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CONSIDERAZIONI INATTUALI SU UN GOVERNO IRRESPONSABILE

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Siamo guidati da una classe dirigente incapace di condurre la Nazione da una prospettiva storico-politica di ampio respiro

Abbiamo recentemente sottolineato le ripetute analogie proposte, forse con intenti ideologici, da media e politici tra Seconda Guerra mondiale e pandemia da coronavirus. Tuttavia nessuno – tanto meno gli esponenti governativi – che abbia riflettuto nelle sue analisi su un dato tanto evidente, quanto trascurato: la frequente ricorrenza di una temporalità storica trentennale succedutasi nell’ultimo secolo, e non solo.

Nessuno, cioè, che abbia considerato che la grande guerra civile europea 1914-1945 è durata un trentennio; che il periodo intercorrente dall’istituzione del gold exchange standard alla conferenza di Bretton Woods (1944) alla fine della convertibilità del dollaro in oro (1971) è di quasi trent’anni; che il periodo di maggiore sviluppo socio-economico dell’Occidente industrializzato – 1945-1973 – è convenzionalmente indicato come “Trente Glorieuses”; che l’era della globalizzazione che il virus cinese ha solo interrotto ha avuto inizio nel 1989-1991, cioè tre decenni fa; ed ancora che il presidente cinese al 19° congresso del Pcc nel 2017 ha indicato che il “risorgimento” della Repubblica popolare verso un grande e moderno paese socialista debba concludersi entro il 2050, dunque nel 2049, anno del centenario della fondazione maoista. Fra altri trent’anni.

Non si vogliono qui richiamare la cronologia delle onde lunghe di Kondratieff o di Schumpeter (sebbene c’è chi in queste drammatiche settimane ha parlato proprio di “distruzione creatrice”), o la relativa ampiezza e durata dei cicli di storia economica. I significativi esempi citati attengono semmai ad una cronologia o, meglio, ad una periodizzazione della storia che Fernand Braudel, nella sua celebre tipizzazione, avrebbe ricondotto alla durata media, quella misurata dai decenni. Dalla quale comunque traspare una visione di ampio respiro degli avvenimenti, non soggetta alle incostanze del tempo breve, “la più capricciosa, la più ingannevole delle durate”.

Se si considerano le parole dell’ex ministro Tremonti – che in una recente intervista ha affermato: “l’incidente di Wuhan è un po’ l’omologo dell’incidente di Sarajevo: un luogo remoto, prima sottovalutato, poi la Grande guerra e la fine della Belle époque, oggi della globalizzazione” (insomma, un cerchio che si chiude) – sarebbe più opportuno riferirsi ad una concezione vichiana delle vicende storiche. Una lettura che sentiamo confacente alla nostra sensibilità storico-politica.

Ciò che questa breve riflessione intende evidenziare è, in realtà, non solo l’incapacità di interpretazione critica dei riferimenti storico-economici e geopolitici accennati, oppure la sottovalutazione delle loro ricadute socio-culturali di lungo periodo, ma anche la cronica mancanza di attitudine della classe politica che pretende di governarci a costruire nessi e a trarre insegnamento dagli affanni umani dispiegati nei secoli, riducendosi a pianificare la vita quotidiana di un’intera nazione con una prospettiva non di trent’anni, ma neanche di trenta giorni, abdicando peraltro all’esercizio del suo principale dovere istituzionale: l’assunzione di responsabilità politiche.

D’altronde, se Vico scrisse: “Sono arguti coloro i quali in cose quanto mai scisse e diverse sanno scorgere un rapporto di somiglienza nel quale esse siano affini, e, sorvolando su queste cose che, per dir così sono lor poste innanzi ai piedi, riescono da punti distanti a trarre ragioni adeguate delle cose che trattano: segno questo d’ingegno e si chiama acume”, come pretendere che tali virtù possano essere rinvenute, con quelle scarse capacità prospettiche ed analitiche, a palazzo Chigi?

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