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Aridateci la nostra libera schiavitù

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Forse mi sono sbagliato: vivevamo, prima del virus, nel migliore dei mondi possibili.

Colpo di Stato, ma che colpo se lo Stato qui non c’è …
Stefano Rosso

Caro a-micco ti scrivo,
così mi distruggo un po’ e siccome sei a un metro di distanza, più forte ti eviterò.

Forse mi sono sbagliato: vivevamo, prima del virus, nel migliore dei mondi possibili.

Nessuno si lamentava dei turni di lavoro, dei contratti atipici di ogni sorta, delle 70 adempienze fiscali annuali per partita IVA, di Equitalia, dell’estorsione del Canone RAI (a quando la paytv?), delle garanzie estreme per accendere un mutuo, degli affitti esosi, del costo della vita, delle zone a traffico limitato, della serqua di divieti e delle trafile burocratiche per “semplificare” l’esistenza urbana e mantenere sistemi di sfaticati, parassiti e ‘o guappi ‘e cartone.

I sociologi hanno scritto un sacco di fregnacce sulla crisi delle masse prodotte dal turbocapitalismo.

Le folle solitarie, le chiamavano; la società liquida e quella dei servizi del primo mondo mantenuta dalla globalizzazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo nel resto del pianeta; la distruzione del padre e della famiglia, la donna assurta a utero in affitto, macchina tra le macchine e la transessualità… il buio oltre la papera secondo Benigni.

Favole, ben retribuite, frottole un tanto al chilo.

I lavoratori di Amazon, che presto saranno 75.000 unità in più in Italia, erano felici di avere un podometro e un braccialetto elettronico che controllavano ogni loro spostamento in magazzino, facilitando l’ascesa di Bezos a uomo più ricco del mondo.

Così come la vastità di bassissima manovalanza, a Dharavi, e in altri efficienti slums di formiche operaie di vario colore, faceva a gara per occupare un minuscolo angolo nella fogna a cielo aperto dove si offriva lavoro e la possibilità di partecipare a “Chi vuol essere milionario”, per rimediare un dollaro al giorno, al servizio delle multinazionali del tessile, che ci offrono un outfit griffato completo a 50 euro… ancor meno se acquistato on-line.

Gli operai sottopagati non vedevano l’ora di sedersi sulle plastiche di McDonald’s a ingolfarsi l’abomaso di hamburger e chicken hut, con abbondante innaffiatura di cola o 30 OZ di milkshake, il tutto a 1,5 € per la gioia di sé e dei loro figli: un futuro di diabete famigliare (molto ambito dal COVID-19)… una storia di insulina e decubiti alle gambe già scritta, ma pagine di grande libertà di SCELTA!!!… di scegliere cosa, caro micco? Dove acquistare, per vera o falsa necessità, l’inutile, l’insulso, il volgare, il feticcio, il frivolo, la falsa estetica del bello, le riproduzioni di riproduzioni di riproduzioni.

Com’era bello il tempo pre-virus, quando i sindacati non difendevano che il proprio tornaconto esente da controlli della GdF, paladini protettori di proprietà immobiliari, di pensioni milionarie e conti correnti depositati in altri paesi, completando la partita di giro cominciata con la lista dei 500 dall’avvocato di Patti.

E i concorsi e gli appalti truccati nella Pubblica Amministrazione?

Che gran senso di libertà sapere di parteciparvi e venire regolarmente scavalcati da raccomandati di ferro protetti da nepotismo, familismo e bassura politica come capita nei test a numero chiuso delle Facoltà Universitarie.

Vedi, caro micco, il fatto triste è che oggi incontro file di donne mascherate, odalische della ricrescita bulbare, bramanti un ritorno alle precondizioni virali, sicure di essere licenziate perché gravide di futura vita e sostituite con facilità da un software o dall’inarrestabile delocalizzazione.

Le stesse donne, sempre a viso semicoperto, balleranno sole in casa, stapperanno freddi prosecchi una volta promosse a regine dello smart working per 600 euro al mese.

Un tempo, prima del coronavirus, esisteva la guerra tra poveri, mi hai detto con insistenza, un bellicismo da non disprezzare perché aizzava la folla, sulla quale il grido dai palchi dei falchi della politica tuonava tricromatico: “Sono italiano, sono bianco, sono etero, sono un uomo, sono cristiano”…. forse c’era anche una versione femminile che al momento, caro micco, causa calo mnemonico da galera domestica, non mi sovviene.

Adesso, della volontà di liberare l’Italia, cosa resta?
Il restare a casa.

Sì, convengo con te che la Cassa Mutua strategica era un facile modo per fare lo stesso e farla pagare a capo e colleghi, dal venerdì al lunedì: ma la Mutua esisterà ancora?

Ecco, colgo l’occasione per rispondere al tuo recente hashtag anarchico #iorestoacasaquandomipareepiace

Ma non farmi ridere…

Prima del virus, gran micco che non sei altro, potevi forse affermare con sicumera: “Io posso chiudermi in casa quando e quanto voglio?” Certo! se vincevi 6 milioni di euro al super-enalotto.

