La marcia verso l’abisso procede nell’indifferenza dei più, grazie a mezzi di informazione complici e collusi, partiti beatamente al governo. E anche quest’anno avremo il nostro boom, con la crescita della percentuale di italiani con reddito inferiore alla soglia di proverà… e nel 2021 erano già più di 5milioni e 600mila !
Citare il ¨Governo dei migliori¨ ha ormai, come immediata reazione, gesti di stizza e toccate di… ferro. Infatti non c’è stata iniziativa dell’Esecutivo, nato con l’appoggio di buona parte dei partiti presenti in Parlamento e con la “non” dura opposizione dell’altro, che non si sia dimostrata foriera di eventi negativi o comunque fortemente divisivi e scarsamente trasparenti. Inoltre, non si può sottacere i mancati interventi del Governo e la sua riluttanza a prendere in considerazione criticità oggettive che meriterebbero azioni rapide ed incisive, al fine di difendere e salvaguardare i legittimi interessi nazionali.
Partendo dalla gestione della pandemia, nata male con il Governo Conte II e proseguita peggio con il Draghi, lasciamo parlare i dati e non solo. Infatti, l’Italia è forse l’unica nazione dove, in nome di una sacrosanta e spesso richiamata non obbligatorietà della vaccinazione, si è entrati a gamba tesa e con una inaudita volontà repressiva, persecutoria e discriminatoria nel mondo del lavoro e non contenti, si è ribadita la stessa logica, attuando una identica iniziativa repressiva, persecutoria e discriminatoria sui cittadini appartenenti alla fascia di età superiore ai 50 anni. Questo ha provocato sospensioni dal lavoro, perdite di reddito e di contributi pensionistici, ma più che altro ha creato un clima di sospetto, astio e tensione, una vera mina divisiva, che si è voluto far brillare in un momento già particolarmente difficile per tutti. Nonostante le iniziative draconiane che hanno caratterizzato l’attuale periodo pandemico, lockdown generalizzati, uso massivo della mascherina, utilizzo del green pass rafforzato o meno, sospensioni dal lavoro e dal libero acceso a molteplici ambiti da parte delle persone non vaccinate, per giunta additate, da presunte autorità scientifiche nonché effettive autorità politiche ed istituzionali, come “untori” da punire, isolare, reprimere o meglio, alla Macron “emmerder”, l’Italia ha un non invidiabile quinto posto come numero di abitanti contagiati e il terzo per decessi in Europa, precedendo Germania e Francia. Inoltre, se prendiamo in considerazione il Report Esteso dell’Istituto Superiore di Sanità del 28 giugno, a fronte di un 85,3 % di popolazione vaccinata, i dati percentualizzati relativi a positivi, ospedalizzati, pazienti in terapia intensiva e decessi non indicano variazioni di rilievo rispetto ai non vaccinati, quasi a confermare un oggettivo limite nell’efficacia del vaccino stesso. Questo ovviamente senza contare gli ormai innegabili effetti collaterali o le reazioni avverse anche gravi che i vaccini hanno.
Se un estremo decisionismo e scelte repressive e dirigistiche hanno caratterizzato la gestione della pandemia sia da parte del II Governo Conte che del Governo Draghi, non ottenendo i risultati sperati e creando forti elementi divisivi nella compagine sociale, lo stesso Governo Draghi si è distinto nella capacità di glissare qualsiasi richiesta di intervento sulle principali crisi aziendali di livello nazionale. La gestione delle vertenze ITA, ILVA, Whirpool, tanto per fare alcuni esempi, è stata a dir poco assente e le “non scelte” hanno avuto pesanti conseguenze occupazionali e produttive.
ITA Airways, erede in linea “indiretta” di Alitalia, ha subito una perdita operativa di 170 milioni di euro nel 2021, trasportando 1,26 milioni di passeggeri tra la metà di ottobre e la fine del 2022, nonostante le pesanti riduzioni occupazionali subite. Ora due gruppi di offerenti sono in competizione per l’acquisizione del controllo della Società, da un lato, un consorzio formato dal colosso del trasporto container MSC Mediterranean Shipping e dalla compagnia aerea tedesca Lufthansa, dall’altro, un consorzio guidato dalla società di investimento americana incentrato su viaggi e turismo, Certares Management e il coinvolgimento di Air France-KLM. Nulla di nuovo rispetto ai vari giri di valzer e improbabili soluzioni che la nostra Compagnia di bandiera ha dovuto subire negli scorsi “decenni”. ITA prevede di impiegare circa 3.000 persone entro settembre, meno della metà della forza lavoro Alitalia.
