Spettacolo – intervista di Francesco: considerazioni umane, troppo umane
La persona di Papa Francesco (a giudicare da come si presenta in pubblico) appare
molto simpatica, semplice, di grande umanità, tale da suscitare persino tenerezza. Ma
non possono, sensazioni del genere, condizionare il razionale giudizio che quanto un
Papa dice ed il modo in cui lo dice inevitabilmente provoca. Io, tralasciando tanto altro,
mi limito, nell’ordine, ai seguenti punti:
1. Sentendolo parlare del grave peso della sua funzione e della fatica nel portarla
avanti, mi sarei aspettato che si dichiarasse assistito dalla presenza del Padreterno. Invece, solo considerazioni umane, troppo umane.
2. La guerra: le solite, doverose, ma generiche valutazioni di rifiuto della guerra (con
alcuni esempi di conflitti in corso), senza alcun minimo apporto che in qualche modo
aiuti a spiegarne la genesi, ai nostri tempi, sul piano mondiale. Insomma, a parte il
solito riferimento, che di solito si fa, all’industria delle armi, nessuno è stato “toccato” nelle sue responsabilità. Un accenno, poi, al ruolo divisivo e suscitatore di contrasti delle visioni “ideologiche”. E la sua, tanto palese, allora?!
3. Le migrazioni: la solita, appunto, ideologia dell’accoglienza e dell’integrazione
ad ogni costo; il che, se forse è evangelico, non esonera dal mostrare concretamente
come un massiccio travaso di popolazione, nelle condizioni in cui si svolge, non si
tramuti, sotto tantissimi aspetti, in un immane disastro. Da una tanto elevata autorità
spirituale ci si aspetterebbe più senso di equilibrio nella valutazione di quanto sia bene
e male, non solo nell’immediato ma in un ampio arco di tempo; tanto più che una presa
di posizione quale la sua, così sbilanciata ed esplicita, non può non suonare come un incitamento alle partenze, con tutte le conseguenze drammatiche che la legge dei numeri facilmente fa prevedere. Intendiamoci, non che un Papa possa passare sotto silenzio il problema, ma le sue parole dovrebbe misurarle proprio nell’interesse della povera gente che rischia la vita.
4. La questione climatica: niente di più dei candidi slogans dei ragazzi che
manifestano con Greta. Solo facile poesia ecologista senza alcun accenno alla
complessità dei problemi e alle diversificate ed anche divisive soluzioni. Niente di
diverso dal facile populismo rimproverato ad altri! Ma non capisce, Bergoglio, che
prese di posizione così nette e gridate alimentano proprio quei contrasti che a parole
egli vorrebbe eliminare dalla faccia della terra?
5. Il clericalismo male della Chiesa: incredibile si debba spiegare al Papa che il
clericalismo, in una certa misura, è inevitabile fintanto che la Chiesa resta anche una
istituzione, bisognosa di tante funzioni di direzione e di gestione, dal carattere anche
molto mondano. Per evitare quanto lamenta, si dimetta egli stesso, dichiari sciolta la Chiesa come la conosciamo, converta cardinali, vescovi, monsignori, sacerdoti, in “cristiani semplici” intenti a divulgare la buona novella e basta. Altrimenti si tratta solo, nel migliore dei casi, di incredibile ingenuità.
6. Perché il male? Francesco, oltre a spiegarlo correttamente, in numerose sue
manifestazioni, chiamando in causa la libertà dell’uomo, afferma anche, in rapporto a
certe altre inspiegabili forme di male, che l’onnipotenza di Dio si ha solo nel campo
del bene, al di là del quale tutto va attribuito invece al “signore di questo mondo”,
Satana. Ma, per quel che ne so, per il cristianesimo fare del diavolo una entità negativa di pari potenza rispetto a Dio è una eresia manichea bella e buona! Anche in merito a temi fondamentali come quello ricordato, questo Papa, come in altre occasioni, si mostra, insomma, teologicamente assai disinvolto, forse poco preparato, provocando sconcerto e contestazione nel gregge che dovrebbe guidare con idee chiarissime.
7. Il “diritto al perdono”: un’altra prova della confusione di questa sia pure amabile
persona, che, con una corbelleria dottrinale e prima ancora logica, si mostra succube
della mondanissima e laicissima dottrina dei “diritti naturali”, che, sebbene diventata un dogma del nostro tempo (per certi versi anche benefico al fine di contrastare certe ingiuste condizioni umane) non può essere estesa a tutto, se non si vuole cadere nel ridicolo.
Per finire, mi pare che lo spettacolo-intervista di Francesco sia stato solo funzionale
alle ben note, rigide posizioni ideologiche di un Fazio, di un Saviano, di un Serra, di
un Giannini, a ragione riuniti e commossi, nel corso della trasmissione, per esaltare
furbamente un Papa che, chissà perché, soprattutto a non credenti e “laici” come loro fa tanta simpatia!