Home economia Tanto tuonò che piovve…o no ??

Tanto tuonò che piovve…o no ??

262
0

Ecco le priorità del Draghi –  pensiero: “Mettere freno allo Stato” “Depoliticizzare l’economia” “Scommettere sulla globalizzazione”. Speriamo che tutto questo non si trasformi in un incubo per noi Italiani 

Dopo un periodo di silenzio mediatico, con una accelerazione improvvisa, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, riveduto e corretto rispetto alla prima stesura, è arrivato sul tavolo della Commissione Europea. Ovviamente la struttura formale non subisce variazioni e non potrebbe essere diversamente.

Le missioni restano sei e sedici le componenti, queste ultime con qualche piccola ma significativa variazione:

digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura che si struttura in Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA. Innovazione, digitalizzazione e competitività del sistema produttivo. Turismo e la cultura

rivoluzione verde e transazione green, con le componenti Agricoltura sostenibile e economia circolare. Transizione energetica e mobilità sostenibile. Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici. Tutela del territorio e della risorsa idrica

infrastrutture per una mobilità green, suddivisa in Rete ferroviaria ad Alta velocità/capacità e strade sicure. Intermodalità e logistica integrata .

istruzione e ricerca che si estrinseca nel Potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido all’università. Dalla ricerca alla impresa .

inclusione e coesione attraverso le Politiche per il lavoro. Infrastrutture sociali, Famiglie, Comunità e Terzo settore. Interventi speciali per la coesione sociale

la salute Politiche per il lavoro ripartite tra reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale. Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale.

Il Piano, nella stesura elaborata dal Governo Draghi prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, lo strumento chiave del Next Generation EU. Si tratta di un importo inferiore rispetto ai 210 miliardi indicati nella prima stesura del Piano ad opera del Governo Conte, tuttavia ulteriori 30,6 miliardi vengono acquisiti mediante un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile. Il totale degli investimenti previsti è pertanto di 222,1 miliardi di euro.

La prima delle sei Missioni prevede uno stanziamento 43,56 miliardi, erano 46,3 nella precedente versione, gli obiettivi generali indicati dal Piano sono:

▪ Digitalizzare la pubblica amministrazione italiana con interventi tecnologici ad ampio spettro (cloud, interoperabilità dati, servizi digitali, cyber-sicurezza) accompagnati da importanti riforme strutturali

▪ Abilitare gli interventi di riforma della PA investendo in competenze e innovazione, promuovendo il merito e semplificando in modo sistematico i procedimenti amministrativi (riducendone tempi e costi)

▪ Sostenere gli interventi di riforma della giustizia attraverso investimenti nella digitalizzazione e nella gestione del carico pregresso di cause civili e penali

A fronte di questi primi tre obiettivi è previsto uno stanziamento si 10,01 miliardi. La questione della interoperabilità delle banche dati è un problema reale; in linea puramente teorica, esse già oggi dovrebbero interagire, cosa che però non avviene, non solo nel rapporto fra amministrazione e cittadino, ma anche fra amministrazione e amministrazione. Sul versante delle assunzioni, permane l’incognita sulla revisione della normativa riguardante il turn over: il rispetto dei parametri fra spesa del personale e entrate tributarie non consente a molti enti locali di sostituire il personale destinato al pensionamento. Inoltre viene nuovamente risolta con poche righe di commento la questione del lavoro agile, si tratta invece di una tematica che affronta aspetti diversi e complessi che vanno dalla sicurezza del luogo di lavoro, all’impatto sociale, economico e pur anche psicologico di un trasferimento del personale in siti diffusi sul territorio, nuclearizzati a livello del singolo dipendente, privati della possibilità di socializzare e scambiare esperienze se non mediate da strumentazioni informatiche. Infine l’obiettivo di rendere la Pubblica Amministrazione la migliore “alleata” di cittadini e imprese, con un’offerta di servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili è uno slogan bellissimo, certamente migliore della trita e ritrita “Riforma della Pubblica Amministrazione”, tuttavia si deve ancora evidenziare la mancanza di una reale progettualità, che ovviamente dovrebbe supportare questo presunto e auspicabile cambio di approccio nella relazione tra strutture pubbliche e cittadini . Altrettanto pressante è la riforma della giustizia, altro tema ampiamente trattato negli ultimi decenni nei contesti più disparati. Gli interventi previsti avranno il compito di aumentarne l’efficienza, agendo sull’eccessiva durata dei processi e il peso degli arretrati giudiziari, ma, aldilà delle indicazioni di principio, le soluzioni indicate non paiono troppo originali e le strade che si intendono percorrere, quali procedure di mediazione, semplificazione sui diversi gradi del processo etc, non hanno dato grossi risultati in passato. A conferma di quanto ampiamente preannunciato da indiscrezioni giornalistiche, il Progetto Italia Cashless, che nella bozza Conte drenava 4,7 miliardi di risorse disponibili ed era elemento portante nella diffusione della cittadinanza digitale, valutato negativamente dallo stesso Draghi, va inesorabilmente in … cantina. Gli altri obiettivi previsti sono:

