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I primi 40 anni di Italicum

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Abbiamo l’onore e l’orgoglio di annunciarvi che nel 2025 Italicum compie i suoi primi 40 anni.

E’ questo un traguardo che ci rende fieri di essere una comunità che si è rinnovata nel succedersi di generazioni, che vuole affermare una propria visione etica ed ideale del mondo, nel contrapporsi al pensiero unico dominante, alle manipolazioni della narrazione mediatica del mainstream, all’atomismo sociale delle masse inebetite della società post – moderna.

Questi primi 40 anni sono la viva testimonianza di una comunità che si propone di interpretare lo spirito del tempo, di comprendere con spirito critico una realtà storica in perenne mutamento, le idealità di un pluriverso mondo che non si è omologato al dominio economico e culturale dell’Occidente.

Italicum è arrivato a compiere i suoi primi 40 anni perché è la comunità di chi non si è mai arreso, non si è mai rassegnato alla sconfitta, non ha mai creduto che il mondo globalizzato dell’Occidente neoliberista rappresentasse la fine della storia, quale suo definitivo compimento. Siamo fuoriusciti dalle gabbie ideologiche della dicotomia destra / sinistra, quali paradigmi di interpretazione della realtà storica attuale oramai divenuti obsoleti, non abbiamo mai aderito alle suggestioni del mito del progresso illimitato, quale orizzonte alienante del mondo disumanizzato prefigurato dall’avvento della post – modernità.

Nei trascorsi 40 anni, Italicum ha espresso la volontà di reagire al fatalismo decadente in cui si dibatte una civiltà europea identificatasi con l’Occidente americano, con l’economicismo neoliberista. Italicum può essere definito un apostolo della cultura di sopravvivenza di una civiltà, la cui missione ideale è quella di contrapporsi al devastante processo di sradicamento delle identità culturali e spirituali dei popoli messo in atto dal dominio del turbocapitalismo apolide globalista.

Ed è proprio questa rivendicazione della nostra identità mediterranea prima che europea, che costituisce la ragion d’essere di Italicum, riprodotta simbolicamente anche nel suo logo. Vogliamo essere uomini del nostro tempo, esprimere la coscienza di noi stessi, del nostro esserci e del nostro ruolo nel mondo, quali esponenti dell’anima di un popolo che non ha smarrito le proprie origini, radicate nella cultura classica e nella nostra storia plurisecolare.

Ci anima da sempre una indomabile volontà di essere contro, la passione insopprimibile dell’anticapitalismo, espressione di una esigenza esistenziale prima che politica, di resistenza al materialismo connaturato ai dogmi dell’ideologia liberale e ai suoi esiti nichilistici (quali l’ideologia woke), che si manifestano nel processo di progressiva decomposizione dell’Occidente ormai divenuto irreversibile.

E’ la nostra vocazione identitaria che ci rende coscienti del non essere di questa Europa, alienatasi da troppo tempo in una dimensione post – storica rivelatasi ormai insostenibile. Vogliamo essere partecipi dell’incombente ritorno della storia nel mondo, che imporrà all’Europa ineludibili scelte esistenziali: vogliamo essere Eurasia o AmEuropa?

Il percorso ideale di Italicum nei suoi primi 40 anni si identifica in questa rivendicazione di una identità che non si esaurisce nella testimonianza, ma che ci proietta nel futuro mondo multipolare che sta emergendo con gli “Stati Civiltà”, sulle ceneri della globalizzazione imposta dal falso universalismo dell’imperialismo americano.

Nei 40 anni di storia di Italicum alla direzione di Italicum si sono avvicendati: Mario Perazzetti, Mario Tilgher, Leonida Fazi, Aldo Di Lello, Massimo Uffreduzzi, Luigi Tedeschi.

Vogliamo onorare la memoria dei fondatori di Italicum Francesco Tedeschi e il poeta Cesare Mazza, e dei  più rilevanti protagonisti, oggi scomparsi, di questo percorso ideale quarantennale: Giorgio Tedeschi, Enrico Belardinelli, Alfio Porrini, Gabriele Moricca, Enzo Robaud, Salvatore Tringali, Enzo Erra, Giano Accame, Gianni Pozzo, Giacinto Auriti, Enrico Landolfi, Bruno De Padova, Giancarlo Paciello, Carlo Bertani, Flores Tovo.

Ma vogliamo dedicare un particolare pensiero alla memoria di Costanzo Preve, filosofo tra i più importanti del secondo novecento in Italia, di cui Italicum si onora di essere erede del suo lascito culturale. La sua opera filosofica è imperniata sulla concezione aristotelica dell’uomo come essere sociale comunitario. Preve fu il filosofo del comunitarismo. Nel contesto del sorgere del mondo multipolare, in cui si affermano la sovranità e l’identità dei popoli, il suo pensiero è destinato a generare nuovi e fecondi sviluppi. Vogliamo riprodurre un brano di Costanzo Preve in cui può riassumersi la sua filosofia del comunitarismo: “La “verità” del momento comunitario risiede in questo: l’individuo ha bisogno di una mediazione concreta in grado di collegare la sua irriducibile singolarità all’universalità astratta dell’umanità pensata in modo planetario. Questa mediazione, che in linguaggio hegeliano potremmo anche chiamare “determinazione” (Bestimmung), è appunto la comunità. Astrattamente parlando, l’individuo libero inteso come unità minima di resistenza al potere non ha bisogno della comunità per rapportarsi all’universale. In concreto, invece, il passaggio per la comunità gli è essenziale, altrimenti non potrebbe neppure pensarsi come individuo. Infatti, ogni individuo, per pensarsi come tale, ha bisogno di pensarsi per differenza rispetto ad altri individui, e questo può farlo solo nella prossimità comunitaria. La comunità è allora il luogo dove si incontrano la libertà e la solidarietà”.

Italicum è orgoglioso dei propri 40 anni e si prepara a vivere l’alba di una nuova epoca. Continuerà il suo percorso, una navigazione senza una meta definita, per scoprire nuove terre ignote oltre l’Occidente:

non volgiamo morire americani

 

 

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