Home Attualità UN ENTE PUBBLICO PER RISCATTARE IL PATRIMONIO IMMOBILIARE NAZIONALE

UN ENTE PUBBLICO PER RISCATTARE IL PATRIMONIO IMMOBILIARE NAZIONALE

170
0

Decine e decine di migliaia di famiglie perdono ogni anno la loro abitazione E lo faranno in modo moltiplicato se scoppia la crisi di insolvenza. Disinnescare realmente la crisi recessivo-debitoria è possibile solo recuperando allo stato la sovranità monetaria. 

 

Politica e governo paiono non aver messo a fuoco il potenziale esplosivo innescato dall’epidemia (più o meno reale) e dalle contromisure (più o meno razionali): se parte la spirale del debito assieme a quella della deflazione, con una mole debitoria smisurata dovuta ai tassi a zero, si contrae il reddito e crolla la capacità di pagare i debiti. Vogliamo arrivare allo stato di assedio?
Disinnescare realmente la crisi recessivo-debitoria è possibile solo recuperando allo stato la sovranità monetaria, ma per prevenire il peggio si può pensare ad altra misura, come quella sotto descritta.

Lo Stato ha il dovere morale, politico e sociale di difendere contro usurai e speculatori la casa di abitazione –diritto dell’uomo, riconosciuto anche dall’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dall’art. 11 del Patto Onu sui diritti civili e politici. La prima sentenza della Corte Costituzionale in cui ritroviamo un richiamo del diritto all’abitazione è la 252/1983, dove la casa è riconosciuta come bene primario dell’individuo. E ancora: “Il diritto all’abitazione rientra infatti, fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione” (Corte cost., sent. n. 217 del 1988); “il diritto a una abitazione dignitosa rientra, innegabilmente, fra i diritti fondamentali della persona” (Corte cost. sent. n. 119 del 24 marzo 1999).

Il diritto alla casa di abitazione è sempre più prepotentemente aggredito dalla flessione dei redditi e del mercato. Il numero delle esecuzioni immobiliari è da anni in vertiginosa ascesa soprattutto a causa della recessione, della decurtazione dei salari, del calo del mercato, della carenza di liquidità. Decine e decine di migliaia di famiglie perdono la loro abitazione: 186.300 case di famiglia pignorate nel solo 2018.

Le banche cedono questi loro crediti non performanti, o npl, quando sono assistiti da garanzia reale (cioè ipoteca o pegno), per un 27 – 30% del loro valore nominale. Il valore medio di queste cessioni, compresi i crediti non garantiti, è di 20 miliardi l’anno. Vengono acquistati ultimamente e perlopiù da fondi speculativi stranieri, che così si impadroniscono, anche grazie alle recenti riforme procedurali agevolatrici del recupero dei crediti bancari, di una fetta notevole del patrimonio immobiliare nazionale, acquisendo la garanzia su beni di valore spesso molto maggiore del prezzo pagato. E lo faranno in modo moltiplicato se scoppia la crisi di insolvenza come accennata nel cappello di questo articolo, quando la situazione probabilmente si aggraverà a seguito della recessione supplementare indotta dalla corrente epidemia.

Il Governo dice di volere introdurre misure di sostegno all’economia. Propongo quindi di costituire entro il Ministero dell’Economia e delle Finanze l’ISTITUTO PER IL RISCATTO PATRIMONIALE NAZIONALE, conferendogli il diritto di prelazione esercitabile nel termine di 60 giorni, su tutte le cessioni e di crediti di banche e soggetti finanziari che siano assistiti da garanzie reali, onerando questi e quelle di comunicare preventivamente al detto istituto tutti i termini della vendita come concordati, sotto pena di invalidità della medesima.

L’Istituto sarà finanziato sia con un fondo di dotazione iniziale derivato dall’ aumento di deficit che verrà consentito per quest’anno, sia con prestiti o garanzie (garantiti dai crediti acquisendi) del Mediocredito Centrale e della Cassa Depositi e Prestiti, sia con i ricavi delle sue operazioni patrimoniali.

L’Istituto avrà il compito precipuo di acquisire i crediti assistiti da garanzia di valore superiore rispetto al prezzo di cessione dichiarato gestione dichiarato dal cedente.

Dovrà quindi, dopo l’acquisto di ogni credito, avvisare il debitore ceduto dell’acquisto e proporgli l’opzione di estinguere il debito e l’ipoteca pagando all’Istituto medesimo una somma pari ad almeno la metà della somma il credito nominale residuo e il valore dell’immobile. Il pagamento potrà essere rateizzato a un tasso di interesse agevolato. Per il riscatto di prima casa, case di abitazione, immobile ad uso agricolo o artigianale, si applicherà un tasso di interesse ulteriormente agevolato. In alternativa, il debitore potrà optare per prendere in locazione l’immobile a un canone di mercato.

I debitori ceduti che siano ammessi al programma di pagamento e riscatto saranno cancellati, per il debito in questione, da ogni centrale di segnalazione di insolvenza o rischiosità al credito.

L’Istituto avrà altresì il compito di provvedere alla manutenzione e alla messa a norma degli impianti degli immobili.

L’Istituto dovrà essere sottoposto a un comitato di controllo plurale e indipendente, in cui siano rappresentati gli organismi di tutela dei consumatori, in modo che si realizzi la massima trasparenza nelle valutazioni di convenienza dei suoi interventi, onde evitare lo spreco di denaro pubblico così come la fuga di affari convenienti.

