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ITALIA CENERENTOLA DEL MEDITERRANEO

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Attraverso il Mediterraneo, ribattezzato Medioceano, transita il 20% del traffico marittimo mondiale, vi si svolge il 27% degli scambi via container, sviluppando il 10% del PIL globale e queste percentuali sembrano destinate a crescere. A chi se non all’Italia spetta il compito di curare gli interessi propri e dell’Europa sul Mediterraneo? Proprio l’Italia potrebbe fruttare le nuove opportunità che questo incerto scenario internazionale le offre. La continua dimostrazione di impotenza da parte dei nostri governi che si sono succeduti nei decenni non fa altro che stimolare ulteriori appetiti nei nostri concorrenti nel Mediterraneo, sicuri che con l’Italia non si rischia nulla e si ottiene molto. Per l’Europa ma soprattutto per l’Italia, è giunta l’ora di tornare protagonista del proprio destino, soprattutto nel Mediterraneo. Ricordiamoci sempre che se per tutte le altre nazioni questo mare è soltanto una via, per l’Italia è la vita!

 

La situazione internazionale appare sempre più esplosiva e dopo i recenti attacchi all’Iran ordinati dalla coppiaTrump-Netanyahu, il termine si rivela quanto mai azzeccato. Stiamo assistendo alla fine di quello che era stato definito, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, “Il Nuovo Ordine Mondiale”. Siamo ai titoli di coda di un film il cui protagonista ha dettato legge per decenni, cercando di imporre, con le buone o con le cattive, l’american way of life, esportando democrazia a suon di missili. Oggi continua a farlo, perseguendo la strategia inaugurata durante la Seconda Guerra Mondiale con bombardamenti terroristici su Italia, Germania e Giappone che provocarono decine di migliaia di morti tra la popolazione civile, avendo perso, nel frattempo, quel ruolo di sentinella globale che tutti gli riconoscevano. Questo mondo unipolare non esiste più, stanno emergendo nuovi soggetti politici decisi ad affermarsi come paesi guida, provando a creare zone di influenza anche lontano dai propri confini nazionali. Sono potenze regionali che agiscono, mosse dal desiderio di salvaguardare i propri interessi ovunque siano minacciati. Cina, India, Turchia, oltre naturalmente la Russia, si muovono a 360 gradi, anche in zone distanti dal proprio territorio. La legge fisica secondo la quale ogni spazio lasciato libero, viene immediatamente occupato, vale anche per la politica internazionale ed in questo momento di grande confusione, le potenze emergenti ne approfittano per cercare di estendere la loro influenza nelle zone dove quelle vecchie vengono meno.

A fronte di nazioni molto attive, assistiamo alla totale inerzia dei paesi europei ed usiamo il plurale in quanto parlare di Europa come soggetto politico appare, al momento, del tutto fuori dalla realtà. Le cancellerie del Vecchio Continente, procedono in ordine sparso, navigando a vista, senza alcuna visione strategica di medio o lungo termine. Ovviamente, l’Italia non fa eccezione, barcamenandosi tra un presunto, da Giorgia Meloni, rapporto privilegiato con Trump ed i vincoli che legano il nostro paese all’Ue.

Una delle zone nevralgiche nel panorama internazionale è rappresentato dal Mar Mediterraneo. Questo bacino riveste un ruolo di straordinaria importanza in quanto luogo obbligato di passaggio tra l’Atlantico e l’Indo-Pacifico e per questo ribattezzato dagli studiosi di geopolitica “Medioceano”. Attraverso quello che i romani chiamavano “Mare Nostrum”, transita il 20% del traffico marittimo mondiale, vi si svolge il 27% degli scambi via container, sviluppando il 10% del PIL globale e queste percentuali sembrano destinate a crescere. La rotta mediterranea rappresenta la via più breve per il trasporto di merci dai luoghi di produzione – Cina ed Estremo Oriente – verso i mercati occidentali. In questi giorni, la sua importanza risulta evidente anche ai profani, in quanto la brutale quanto ingiustificata aggressione all’Iran, hanno provocato il fermo totale della navigazione commerciale che avrà conseguenze pesantissime per la nostra economia, con rincari di prezzi, bollette alle stelle e ritardi di approvvigionamento di merci.

