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EGEMONIA CULTURALE E LE NUOVE BATTAGLIE DELLA SINISTRA

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La sinistra marxista come movimento ideologico nato in difesa dei lavoratori e delle classi meno abbienti non esiste più. Gli eredi del vecchio Partito Comunista, hanno abbracciato la causa dei manager, venerano i miliardari radical chic della Silicon Valley, cantano le lodi del globalismo e combattono le sue guerre.

Partendo dalla lezione di Giovanni Gentile secondo la quale era il primato della cultura a dover indirizzare l’azione politica, Gramsci ha individuato nell’egemonia culturale borghese la mancata realizzazione della rivoluzione operaia, per questo teorizzava come fosse necessario abbattere questa egemonia capitalista e sostituirla con quella proletaria. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il P.C.I., ha applicato alla lettera la teoria gramsciana, appropriandosi delle istituzioni culturali e lasciando quelle economiche al mondo politico moderato incarnato nella Democrazia Cristiana.

I dirigenti comunisti, in primis Togliatti, avevano corteggiato e blandito quegli intellettuali appartenenti alla cosiddetta “seconda generazione fascista”, destinata a raccogliere il testimone degli uomini che avevano fatto la rivoluzione del ’22, rimasti delusi dalle mancate riforme del Regime ed il P.C.I. si proponeva come il referente politico più idoneo ed affidabile per realizzare quella rivoluzione popolare ed anticapitalista che il Fascismo aveva promesso ma non aveva potuto o voluto portare a termine. Molti di loro si erano messi in evidenza nei GUF, avevano partecipato ai Littoriali della cultura e dell’arte, avevano collaborato con riviste e giornali di primo piano del Regime e pubblicato libri, animando la vita intellettuale ed artistica della nazione. Anche attori e registi formatisi nella giovane industria cinematografica fascista, furono attratti dalle sirene del comunismo e diedero vita, di lì a pochi anni, a quella corrente neo-realista tanto cara alla Sinistra. Questo fu un gran colpo in quanto, in quella fase storica, il cinema rappresentava una formidabile arma di propaganda, soprattutto nei confronti degli strati meno colti della popolazione.

Tra la fine degli Anni Sessanta e gli inizi degli Anni Ottanta, nei cosiddetti “Anni di Piombo”, si verificarono quelle condizioni affinché la Sinistra completasse l’occupazione degli spazi culturali nel nostro paese. In quel periodo, si produssero grandi cambiamenti sociali accompagnati da una forte politicizzazione dei giovani. Una serie di riforme scolastiche aveva aperto gli atenei agli studenti provenienti dagli istituti tecnici ed in pochi anni gli iscritti raddoppiarono di numero, senza che si ampliassero le strutture e mantenendo un sistema di studi che faceva dell’università una mera e vuota «fabbrica del sapere» e con i professori che si comportavano da veri e propri baroni. Già dal 1966 si organizzarono in Italia tutta una serie di manifestazioni ed occupazioni che inizialmente erano limitate a rivendicazioni di natura accademica ma successivamente assunsero il sapore di una rivolta generazionale che culminarono nei fatti di Valle Giulia a Roma – 1 marzo 1968 – dove ragazzi di destra e di sinistra uniti si scontrarono per la prima volta con la polizia che presidiava la facoltà di Architettura.

Dopo questo evento che scompaginava gli schieramenti, i dirigenti del M.S.I. compirono probabilmente un grave errore di valutazione, schierandosi dalla parte della cosiddetta maggioranza silenziosa contro la contestazione, abbandonandone le redini alla Sinistra. Alcuni giorni dopo infatti – il 16 marzo – un gruppo di giovani militanti del M.S.I., guidati da Giorgio Almirante, entrò alla Sapienza con il proposito di liberarla dai rossi. Quegli scontri, al termine dei quali ebbero la peggio, provocarono una profonda spaccatura all’interno del mondo giovanile neo-fascista – la maggioranza era nettamente contraria a questa svolta reazionaria che Adriano Romualdi definì perbenismo imbecille – ma soprattutto innescarono la prevedibile reazione della Sinistra che si mobilitò per scatenare una gigantesca campagna di stampa, inaugurando un cliché che si sarebbe ripetuto per i decenni successivi: denuncia dalla violenza fascista e del pericolo di un ritorno alla dittatura accompagnate dal pressante invito a ricompattare il fronte antifascista così come era avvenuto tra il ’43 ed il ’45. Il risultato fu un’occupazione quasi militare dalle università da parte dei vari gruppi di estrazione marxista che si saldarono con il movimento operaio e l’espulsione dei giovani di destra che per i successivi vent’anni non poterono più svolgere alcuna azione politica negli atenei così come nelle scuole senza subire violenze, nell’ignavia di quella maggioranza silenziosa a fianco della quale i dirigenti missini si erano voluti schierare.

