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Quale ecologia

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L’élites economico-finanziarie che ora, in difficoltà a sostenere e giustificare il ritmo di sviluppo predatorio ai danni della natura, cercano di addossare e scaricare le responsabilità sui Popoli e non sui veri responsabili dei disastri.

Siamo tutti ecologisti, a parole….! Trovatemene uno che deliberatamente, avulso dal contesto socio-economico in cui opera, brucerebbe boschi e foreste, inquinerebbe fiumi e mari, deturperebbe la terra ed il suo paesaggio.

Abbiamo voluto affrontare una tematica attuale, quella dell’ecologia, ormai da lungo tempo attuale, con l’intento di non essere banali, cercando di analizzare freddamente e di non farci introitare nel festival dei luoghi comuni. Sì, perché a nostro avviso, il problema risiede proprio qui: quando una tematica, un’idea o anche un principio assume senso comune, spesso, o quasi sempre, si trasforma in luogo comune. Un luogo comune che nel caso dell’ecologia, si è prestato e si presta a manipolazioni, e ha assunto i connotati di una dubbia ideologia onnicomprensiva, buona per tutte le stagioni che si caratterizza per alimentare e raffigurare dentro ciascuno di noi, una realtà solo in parte veritiera, solo in parte sincera.

La predetta manipolazione spinge ognuno di noi ad immergersi, simbolicamente, dentro un film più o meno melodrammatico, in cui da un lato vi è la terra devastata ed i suoi presunti difensori, “i buoni”, e dall’altra, i distruttori, i biechi annientatori della natura, i “cattivi”. Che poi a ben vedere, è sempre la stessa logica bipolare – buoni contro cattivi – che appare e riappare con ciclica cadenza.

Ma detto questo, allora, chi sono i buoni e chi i cattivi? È bene fissare ciò, perché non sarebbe la prima volta che gli “incendiari” (e qui il termine è perfettamente calzante) si fingono pompieri, e non sarebbe nemmeno la prima volta che i mentitori seriali vengano creduti e riescano a far divenire certezze indiscutibili, oggetto di fede ignorante e superstiziosa, presunte teorie ed ipotesi indimostrate.

Per quanto sopra esposto, Noi riteniamo di avere il compito, se non il dovere, di cercare di contribuire a riportare un po’ di ordine, un po’ di chiarezza sul tema, nonché di cercare di abbattere, in primis, i luoghi comuni, gli stereotipi.

Di porci delle domande e cercare di trovare delle risposte, di percorrere (o ripercorrere) nuove strade, che siano inusuali, non conformi (e non per il gusto di essere per forza controcorrente), di alimentare un dibattito sincero e leale, fuori dagli schemi classici. Questo vogliamo cercare di fare, questo vogliamo realizzare.

Poniamo qui di seguito un esempio, solo per far comprendere meglio il senso del nostro discorso. Oggigiorno è diventato un mantra la tesi del surriscaldamento climatico del pianeta. È misconosciuto, però, che la scienza non asservita pone dubbi su tale teoria e, al contrario, afferma che da circa 20 anni la terra sia entrata in una fase di raffreddamento denominata “grande minimo solare”. Responsabile delle modifiche climatiche a cui assistiamo, sarebbe il ciclo naturale che alternerebbe periodi di raffreddamento e di riscaldamento.

Quello che ci proviene, in definitiva, dal conformismo ideale di cui è intrisa l’attuale “ideologia ecologista” fomentata dal sistema del mainstream, è una visione statica del mondo, della natura, una visione tutt’al più infantile, un immaginario collettivo da operetta, composto da cieli blu, prati verdi ed uccelli cinguettanti…. Ma non è così, non può essere così!

I mari, i fiumi, le montagne, le pianure, i boschi e le foreste, gli animali, sono elementi che costituiscono l’ambiente. La loro custodia, cura e tutela rappresenta (o meglio dovrebbe rappresentare) un imperativo per chi persegue la difesa, l’affermazione e la continuità della propria tradizione, della propria identità, il benessere del pianeta. È questo l’ecologismo che vogliamo e a cui ci ispiriamo.

Di contro, oggigiorno, appaiono prevalenti forme di ecologia di dubbie origini, un ambientalismo d’accatto ed equivoco, profondamente materialista.

Appaiono, ad esempio, sospette le “conversioni ecologiste” di quelle élites economico-finanziarie che prima hanno abusato (senza mai smetterlo di farlo) delle risorse naturali e che adesso, in perfetta malafede, senza ritegno e per bieco interesse, diffondono il pensiero unico obbligatorio e mondialista, dello “sviluppo sostenibile”, della transizione energetica, dell’origine esclusivamente umana dei mutamenti climatici, dell’ecosistema.

Un’ecologia, in definitiva, antiumana, ovverossia contro l’uomo e che cerca in tutti i modi di colpevolizzarlo.

L’élites economico-finanziarie che ora, in difficoltà a sostenere e giustificare il ritmo di sviluppo predatorio ai danni della natura, cercano di addossare e scaricare le responsabilità sui Popoli e non sui veri responsabili dei disastri.

Quelle stesse élites che soffiano sul fuoco e alimentano già da qualche anno le litanie del bio, del “green” delle filiere corte, delle macchine all’idrogeno e di quelle elettriche, della riduzione di CO2 (giusto di per sé stesso), delle fonti rinnovabili, creando e adoperando nuove parole magiche di cui tutti si appropriano, invocando-evocando – come già enunciato – scenari ora tragico-drammatici, ora idilliaci, con un presunto ritorno alla natura.

Dimenticando o fingendo di non ricordare che, tanto per restare alle materie alternative come l’idrogeno, che la sua estrazione richiede l’uso di energia (già di per sé inquinante) e che per gli attuali sistemi di lavorazione – derivanti dagli idrocarburi – rappresenta un metodo sicuramente economico ma anche altamente inquinante, atteso che si generano svariate tonnellate di CO2 per ciascuna tonnellata di idrogeno prodotta.

Anche il richiamo alle fonti rinnovabili, come l’eolico ed il voltaico, su cui molto si spinge, non è aproblematico e non rappresenta la panacea, considerato che non si può riempire il pianeta di pale eoliche e di pannelli fotovoltaici e che la costruzione, il mantenimento e soprattutto il successivo smaltimento di tali strumenti tecnologici, non è a costo zero e comporta un sicuro impatto ambientale.

Per quanto sopra esposto, riteniamo che sia giunto il momento di porci davanti al problema in maniera seria e consapevole. È giunto forse il momento di rivedere i nostri sistemi di produzione e di sviluppo, i nostri sistemi economici, i nostri modelli di vita ….

Su tutto ciò e su molto altro desideriamo creare un dibattito, confrontarci, metterci in gioco.

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