Intanto l’ILVA, nonostante sia ovviamente da considerare a tutti gli effetti un indispensabile e insostituibile asset strategico per l’industria italiana, continua invece la sua triste storia. Certamente, dopo un 2021 altalenante, una domanda mondiale in diminuzione, per svariati motivi, a cui si aggiunge la guerra in Ucraina, con la conseguente difficoltà di acquisire le materie prime necessarie, non facilitano il piano di ripresa, tuttavia la produzione risulta notevolmente ridotta e solo due altoforni sono funzionanti. A marzo un nulla di fatto presso il Ministero dello Sviluppo Economico e dopo la proroga di due anni (concordata a fine maggio) degli accordi tra Ilva in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia, Invitalia e ArcelorMittal, anche nella riunione di giugno i problemi sul tavolo rimangono irrisolti e gli obiettivi fissati dall’azienda sembrano difficilmente raggiungibili. Le organizzazioni sindacali vedono solo Cassa integrazione e un futuro occupazionale a rischio. In questa situazione la UGL Metalmeccanici è costretta ad affermare che “serve assolutamente un confronto con il Governo, oggi assente, che chiede di rimandare il possibile passaggio di proprietà azionaria, permettendo ulteriori tagli senza avere nessuna strategia industriale”.
Per non parlare della Whirpool e del suo stabilimento di Napoli, che, nonostante l’ottimo livello qualitativo dello stesso, è stato chiuso e la produzione delocalizzata, nella più classica azione di dumping sociale. Sono sempre le dichiarazioni del Sindacato ad evidenziare una “latitanza’ che ormai ha la precise caratteristiche della scelta strategica “Il governo non ha potuto né voluto fermare la delocalizzazione di Whirlpool, determinando così l’effetto domino di una serie di chiusure di stabilimenti che risalgono a circa un anno fa come GKN, Gianetti Ruote e Timken”.
Occorre rilevare inoltre, che a seguito della decisione dell’Ue di imporre l’embargo alle importazioni di petrolio russo via nave tra sei mesi, vale a dire a gennaio, il Petrolchimico di Pirolo (in provincia di Siracusa), che fa parte del gruppo russo Lukoil, il cui greggio arriva al 100% dalla Russia andrà verso il collasso. E’ prevedibile un effetto domino: sono a rischio 7.500 posti di lavoro tra il diretto e l’indotto, in una zona industriale che rappresenta per l’economia locale quasi il 60 per cento del Pil, poco meno del 10 per l’intera Sicilia. Secondo il sindaco Gianni e i sindacati, occorrerebbe riaprire le linee di credito a Lukoil o acquisire le raffinerie di Priolo (Siracusa) trattando la vendita con la proprietà. Ma, al momento non si segnalano iniziative governative al riguardo.
Purtroppo queste sono solo alcune delle crisi aziendali di asset primari per l’economia italiana che rimangono senza una soluzione da anni, ma attualmente sono una settantina le vertenze aperte con 80.000 lavoratori a rischio, a cui vanno aggiunte la TIM con 40.000 potenziali esuberi. Almaviva con 2.500 lavoratori nella sola Palermo, tutto questo nel silenzio più assordante da parte del Governo. Senza contare l’assurda vicenda del Superbonus 110%, iniziata con il Governo Conte Bis e gestita, con grande superficialità anche dal suo successore, che, con i suoi 5,2 miliardi di crediti ‘incagliati”, di cui il 71,2% per il Superbonus e il 28,8 per gli altri bonus edilizi, determinerebbe la perdita di 47 mila addetti nelle micro e piccole imprese.
