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Tutte le vite contano

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Il problema non è razziale in senso biologico. Si può invece utilizzare il lessico di Costanzo Preve individuando un “razzismo sociale”, che considera inferiori, “carne da macello”, i ceti più poveri, qualunque colore della pelle abbiano, facendoli vivere in ghetti disumani, senza possibilità di ascensore sociale, e in condizioni economico-sociali-sanitarie di miseria assoluta.

La morte di George Floyd ha riattizzato il fuoco degli scontri etnici negli Stati Uniti, portando alla ribalta il movimento Black Lives Matter (le vite dei neri contano). Non si può certo dire che le morti di persone nere da parte della polizia statunitense siano una novità dato che sono ormai decenni che se ne sente parlare. Né che il fenomeno sia collegabile a una particolare svolta “destrorsa” avvenuta sotto la presidenza Trump. Direi che fin dalla loro fondazione, gli Stati Uniti d’America si reggono su una palese ipocrisia: un’inesistente uguaglianza degli uomini in quella che loro stessi definiscono la “terra delle opportunità” dove ognuno potrebbe realizzare il “sogno americano”.

In realtà questa ipocrisia è fondante nella costituzione di questa nazione, col suo mito della “conquista del West”, fin da quando i coloni, scappati dall’Europa, cacciarono dalla loro terra, rinchiusero in riserve o trucidarono i nativi pur di arraffare le immense ricchezze di quei spazi giganteschi. Ma, per non ripercorrere tutta la storia di questo Paese che ha fatto della rapina delle risorse altrui una ragione di vita, si può a mio avviso prendere come esemplare quanto accaduto nella Guerra di Secessione con tutta la propaganda volta a presentarla come una guerra di liberazione dalla schiavitù da parte dei buoni “nordisti” contro i cattivi “sudisti” che si arricchivano alle spalle dei poveri “neri” trattati come bestie da soma. Su quanto ciò sia falso basti pensare che fino a qualche decennio fa, anche negli stati del Nord esistevano autobus per bianchi e quelli per neri e solo con la presidenza Kennedy, nel 1964 con il Civil Rights Act, sia ebbero atti legislativi anti-segregazionisti. Ma nonostante l’abolizione della schiavitù, la legislazione anti-segregazionista, le lotte dei vari Martin Luther King e Malcolm X, insomma dopo decenni e decenni di proteste anti-razziste, ancora oggi, nel 2020 assistiamo a guerriglie urbane in nome della parità bianchi-neri. Come mai in tutto questo tempo apparentemente nulla pare cambiato?

Per capire le origini di questo completo fallimento, bisogna capire che non siamo ormai più da anni in presenza di un supposto “suprematismo bianco” se non limitatamente a qualche “redneck” della cosiddetta “America profonda”, ma, per dirla con Costanzo Preve, siamo di fronte a un “razzismo sociale”. Gli anni in cui gli Stati Uniti erano saldamente in mano ai WASP (White Anglo-Saxon Protestant – Bianchi Anglosassoni Protestanti), una piccola elite bianca protestante che in nome di una vera o presunta discendenza dai pellegrini che avevano fondato le prime colonie disprezzavano ogni altra popolazione, dai “pellerossa” agli italiani, dai norvegesi ai cinesi, ecc., sono finiti da un pezzo e la elezione di Trump odiatissimo da tale elite è lì a dimostrarlo. E’ innegabile come le comunità italiane e/o irlandesi, una volta schiavizzate e ghettizzate come e se non forse in misura maggiore della minoranza nera si siano progressivamente emancipate. Ogni volta che in Italia si vuole colpire la destra bottegaia e piccolo borghese leghista immancabilmente viene tirata fuori Ellis Island, i commenti razzisti e sprezzanti nei confronti degli immigrati italiani, e le condizioni disumane a cui i nostri connazionali erano sottoposti durante la quarantena forzata. Così come numerosi sono i romanzi e le pellicole sugli irlandesi datisi al crimine perché costretti a vivere in ghetti miseri come Hell’s Kitchen. Ma ormai da decenni si hanno Presidenti, Senatori, Deputati e Sindaci provenienti da tali etnie e col tempo il livello socio-economico medio si è notevolmente alzato. Hanno la pelle bianca si dirà.

Beh, anche i cinesi sono passati dallo schiavismo a cui furono costretti per la costruzione delle ferrovie verso il West a quartieri quasi trendy e anche i “pellerossa”, seppure costretti ad abbandonare quasi completamente il proprio stile di vita e piagati da una grande diffusione di alcool e droghe, hanno sfruttato la legge sui casinò per migliorare una situazione economica e sociale che era diventata di totale degrado. Rimangono quindi solo i poveri neri schiavizzati per il loro colore della pelle? Ovviamente non è così … è frutto di un racconto distorto della realtà. Non volendo affrontare la piaga dello sfruttamento selvaggio dei messicani nelle fabbriche al confine con gli Stati Uniti e i latinos in generale ghettizzati tanto quanto i neri, bisogna analizzare seppure brevemente la realtà in cui questi ultimi vivono e se siano effettivamente svantaggiati per il loro colore della pelle.