Miliardi nel gioco d’azzardo gettasti alle ortiche per regalare l’immunità fiscale alle mafie delle slot-machines, libero di fumarti stipendio e pensione e non arrivare alla terza settimana: tutto dimenticato?

Ma quando, misero micco teleguidato, sei mai stato libero?

Neanche di evadere il fisco come resistenza al Socio Occulto che ogni imprenditore, a ragion veduta, teme ben più di un DPCM anticostituzionale proferito su facebook da sua eccellenza il BIS-Conte dileggiato.

Non t’ infastidiva il collare inanellato alla catena sempre più corta, sempre più strattonata ad ogni tuo dimenarti, sbavante quadrumane acefalo che biascichi parole in libertà sulla libertà, che credi di aver posseduto prima del virus e che oggi rivendichi quale diritto inalienabile.

Salmodiando la litania del carcerato che si sente libero in una gabbia senza apparenti sbarre, fingevi di non sentire la garrotta cavalcare le tue giugulari: credevi fosse democrazia e invece era Valentina Nappi.

E reiteravi: quant’è bella casa mia per piccina che tu sia… 50mq da dividere in sei persone: ma com’è bella la città, ma com’è grande la città… non ricordando che già una canzonetta di molti anni addietro distruggeva il bigio cemento con ironia beffarda; ho un lavoro e ne vado fiero, sostenevi capitano di disavventura salariale… spiccioli per acquistare un’intera vita a rate da mandar giù come s’ingoia un blocco di selenite.

Ma era la tua vita, nessuno, pensavi, poteva soffiartela.

Guarda i tuoi padroni! Dopo 7 settimane di clausura forzata come sbraitano: “APRITE! APRITE TUTTO!” E tu perdonali 77 volte 7 chè il virus ci ha resi così tutti uguali e sincretici come sua bergoglionaggine vuole.

Ma Loro avevano una vita che non era la tua. Si muovevano, trasvolanti come i proprietari della spezia in Dune, su aerei personali, su voli di Stato da te pagati, per garantirsi vacanze da sogno che nemmeno ti immagini, se non le hai viste su youtube.

Perchè Loro possiedono il tuo tempo libero e nella sua assenza programmata ti fanno girare come uno spaventapasseri in un carillon o nell’insipido minuto di un TIKTOK.

Per questo oggi sono più nervosi di te, anche se spantofolano per enormi appartamenti nei quartieri di lusso delle grandi metropoli e in quelli residenziali affrescati di giardini sempre curati.

Te la daranno la tua libera schiavitù di abbuffarti di debiti e di pizza in compagnia… un totale molto pizzo… non preoccuparti: l’arresto domiciliare, in qualche strana maniera, terminerà (ma soltanto a una certa età) e inizierà il contingentamento di ogni tua normale azione quotidiana, per tutti i tuoi giorni a venire.

Ma non temere, ci saranno ancora: Natale – anzi avverrà per tre volte – Pasqua, Capodanno, la Champions, il calcetto del giovedì sera, porno a profusione, un fluire narcisista perenne dal tuo smartphone ad ogni social, l’immancabile settimana di sabbia nelle mutande sotto campana di plexiglass, periodo che potrà raddoppiare con un mirato crowdfunding.

Per la tua incolumità, affinchè tu possa ripagare tutte le cambiali che ancora sottoscriverai, le bollette, ogni balzello che LORO s’inventeranno, ti verranno imposte distanze salutari dagli altri micchi come te e l’acquisto, a prezzi di monopolio, di vaccini, mascherine, guanti, denaro virtuale e un’igiene pubblica che nemmeno una camera mortuaria… D’altronde, per morti che camminano occorreva inventarsi un cimitero ambulante.

È vero, muoiono anche brave persone, oltretutto nell’esercizio delle loro professioni, oggi per lo più medico-sanitarie, ma i Generali e pochi gradi sotto, raramente s’invischiano in storie di sangue e merda.

E certe classi e personaggi che prima del virus spadroneggiavano assommando cariche e prebende, non penserai ritrattino sui loro vecchi comportamenti?

Qualcuno li ha fatti entrare dalla finestra, sono in 17, mangeranno per traverso e gli si è dato l’incarico di traghettare la tua amata Italia nella Fase2: l’ultima svendita all’incanto.

Mi spiace, caro il mio micco, e qui concludo la mia missiva, ricordandoti a malincuore che, oltre la dialettica servo e padrone, per te resta solo un opinionista ben foraggiato che opina sulla tua schifosa condizione umana e una claque virologica, in combutta con il Quinto Potere, che ti rimprovera di essere un malato immaginario molto infettivo e a rischio perpetuo di quarantena… “ ma nella vita hai vinto, fino a quando, hai stretto in pugno il tuo telecomando”... per dire.

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