Oltre alle rotte, diciamo così, orizzontali, il Mar Mediterraneo rappresenta il punto di incontro Nord-Sud, tra Europa e Africa vera e propria area di congiunzione tra le guerre per il Mar Nero, vedi Ucraina e per il Mar Rosso, vedi Medio Oriente, penisola arabica ed Iran. L’importanza strategica, abbinata a quello che si preannuncia essere un progressivo disimpegno americano da questa area, ha stimolato gli appetiti di una nazione con una visione imperiale: la Turchia.  Già da tempo, punta ad ampliare la propria zona di influenza dal Mar Nero, grazie al controllo diretto dello Stratto dei Dardanelli, al Mediterraneo centrale ed orientale, fino al Mar Arabico. Non a caso, è stato il primo paese a destabilizzare le prassi e gli accordi internazionali marittimi nel Mediterraneo, non ratificando la Convenzione UNCLOS, sostenendo che nel Mar Egeo, a causa della presenza di numerose isole greche vicine alle coste turche, la regola delle 12 miglia non è applicabile. Secondo Ankara, deve prevalere il principio di equità e piccole isole non possono essere parificate alla costa. Secondo questa interpretazione, le Isole del Dodecaneso si trovano all’interno delle acque turche. Sebbene non sia un paese confinante con l’Italia, questa prepotenza ha creato un precedente, sfruttato contro di noi da uno stato non distante da noi: l’Algeria. Questa nazione, nostra principale fornitrice di gas, forse per questa ragione, si è sentita in diritto di rivendicare una vasta porzione di mare sardo fino all’altezza della Penisola del Sinis, Oristano, con la conseguente riduzione del nostro mare ad una piccola striscia di acque lungo la costa occidentale sarda. L’Algeria ha applicato lo stesso metodo utilizzato dai turchi a danno delle isole greche, come se la Sardegna non fosse la seconda isola più grande del Mediterraneo, ma una piccola isola del Mar Egeo. Gli algerini sono soliti punzecchiarci, per ricordarci questa loro presa di possesso, inviando periodicamente di fronte alle coste dell’oristanese, davanti alle spiagge gremite di bagnanti, navi da guerra di superfice e perfino sommergibili senza che la nostra Marina Militare sia mai intervenuta per contrastare questi ripetuti e provocatori atti di sfida. Il criterio adottato da Turchia ed Algeria è stato fatto proprio anche dalla Spagna ma al contrario, con la minuscola isola di Minorca equiparata alla Sardegna, artifizio che ha consentito anche a Madrid di rubarci miglia di acque territoriali. Da notare come le prepotenze cui l’Italia viene sottoposta anche dal primo che passa, avvengono proprio perché, da parte dei governi che si sono succeduti negli anni, nessuno ha mai osato obiettare nulla. Purtroppo non finisce qui. Nel Canale di Sicilia, anche Malta si è annessa grandi tratti di mare che sarebbero di nostra pertinenza per la presenza di Pantelleria e Lampedusa. Malta è un paese perfettamente inserito nella Comunità Europea eppure ci tiene molto alle acque che la circondano ed ha sempre approfittato dell’indifferenza italiana per fare i propri comodi. Insomma, riusciamo a farci bullizzare perfino da Malta. Nel Mediterraneo, le nostre isole non esistono. Esistono solo quelle degli altri che si pappano nostre porzioni di mare perché siamo governati da politici infingardi e/o vigliacchi. In questo periodo di anarchia internazionale, dove alla forza del diritto si è sostituito il diritto della forza, chi ci garantisce che in un prossimo futuro, a qualcuno più bellicoso di noi, confidando sul nostro carattere remissivo ed accomodante, non venga lo schiribizzo di impossessarsi di qualche nostra isola o di porzioni di territorio italiano?