Visto che l’uomo è diventato un animale di memoria corta, evidentemente il mondo si è scordato che si è avuta una presidenze decennale di un tale Barack Obama che non mi risulta fosse biondo e con gli occhi azzurri. Se non si considerano le roboanti promesse, cosa ha lasciato la sua presidenza? I neri hanno per caso avuto tutti un’assicurazione sanitaria? I dati dicono che il Covid-19 ha mietuto vittime quasi esclusivamente tra le comunità nere, a dimostrazione che ancora oggi le condizioni igienico-sanitarie e assicurative in quei quartieri sono da Terzo Mondo.(1) In cambio però il “nostro” ha pensato bene di aiutare la creazione dell’ISIS e a destabilizzare l’intero Medio Oriente. Negare che esista ormai da decenni una elite nera che frequenta le migliori università e i circoli da golf più esclusivi del Paese (chi come me ha passato l’adolescenza a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 si ricorderà Willy il Principe di Bel Air… serie tv non proprio di ieri) vuol dire negare l’evidenza. Pochi mesi fa, la morte di Kobe Bryant ha scatenato isterismi e un lutto generalizzato assolutamente trans-etnico.

Sempre in ambito sportivo è assolutamente comune vedere ragazzini di ogni colore di pelle con canotte di LeBron James e compagnia. Esiste realmente una polizia “suprematista bianca” che non vede l’ora di uccidere innocui e indifesi cittadini neri negli Stati Uniti? Le statistiche sostengono semmai il contrario. I neri rappresentano il 13% della popolazione statunitense a fronte del 60% rappresentato dai bianchi. Ciononostante i neri compiono il 50% dei crimini violenti nel Paese, il che significa che il rapporto di questo genere di reati commessi da costoro è di 6 a 1 rispetto ai non neri. Ora, affinché l’incidenza degli omicidi commessi dalla polizia indichi una propensione ad accanirsi contro i neri, il rapporto tra vittime dovrebbe essere almeno di 6 volte a 1 di neri rispetto alle altre etnie. Peccato, che tale rapporto sia di 2,5 a 1, il che significa che è quasi 3 volte più facile che la polizia statunitense uccida un non nero rispetto a un “colored”.(2)

Tutto questo dimostra chiaramente che il problema non è razziale in senso biologico, ma come detto all’inizio, semmai si può utilizzare il lessico di Preve individuando un “razzismo sociale”, che considera inferiori, “carne da macello”, i ceti più poveri, qualunque colore della pelle abbiano, facendoli vivere in ghetti disumani, senza possibilità di ascensore sociale, e in condizioni economico-sociali-sanitarie di miseria assoluta. Assolutamente azzeccato un post su Instagram del segretario del Partito Comunista, Marco Rizzo, nel quale, riprendendo un dialogo inserito in un film di Bud Spencer e Terence Hill, si dice che il mondo non si divide tra bianchi e neri, ma tra ricchi e poveri. Non si può quindi in alcun modo sostenere il fenomeno Black Lives Matter (le Vite dei Neri Contano), non solo perché estremamente riduttivo, come se le vite dei bianchi, dei latinos, degli asiatici, ecc contassero meno, riducendo il problema a una guerra di quartieri, e le sparatorie tra bianchi e neri di questi giorni lo dimostrano.

Ma anche perché nella loro versione più stupida, quella della distruzione o imbrattamento di monumenti storici, riduce la storia a un racconto falsato dalla lente distorta dei nostri tempi: come si possono giudicare personaggi storici di secoli fa con la lente dell’ideologia del 2020? Ma cosa ancora più grave è che finirà col vanificare la giusta lotta per una vita più giusta e dignitosa delle minoranze etniche, riducendo il tutto a una nuova lotta tra poveri invece che unire le sofferenze di tutti i ghetti contro il sistema di Washington e Wall Street, sia esso rappresentato dal bianco Trump che dal nero Obama. Invece di organizzare incendi di automobili o saccheggi di supermercati per rubare l’ultimo modello di Nike o di televisore con megaschermo, farebbero bene a mettere in piedi un movimento inter-etnico che rivolga la giusta rabbia popolare contro il potere che conta, ma questo significherebbe voler abbattere il sistema liberal-capitalista, cosa che questo movimento non ha alcuna intenzione di fare, anche perché finanziato da Soros e compagnia.(3)

Note:
1) https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/04/07/coronavirus-usa-neri-latinos-piu-colpiti_B5CEGf0QDqGHpLw1Q6OmOO.html: per rendersi conto di quanto i numeri “sparati” dai mass-media sul Covid negli Stati Uniti siano in realtà da riferirsi principalmente alle loro fasce più povere.
2) https://www.linkiesta.it/2020/05/george-floyd-afroamericano-ucciso-minneapolis/ : nell’articolo diverse statistiche interessanti
3) https://www.ariannaeditrice.it/articoli/black-lives-matter-moda-delle-elite-globaliste-la-vera-battaglia-e-per-la-sovranita-dell-africa: ecco cosa pensa il leader del panafricanismo Kemi Seba sul movimento Black Lives Matter, quali i suoi fini e quali i suoi veri finanziatori

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