Da quel momento, la Sinistra inizierà una capillare e sistematica azione di indottrinamento, affascinando i giovani con il mito della rivoluzione proletaria, dell’emancipazione dei lavoratori, della società senza sfruttati né sfruttatori. Questa propaganda martellante nel corso degli anni ha prodotto i suoi effetti anche sui quei giovani meno politicizzati che volenti o nolenti ne subivano il condizionamento. In questo clima si sono formati tutti quegli studenti che sono oggi insegnanti, giornalisti, scrittori, magistrati e che formano la classe dirigente del nostro paese, élite privilegiata, con stile di vita alto borghese, che pensa di lavarsi la coscienza per aver rinnegato gli ideali di gioventù, professando idee progressiste vivendo negli attici delle grandi città e trascorrendo in vacanza a Capalbio.

Approfittando degli enormi flussi di denaro provenienti dall’Unione Sovietica, il P.C.I. creò un vero e proprio impero culturale all’interno del quale vennero cooptati solo ed esclusivamente intellettuali di comprovata fede, permettendo alla attuale Sinistra liberal, che ne ha preso l’eredità, di mantenere il potere effettivo ed una influenza sulla società molto maggiori di quanto non le spetterebbe in virtù dei consensi elettorali ed a prescindere da qualsiasi governo in carica.

Nel corso del tempo, la macchina propagandistica si è dovuta adattare ai mutamenti della società, alle abitudini che cambiano, alle tecnologie che si rinnovano. L’avvento di internet ha fatto crollare la vendita dei giornali; le piattaforme multimediali che trasmettono i film in streaming hanno provocato la crisi dei cinema e delle televisioni generaliste; i social network sono diventati mezzi privilegiati attraverso i quali i giovani si tengono informati. Rispetto a tutti questi cambiamenti la Sinistra è riuscita a stare al passo con i tempi. Certamente ha mantenuto i piedi, continuando a sfruttarle, le vecchie strutture propagandistiche ma ha saputo sapientemente aprire nuovi canali. Accanto a “Tele Gruppo Bilderberg”, come ormai possiamo ribattezzare “La 7 TV”, sono proliferati influencer alla Fedez, o movimenti tipo quello delle “Sardine”, capaci di condizionare un numero infinitamente maggiore di persone, parlando ai giovani con il loro linguaggio, rispetto ad una Lilli Gruber che rappresenta un modello di informazione troppo fazioso e per certi aspetti superato, che nulla aggiunge e nulla toglie in termini di consensi.

Un altro canale privilegiato dalla macchina culturale e promozionale della Sinistra è rappresentato dai fumetti, un campo in continua espansione nel quale il Gruppo Gedi di Repubblica-Espresso, o case editrici come Bao o Feltrinelli hanno molto investito, lanciando giovani talenti quali Zerocalcare e Fumettibrutti che nelle loro strisce portano costantemente acqua al mulino delle battaglie progressiste.

Grandissima importanza continuano a rivestire le trame dei film e delle serie TV trasmessi sui canali televisivi a pagamento che rappresentano il miglior veicolo per divulgare in modo sistematico le tematiche dell’ideologia liberal.

Se dal punto di vista, diciamo così, tecnico, la Sinistra merita i complimenti per aver conquistato e saputo mantenere quella egemonia culturale teorizzata da Antonio Gramsci – il dominio sulle mentalità è divenuto, nei decenni, assoluto – dal punto di vista politico ha fallito completamente. Come movimento ideologico nato in difesa dei lavoratori e delle classi meno abbienti non esiste più. La vecchia base operaia del P.C.I., si è liquefatta e gli eredi del vecchio Partito Comunista, hanno abbracciato la causa dei manager, venerano i miliardari radical chic della Silicon Valley, cantano le lodi del globalismo e combattono le sue guerre.

Aderiscono al partito dello “spread”, accecati da un europeismo quasi fideistico, anche se a governare l’Ue sono pirati fiscali che guardano solo ed esclusivamente agli interessi delle banche. Oggi i nuovi poveri cercano protezione a Destra in quanto la Nuova Sinistra sembra essersi trasformata in una riedizione del vecchio Partito Radicale, che appoggia le proteste per il clima di Greta Thunberg o difende categorie come quella degli immigrati, dei movimenti omosessuali e delle minoranze di ogni tipo, battendosi strenuamente affinché ci si riferisca alle donne con gli appellativi corretti come “Ministra” e “Avvocata” e che vengano rispettati i diritti LGBTQ e dei veganisti.

Il lungo viaggio della Sinistra si è dispiegato partendo dalla rivoluzione proletaria per arrivare alla battaglia in difesa della parità di genere e del lessico cosiddetto inclusivo. Per dirla con Marx: la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.

 

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