▪ Sostenere la transizione digitale, l’innovazione e la competitività del sistema produttivo, con particolare attenzione alle PMI ed alle filiere produttive e alle competenze tecnologiche e digitali

▪ Dotare tutto il territorio nazionale di connettività ad alte prestazioni

▪ Investire in infrastrutture satellitari per il monitoraggio digitale a tutela del territorio e più in generale nella space economy e nelle tecnologie emergenti.

La seconda componente rappresenta, con i suoi 27,47 miliardi, il capitolo di spesa più importante della prima missione. Vengono confermate le perplessità esposte nella analisi della prima stesura del Piano. Siamo davanti ad una elencazione di opportunità, ma senza indicazione specifica dei progetti. Mancano infatti numeri, obiettivi e criteri per individuare le priorità .

▪ Rilanciare i settori del turismo e della cultura quali ambiti strategici per il paese, con un approccio che includa digitale e sulla sostenibilità/green. Questa componente rimane il fanalino di coda in termini di somme stanziate, 6,08 miliardi, tuttavia l’accenno sugli interventi ha un taglio potenzialmente più interessante rispetto al Piano Conte e viene opportunamente evitato ogni posizione pregiudiziale nei confronti del turismo di massa, il quale è necessario a sostenere larga parte delle economie locali.

Il secondo paletto indicato dalla UE raccoglie finanziamenti per 57,50 miliardi, apparentemente inferiori ai 68,9 previsti dal Piano precedente. Come abbiamo già visto in precedenza la stessa titolazione della Missione presenta il limite oggettivo di uno sviluppo che pregiudizialmente va verso una “rivoluzione verde” ed una “transizione ecologica”, Tematiche certamente condivisibili, ma palesemente in contrasto con un mercato globalizzato che non applica le stesse regole. Lo sviluppo ecologicamente sostenibile obbligatoriamente si coniuga con un sensibile aumento dei costi di produzione, quindi o l’Europa si mette in condizione che le aziende, non in grado di certificare il rispetto di requisiti minimi in termini di “produzione ecologicamente sostenibile, ma anche di diritti umani e sociali, dovrebbero essere messe in condizione di non poter commercializzare i propri prodotti e/o servizi, né partecipare direttamente o indirettamente a gare d’appalto all’interno dei confini dell’Unione, altrimenti ed in subordine, si dovranno opportunamente autorizza, senza essere considerati “aiuti di stato”, gli interventi atti a limitare i danni di questa evidente concorrenza sleale. Fatta questa premessa, la prima componente si prefigge:

▪ il miglioramento della capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e avanzamento del paradigma dell’economia circolare;

▪ lo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando le prestazioni ambientali e la competitività delle aziende agricole;

▪ lo sviluppo di progetti integrati (circolarità, mobilità, rinnovabili) su isole e comunità

Anche in questo caso lo slogan, tra l’altro non troppo originale, non manca: “Dal produttore al consumatore” è il leitmotiv che guida la spiegazione degli interventi, ma poi il tema che balza all’attenzione è in realtà l’esigenza di migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti. Certamente “i sistemi di gestione dei rifiuti risultano oggi obsoleti e caratterizzati da procedure di infrazione in molte regioni italiane (in particolare nel Centro-Sud Italia). Inoltre, il sistema risulta carente di un’adeguata rete di impianti di raccolta e trattamento”. Tuttavia che rappresenti il maggior investimento della componente qualche perplessità la crea, anche considerando le notevoli opportunità occupazionali che potenzialmente potrebbe offrire il comparto.

La seconda componente ha i seguenti obiettivi:

• Incremento della quota di energia prodotta da fonti di energia rinnovabile (FER) nel sistema, in linea con gli obiettivi europei e nazionali di decarbonizzazione;

• Potenziamento e digitalizzazione delle infrastrutture di rete per accogliere l’aumento di produzione da FER e aumentarne la resilienza a fenomeni climatici estremi;

• Promozione della produzione, distribuzione e degli usi finali dell’idrogeno, in linea con le strategie comunitarie e nazionali;

• Sviluppo di un trasporto locale più sostenibile, non solo ai fini della decarbonizzazione ma anche come leva di miglioramento complessivo della qualità della vita (riduzione inquinamento dell’aria e acustico, diminuzione congestioni e integrazione di nuovi servizi);

• Sviluppo di una leadership internazionale industriale e di ricerca e sviluppo nelle principali filiere della transizione.

