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SCIENZA E POLITICA NELL’ECONOMIA DELLE BOLLE

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Chi progetta le bolle non si cura granché della fondatezza scientifica dei loro presupposti “scientifici” perché è motivato dalla facilità dell’enorme guadagno che può realizzare nel breve termine. La teoria dell’anidride carbonica è sempre più screditata. Si sta perciò concretando il rischio di uno scoppio della bolla dei titoli green. La scienza e insieme la politica sono arruolate e finanziate per sostenere la costruzione di queste bolle. 

Se sfogliate i manuali di psicologia politica, vi sembrerà che la politica si concentri nelle strategie comunicative per vincere le votazioni democratiche. Non so se tale impostazione sia più ridicola o più patetica. Nelle votazioni “democratiche” viene posta in gioco una quota marginale del potere decisionale. Sono sostanzialmente apparenza. E l’economia e la politica occidentali vivono ormai sulla moltiplicazione di bolle finanziarie costruite su previsioni azzardate di profitti futuribili. La scienza e la politica, assieme ai mass media e alle strategie comunicative, sono pagate e finanziate per sostenere tali previsioni, sono giocoforza al loro servizio, devono fare il loro gioco, altrimenti il sistema salta per aria.

Quindi sono inattendibili: la scienza non può essere libera di ricercare la verità, ma si deve impegnare nel crearne una di comodo; e la politica non può rappresentare la collettività, perché deve servire equilibri finanziari. Questa prospettiva ci apre una visione unificata e organica di come funzionano business, scienza e politica.

Dalla fine del secolo scorso, dalla bolla del digitale, l’economia mondiale va avanti in modo attuariale, ossia costruendo, una dopo l’altra, grandi bolle finanziarie sulla base di perizie, ovviamente per lo più arbitrarie, attestanti profitti attesi su progetti di investimento. Attraverso la perizia, il valore nominale dell’azione viene moltiplicato per cinquanta, poi l’azione viene usata come garanzia per un prestito di leva venti, e così dal valore uno si arriva al valore mille. Quando le azioni crollano, il mille si sgonfia, diciamo, a venti, e una ricchezza di 980 sparisce. L’ha mangiata l’orso, dicono i giornali e credono i merli. Prendete anche  il PNRR a livello europeo: stanzia grandi somme, moneta creata dal nulla, per finanziare determinati progetti. Questi finanziamenti vengono tradotti in bonds, i quali a loro volta vengono moltiplicati molte volte, probabilmente 20, con una leva finanziaria.

Oggi siamo arrivati ha un valore nominale complessivo stimato di 300.000 miliardi di dollari di derivati – quadratici, cubici e via discorrendo. Una gigantesca massa di ricchezza nominale e irrealistica, che aspetta di implodere. Le bolle implodono quando i tassi salgono. Le continue iniezioni di denaro da parte delle banche centrali servono a rinviare l’exitus tenendo bassi i tassi e permettendo intanto ulteriori profitti. Come abbiamo ampiamente dimostrato nel saggio Operazione Corona, la pandemia è servita a iniettare nuova liquidità e a rinviare un’implosione ormai imminente – minaccia che si è rifatta viva, tuttavia, di recente.

L’economia attuale è insomma un’economia che lavora sull’anticipazione forzata di valori reali futuri e sulla loro moltiplicazione, cioè sulle bolle. Se quei valori non si realizzano o si afferma l’aspettativa che non si realizzeranno, la bolla scoppia; e, se è abbastanza grande, i mercati vanno in crisi, e poi va in crisi l’economia reale, produttiva. Perciò la finanza assolda i media, la politica e l’economia affinché sostengano la bolla e le aspettative, cioè la fede nella veridicità delle perizie di stima previsionali e nelle teorie “scientifiche” su cui esse si basano.

