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IL PARTICOLARE IUS MEMORIAE DELL’ON. POLVERINI

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Un articolo della parlamentare forzista su “Il Riformista” sembra cancellare le tracce del suo passato social-nazionale e non tollerare le perplessità di chi lecitamente critica lo ius culturae

 

Era il 16 aprile 2002 quando il Movimento Sociale Fiamma Tricolore organizzò a Roma un convegno in occasione del 75° anniversario dell’emanazione della Carta del Lavoro, chiave di volta dell’architettura sociale ed economica del Fascismo, avvenuta il 21 aprile 1927. La manifestazione registrò l’apprezzata partecipazione dell’allora vice Segretario Generale dell’UGL, Renata Polverini, primaria esponente della destra sociale.

Che i tempi della politica e dell’economia fossero – e siano ancora – caratterizzati da contraddizioni e paradossi non è certo una novità. Si ponga mente, a puro titolo esemplificativo, alla competizione elettorale per il governo della Regione Lazio che otto anni dopo, nel 2010, vide contrapposte la citata sindacalista dai forti tratti social-laburisti, sostenuta dalle forze di centrodestra e un’esponente liberal-liberista, Emma Bonino (designata commissario europeo nel 1994 dal primo governo Berlusconi e che in passato condusse strenue battaglie contro il sindacato), appoggiata anche dalla sinistra più estrema.

Due flashback giustificati da una singolare coincidenza riscontrata a pagina 6 del quotidiano “Il Riformista” di sabato 22 febbraio 2020: un’intervista a Emma Bonino sul ruolo dell’Europa in Libia e, sulla “spalla” destra, un articolo – in forma di lettera al direttore – proprio dell’on. Renata Polverini.

La vis polemica dell’attuale deputata di Forza Italia espressa nell’articolo era rivolta alle critiche mosse un paio di giorni prima da Ernesto Galli della Loggia dalle colonne del “Corriere della Sera” allo ius culturae, cavallo di battaglia – sua la proposta di legge – dell’ex sindacalista.

Intollerabili, anzi “assurdi e pretestuosi” – così li ha definiti – devono esserle apparsi gli argomenti avanzati dall’editorialista, secondo il quale la concessione ai ragazzi della cittadinanza al compimento di un ciclo di studi risulterebbe contraria al sentimento prevalente degli italiani (leggasi sovranismo leghista e timori da immigrazione incontrollata). O la perplessità del professore sulla compatibilità tra riconoscimento della cittadinanza italiana e osservanza della religione islamica. Come altrettanto anacronistici sembrerebbero essere i percorsi didattici proposti da Galli della Loggia: campeggi estivi, concorsi, soggiorni di istruzione in scuole militari.

L’accusa della Polverini a Galli è dunque quella di “avere lo sguardo rivolto all’indietro quantomeno di una ottantina di anni”. Un’ottantina di anni? Quanta la distanza tra le sue attuali posizioni ed i principi contenuti nel primo e secondo articolo della Carta del Lavoro che evidentemente la parlamentare forzista ignora o – più probabilmente – non ricorda. Diciotto anni, invero, non sono pochi.

 

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