Relativamente a questa componente il PNRR, anche nella stesura elaborata dal Governo Draghi, presenta le stesse luci ed ombre, che ne caratterizzavano la precedente. L’Italia ha una estrema necessità di raggiungere una maggiore indipendenza energetica, tuttavia la scelta di puntare sull’idrogeno, una tecnica per molti versi ancora sperimentale, presenta dei problemi, anche di non poco conto, da risolvere, quali il basso rendimento e lo stoccaggio. Relativamente poi al trasporto locale, la partita si gioca sulla tempistica e sul cronoprogramma annuale degli acquisti.

La terza componente prevede due obiettivi

▪ Aumento dell’efficientamento energetico del parco immobiliare pubblico e privato;

▪ Stimolo agli investimenti locali, creazione di posti di lavoro, promozione della resilienza sociale ed integrazione delle energie rinnovabili

In termini di stanziamento risulterebbe notevolmente ridimensionata rispetto alla prima stesura, che prevedeva un budget di 29,55 miliardi, e quella approvata di soli 11,49. Inoltre il testo non scioglie il nodo del Superbonus al 110%, la cui proroga viene confermata dal Governo ma non all’interno del PNRR.

Infine l’ultima componente di questa missione prevede:

▪ Rafforzamento della capacità previsionale degli effetti del cambiamento climatico tramite sistemi avanzati ed integrati di monitoraggio e analisi;

▪ Prevenzione e contrasto delle conseguenze del cambiamento climatico sui fenomeni di dissesto idrogeologico e sulla vulnerabilità del territorio;

▪ Salvaguardia della qualità dell’aria e della biodiversità del territorio attraverso la tutela delle aree verdi, del suolo e delle aree marine;

▪ Garanzia della sicurezza dell’approvvigionamento e gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche lungo l’intero ciclo.

Il Piano investe tra l’altro nelle infrastrutture idriche, con l’obiettivo di ridurre le perdite nelle reti per l’acqua potabile del 15 per cento, rimane tuttavia l’assenza di indicazioni specifiche sui tempi e gli strumenti atti a misurare il raggiungimento degli obiettivi.

Anche la terza missione prevede finanziamenti inferiori alla stesura iniziale, si passa da 31,98 a 25,33 miliardi, ma sono principalmente gli investimenti relativi ad Intermodalità e Logistica che praticamente si azzerano riducendosi a 360 milioni dai 3,68 miliardi precedentemente previsti.

Gli obiettivi generali della prima componente sono:

▪ decarbonizzazione e riduzione delle emissioni attraverso il trasferimento del traffico passeggeri e merci dalla strada alla ferrovia;

▪ aumento della connettività e della coesione territoriale attraverso la riduzione dei tempi di viaggio; ▪ digitalizzazione delle reti di trasporto;

▪ aumento della competitività dei sistemi produttivi del Sud attraverso il miglioramento dei collegamenti ferroviari.

Contrariamente a quanto era previsto nel Piano Conte, che indicava interventi di rafforzamento dell’alta velocità e di modernizzazione delle linee regionali, entrambi nel Mezzogiorno, Draghi ha preferito privilegiare le linee ad alta velocità nel Nord che collegano all’Europa.

Istruzione e Ricerca è l’unica Missione che vede un concreto incremento della somma stanziata rispetto al precedente PNRR, si passa infatti dai 28,5 miliardi a 32,32. La prima componente, che passa da 16,72 a 19,88 miliardi, vede i seguenti obiettivi generali:

• Aumentare significativamente l’offerta di posti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e l’offerta del tempo pieno nella scuola primaria

• Rendere obbligatorio l’uso dei test PISA/INVALSI

• Ridurre gradualmente i tassi di abbandono scolastico nella scuola secondaria

• Incrementare il numero di iscritti e di diplomati negli ITS, riformandone la missione

• Revisione dell’organizzazione e innovazione tecnologica del sistema istruzione

• Favorire l’accesso all’Università, rendere più rapido il passaggio al mondo del lavoro e rafforzare gli strumenti di orientamento nella scelta del percorso universitario

• Riformare i processi di reclutamento e di formazione degli insegnanti

• Ampliare le competenze scientifiche, tecnologiche e linguistiche degli studenti, degli insegnanti e dei docenti, con particolare attenzione alla capacità di comunicare e risolvere problemi

