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IL GIALLO DEL CORONAVIRUS

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Intervista a Sonia Savioli, autrice del libro “Il giallo del coronavirus”, Arianna Editrice 2020, a cura di Luigi Tedeschi

1) La pandemia del covid 19 ha accentuato i fattori di crisi del modello neoliberista già presenti nel mondo pre – covid. Tuttavia dobbiamo rilevare che i processi di evoluzione della società globalista, quali l’innovazione digitale, la robotizzazione della produzione, lo sviluppo smisurato della economia finanziaria con la conseguente pandemia del debito, hanno subito una rilevante accelerazione. L’emergenza ha condotto all’immobilismo sociale, ad una sorta di ibernazione della società. Ma l’emergenza non ha però riabilitato tutte quelle istituzioni tecnocratico – finanziarie quali la UE, la BCE, la Banca Mondiale, OMS, FMI, già invise ai popoli? Non assistiamo dunque ad una nuova legittimazione delle classi dirigenti già responsabili della macelleria sociale, che attraverso questa catarsi sanitaria hanno acquisito un consenso popolare fino a ieri impensabile?

Non mi sembra che le cosiddette istituzioni internazionali stiano acquistando più consenso di prima. Mi sembra invece che cresca la sfiducia verso tutti i tipi di istituzioni, viste ormai sempre più come tiranniche e subdole. Mi sembra che cresca la consapevolezza che le istituzioni internazionali sono al servizio del capitalismo globale e costituiscono l’apparato di un impero capitalista. La psicopandemia ha appunto la funzione di accelerare la Quarta Rivoluzione Industriale, cioè la digitalizzazione cibernetica di tutte le funzioni lavorative e anche della cultura, dell’informazione, dell’istruzione e delle relazioni umane. I capitalisti globali del Forum Economico Mondiale lo dicono apertamente nei loro documenti. Ma questa “accelerazione”, che sta creando disagi profondi in tutti, sia che credano alla pandemia, sia che ne abbiano intuito i veri scopi, potrebbe rischiare di essere un boomerang per chi l’ha attuata, rendendo evidente come non mai la degradazione sociale, politica, umana del sistema del capitalismo globale. Rendendo anche evidente e preciso ciò che prima era indistinto e fumoso: il fatto che le istituzioni internazionali sono di fatto gli apparati politici e burocratici dei poteri economici dominanti. Come, del resto, è nella logica delle cose.

2) La pandemia sanitaria, attraverso la diffusione mediatica dell’angoscia collettiva e l’isolamento forzato del lockdown, non ha generato anche una pandemia psicologica riscontrabile nel bisogno di dipendenza da una autorità indiscussa, nel deficit di autostima dilagante nella società? Nessuno valuta né i danni psicologici prodotti dalla pandemia, né le conseguenze che i traumi collettivi produrranno nella fase post – covid. L’emergenza si è tramutata in una tecnica di dominio oligarchico – tecnocratico. Questa disintegrazione sociale in atto, prima ancora che al sovvertimento delle istituzioni democratiche, non conduce alla decomposizione della società civile stessa?

