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L’Italia si salva fuori dall’Europa

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La vera tragedia non è rappresentata dall’uscita dall’Unione europea ma dal rimanerci in queste condizioni.

 

Mettere in discussione l’Ue ed ipotizzare l’uscita dell’Italia, non è oggi assolutamente possibile. I media, da oltre un decennio, goccia dopo goccia, hanno instillato nell’opinione pubblica, la convinzione che abbandonarla rappresenterebbe una vera e propria iattura. Giornali e televisioni, nati teoricamente come mezzi di informazione, si sono rapidamente trasformati in strumenti di guerra psicologica al servizio di chi ha le leve del potere. Il terrorismo mediatico, condito di “fake news”, si scatena contro tutti coloro che mostrano di non voler percorrere la via tracciata dai potentati economici e finanziari . Questo controllo, operato su editori, direttori, giornalisti, c’è sempre stato ma fino a qualche tempo fa, era molto più discreto. Oggi l’élite mondialista esce allo scoperto con arroganza: cenacoli come il “Club Bilderberg” organizzano i loro meeting annuali dando il massimo risalto all’evento, anche se i lavori, naturalmente, sono  a porte chiuse, blindatissimi. Vi partecipano presidenti, banchieri, economisti, editori e giornalisti. Durante questi incontri viene fatto il punto della situazione politica, economica, militare e si decidono le strategie per proseguire sulla strada di un globalismo sempre più sfrenato, senza regole che non siano quelle delle libera circolazione, di capitali, merci, forza lavoro. I giornalisti presenti, si sentono certamente molto lusingati ed orgogliosi dell’ invito a partecipare, forse neanche pienamente consapevoli di essere al cospetto dei loro padroni che li comandano a bacchetta. Personaggi come Lilli Gruber, si illudono di far parte della classe dominante mentre non sono che dei lacchè al servizio dei loro signori .

Che l’indissolubilità del legame con l’Ue rappresenti  la “conditio sine qua non” per poter accedere al governo in Italia, è confermata dai radicali cambi di rotta operati da quei partiti cosiddetti “populisti”, nati sull’onda della protesta anti-sistema, come il Movimento 5 Stelle e Lega. Negli anni passati i loro leader, da Grillo a Salvini, si erano pronunciati apertamente per l’uscita dalla Unione e dall’area dell’Euro. Grillo, fautore della “Italexit”, per un certo periodo, aveva anche guardato con molta simpatia alle teorie rivoluzionarie sulla proprietà della moneta del Prof. Giacinto Auriti e molti ricorderanno come arrivò a realizzare con lui lo spettacolo “Apocalisse morbida”. Da parte sua Salvini aveva chiaramente e decisamente affermato, almeno fino al 2014, di voler far uscire l’Italia dall’Euro, slogan stampigliato perfino sulle magliette che indossava quotidianamente.

Pur partiti da posizioni radicali, per poter arrivare a governare l’Italia, questi due movimenti hanno dovuto rinnegare le loro idee iniziali e, nascondendosi dietro il comodo alibi di voler modificare l’Unione dall’interno, hanno fatto proprio il principio di Enrico di Navarra che “Parigi val bene una messa!”

Che l’uscita dell’Italia dall’Ue rappresenti una tragedia, è presentato come un assioma e, in quanto tale, non ha bisogno di essere dimostrato: è evidente di per sé! Si dipingono futuribili scenari catastrofici, da “day after”, come se la situazione italiana fosse idilliaca! Noi stiamo attraversando una crisi economica disastrosa, destinata peggiorare, proprio a causa della nostra permanenza nell’Unione europea. Il famigerato “Fiscal compact” voluto da Bruxelles, ha di fatto trasformato l’austerità in legge, privando gli stati membri della loro sovranità economica. Questo accordo vincolante, impone che il rapporto tra deficit e Pil non sia superiore al 3% mentre quello  tra debito pubblico e Pil sia inferiore al 60%, con l’obbligo, per quei paesi che lo superino, di ridurlo di 1/20 all’anno. Per l’Italia significa portarlo dall’attuale 133% al 60% entro 20 anni, la qual cosa comporta una manovra correttiva di almeno 50 miliardi l’anno. L’alternativa sarebbe quella di robusti investimenti pubblici che fungerebbero da volano per l’economia rilanciando i consumi e facendo crescere il Pil. L’Europa però non vuole e chiede solo ed esclusivamente austerità, con l’idea che i conti perfettamente in ordine siano da preferire allo sviluppo economico delle singole nazioni ed al benessere dei suoi abitanti. I tecnocrati di Bruxelles vogliono una popolazione di precari, spaventata per l’incerto futuro e quindi disponibile a qualsiasi sacrificio per sopravvivere.