• Riformare e aumentare i dottorati di ricerca, garantendo una valutazione continua della loro qualità

Il Piano investe negli asili nido, nelle scuole materne, nei servizi di educazione e cura per l’infanzia, Prevede la creazione di 152.000 posti per i bambini fino a 3 anni e 76.000 per i bambini tra i 3 e i 6 anni, nonché la “ostruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa 1.000” scuole per spingere il tempo pieno. Tra le voci anche la costruzione o l’adeguamento strutturale di “circa 900 edifici da destinare a palestre o strutture sportive” anche per contrastare la dispersione scolastica. Purtroppo anche il Governo Renzi aveva posto al centro di cospicui investimenti, istruzione ed edilizia scolastica, con grande battage propagandistico ma dubbi risultati.

Nel testo è inoltre prevista una riforma delle lauree abilitanti, che dovrebbe prevedere “la semplificazione delle procedure per l’abilitazione all’esercizio delle professioni, rendendo l’esame di laurea coincidente con l’esame di stato, con ciò rendendo semplificando e velocizzando l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati”. Secondo il giornale online Open si tratterebbe di “una norma che si applicherebbe, ad esempio, alle lauree magistrali a ciclo unico in Odontoiatria, Farmacia, Medicina veterinaria, Psicologia, che quindi conferirebbero l’abilitazione all’esercizio delle professioni di odontoiatra, farmacista, veterinario e psicologo”. Vedremo come andrà ad impattare sulla qualità e professionalità del servizio erogato.

Mentre la seconda componente si propone di:

▪ Rafforzare la ricerca e favorire la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese;

▪ Sostenere i processi per l’innovazione e il trasferimento tecnologico;

▪ Potenziare le infrastrutture di ricerca, il capitale e le competenze di supporto all’innovazione.

Le Politiche attive del lavoro e sostegno all’occupazione, prima componente della quinta Missione, vedono innanzitutto le risorse impiegate, pressoché dimezzate, da 12,62 miliardi a 6,66. Si ritiene opportuno inoltre ricordare che nel Piano, esattamente nel paragrafo dedicato alle “Sfide economiche e risposta alle Raccomandazioni specifiche per Paese” si precisa che “in tema di pensioni, la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti”. Questo chiude ovviamente un’opportunità di turnover, non solo generazionale, senza indicarne al momento altre.

Gli obiettivi generali della componente sono :

Potenziare le politiche attive del mercato del lavoro e la formazione professionale

Rafforzare Centri per l’Impiego

Favorire la creazione di imprese femminili e la certificazione della parità di genere

Promuovere l’acquisizione di nuove competenze da parte delle nuove generazioni

A parte una pletora incredibile di termini esteri, che ho evitato di riportare, e un doveroso passaggio sulla parità di genere, con certificazione della stessa, la riduzione degli stanziamenti non ha stimolato l’inventiva e anche in questa stesura del PNRR manca completamente la volontà di percorrere nuove strade e si tende ad affrontare situazioni eccezionali con gli strumenti ordinari che, in tutti questi anni, hanno mostrato chiaramente i loro limiti. Purtroppo, che la situazione sia particolarmente grave è stato confermato dall’Istat stesso, “l’impatto della crisi economica legata alla pandemia ha messo in evidenza che da febbraio a dicembre dello scorso anno sono andati persi 426mila posti” di lavoro, questo nonostante blocco dei licenziamenti ed ammortizzatori sociali . Viene inoltre rafforzato il Servizio Civile Universale in modo di poter disporre di un numero più elevato di giovani che compiano un percorso di apprendimento non formale, attraverso il quale accrescano le proprie conoscenze e competenze e siano meglio orientati rispetto allo sviluppo della propria vita professionale. Senza voler entrare nel merito dei principi ispiratori dell’attuale legge sul Servizio Civile, ancor oggi collegata essenzialmente all’obiezione di coscienza, non può certo affermarsi che lo stesso sia un reale strumento di crescita ad apprendimento delle giovani generazioni, infatti spesso si limita ad essere un utilizzo improprio, da parte di istituzioni ed associazioni varie, dei volontari, pagato dallo stato, per attività c compiti a bassissimo valore aggiunto, in termini professionali e di successive opportunità occupazionali.