Tuttavia la preoccupazione più grande viene dalla Libia, trasformata dalla solita Turchia in una vera e propria piattaforma avanzata per i suoi interessi nel Mediterraneo e in Africa. Ankara controlla direttamente le città portuali più importanti ed in virtù di un accordo del 2019 con lo pseudo-governo di Tripoli, considera di sua esclusiva pertinenza lo spazio marittimo di fronte alle coste libiche, fin quasi a ridosso della Sicilia. Una strategia che ha visto la Turchia agire con decisione sul piano militare, economico e diplomatico, guadagnando terreno mentre l’Italia resta impantanata nell’incertezza. Abbiamo sentito più volte strombazzare il “Piano Mattei” ma, di fatto, la nostra influenza sulla nostra ex colonia si è completamente azzerata.

Ulteriori motivi di preoccupazione per la sicurezza di questa area provengono dalla Tunisia che sta vivendo un periodo di grande instabilità e se la situazione dovesse precipitare si correrebbe il rischio che questo tratto di mare possa diventare come lo Yemen, con gruppi di terroristi in grado di minacciare la libera circolazione di mezzi navali nel Canale di Sicilia con conseguenze spaventose per la nostra sopravvivenza.

Questa complessa situazione è anche frutto della decisione degli Stati Uniti di disimpegnarsi dal controllo militare marittimo del Mediterraneo. Gli americani si stanno concentrando su altri mari e altri oceani: quelli orientali. A chi se non all’Italia spetta il compito di curare gli interessi propri e dell’Europa sul Mediterraneo? Proprio l’Italia potrebbe fruttare le nuove opportunità che questo incerto scenario internazionale le offre. Charles de Gaulle sosteneva: “la geografia è destino”, intendendo come la posizione geografica, i confini naturali e la topografia di una nazione ne condizionino inevitabilmente la storia, la politica estera e la sicurezza. La geografia fornisce le regole del gioco e la politica deve sfruttare tali vincoli per assicurare alla nazione indipendenza e prosperità. Ebbene, la posizione del nostro paese si rivela assolutamente invidiabile:una penisola con le due più grandi isole del Mediterraneo, situata al centro dello stesso. La conferma di un’ulteriore accelerata del disimpegno americano viene dall’avvicendamento al Comando del fronte sud della NATO, che ne prevede, per la prima volta, il conferimento ad un ammiraglio italiano mentre fino ad ora era stato sempre appannaggio di un ufficiale statunitense. Questa nuova situazione impone, da parte nostra, una maggiore assunzione di responsabilità, non possiamo più contare sull’ombrello di Washington e dobbiamo farlo perché ne va della nostra sopravvivenza come nazione. Tuttavia è necessario un cambio di passo. La continua dimostrazione di impotenza da parte dei nostri governi che si sono succeduti nei decenni non fa altro che stimolare ulteriori appetiti nei nostri concorrenti nel Mediterraneo, sicuri che con l’Italia non si rischia nulla e si ottiene molto. Giorgia Meloni con il suo esecutivo che si spaccia per sovranista, dovrebbe dare un segnale forte in tal senso. Appare del tutto inutile mantenere ed ammodernare la nostra flotta se non utilizzata per difendere i nostri mari. Nei mesi scorsi è stata consegnata la bandiera di guerra a “Nave Trieste”, una modernissima unità di assalto anfibio multiruolo, la più grande in forza alla nostra Marina Militare dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che assieme alla portaerei “Cavour” rappresenta il nostro fiore all’occhiello. Questo non può farci che piacere ma ci chiediamo per quale impiego sia stata commissionata e varata. Prima ancora di partecipare e fare passarella alle esercitazioni NATO, il compito principale delle nostre navi da guerra dovrebbe essere la tutela dei nostri interessi. Ovunque siano minacciati, soprattutto se a ridosso delle nostre coste. Non stiamo dicendo che si debba dichiarare guerra, ma la fermezza, accompagnata da una dimostrazione di forza, paga sempre e la massima dei romani, “si vis pacem para bellum” rappresenta da sempre un insegnamento da seguire. Gli altri paesi sono ben consapevoli della nostra debolezza e ne approfittano utilizzandola come arma di ricatto. Proviamo, una volta tanto, a mostrare i muscoli. La crescita di considerazione nei nostri confronti, sarebbe importante per farci assumere un ruolo di garante per stabilizzare un’area come quella mediterranea potenzialmente esplosiva.