I conti in regola, secondo i dettami dell’Ue, si ottengono dunque soltanto con l’abbassamento delle spese, cioè con massicci tagli al wellfare. La morte dello stato sociale è certificata dall’inserimento nella Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio. Questa norma, approvata nel 2012, con il solo voto contrario di Lega e Italia dei Valori e fortemente voluta da Presidente del Consiglio, Mario Monti, è stata contestata da diversi premi Nobel come William Sharpe, Kenneth Arrow, Peter Diamond, Eric Maskin, Robert Solow, Paul Krugman.

Alla luce di questi presupposti, la crisi economica è destinata a peggiorare costringendo i nostri giovani più preparati ad andare a lavorare all’estero. Al momento, sono circa 30 mila laureati all’anno che vanno via senza che nessuno si allarmi. Anzi, questa emorragia, viene presentata dai soliti media come una grande opportunità di conoscere il mondo e rendersi competitivi sul mercato. In realtà rappresenta una piaga che continua ad incancrenirsi. Di riflesso, proseguendo con la politica dei porti aperti o semi-aperti, importiamo manodopera a basso prezzo che farà scendere sempre più i salari, spingendo fasce sempre più larghe della popolazione oltre la soglia della povertà mentre le sempre meno risorse disponibili destinate a previdenza e sanità vengono dirottate verso gli  immigrati attorno ai quali girano migliaia di associazioni che ci lucrano sopra.

La vera tragedia non è rappresentata dall’uscita dall’Unione europea ma dal rimanerci in queste condizioni. L’Italia non conta nulla e lo dimostrano le recenti nomine alla Commissione europea. La vittoria di Salvini non è servita assolutamente a nulla! L’unico italiano con una carica di una certa importanza è David Sassoli, alla presidenza del Parlamento europeo, europeista convinto e sempre pronto a schierarsi su posizioni anti-nazionali. La Francia e la Germania sono sempre alleate contro di noi in ogni occasione, dalle questioni finanziarie, alla Libia, alla vicenda della Sea Watch. Malgrado le dichiarazioni preelettorali di Salvini, l’Europa ci costringe poi a mantenere le sanzioni contro la Russia, uno dei nostri maggiori partner commerciali, provocandoci danni economici enormi.

La Sinistra è la più accanita sostenitrice della necessità di rimanere nell’Ue e la migliore esecutrice delle politiche di austerità imposte da Bruxelles. Pur conservando a parole il suo carattere progressista, ha da tempo dirottato i propri sforzi nelle nuove lotte sociali contro il razzismo, la omofobia, il sessismo, dimenticandosi delle classi meno abbienti, le quali sentendosi abbandonate si sono avvicinate ai cosiddetti movimenti populisti. Naturalmente i cosiddetti radical chic si sono infuriati ed hanno esternato tutto il loro disgusto per “quei bifolchi delle periferie che osano dubitare dei benefici del globalismo”. Le “classi subalterne”, come le ha definite Gad Lerner non dovrebbero avere il diritto di voto perché il popolo è visto alla stregua di un soggetto minorenne che va educato, indirizzato, controllato e, perché no? manipolato. Questa nuova idea di “democrazia” della Sinistra colta è comunque in linea con i meccanismi di governo dell’Ue: chi comanda e dirige le nostre vite sono personaggi che nessuno conosce e tantomeno votato!

Al momento siamo convinti come lo stato nazionale rimanga l’unica cornice istituzionale all’interno della quale le masse possono ottenere reale rappresentanza politica, alterare rapporti di forza, migliorare la propria condizione.

Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’economia, in un convegno a Bologna lo scorso anno, dichiarava: «L’Italia fatica dall’ introduzione dell’ euro. Se un Paese va male, la colpa è del Paese; se molti Paesi vanno male, la colpa è del sistema. E l’euro è un sistema destinato al fallimento. Ha tolto ai governi i principali meccanismi di aggiustamento come i tassi di interesse ed i cambi…l’Italia è sufficientemente grande ed ha economisti bravi e creativi da studiare l’uscita de facto introducendo una doppia moneta flessibile”

L’Italia deve uscire dall’Unione europea, tornare ad essere indipendente! La sua defezione potrebbe provocare una reazione a catena tale da far crollare questo sistema che uccide i popoli. Forse un domani si potrà rifondare un’Europa su altre basi, magari un’Europa delle Patrie. Ma a questo ci si penserà dopo, ora bisogna sopravvivere come nazione, come popolo. “Primum vivere deinde philosophari!”

 

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