Sono convinta che uno degli scopi della “pandemia” sia proprio questo: renderci innocui, divisi, isolati, demoralizzati, estranei e ostili gli uni agli altri. Non si spiegherebbero altrimenti gli obblighi di distanziamento fisico e le “mascherine” persino per i bambini sopra i sei anni. Impedirci di respirare, sorridere, abbracciarci, stringerci la mano sarebbero restrizioni insensate, se non avessero, come hanno, l’obiettivo di trasformarci anche psicologicamente. Bisogna però rendersi conto del fatto che questa è un’impresa al di sopra delle forze di qualsiasi tiranno, e dunque anche dei globalcapitalisti. Gli esseri umani mutano a seconda delle società in cui vivono e delle vicende storiche, e noi viviamo già da tempo in una società di minima responsabilità e massima competizione, che ha aumentato la nostra aggressività, la nostra insicurezza e il nostro isolamento, mentre ci ha resi incapaci di vedere le conseguenze delle nostre scelte. Ma nessuna società e nessuna dittatura ha mai potuto cambiare le esigenze profonde dell’animo umano. La dittatura pandemica può rendere più depresse, insicure, isolate le persone, tuttavia quello che esse continuano a cercare, più di tutto e forse più di prima della “pandemia”, è la rassicurazione del contatto umano e lo scambio di opinioni. Ed è anche ciò che dobbiamo stimolare e incentivare per combattere la dittatura pandemica. I danni psicologici già ci sono, stanno distruggendo le persone più fragili e traumatizzando i bambini. E’ necessario combattere la dittatura pandemica anche creando una rete di relazioni sociali solidali; dando ancora più impulso che nel passato ai tentativi di costruire una società alternativa, paritaria e solidale, equilibrata e rispettosa dell’ambiente. In sintesi, dobbiamo reagire a questo tentativo di degenerazione finale della società con un cambiamento rivoluzionario.

3) L’emergenza del covid 19, focalizzando l’attenzione mediatica delle masse sulla pandemia, ha però oscurato le calamità naturali, quali le inondazioni, la siccità, le carestie alimentari che si sono verificate nel 2020 nel terzo mondo. Si rileva inoltre nel tuo libro, come siano sistematicamente ignorate dai media la diffusione di malattie e le migliaia di morti provocate dai mutamenti climatici, dall’inquinamento, dai prodotti chimici nel settore agroalimentare. Dissesti naturali, diffusione di malattie incurabili, crisi sanitarie, sono fenomeni che hanno una comune origine nel progresso tecnologico e nel modello di sviluppo neoliberista. Tuttavia la fede ne progresso è indiscussa, poiché si invoca la salvezza da quello stesso sviluppo tecnologico finalizzato al profitto illimitato che ha largamente inciso sul degrado materiale e morale del mondo contemporaneo. Da questa fede dogmatica nelle capacità salvifiche del progresso, non emerge un paradossale capovolgimento di orizzonti, che consiste nell’aver identificato la cura nello stesso male?

Credo che uno degli scopi “secondari” della psicopandemia fosse quello di annullare i movimenti ambientalisti e la coscienza crescente della devastazione ambientale che stava, forse troppo lentamente ma comunque in maniera crescente, cambiando anche i comportamenti individuali. Questo fenomeno di cambiamento sociale e di crescita della coscienza collettiva sarebbe stato esiziale per gli interessi delle multinazionali. Non per niente la “pandemia” è diventato l’unico argomento di tutti i media “nella corrente”, così come lo sviluppo tecnologico, farmaceutico e cibernetico. Peccato che questo “sviluppo” imposto con la forza stia creando sempre più diffidenza e ripulsa anche in molti che fino ad ora lo avevano accettato senza porsi alcuna domanda. Ci sono persone, e non poche, che fino a prima del diffamato covid si facevano il vaccino antinfluenzale e che adesso dichiarano di voler rifiutare qualsiasi vaccino. Quanto più i media strombazzano vantando le “conquiste” della scienza e della tecnica, tanto più cresce la ripulsa in molta gente che ormai è nauseata dal loro coro. Quello che chiamiamo “progresso” sta creando disastri di ogni tipo e molti ormai se ne rendono conto. Il compito di chi vuole resistere alla dittatura è quello di creare, dalla diffidenza e dal disagio, una consapevolezza nuova e comportamenti coerenti con essa.

4) Gli slogan scaturiti dall’indottrinamento mediatico, quali “tutto andrà bene” o “niente sarà come prima”, prefigurano l’avvento di un totalitarismo tecnocratico che si imporrà nella governance degli stati in virtù dell’emergenza sanitaria. Dalle crisi scaturiscono trasformazioni ed evoluzioni di portata epocale. Ma tali trasformazioni non potranno che essere interne al sistema globale neoliberista. Occorre tuttavia osservare che tale nuovo ordine oligarchico – tecnocratico, presenta marcate differenze rispetto ai totalitarismi ideologici novecenteschi. Esso infatti non si imporrà attraverso dittature repressive e sanguinarie, ma sarà un totalitarismo soft, che anzi si gioverà del consenso plebiscitario delle masse. La dipendenza mediatica e la disintegrazione sociale generata dall’emergenza, non indurranno le masse ad amare le proprie catene?

