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Relazioni Italia – Francia: mai più sudditanza verso Parigi!

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Italia – Francia: basta con le vecchie logiche di sudditanza

Alcune settimane fa, il quotidiano  francese “Le Monde” ha pubblicato un articolo nel quale si lamentava come tra Francia ed Italia si stesse consumando un lento divorzio, dopo anni di ottimi rapporti, mettendo in relazione questa crisi con la costituzione del nuovo governo M5S-Lega. Proprio come succede in molti matrimoni malati, dove ad uno dei due coniugi è permesso di fare tutto quello che vuole nella totale acquiescenza dell’altro, nel momento in cui l’atteggiamento di chi è stato fino allora succube cambia e trova il coraggio di ribellarsi, d’improvviso crolla tutto e volano gli stracci. Questo sembra proprio il nostro caso: quando il governo italiano ha finalmente mostrato di voler abbozzare una sia pur minima difesa dei propri interessi e non voler più rimanere inerme di fronte alle prepotenze del partner, ecco che da parte francese sono immediatamente partite accuse e minacce. Da anni, i motivi di scontro con i cugini di oltralpe sono diversi ma grazie all’arrendevolezza dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi trent’anni, si è sempre tutto appianato a favore della Francia.

Fin dai tempi di Mitterand, Parigi ha concesso asilo a moltissimi terroristi condannati in via definitiva in Italia per reati gravissimi legati al terrorismo, umiliando il nostro paese, tra gli stati fondatori dell’Ue, quasi fosse così arretrato da non riuscire a garantire i diritti della difesa. Questi criminali sono vissuti per decenni come liberi cittadini senza che in tutti questi anni si sia mai levata una protesta ferma e decisa. Soltanto ora, dopo l’arresto di Cesare Battisti, se ne torna a parlare.

Un altro punto di attrito riguarda la evidente sproporzione di acquisizione di aziende italiane da parte dei transalpini rispetto a quelle francesi vendute a società italiane: tra il 1996 ed il 2016 gli acquisti francesi sono state pari a 101,5 miliardi a fronte dei 52,5 da parte di imprese italiane. Sono passate in mano di aziende di oltralpe BNL, Cariparma, Friuladria e varie casse di risparmio.  Poi Edison, Parmalat, Pioneer,  Bulgari,  Pomellato, Gucci, Telecom, Eridania, Lavazza, Campari. Lo shopping in Italia è avvenuto senza alcun tipo di controllo e di intervento da parte dei vari governi italiani, anche in casi di aziende operanti in settori strategici, mentre i governi francesi hanno sempre cercato di frapporre ostacoli in ogni occasione. L’ultimo intervento riguarda il recente acquisto, da parte di Fincantieri, dei Chantiers de l’Atlantique ex STX. Il presidente Macron, non potendo tollerale che questa azienda finisca nelle mani del governo italiano che controlla Fincantieri attraverso Cassa Depositi e Prestiti, si è rivolto alla commissione UE con il pretesto sia nociva della concorrenza a livello europeo e mondiale. Contando sul l’appoggio della Germania, la Francia spera di annullare questo passaggio di proprietà di un’azienda che opera in un settore strategico.

La Libia rappresenta poi il punto focale nei rapporti tra le due nazioni. Nel 2011 Nikolas Sarkozy ha fatto cadere il regime del Col. Gheddafi, attraverso un intervento militare, allo scopo di subentrare all’Italia nello sfruttamento delle risorse energetiche libiche. Appare paradossale che in quell’occasione il governo italiano, presieduto da Berlusconi, non soltanto non abbia protestato con fermezza per questo attacco proditorio che indirettamente minacciava gli interessi italiani ma che abbia addirittura partecipato alle operazioni aeree contro la Libia.

Da allora la Francia si sta dando molto da fare: ha allacciato rapporti molto stretti con il Maresciallo Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico, che controlla la Cirenaica in contrapposizione al governo guidato da Fayez al Serrai, vicino all’Italia. Lo sfruttamento del petrolio e gas libico da parte dell’Eni, che da decenni ha soppiantato la Total, rappresenta il motivo principale dell’attivismo francese. Sfruttando poi l’assenza di uno stato forte, Parigi favorisce in ogni modo gli imbarchi di immigrati diretti verso le coste italiane per destabilizzare il nostro paese e distogliere l’attenzione dai propri obiettivi. L’azione francese non si ferma alla Libia ma si estende a tutto il Nord Africa. La recente visita di Macron al Cairo è stata organizzata per riallacciare stretti contatti con l’Egitto, sfruttando il caso Regeni, che ha fatto raffreddare i rapporti con l’Italia, per lo sfruttamento dei giacimenti di gas nello Zohr e riprendere le forniture di commesse militari che fino ad ora erano state a nostro appannaggio e che rappresentano un volano straordinario per le industrie sia francesi che italiane. Anche con la Tunisia, Parigi ha intensificato i rapporti commerciali e di collaborazione di intelligence contro il terrorismo, il che vuol dire scambio di informazioni di ogni genere tra i due paesi.

La Francia sta stendendo un cordone sanitario in funzione anti-italiana, non soltanto in Africa ma anche in Europa come dimostra il recente trattato con la Germania. Il governo tedesco ha duramente attaccato l’Italia per lo sforamento del 3% nel deficit di bilancio mentre non ha detto nulla contro la Francia che ha sforato nella stessa identica percentuale. Gli scontri sul blocco navale ed il rifiuto del governo italiano di continuare nella politica dei porti aperti portata avanti fino ad ora, hanno mostrato l’ipocrisia della Francia che da una parte accusa Roma di mancanza di umanità e dall’altra rifiuta di accogliere sul proprio territorio neanche uno degli immigrati raccolti dalle navi delle ONG. Lo sfregio, poi, dei gendarmi francesi che entrano impunemente in territorio italiano per ricondurre i clandestini entrati sul suolo francese illegalmente, rappresenta una violazione che nessun governo dovrebbe tollerare. Nell’azione di accerchiamento dell’Italia da parte di Macron era contemplata anche l’alleanza con la Spagna, il cui governo di sinistra guidato da Pedro Sanchez, rappresentava una garanzia di fedeltà contro i sovranisti che guidano l’Italia. Questa strategia ha subito però una pesante battuta d’arresto in quanto Sanchez non ha più una maggioranza e la Spagna si avvia verso elezioni anticipate dalle quali non sembra certo che la sinistra torni al governo.

Il grande attivismo di Macron deriva anche dal crollo di popolarità all’interno che lo spinge a distogliere l’attenzione dai gravissimi problemi economici e sociali sfociata nella rivolta dei Gillet gialli, cercando di guadagnare punti con il decisionismo in politica estera. Il plateale richiamo dell’ambasciatore in Italia rappresenta una dimostrazione di forza che ha raggiunto il risultato di far fare marcia indietro di Di Maio, riguardo l’appoggio ai dimostranti francesi, grazie anche al gioco di sponda a favore del presidente francese, fornito dal PD, secondo la plurisecolare tradizione italiota che si appoggia allo straniero per  colpire il nemico interno.

Mattarella è subito intervenuto, coadiuvato da Conte che si dimostra sempre più un burattino nelle mani del Capo dello Stato, per cercare di riportare le relazioni con la Francia ai livelli ottimali di un anno fa.

Ma se ciò dovesse avvenire sulla base delle vecchie logiche di sudditanza sarebbe un vero disastro !

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