La seconda componente prevede queste aree di intervento:

▪ Rafforzare il ruolo dei servizi sociali locali come strumento di resilienza mirando alla definizione di modelli personalizzati per la cura delle famiglie, dei minori e degli adolescenti;

▪ Migliorare il sistema di protezione e le azioni di inclusione a favore di persone in condizioni di estrema emarginazione (es. persone senza dimora) e di deprivazione abitativa attraverso una più ampia offerta di strutture e servizi anche temporanei;

▪ Integrare politiche e investimenti nazionali per garantire un approccio multiplo che riguardi sia la disponibilità di case pubbliche e private più accessibili, sia la rigenerazione urbana e territoriale;

▪ Riconoscere il ruolo dello sport nell’inclusione e integrazione sociale come strumento di contrasto alla marginalizzazione di soggetti e comunità locali

Mentre per la terza:

▪ Rafforzamento della Strategia nazionale per le aree interne, attraverso misure a supporto del miglioramento dei livelli e della qualità dei servizi scolastici, sanitari e sociali.

▪ Valorizzazione economica e sociale dei beni confiscati alle mafie.

▪ Potenziamento degli strumenti di contrasto alla dispersione scolastica e dei servizi socioeducativi ai minori.

▪ Riattivazione dello sviluppo economico attraverso il miglioramento delle infrastrutture di servizio delle Aree ZES funzionali ad accrescere la competitività delle aziende presenti e l’attrattività degli investimenti.

Sesta ed ultima Missione “Salute”. Se qualcuno si lamentava delle insufficienti risorse impiegate nella stesura del PNRR dal Governo Conte, si dovrà ricredere con il Piano definitivo elaborato dal Governo Draghi. Infatti si è passati da 19,72 miliardi a 15,63 . L’obiettivo principale della Componente 1 è quello di potenziare il SSN, allineando i servizi ai bisogni delle comunità e dei pazienti, anche alla luce delle criticità emerse durante l’emergenza pandemica. Le misure incluse nella componente mirano a rafforzare le strutture e i servizi sanitari di prossimità e i servizi domiciliari, e a superare la frammentazione e la mancanza di omogeneità dei servizi sanitari offerti sul territorio. Mentre la seconda componente della Missione mira:

▪ allo sviluppo di una sanità pubblica che valorizzi gli investimenti nel sistema salute in termini di risorse umane, digitali, strutturali, strumentali e tecnologiche;

▪ a rafforzare la ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario;

▪ a individuare un centro di eccellenza per le epidemie.

Tuttavia, come abbiamo già affermato, rimane da valutare con attenzione la congruità degli obiettivi che sono stati individuati al termine del percorso, considerando l’attuale contesto caratterizzato da un forte ritardo complessivo, rispetto alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, e dalla presenza di un pesante gap territoriale e digitale.

A questi plafond di finanziamenti si aggiungono, come si è detto, inoltre 30 miliardi del Fondo complementare, finanziato con risorse nazionali. Gli interventi previsti con le disponibilità aggiuntive del Fondo vanno dai 6,13 miliardi per il digitale ulteriori 6,13 miliardi di cui 1 per la diffusione del 5G e 400 milioni per la connessioni veloci nelle strade extraurbane, agli 8,25 per l’ecobonus e il sismabonus al 110% a compensare il calo della quota europea rispetto alla versione originaria del governo Conte bis, nonché 6,12 miliardi alle infrastrutture , 3,25 all’Inclusione e coesione e alla Salute 2,89.

Questo è quanto previsto dal Piano, ma chi ne controllerà la sua concreta attuazione?. “Il Governo ha predisposto uno schema di governance del Piano che prevede una struttura di coordinamento centrale presso il Ministero dell’Economia.” “Accanto a questa struttura di coordinamento, agiscono una struttura di valutazione e una struttura di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme” . “Il governo costituirà anche delle task force locali che possano aiutare le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure. La supervisione politica del piano è affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti.”

Le attività di monitoraggio, rendicontazione e trasparenza saranno incentrate sul MEF, cui spetterà il compito di monitorare e controllare i progressi nell’attuazione di riforme e investimenti e fungerà da punto di contatto unico per le comunicazioni con la Commissione europea.

Certamente Draghi ha dovuto utilizzare tutta la sua credibilità ed influenza per concludere la trattativa con Bruxelles,e molto hanno giocato le previste riforme di attuazione a latere del Recovery Plan, Vedremo se i tempi saranno rispettati, ma soprattutto vedremo se il Foglio ha ragione quando titola “Il Recovery Fund è un capolavoro neo liberista”, ricordando che il Draghi pensiero consta di priorità e sogni quali “Mettere freno allo Stato” “Depoliticizzare l’economia” “Scommettere sulla globalizzazione”. Speriamo che tutto questo non si trasformi in un incubo per noi Italiani .

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.