Forse l’”ottimismo della volontà” mi condiziona ma non credo che stia succedendo o succederà niente del genere. I “teorici” del Forum Economico Mondiale credono di poter manipolare le società umane e la psicologia umana come se gli esseri umani fossero macchine. Togliendo un pezzo qua, aggiungendo un pezzo là, potenziando qualcosa o eliminando qualcos’altro credono di fare l’uomo secondo i loro progetti. Così come credono del resto di poter manipolare tutta la vita del pianeta secondo i loro desideri. I risultati li vediamo: l’unica cosa che riescono a fare è distruggere. Il capitalismo globale, questa sorta di Impero Globale delirante, è solo l’apice e la versione finale di una società e un’economia che stanno distruggendo il pianeta e disgregando la società umana. Distruggono la vita dei terreni con l’agricoltura industriale e i suoi prodotti chimici; la vita dei fiumi e dei laghi con le loro dighe, sbarramenti, reflui chimico-sintetici; la vita degli oceani con la loro pesca intensiva e i rifiuti anch’essi chimico-sintetici, come la plastica che ha formato ormai continenti di veleno galleggianti alla deriva; distruggono la salute umana con i cibi industriali, i pesticidi, i farmaci biochimicosintetici; creano organismi geneticamente modificati che non sono altro che poveri mostri deformi e incapaci di sopravvivere, sia che si tratti di piante, animali o cellule; producono aggeggi cibernetico-digitali che emanano radiazioni nocive e distruggono le facoltà intellettive e empatiche di chi li usa. Dunque il globalcapitalismo, con la sua dittatura pandemica – Quarta Rivoluzione Industriale non potrà, ancora una volta, che distruggere società umana e vita del pianeta. Ammesso che il progetto riesca. Ma, quanto ad amare le proprie catene, questo non succederà e non sta succedendo. Le persone possono essere depresse o infuriate, sgomente e confuse o indignate ma nessuno sta obbedendo di buon grado alle restrizioni imposte. Solo la speranza (ingiustificata) della parte di popolazione che ancora crede alla pandemia, che questa crisi sia destinata comunque a finire; solo la mancanza di organizzazioni politiche strutturate e autorevoli che combattano la dittatura e che possano dare strumenti e riunire quella parte della popolazione che ha raggiunto la consapevolezza del progetto politico portato avanti con la “pandemia”, sta permettendo al progetto di andare ancora avanti. Ma, a giudicare dalle reazioni di altri popoli e di altri Stati e dal sentimento che serpeggia, sempre più ingrossandosi, anche nel nostro paese, mi sembra che questa “avanzata” della Quarta Rivoluzione Industriale cominci a trovare parecchi ostacoli sul suo cammino.

5) Le conseguenze della 4a rivoluzione industriale sono già evidenti. L’alienazione della natura, la disaggregazione della comunità umana, l’involuzione psicologica prodotta dalla tecnologia digitale, sono fenomeni che caratterizzano l’avvento della post – modernità. Ma soprattutto, la psicopandemia indotta dal mondo virtuale mediatico, non hanno già ridotto la vita umana ad una mera oggettività biologica, suscettibile di essere plasmata da una tecnologia con orizzonti transumanistici, una volta sradicate dalla natura umana la cultura, la religione e le tradizioni, ossia quei valori che conferiscono senso alla vita dell’uomo?