Chi progetta le bolle non si cura granché della fondatezza scientifica dei loro presupposti “scientifici” e della realizzabilità pratica dei progetti in cui esse si proiettano, perché è motivato dalla facilità dell’enorme guadagno che può realizzare nel breve termine e non si cura delle conseguenze del medio termine, che ricadranno su altri – di solito, sui risparmiatori. Le perizie di stima sono un pro forma per giustificare l’emissione di liquidità. I media, la scienza e la politica sono poco liberi e poco credibili. La scienza in particolare si è fatta dogmatica. Una scolastica.

Una bolla è stata recentemente costruita in tal modo sugli investimenti nella Green Transition. Ricordo diversi anni fa un dibattito televisivo tra un sostenitore della teoria mainstream del cambiamento climatico causato dall’emissione di anidride carbonica e un critico di tale teoria, che sosteneva che le variazioni di anidride carbonica erano irrilevanti, non dovute all’uomo, e che i cambiamenti climatici sono una costante della storia della terra. A un certo punto Il critico sfoderò un argomento scientifico e fattuale fortissimo. Sembrava che avesse vinto il dibattito, ma il sostenitore della Green Transition gli fece semplicemente presente che era inutile che si affannasse per confutare la teoria in questione, dato che oramai quella teoria era stata sposata a livello politico mondiale, ONU, ed era stata tradotta in un gigantesco piano di investimenti, pertanto non la si poteva più mettere in discussione. Era canonizza. Era dogma.

Sono passati diversi anni e in effetti, sebbene vi siano voci critiche, la teoria scientifica sottostante alla Green Transition viene mantenuta dal mainstream e dalla politica, e tradotta in investimenti e in misure legislative. Ha generato un’enorme mole di bonds e titoli derivati, di aspettative di profitto. Però queste misure legislative si vengono rivelando in buona parte irrealizzabili per motivi pratici: l’automobile elettrica sta perdendo colpi per varie ragioni, i pannelli fotovoltaici si rivelano problematici e poco redditizi, la campagna di coibentazione termica delle case risulta impraticabile per mancanza di aziende sufficienti per realizzarla e per il distacco e rapido deterioramento dei cappotti. Inoltre, la teoria dell’anidride carbonica è sempre più screditata. Si sta perciò concretando il rischio di uno scoppio della bolla dei titoli green. Sono falliti anche altri investimenti green, dei quali poco o niente si dice all’opinione pubblica, come la costruzione di una fascia verde alberata attraverso il Nord Africa.

Le bolle finanziarie vengono costruite anche sui farmaci, potendo contare su sul fatto che i farmaci spesso producono effetti indesiderati, o desiderati secondo il punto di vista, che a loro volta creano una domanda di ulteriori farmaci. Grazie a ciò, le bolle in ambito farmaceutico sono più forti delle altre. Una bolla finanziaria è stata certamente costruita anche sulla campagna pandemico vaccinale, e sui consumi farmaceutici indotti dagli effetti avversi dei vaccini. Infatti le azioni di Big Pharma sono schizzate in alto, ma i profitti maggiori vengono realizzati sui farmaci per curare gli effetti dei vaccini. La scienza e insieme la politica sono arruolate e finanziate per sostenere la costruzione di queste bolle e per difenderle, nascondendo i dati scomodi, fintanto che è possibile, e assicurando la somministrazione massiccia dei farmaci patogeni. Il nuovo statuto con i nuovi poteri dell’OMS è funzionale alle bolle farmaceutiche. Del resto, l’OMS è finanziata principalmente dalle industrie private beneficiaria delle bolle medesime.

Pure la campagna di Ucraina si presta alla costruzione di una grande bolla sui profitti attesi dalla riconquista del Donbass, ricco di risorse minerarie, e dall’acquisizione dei vastissimi terreni agricoli della povera Ucraina, la quale li ha dovuti cedere per ricevere armamenti e sostegni finanziari. Ecco perché la guerra va avanti ad oltranza, fino all’ultimo ucraino: anche se verrà persa, ogni giorno che essa dura è un giorno in più di profitti per la bolla.

 

 

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