ancora più presuntivamente discriminata. E’ una orrenda ammucchiata senza progetto a lunga scadenza, idee in comune, orizzonti “altri”, ma unita solo dalla scelta di non farci votare, cosa che significherebbe la loro sconfitta e l’inevitabile ritorno all’opposizione. Ma non è tanto il problema del mancato consenso popolare sancito dalle elezioni la cosa peggiore di questo Governo (mi scuso per la maiuscola…).

No, la cosa veramente grave dell’abbandono della via dell’ “esecutivo populista” è la morte di un’idea di politica alternativa, una vera occasione storica per tornare all’avanguardia nel pensiero politico globale. Con il relativo ritorno (almeno per qualche decade) al vecchio bipolarismo che ci costringerà a vedere vecchi arnesi della politica sedersi di nuovo sugli scranni dell’esecutivo con un orizzonte politico che ci obbligherà a rimanere una provincia dell’impero, e nemmeno una delle più importanti.

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