Sicuramente abbiamo già perso cultura, intelligenza, capacità di dialogo e di aggregazione, e in questi ultimi decenni in maniera importante e accelerata, grazie alla globalizzazione che ha dato una spinta inedita alla società dei consumi, competitiva e ipertecnica. Sicuramente il progetto della Quarta Rivoluzione Industriale mira a completare questo processo di alienazione totale dalla natura-vita e riduzione dell’essere umano a mero strumento nelle mani di una ristretta élite di dominatori. La parola “plasmare”, “modellare” (to shape) è proprio quella più usata nei recenti documenti del Forum Economico Mondiale. Si può facilmente intravedere in essi la manifestazione della malattia mentale: i componenti dell’élite globalista si considerano ormai padroni di tutta la materia vivente, dei corpi e delle anime; si atteggiano a divinità onnipotenti in grado di modificare la vita per crearne di migliore “a propria immagine e somiglianza”, e sopratutto secondo i propri interessi economici e di potere. La realtà è che sono proprio loro ad essere stati “plasmati” da una società di dominio e competizione che si è allontanata sempre più dalla natura-vita, compresa la stessa natura umana. Ci sono valori e sentimenti naturali, che ci accomunano a tutte le creature viventi e senza i quali l’essere umano non è più umano. Vanno oltre e più in profondità di tradizioni e culture acquisite, pure tanto importanti.

Il progetto imperial-globalista vuole privarci anche di quei valori e sentimenti, appartenenti a noi come specie, ancor prima che come società. Hanno già fatto un mercato della cura, dell’accoglienza, della solidarietà, dei semi vegetali, delle bellezze artistiche e paesaggistiche, del viaggio, della salute umana; brevettano medicinali, piante, animali. Ora stanno cercando di rendere merce anche i nuovi nati, con l’utero in affitto e poi con il progetto dell’utero artificiale. Nei loro programmi c’è una “Banca dati del DNA di tutte le specie viventi”, c’è la sintesi (cioè la produzione sintetica) di tutto il genoma umano. Ma i globalcapitalisti non sono più in grado di fare i conti con la realtà.

La realtà è che i cambiamenti climatici ci lasciano pochi anni di tempo per invertire la rotta, cioè per limitare i nostri consumi, annullarne totalmente alcuni, modificare in modo rivoluzionario i nostri stili di vita, prima che sia troppo tardi e che le catastrofi climatiche travolgano la nostra civiltà e rendano inabitabili grandi parti del pianeta, altro che Quarta Rivoluzione Industriale! Da giugno a settembre del 2020 tutta la Cina del sud ovest è stata sommersa dalle alluvioni, città e villaggi, strade e ferrovie, ponti e milioni di ettari di terreno agricolo sono stati distrutti; i paesi grandi produttori di cereali nel 2020 hanno bloccato o limitato le esportazioni per il timore di non averne abbastanza per le proprie popolazioni, e l’elenco dei disastri ambientali potrebbe continuare senza fine. La realtà è anche che qualsiasi dittatura, per quanto feroce, può sopravvivere solo se fornisce dei vantaggi a una parte almeno consistente, anche quando non maggioritaria, della popolazione. Questa dittatura che stanno cercando di imporre con la psicopandemia danneggia tutti: i lavoratori dipendenti che perderanno il lavoro, i lavoratori autonomi idem; i commercianti, gli artigiani, gli esercenti, i liberi professionisti che verranno rovinati; così come gli artisti di ogni tipo e persino i capitalisti “nazionali”, le cui industrie dovranno soccombere o venire inglobate dalle multinazionali; danneggia i bambini e gli adolescenti, gli studenti e i professori (le previsioni delle finanziarie globali parlano dell’eliminazione di ottocento milioni di lavoratori, s’intende nei paesi industrializzati). Possiamo dedurne che si creerà un ampio fronte di liberazione dal capitalismo globale.

Il giorno in cui questo fronte di resistenza dovesse anch’esso diventare globale, potremo dire addio all’incubo della Quarta Rivoluzione Industriale e saremmo finalmente liberi anche dalle “pandemie” dell’OMS e dell’impero capitalistico globale.

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