La crescente rivalità tra Turchia ed Israele per il dominio dell’area mediorientale potrebbe sfociare, nel giro di pochi anni, in una guerra. Ankara, dopo essersi sbarazzata della guerriglia curda, sta estendendo la propria influenza in Siria. A Cipro, nella zona sotto il suo controllo, sono già presenti installazioni missilistiche in grado di colpire Tel Aviv. L’aggressività di Israele la spinge a munirsi dell’atomica e per Erdoğan dotarsene è una questione di status, oltre che di sicurezza. Con il controllo dei mari e la deterrenza, Ankara punta a diventare grande potenza ed a chiudere la partita regionale. Anche con la Francia, i rapporti della Turchia non sono amichevoli in quanto gli interessi di entrambe le nazioni, molto spesso si sovrappongono e entrano in conflitto, soprattutto in Africa. Sono tutte situazioni potenzialmente esplosive alle porte di casa nostra che rappresentano un rischio altissimo per la nostra stessa sopravvivenza. Il blocco prolungato della navigazione, per qualsiasi motivo possa avvenire, sarebbe letale per i nostri approvvigionamenti, oltre naturalmente ai pericoli derivanti da un nostro eventuale coinvolgimento, sempre possibile, vista la nostra posizione geografica.

Il nostro governo deve individuare quali siano i nostri interessi nazionali e tracciare le linee guida strategiche per perseguirli. L’Italia deve assurgere al ruolo che le compete anche a tutela della stessa Europa della quale rappresenta il fronte sud ed è proprio con i paesi del Vecchio Continente che deve sentirsi più vicina. Per far questo deve dimostrare fermezza e coraggio, svincolandosi, prima di tutto dal rapporto di sudditanza nei confronti degli USA, smettendo di sostenere il ruolo di zerbino. Gli Stati Uniti in generale e Trump in particolare, ci considerano con malcelato disprezzo e la vicenda Crosetto, rimasto intrappolato a Dubai perché tenuto all’oscuro dell’imminente attacco, la dice lunga sulla considerazione di cui godiamo a Washington. Il problema di Giorgia Meloni, nasce dalla sua formazione politica missina. A parte qualche voce isolata, la dirigenza del M.S.I., agitando lo spauracchio del pericolo comunista, ha sempre schierato il partito su posizioni atlantiste e filo-americane e questo suo retroterra culturale condiziona le sue scelte. Tuttavia le situazioni cambiano e si possono assumere posizioni diverse per l’interesse della nazione che si governa. Purtroppo, il proditorio attacco all’Iran, sta dimostrando come tanto l’Italia quanto le nazioni europee non siano in grado di assumere posizioni unitarie in funzione dei propri interessi che si rivelano sempre più distanti, per non dire agli antipodi, da quelli americani. Per l’Europa ma soprattutto per l’Italia, è giunta l’ora di tornare protagonista del proprio destino, soprattutto nel Mediterraneo. Ricordiamoci sempre che se per tutte le altre nazioni questo mare è soltanto una via, per l’Italia è la vita!

 

Roma 10 marzo 2026                                                                                         Mario Porrini

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