Severe sanzioni dovranno essere stabilite, oltre all’invalidità della cessione, per le società e i loro dirigenti che violino la prelazione.
L’iniziativa sopra descritta avrebbe diversi benefici effetti: salvare la casa alle famiglie, l’azienda alle piccole imprese e agli agricoltori, trattenere al paese il patrimonio immobiliare, scoraggiare facili speculazioni, sostenere il mercato immobiliare, conservare materialmente gli immobili, liberare molta gente da segnalazioni pregiudizievoli favorendo il suo accesso al credito.

Il problema è che questo Governo è garante politico degli interessi della finanza internazionale speculativa contro quelli nazionali e popolari.

°°°°°°°°°°°°°°°°

Attenzione! Apprendo ora che Mammona, il demone consigliere delle banche non appena informato della mia idea sopra esposta, ha convocato l’AD di qualche primaria banca e ha tenuto questo discorso:

«Propongo di istituire una commissione che riunisca esponenti della banca, di associazioni benefiche, di associazioni religiose, col compito di gestire un ente che potrebbe essere una ONLUS o una fondazione, a cui la banca, entro una misura che essa stessa determinerà e modificherà nel tempo, devolverà la gestione dei propri crediti ipotecari nei confronti di quei debitori morosi che la commissione riterrà, a suo insindacabile apprezzamento motivato, meritevoli.

Tali saranno le persone fisiche proprietarie di prima casa di abitazione che soddisfino i criteri del tipo già in uso per qualificare la mora incolpevole degli inquilini ai fini di ricevere il sussidio comunale, dimostrando che la loro insolvenza è dovuta a fatti non imputabili a loro come la malattia, l’invalidità, la perdita di un congiunto che era fonte di reddito, la perdita del lavoro, la perdita economica causata da insolvenze o fatti illeciti altrui.

Si potrà stabilire una graduatoria con punteggi legati anche al numero delle persone costituenti il nucleo familiare e alla presenza di bambini e malati.

Le pratiche di valutazione dei vari debitori potranno essere aperte su istanza del debitore, oppure su segnalazione della banca.

Qualora una domanda di aiuto superi l’esame positivamente, la banca devolverà la gestione del credito alla Onlus o fondazione e la Onlus o fondazione subito sospenderà, nelle forme proceduralmente possibili e appropriate, la procedura di riscossione e, sentito il debitore, provvederà a individuare quella forma di aiuto sufficiente per i bisogni del debitore e della sua famiglia che comporti la minima possibile perdita economica per la banca. Ad esempio, potrà ristrutturare il debito riducendo le rate e allungando l’ammortamento e tagliando o condonando in tutto o in parte gli interessi scaduti e a scadere, oppure potrà sospendere l’ammortamento, oppure ridurre il capitale residuo da pagare, oppure sospendere l’esecuzione, concedere un comodato gratuito, stipulare un contratto di locazione.

Potrà anche aiutare il debitore e i suoi familiari a trovare un’altra abitazione o un lavoro.

Gli interventi potranno estendersi anche a piccoli edifici artigianali e commerciali e a piccole aziende agricole.
Questa operazione, in un periodo probabilmente lungo di recessione, impoverimento, insicurezza e conseguenti tensioni socio-politiche, porterà alla banca notevoli benefici di immagine con costi modesti e regolabili dalla banca stessa.

Innanzitutto e ovviamente la banca aprirà interessata è attiva per il soccorso a famiglie in difficoltà, quindi apparirà moralmente buona e impegnata per risolvere problemi sociali, pur senza esserlo realmente perché si tratterà di casi singoli senza effetto macroeconomico.

In secondo luogo, la banca sarà vista come un giudice della meritevolezza o colpevolezza, nonché del bisogno dei debitori; quindi acquisirà un ruolo, una posizione morale di prestigio superiore a quella delle sue vittime, tanto più che le giudicherà in associazione con esponenti del volontariato e della Religione.

Questa autorevole posizione sarà rafforzata dal fatto che la banca stessa avrà il potere di avviare le pratiche di questo o quel debitore e anche dal fatto che i debitori, al fine di essere aiutarti dalla banca nel suo ruolo di membro della commissione giudicante, cercheranno di ingraziarsela sia durante la pratica che per tutta la durata del percorso di aiuto.

Ulteriormente, l’operazione sopra descritta sarà di beneficio alle banche perché farà apparire e intendere all’opinione pubblica il problema dell’indebitamento e della diffusa perdita per debiti della casa e dell’azienda non per quello che è, cioè un problema generale e strutturale, dovuto alle politiche monetarie, bensì come un problema di singoli casi, la cui soluzione è possibile mediante interventi singoli e caritatevoli o quasi caritatevoli, anziché mediante riforme strutturali e generali che sono contrarie agli interessi delle banche. Ossia, operando nel suddetto modo travisante ed emotivamente orientato, l’operazione qui proposta aiuterà a contrastare il formarsi di una consapevolezza diffusa dei problemi sistemici e degli interessi che stanno dietro di esso e di una conseguente domanda politica.

Infine, l’immagine della banca come avente un ruolo e una vocazione sociali ed etici contrasterà la sua percezione come soggetto speculatore e amorale, socialmente dannoso, e la legittimità a partecipare a tavoli di politiche sociali ed economiche in una luce molto migliore.»

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.