Il Governo dei Migliori non ha nemmeno brillato nella allocazione delle risorse rinvenienti dal PNRR Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Stretto dai vincoli europei, che imponevano scelte nell’ambito della transizione green, il Presidente del Consiglio non ha fatto praticamente nulla per limitare il danno. Infatti, nonostante il già previsto aumento dei costi energetici e la successiva guerra in Ucraina, che hanno aggravato, in maniera drammatica ed esponenziale, il quadro economico e reso difficile, se non impossibile, una previsione degli sviluppi futuri e del conseguente impatto sugli equilibri mondiali, non hanno portato a più miti consigli sul corretto utilizzo delle ingenti somme stanziate. Inoltre, ad abundantiam la pandemia mantiene il suo spazio di attenzioni e nulla quaestio che, visto l’andamento dei contagi, a settembre o prima, si ritorni a forme di limitazione della libertà individuale con ulteriori contraccolpi economici, visto tra l’altro che in Francia, nazione che ha similmente e sconsideratamente gestito la lotta al Covid19, si parla già di reintrodurre il Pass Sanitario che, nell’idiozia, ricalca in maniera pedissequa il vituperato Pass Vaccinale. Quindi, nonostante un futuro oscuro, si prosegue con pervicacia nella direzione di un passaggio epocale, che prevede tra l’altro anche lo stop entro il 2035 della produzione di auto a diesel e a benzina e che, se certamente, non garantirà la soluzione dei problemi ecologico ambientali, riuscirà probabilmente ad impattare negativamente sull’occupazione, con la prevista perdita di 70.000 posti di lavoro, sulla qualità della vita e sul potere di acquisto di ampie fasce di popolazione…. poi arriva la notizia che, a Roma 11 milioni del piano verranno utilizzati per riqualificare e regolarizzare un centro sociale occupato da 20 anni dall’estrema sinistra, questo è solo un piccolo esempio che tuttavia non migliora la sensazione di disagio che pervade questo ormai lungo periodo caratterizzato da una pesante cappa di negatività.
Intanto il tasso di inflazione marcia spedito verso il 10%, lo spread si rialza, gli interventi della BCE, con il rialzo dei tassi sembrano più che altro favorire un ulteriore riduzione della relativa crescita del PIL dopo il pesante ripiegamento causato dalla folle gestione della pandemia, riducendo drasticamente il previsto ed agognato rimbalzo. Le misure messe in atto dal Governo Draghi sembrano limitarsi al mantenere bassi i livelli … di utilizzo dei condizionatori, dimentico del fatto che le retribuzioni in Italia rispetto al 1990 siano diminuite del 2.90 %, unico caso in Europa, dove gli incrementi vanno dal 6.2 in Spagna al 276% in Lituania passando dal 30 % della Grecia, 31 della Francia e 33 della Germania.
La marcia verso l’abisso procede nell’indifferenza dei più, grazie a mezzi di informazione complici e collusi, partiti beatamente al governo, senza una reale strategia che non sia quella del personale interesse del singolo deputato, partiti che stanno all’opposizione, sempre preoccupati di non troppo infierire sulle improbabili scelte del Governo e intanto grazie al caro bollette, al forte aumento dei prezzi nel settore alimentare e alla latitanza dell’Esecutivo anche quest’anno avremo il nostro boom superando anche le più ardite previsioni di crescita della percentuale di italiani con reddito inferiore alla soglia di proverà… e nel 2021 erano già più di 5milioni e 600mila !
P.S. Visto che a quanto pare non esiste limite al peggio, alle disgrazie già menzionate, si aggiunge anche un ormai lungo periodo di siccità. Quindi, per concludere, si ritiene opportuno ricordare che il “Decreto concorrenza”, uno dei paletti indicati dall’Europa per procedere alla attuazione del PNRR, conferma ulteriormente la latitanza del Governo, che, dimentico degli interessi nazionali, pone l’Italia nella non felice condizione di essere l’unico paese europeo che non tutela gli asset idroelettrici nazionali a vantaggio degli operatori esteri, i quali ben presto potranno essere i legittimi proprietari delle nostre dighe, che rappresentano circa il 20% della nostra produzione energetica e più del 40% di quella rinnovabile, nonché in buona fine della nostra acqua.