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RECOVERY PLAN: DA OGGI UFFICIALMENTE SERVI

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La élite al comando è la stessa che ha messo in atto le politiche che hanno causato tale drammatica situazione economico-sociale: da oggi l’Italia ha svenduto il proprio futuro asservendosi totalmente a Bruxelles

Il famigerato Recovery Plan sta andando in porto. Dopo mesi di discussioni, ricordiamo che il Conte-bis è caduto proprio su questo tema. Il Governo ha ottenuto dalle Camere un SI plebiscitario e assolutamente scontato. Ma di cosa si tratta in concreto? Cominciamo col dire che Recovery Plan è un nome sbagliato e volutamente fuorviante. Il provvedimento europeo a cui si fa riferimento è chiamato Next Generation EU (NGEU), col quale la UE vuole dettare le regole ai Paesi membri relativamente a riforme strutturali che, se non in minima parte, non hanno alcunché a vedere con un “piano di ripresa” dal Covid. Tale espressione viene proditoriamente utilizzata dal Governo (prima anche da Conte) per far credere alla gente che stiano arrivando i soldi che si sono persi a causa del Covid, e poter far fronte ai danni causati dalla gestione della pandemia e dei suoi effetti sociali ed economici. Ma in realtà, come vedremo, di essi non c’è traccia.

Il NGEU si “compone” di due pacchetti: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU). Il testo cita: “Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto”. Il che fa ovviamente capire che ci stiamo indebitando per ulteriori 122,60 miliardi di Euro! Si prosegue infatti affermando che “L’Italia intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 miliardi” ….

Ancora debiti su debiti! SI dirà: va bene, ma ci dicono che i tassi sono bassi e le regole sui bilanci sono sospese. Prendendo per buono che i tassi siano effettivamente bassi, si tratta pur sempre di soldi che dovremo prima o poi restituire e le regole di austerity non sono cancellate, ma solo sospese, e da più parti si sostiene che ritorneranno appena passato l’uragano. In questo modo, quando dovremo restituire i soldi, i tagli al bilancio pubblico saranno pesantissimi e sotto il giogo della austerity, pena le condizionalità che abbiamo visto agire in Grecia! Ma la bugia più incredibile che è sta fatta passare in questi mesi, è che si tratta di prestiti senza condizionalità tout court. Se così fosse, ogni Paese potrebbe spendere questi soldi liberamente per il proprio popolo, che secondo la nostra Costituzione è sovrano e solo ad esso i governanti dovrebbero rispondere. Si confonde infatti troppo spesso e ad arte la legittimità di governare e legiferare in “modo indiretto”, col fatto che tali poteri vengono conferiti dal popolo a cui appunto spetta la potestà sovrana. Il testo che viene presentato alle Camere afferma chiaramente invece che per accedere a tali fondi, le regole le pone Bruxelles. Si legge infatti che “il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme” – il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questo Piano, che si articola in sei Missioni e 16 Componenti, beneficia della stretta interlocuzione avvenuta in questi mesi con il Parlamento e con la Commissione Europea, sulla base del Regolamento RRF. Poi di seguito si aggiunge: “Le sei Missioni del Piano sono: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute”. Tali linee guida sono state stabilite dall’Unione Europea che stanzia i fondi solo ed esclusivamente a fronte del raggiungimento degli obiettivi richiesti. Se l’italiano ha ancora valore, i campi in cui poter spendere questi soldi sono “condizionati” eccome!

Inoltre, anche solo da una rapida lettura degli “obiettivi”, appare chiaro che tutto ciò non ha alcunché a che fare col Covid, che ha semmai amplificato una situazione economica dell’Italia già disastrosa, anche a seguito della crisi del 2008. Una delle massime più note è che chi ha creato un problema non possa far parte della sua soluzione. Vale la pena notare che la élite al comando è la stessa che ha ideato, promosso e messo in atto le politiche neoliberiste degli ultimi 20-30 anni, che hanno causato tale drammatica situazione economico-sociale. E che la situazione sia drammatica, lo dice il testo stesso che afferma: “La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2 per cento. La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il 1999 e il 2019, il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9 per cento. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e 43,6 per cento. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 per cento al 7,7 per cento della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4 per cento”.

Chiunque si rende conto che le priorità di un intervento di tale portata dovrebbero essere ben altri rispetto a quelli fissati dal RRF: la sanità, quanto meno per “coprire” i tagli fatti negli ultimi anni (“se dieci anni fa i 105,6 miliardi di euro erano il 7% della ricchezza nazionale, nel 2019 i 114,5 miliardi erano il 6,6%: un taglio dello 0,4% del Pil in 10 anni che porta la firma dei governi Berlusconi IV, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte”) (1).

Incentivare il settore pubblico e particolarmente di prossimità. Elaborare un piano anti-pandemia, quello che ha permesso a Corea del Sud e Giappone di uscire nel giro di qualche settimana dalla crisi. Politiche attive del lavoro (sperimentando ad esempio lo Stato innovatore e datore di lavoro di ultima istanza) e riforma degli ammortizzatori sociali (sempre garantiti ed estesi a tutti i lavoratori a prescindere dalla forma di lavoro svolto). Un piano di messa in sicurezza degli edifici pubblici, strade, e reti idriche con relativi interventi per la filtrazione dell’acqua (frane, smottamenti, crolli alle prime scosse di terremoto, il ponte Morandi, ecc… non hanno insegnato alcunché). Invece vengono sovvenzionati cappotti isolanti e interventi su un centinaio di scuole. Norme rigorose contro il conflitto di interessi e la grande criminalità organizzata, che invece verrà premiata dalle semplificazioni amministrative (si veda lo “sblocca cantieri” e le norme sui sub-appalti). Norme fiscali che facciano pagare le grandi piattaforme (Amazon in primis) in Italia dove in realtà producono guadagni. Si potrebbe andare avanti per pagine e pagine. Cosa hanno invece pensato a Bruxelles? Nei prossimi numeri analizzeremo i punti in modo approfondito, ma quel che è certo è che da oggi l’Italia ha svenduto il proprio futuro asservendosi totalmente a Bruxelles… restate connessi!

Note:
1) https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/covid-19-tagli-servizio-sanitario-nazionale-chi-li-ha-fatti-perche/b18749f6-736d-11ea-bc49-338bb9c7b205-va.shtml. Avete letto bene, proprio Letta il neo segretario del PD!

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